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Una storia di Stegia18

Questa storia è presente nel magazine Fiabe, favole e racconti

Turchina e Giullare

Sulle orme di Andersen

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7 minuti

Pubblicato il 22 settembre 2019 in Fiabe

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1835: Andersen scrive la famosa fiaba intitolata "La principessa sul pisello"

2019: la fiaba continua...


Era una splendida giornata di sole quando la principessa si sposò. Col suo bellissimo abito bianco intessuto con fili d’argento, mentre si avvicinava all’altare pareva una morbida nuvoletta nel cielo di primavera. Il principe, vestito d’azzurro e col petto decorato di medaglie e onorificenze, molto emozionato, la guardava avvicinarsi incantato dai suoi meravigliosi occhi di smeraldo, dal nero corvino dei suoi capelli, dal rosso carminio della sua bocca deliziosa, dalla candida pelle che pareva di seta.

I primi tempi del regale matrimonio trascorsero felicemente, così come previsto dalla migliore tradizione fiabesca. Azzurro era davvero invaghito della principessa e ogni mattina, prima del suo risveglio, si recava nel giardino e coglieva per lei i fiori più belli. Il re, che era già vecchio, sperava di avere presto un bel nipotino che gli assicurasse la sua regale discendenza e perciò era molto contento perché sperava nella realizzazione del suo desiderio.

La regina madre, invece, studiava attentamente la situazione perché le pareva che questo grande attaccamento minasse in qualche modo l’enorme ascendenza che aveva sul suo amato figliolo. Due regine sono troppe in un solo castello e non aveva davvero intenzione di essere lei a soccombere. Tanto più ora che, data la precaria salute del suo malandato consorte, sembrava che il suo principino sarebbe diventato presto re!

«Maledetto pisello» pensava spesso «ma come mi è venuto in mente?» Si riferiva al famoso pisello che aveva nascosto sotto venti materassi, in quella notte buia e tempestosa in cui la principessa aveva bussato alla porta del loro castello. Aveva sperato di smascherare un’altra bugiarda. E invece no! Era incappata in una vera principessa, accidenti! Occhi di smeraldo, capelli corvini e pelle di seta: per gli occhi non si può fare molto, ma sui capelli e soprattutto sulla pelle un rimedio si può sempre trovare.

«Mia cara, visto che tuo marito ama tanto i fiori, forse dovresti imparare a curare il giardino»

«Mia cara, visto che tuo marito ama i fiori, forse dovresti imparare a curare il giardino»

Così la principessa cominciò a occuparsi tutti i giorni della crescita dei meravigliosi fiori che Azzurro le regalava ogni mattina. Più lui glieli regalava, più il suo lavoro aumentava: seminare, innaffiare, trapiantare… Le sue mani delicate cominciarono a screpolarsi con quel continuo zappare la terra e strappare le erbacce.

«Mia cara, anche all’orto bisogna dedicare particolari cure, se si vuole che dia buoni frutti»

Seminare, innaffiare, concimare… Quel continuo lavoro sotto il sole cominciava a rendere ribelli e stopposi i suoi bei capelli corvini e la bianca pelle del viso andava assumendo un colore più ambrato e una consistenza cuoiosa.

«Mia cara, gli uomini si conquistano col cuore e si tengono con la gola»

Perciò la principessa, dopo aver curato l’orto e il giardino, si recava in cucina per preparare deliziosi manicaretti per il suo amato principe. Sbucciare, sbattere, impastare, infornare…e quante stoviglie da ripulire!

«Mia cara, l’artrosi mi affligge, non posso rigovernare»

E non è che Azzurro si offrisse mai di aiutare: che diamine lui era quasi re! Perciò, dopo aver mangiato si sdraiava comodamente davanti alla tivù a guardarsi qualche incontro sportivo, fumando un bel sigaro e sorbendo lentamente un digestivo.

Tra detersivi e concimi e con tutto quel lavoro sotto il sole e tra i fornelli la bellezza della principessa andava sfiorendo. Il principe usciva sempre più spesso la sera, lasciandola sola nel letto a riflettere sul famoso finale di favola: “E vissero tutti felici e contenti”.

«Vado al bar, solo una birra con gli amici…»

«Mia cara, gli uomini son fatti così! Vieni mangiamoci una bella fetta di torta per consolarci»

Così, fetta dopo fetta, con l’aggiunta di svariati pasticcini, la principessa, che ormai pesava quasi cento chili, infagottata in abiti informi sembrava quell’ammasso di nuvolaglia che preannuncia i temporali.

