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Una storia di Brividogiallo

Questa storia è presente nel magazine Vari volti dell'amore

Non ci sto!

“Per arrivare all'alba non c'è altra via che la notte.” KHALIL GIBRAN

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5 minuti

Pubblicato il 21 gennaio 2021 in Storie d’amore

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Ho quasi vent'anni e sto per divorziare da mio marito.

Un anno fa ho perso il mio bambino al sesto mese di gravidanza. Aborto interno. Motivi sconosciuti.

Al male si è aggiunto il peggio: non avrei potuto avere figli, mai.

Una grave malformazione all'utero, inoperabile, non permetteva al feto di crescere.

Potevo rimanere incinta con facilità, ma arrivata a gravidanza avanzata, le pareti stesse del mio utero avrebbero schiacciato il feto portandolo alla morte.

Questo portò anche alla fine del mio brevissimo matrimonio.

Dopo pochi mesi da quel tragico evento, mio marito trovò una donna che non aveva i miei problemi per renderlo padre e, infatti, un giorno venni a sapere che aspettava un bambino dalla donna che frequentava da cinque mesi.

Io non gli servivo più, non gli interessava la vita insieme, io e lui, non gli bastava. Voleva dei figli e più di uno.

Sono tornata a vivere con mia madre e mia sorella.

Il mio sogno di diventare mamma finché ero ancora molto giovane, si è infranto per sempre.

Anzi si è infranto il mio sogno di diventare mamma, a qualsiasi età, sono una donna a metà che non lascerà nulla sé a questo mondo. Un giorno me ne andrò via per sempre, senza lasciare impronte del mio passaggio. Per come la penso, una vita inutile, che non potrà mai compiere quell'atto per cui, in fondo, tutti veniamo al mondo, procreare. Vivrò solo per me stessa e alla fine dei miei giorni si sarà conclusa una vita che ha tradito il motivo per cui è stata messa al mondo.


Mi sembra di vivere una farsa, una commedia e a volte sento che vorrei finirla qui, ma la commedia non può interrompersi, the show must go on e quindi vado avanti.

Mi avvicino al fratello del fidanzato di mia sorella. Sembra complicato ma non lo è, si tratta del mio futuro cognato in pratica.

In breve tempo nasce un amore. A lui non interessa che io possa avere figli o no, forse perché ha solo diciannove anni, forse perché è un sognatore e spera nel miracolo.

Passano alcuni anni, durante i quali iniziamo a pensare seriamente al nostro futuro, a garantirci quella stabilità economica che ci permetterà di staccarci dalle rispettive famiglie.

Ci costruiamo un futuro cercando attività che ci consentano l'indipendenza economica. E la troviamo entrambi. Ora possiamo pensare ad una casa tutta nostra dove vivremo "felicemente" in due.


Ho ventisette anni, sono diventata una donna. Dura? un po' si. Disperata? molto ma non lo faccio vedere. Ma la mia disperazione è tale che non mi fa accettare quel perfido verdetto.

Leggo, mi informo, rompo le scatole, giro e rigiro finché trovo quello che cerco.

Una sera, sul tardi entro nell'androne di una clinica.

La bella infermiera alla receptions mi accoglie con un ampio sorriso, come se fossimo in una beauty farm e non in un luogo di sofferenza e malattia. Ma è una clinica privata ed ogni paziente significa soldi.

"Dovrei fare un'isterosalpingografia" dico alla vamp.

"Certo signorina, prendiamo subito un appuntamento. Il ginecologo sarebbe libero anche tra tre giorni ma l'anestesista no. Dobbiamo prenderlo tra una settimana".

"Anestetista? Per fare un'isterosalpingografia?."

"Beh...si...è un po' doloroso come esame, di solito lo facciamo in anestesia generale".

Potrei dire che di quell'esame, dopo aver fatto tante ricerche, ne so più del ginecologo.

"Senta signorina, a me dell'anestesia generale non interessa niente. Io quell'esame lo voglio fare sveglia, avere al più presto il risultato e andarmene a casa".

"Come vuole. Allora fra tre giorni a digiuno da almeno quattro ore, alle diciotto" risponde miss Florence Nightingale.


Tre giorni dopo, alle diciotto in punto sono lì, con le gambe che mi tremano e la voglia di non voler sapere più niente. Ma il dubbio fa più male di una spiacevole certezza, alla quale, prima o poi, ci si rassegna. Il dubbio, invece, sarebbe il tarlo che mi accompagnerebbe tutta la vita.

Ed il dubbio mi è nato quando, con mente più adulta e consapevole, ho ripensato a quella terribile notte di otto anni prima e ad un clamoroso errore che il medico che mi aveva assistita durante l'aborto, aveva commesso. Non aveva seguito la procedura che si effettua dopo ogni gravidanza interrotta e mi aveva causato un principio di setticemia, per cui mi avevano dovuto fare un raschiamento tempestivo per evitare il peggio. La mia speranza è quella di essere capitata tra le mani di un incompetente che aveva sbagliato diagnosi.

Mi fanno salire al primo piano e mi accompagnano in una stanza.

Un medico mi accoglie e iniziamo a fare l'esame.

Sento qualcosa al basso ventre, una contrazione dolorosa che dura pochi secondi, il tempo di eseguire una lastra e l'esame è finito.

Devo essere pallida come una morta, non per l'esame a cui mi sono sottoposta ma per l'esito.

Ho le mani fredde e sudate al tempo stesso, mi sento stranamente debole.

Il medico se ne accorge e mi fa ingoiare una bustina di zucchero.

"Lei è molto agitata signorina, Ho letto la sua cartella clinica e la capisco. Di solito alle mie pazienti il referto lo consegno dopo tre giorni dall'esame ma lei mi sembra così in ansia che...beh se mi aspetta venti minuti glielo consegno. Così saprà come stanno davvero le cose e, anche in caso di un'effettiva malformazione, vedremo quello che si può fare."

Mi limito ad annuire perché quel nodo alla gola mi impedisce di parlare, mentre calde lacrime mi scendono sulle guance e io le lascio andare, lascio che scendano sul collo, che mi bagnino le labbra, ne sento il sapore salato ma non ho nemmeno la forza di alzare una mano per asciugarle.

Sono sola e in quella stanza e permetto a quegli otto anni di amarezza, di sconforto, d'infinita tristezza, di esplodere, uscire allo scoperto in attesa della sentenza.

Venti minuti. Non si può immaginare quanto siano lunghi venti minuti in quella circostanza.

Un secondo diventa un minuto, un minuto diventa un'ora.

Quando mi sento al limite, quando quel che resta della mia resilienza mi sta abbandonando, vedo la porta che si apre.

Il medico ha delle lastre in mano e le sventola all'aria come bandiere.

Sorride felice anche lui mentre mi dice ."Signorina lei è perfetta. Se ne ha voglia, può avere anche dieci figli. Non esiste nessun ostacolo ad un'altra gravidanza."

È tutto passato, non mi sento più debole, le gambe sono ben salde e infatti schizzano in piedi e corrono ad abbracciare il dottore.


Undici mesi dopo nasce Valerio, e credetemi gente, un bambino appena nato così bello, non lo avevo mai visto.




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