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Una storia di Raffaeledipoma

Cronache da Altaja

Primo episodio

130 visualizzazioni

3 minuti

Pubblicato il 06 gennaio 2020 in Fantasy

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Al bancone c’è Nico e aspetta, mentre guarda video porno sullo smartphone, qualche stronzo che gli paga un bicchiere di sangue. È un vampiro scroccone nato, cresciuto e pasciuto, nonché un gran rompicoglioni di primo pelo. Ha già provato a farsi offrire da bere dal barista, ma avendo un debito stratosferico con il locale ormai il ragazzo dietro al bancone non gli da più niente.

Mi ritrovo in questo posto schifoso situato nella periferia di una squallida megalopoli chiamata Altaja city; è un luogo che non consiglio neanche agli abitanti dell’oltretomba e la Taverna delle Ombre, il bar dove aspetto l’arrivo di Lucas (un licantropo con il quale ho un appuntamento), nemmeno ai demoni dell’inferno, che però lo frequentano scassando le palle.

Nico m’osserva con la coda dell’occhio.

– Hai qualche spicciolo?

Neanche gli rispondo.

Mi siedo ad un tavolo e tiro fuori dal borsello il tabacco per rullarmi una paglia.

– Me la offri una sigaretta?

Quando parla biascica le consonanti e impasta le vocali. Confabula una lingua tutta sua fatta di suoni che somigliano a rutti ed aria intestinale: insomma! Scoreggia con le corde vocali.

Insopportabile.

– Dai! Dammi una sigaretta.

– E non rompere…

Proprio in quel momento entra una vampira che, per tutte le tempeste, definirla una gran notevole e straordinaria gnocca da infarto è dir poco. Non sto scherzando. Per farla breve si voltano tutti in un’unica direzione con un bozzo sulla patta dei pantaloni. Una ventina d’occhi puntati sul suo corpo. Precisamente diciannove perché uno degli avventori è guercio. Bhe! Che devo dire: panta collant neri e sexy super aderenti che esaltano un culo classificato come l’ottava meraviglia dell’universo, body con balconcino terza misura e lunghi, fluenti, lucidi capelli neri. Poi quello sguardo semi incazzato che possiedono tutte le vampire; i suoi occhi rossi sono la ciliegina sulla torta.

Lei si avvicina al bancone.

– Hai qualcosa di decente da bere che non sia una marca scadente di sangue?

Sento uno sbattere d’ali. È atterrato un angelo d’avanti la taverna. Scassapalle che suonano il citofono anche alle cinque del mattino. Spero proprio che non ci siano demoni nelle vicinanze. Non ho proprio voglia d’assistere ad una rissa. Ma come il prezzemolo esce fuori dal cesso un diavoletto ed è proprio vero: parli di Belzebù e spuntano le corna. L’angelo entra nel locale e ad alta voce dice: sono qui per portare un messaggio da parte…

– Di quel emerito stronzo!

Come non detto: il demone cerca la lite. Guardo se l’uscita del bar è libera e mi preparo alla fuga: meglio evitare i guai e proprio quando sto pensando di svignarmela di fronte all’uscio si piazza un cerbero. Occhi neri come la notte, zanne lunghe ed affilate, bava che dalla bocca scende per terra ed io mi ritrovo in un posto dove non vorrei essere per colpa di Lucas: un licantropo che coltiva l’ave blu, un erba magica che è il top del top (quando la fumi si aprono portali magici verso dimensioni bellissime).

Ma il problema è un altro: ora che cazzo faccio?


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