Quando infine non ne poté più per la fatica che aveva logorato il suo fisico e il dispiacere che aveva minato la sua mente, decise di ritirarsi nella torre del castello, insieme al suo amato giullare, a scriver racconti e poesie senza senso.

Questa invece gliel’ha dedicata lui:


Sono qui, sono il giullare

Sono solo ad ascoltare

Il tuo triste favellare

Il tuo strano sproloquiare


È rimasto nel tuo cuore

il ricordo di un amore

che ha sconvolto la tua mente

senza poi lasciarti niente


È sfumata la bellezza

c’è soltanto l’amarezza

di un idillio ormai finito

e di un sogno che è svanito


Sono qui, sono un amico

E per questo io ti dico:

«Il ricordo lascia andare

Non ci stare più a pensare.


Prendi in mano la tua vita

non è vero che è finita

fai tacere ogni lagnanza

e riaccendi la speranza».


A lungo andare queste sedute di psicoterapia ebbero effetto. E fu così che un bel giorno la principessa uscì dallo stato di prostrazione in cui l’avevano gettata le trame della regina madre e i tradimenti del principe Azzurro.

Si guardò allo specchio: «Dio mio, sono spaventosa!» disse «Con questi capelli aggrovigliati e sfibrati sembro quasi la Medusa. E la pelle? Secca e screpolata come un brandello di cuoio seccato al sole! Dove sono finiti i miei splendidi capelli corvini e la mia bianca pelle di seta?». E posando lo sguardo su tutta la figura: «Sono davvero ingrassata troppo, ero flessuosa come un giunco e adesso sembro un elefante!» Perciò decise che era giunta l’ora di dare una nuova svolta alla sua vita. Una dieta ferrea e la frequenza costante della palestra le ridonarono un fisico asciutto e tonico e anche un passo lieve e armonioso. Le sedute dall’estetista ridiedero lucentezza alla pelle che divenne morbida e vellutata. Spazzola, pettine e balsamo operarono un vero miracolo sui capelli intrecciati e ribelli. «Manca il tocco finale» disse la principessa. E se li tinse.

Al castello fu annunciato un gran ballo per festeggiare l’incoronazione del principe, che nel frattempo era diventato re. Furono invitate tutte le più nobili fanciulle che fecero a gara per farsi ammirare da Azzurro sfoggiando meravigliosi abiti e sfavillanti gioielli. Il grande salone della reggia, splendeva di luci e colori. Anche la principessa si recò al ballo e appena il principe Azzurro la vide non ebbe occhi che per lei: «Siete davvero stupenda, sembrate una fata» le disse e le chiese come si chiamasse.

«A causa del colore dei miei capelli tutti mi chiamano Turchina»

«Turchina, appena ti ho vista il mio cuore si è riempito d’amore per te. Vuoi sposarmi?

«Ma Azzurro tu sei già sposato con la principessa sul pisello, non te lo ricordi?»

«Già, hai ragione. Ma chiederò il divorzio!»

E fu così che gli avvocati del principe si recarono nella torre dove si era volontariamente reclusa la principessa e consegnarono al giullare la necessaria documentazione

«Dite alla vostra signora di sbrigarsi a firmare, perché il re è impaziente di contrarre un nuovo matrimonio». Lei non se lo fece ripetere e firmò in tutta fretta le carte che sancivano il suo divorzio da un principe che non amava più e disprezzava per la sua superficialità e indolenza. Poi abbandonò la torre e si trasferì in una graziosa casetta che confinava con la residenza reale. Così, ben presto Turchina e Azzurro si incontrarono nuovamente:

«Sei bella come una visione e io sono nuovamente un uomo libero. Fissiamo la data per le nozze»

«Sì, ma non sarà nuovamente con te che mi sposerò» rispose la principessa

«Cosa dici? Non capisco…» Il principe la fissò interdetto.

«Non ti ricordi più di me? È bastato cambiare nome e colore dei capelli?»

«Ma tu sei la principessa sul pisello! Ora ti riconosco! Beh, possiamo sposarci di nuovo...»

«No, caro mio, stavolta sposerò un altro. Qualcuno che sa andare oltre le apparenze e non guarda solo alla bellezza, ma sa leggere nel cuore».

E fu così che la principessa sul pisello, ormai diventata Turchina, sposò il suo amato Giullare che le era sempre stato vicino anche quando era brutta e grassa e sproloquiava come una pazza.

E stavolta sì che vissero felici e contenti!

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