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Una storia di MirianaKuntz

Sulla lista dei cattivi

Lettera a babbo Natale

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5 minuti

Pubblicato il 19 dicembre 2018 in Storie d’amore

Tags: #amore #babbonatale #desideri #mancanze #natale

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Caro Babbo Natale quest’anno è uno dei natali più brutti degli ultimi tempi. Mi sento persa e sola, e questo mi ingloba in una sfera di vento artico che solo tu, al Polo Nord hai potuto sperimentare. Tu hai la pelliccia, i baffi e la barba, io ho pelle ed ossa, ed ho freddo di continuo. Non vorrei esprimere il mio desiderio per una cosa così sciocca, allora mi tengo il freddo e basta. Vorrei dirti di essere stata buona quest’anno, ma non credo di esserlo sempre stata. Una volta, quando ero bambina, non dicevo mai parolacce, mi comportavo sempre bene, conoscevo lo spirito di sacrificio e il valore delle cose. Il regalo che ricevevo non era mai frutto di un’insistenza infantile, ma solo il modesto premio per un anno finito bene. Non perdevo mai la pazienza, sapevo sempre ascoltare e sorridere, anche nei momenti peggiori. Ero una bambina che piangeva poco, e credeva nelle cose magiche, nelle renne, che sognava la neve senza mai averla vista da vicino. Queste cose le sai, perché anche se a casa mia non c’era l’usanza di scrivere delle belle lettere indirizzate a te, io le cose te le dicevo comunque nella mente, e so che in un certo modo a te andava bene così. Ero una brava bambina, spero che almeno tu lo ricordi. Quest’anno non sono stata perfetta, forse perché alla fine sono cresciuta, e insieme a me gli ambienti, le cose, e le persone si sono evolute in maniera esponenziale. Ho trovato sulla mia strada più fossi che fiori, ho dovuto fare a botte con qualcuno, stare zitta con qualcun altro innescando in me una rabbia disumana. Vorrei poter guardare le cose con i miei vecchi occhi, credere che di lì a poco possa nevicare nel cortile di casa mia, che i fiori possano resistere al freddo invernale, che la cioccolata calda non fa ingrassare, e che in questo periodo dell’anno le persone smettano di odiare, per sperimentare una sensazione nuova, poco praticata, che è l’amore verso tutti. Vorrei poter sedermi ai piedi del mio albero di natale e appenderci delle belle foto di un anno che è andato via, senza feriti e bombe, senza portarsi dietro con sé, cose belle. Guardare le lucine senza avere le lacrime agli occhi, avere sulla faccia un sorriso che di finto non ha nulla. Vorrei poter credere che le cose belle succedono a tutti, e quindi anche a me, e che ci sia qualcuno nel mondo che vorrebbe tenermi per mano sotto il mio albero, sotto gli alberi del vicinato, sotto i pini selvatici del parco qui accanto. Ora che un po’ dubito della tua esistenza, e un po’ spero che tu ci sia, ti tengo sulle gambe come un bambino, perché al momento sei il peluche invernale della mia stanza. Come un figlio barbuto e cicciottello, ti prendo la mano e la strofino nella mia, so che non sei come la lampada di Aladino, allora ho smesso di chiederti di realizzare dei desideri, ma posso raccontarti un po’ come un amico, e un po’ come un cucciolo, cosa avrei voluto che mi accadesse. Caro Babbo Natale io volevo che lui fosse mio, e non come pretesa o possesso, volevo solo che si trovasse il coraggio giusto per tenersi per mano. Volevo dedicargli il mio Natale e poi tutta la mia vita, volevo che accadesse lo stesso con me. Volevo sentire le sue braccia strette strette al mio collo, come ad avere paura che tutto possa infrangersi in una caduta di neve. Volevo essere il -bacio di natale- quello che dai al caldo sotto le coperte, a guardarsi un po’ negli occhi e non sentirsi mai smarriti. Volevo che mi amasse, come io ho sempre amato lui. Che mi amasse in modo profondo, che il nostro amore arrivasse a cancellare il passato trascorso con qualcun altro. Che stringesse le mie dita dolcemente, come ad aggrapparsi alla mia vita per farmici aggrappare. Volevo che fosse il mio regalo di natale senza fiocco e scatole di cartone. In carne ed ossa, in piedi, sulla porta della mia bocca, sull’entrata principale del mio cuore, con coccarde e luci belle, con abeti da decorare insieme, con la neve tra i capelli, con l’amore sciolto negli occhi. Volevo che non ci fosse un limite, che per lui esistessi solo io, che nulla avesse senso senza di noi, perché per me è sempre stato così. Volevo essere guardata, nuda, spoglia da ogni pregio e difetto, scalza di ogni denaro, di ogni qualità, di ogni lavoro, di ogni paga, di ogni successo, ed essere ancora bella, ancora insostituibile, ancora io.

Volevo trovare la chiave giusta per districare i miei problemi interiori, smetterla di sentirmi inutile, sentire meno grida in casa, vedere mia madre sorridere di più, ritrovare il suo spazio. Fare qualcosa che mi piace, sentirmi giusta in mezzo agli altri, volevo poter amare cose che non siano impossibili, affidarmi a chi non vuole farmi del male. Aprire la corazza del mio cuore a chi non mi sta imbrogliando, e avere dei sogni più piccoli, meno violenti, meno tristi. Volevo solo aggiustare tutta la mia vita con colla e mattoni, aggiungendo un solo pezzo accanto a me.

Lo so che sono sciocca, perché i miei regali sono introvabili, non si vedono in nessun negozio e in nessuna fiera, e allora sono più difficili da ottenere. Sono regali da illusi, regali da sciocchi. Sono regali rari e perduti. Ma non saprei cosa chiederti di più, perché anche se ci sono diverse cose che la mia testa desidera, cose che puoi comprare coi soldi, il mio cuore reclama cose differenti.

E allora io che sono sempre la tua bambina, babbo, saprai che rendermi felice è così semplice, ma così difficile. Non mi aspetto che tu realizzi le cose che ti ho detto, perché sei sempre impegnato, perché rendi felice i più piccoli, e fai felice anche chi si tiene già per mano, senza aiuti o formule magiche, ma così solo con amore. Saprai che non guardo più le cose che ti appartengono con gioia appassionata e lacrime di gioia. Mi perdonerai, lo so, perché tu sei il più buono tra i buoni, ma crescendo ho imparato sempre di meno a perdonare me stessa, e lo so che per questo e tante altre cose, finisco nella lista dei cattivi pur non avendo fatto un male particolare a nessuno. Ho il primato del carbone perché sei arrabbiato con me, ti capisco in fondo.


Ma dovresti saperlo, il cuore di questa bambina senza amore non è mai stato felice.

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