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Una storia di Jelena

L'egoismo di una madre

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7 minuti

Pubblicato il 19 novembre 2018 in Altro

Tags: #figli #fuga #madre #sentimenti

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Era pazza. Se lo era persino detto da sola mentre finiva di riporre negli scatoloni le ultime cose da portare via. Stava fuggendo, ma non di quelle fughe che ti portano in una grande metropoli o in una città straniera per scoprire suoni, colori e sensazioni nuove, ma in un paesino sperduto dimenticato da tutti, lontano dal mare.
Anna si fermò un attimo e si guardò attorno. Decine di scatoloni erano impilati a ridosso delle pareti, la sala da pranzo, la cucina e le camere da letto erano ormai vuote. La casa le sembrava già estranea, come se quei dieci anni vissuti tra quelle mura fossero scomparsi del tutto, riposti anch'essi in pacchi da spedire.
Non aveva mia amato quel posto, stanze troppo piccole e bagni ciechi, senza contare la vicinanza a casa di sua madre. Pochi metri separavano i loro sguardi, anni luce i loro cuori. Se ne stava andando e avrebbe portato via tutto di sé, via i vestiti, i libri con qualche foglia custodita all'interno, i mobili, le foto del passato e via la sua vita da quella città caotica e disordinata. Avrebbe lasciato appena poche cose.

Tra queste c'erano i suoi due figli, Andrea e Luca, che sarebbero tornati a vivere con il padre.


Era conclusa l'ennesima storia d'amore, un decennio a professare fedeltà e lealtà e due mesi in chat per innamorarsi di un altro.
Ma Anna era così, l'amore durava pochi attimi, giusto il tempo di sentire il battito accelerato, poi il suo cuore volava da qualche altra parte lasciando una scia di danni a cui non faceva troppo caso. Uno schiocco di dita, un battito d'ali e tutto crollava all'improvviso. Ancora e ancora. Implosioni di sentimenti, vite spezzate a metà, ma a lei non interessava, lei pretendeva d'essere felice. Ad ogni costo.

Andrea e Luca avevano smesso di porre domande.

Il primo aveva diciannove anni mentre il secondo solo otto. Per loro Anna era una figura quasi sconosciuta, non si erano mai sentiti amati, non si erano mai rifugiati in quel calore materno di cui sentivano parlare ma non avevano mai provato.
Nella loro vita c'era sempre stato il papà a dimostrare affetto, ad avere una parola di conforto, ad essere un'incrollabile presenza per entrambi. E non per doveri genitoriali, ma perché li amava incondizionatamente. Non era l'amore che si compra nei negozi d'abbigliamento o in quelli di giocattoli strisciando il bancomat due o tre volte, Gianni ci sarebbe sempre stato per i suoi figli, li avrebbe posti sempre prima di ogni altra cosa.
Era era un poliziotto, ed era bravo nel suo lavoro, in trent'anni di carriera solo tre giorni di malattia, mai un lamento, mai una discussione accesa con i colleghi, aveva quell'invidiabile pregio di saper sempre cosa dire e soprattutto cosa non dire.
Ed era stato proprio questo a far precipitare il suo matrimonio con Anna, era stata la sua incorruttibile calma, i suoi silenzi prima di rispondere ad una domanda, i suoi passi lenti e pesanti. Era stato quel divano su cui passava le domeniche, il suo essere taciturno ed il Natale trascorso sempre dai suoi.
"Sei flemmatico e sembri muto! Ma ho sposato un pesce rosso per caso? E a Natale andate tu ed i tuoi figli da tua madre, io ho di meglio da fare!"
Così gridava Anna ogni volta che cercava di far scoppiare una lite, perché questo voleva, trovare una scusa per discutere, per appiccare il fuoco che le ardeva dentro ma che doveva dosare, ne doveva calcolare tempi e modi. Alle conseguenze ci avrebbero pensato gli altri.
Ma suo marito di certo non era un idiota, e capendo il gioco di sua moglie, rispondeva con il silenzio accompagnato da un po' di zapping alla TV.
Anna intanto si infuriava in cucina rischiando l'autocombustione


Ed un giorno di Novembre di qualche anno dopo Gianni aveva fatto le valigie, o meglio, una sentenza di separazione gli aveva imposto di andarsene. Avrebbe dovuto lasciare la casa comprata con i sacrifici, con i turni fatti di notte e gli straordinari, con il mutuo da finire di pagare. Avrebbe dovuto lasciare anche i suoi figli.
Andrea si sentiva morire mentre guardava suo padre andar via. Stringeva la mano del piccolo Luca, ancora troppo piccolo per capire, troppo innocente per cogliere volubilità degli adulti.

Dopo qualche mese Anna portò in casa il suo nuovo amore e nuovi entusiasmanti progetti tra cui quello di un nuovo matrimonio. Ma non ci fu nessuna cerimonia. Trascorsi dieci con Roberto a giocare alla famiglia felice Anna decise che la loro relazione doveva finire. E finì a causa di più di una chiacchierata in chat con un altro uomo, un tale Sergio.
Dieci anni furono annullati davanti ad una confezione di prosciutto cotto, mentre Roberto preparava la cena:

"Roberto io me ne vado."
"Ah sì? Fai un week end fuori porta?"
"No Rob. Ho conosciuto un altro. Me ne vado."

Incredulità, urla , porte sbattute e minacce tinsero la serata di nero. Andrea, al piano di sopra, tappava le orecchie di suo fratello, mentre il suo cuore andava in frantumi una seconda volta.

Ed eccola lì, in compagnia della sua nuova vita in scatola, pronta per ricominciare un'altra storia. Aveva tradito, l'aveva sempre fatto, prima e durante il matrimonio e poi negli ultimi mesi con Roberto. Non poteva farne a meno, sentiva una scarica di adrenalina che le partiva del cervello e fluiva in ogni punto del suo corpo. La faceva sentire desiderata, amata e libera. Non sapeva che la libertà è venduta a caro prezzo, e anche se l'avesse saputo non le sarebbe importato.

Ma stavolta non solo aveva tradito il suo uomo, aveva tradito i suoi stessi figli.

"Mamma non te ne andare. Lo sai che non abbiamo un buon rapporto, ed io...io credo che se ti allontani da me e da Luca di certo le cose non miglioreranno."
Andrea l'aveva implorata per giorni, quando ancora credeva che sua madre, a suo modo, volesse bene a lui ed a suo fratello. Avevano bisogno di una parvenza di famiglia, avevano bisogno di sentirsi amati da entrambi i genitori invece di essere orfani di madre pur avendocela in casa.

"Andrea adesso basta! Vi ho chiesto di venire con me e avete rifiutato. Ho quarant'anni e voglio vivere la mia vita. Aiutami a finire di preparare gli scatoloni piuttosto, e va a prendere Luca a scuola.
E poi, hai diciannove anni, puoi benissimo prenderela patente e venire quando vuoi. Sono appena trecento chilometri, e se non hai voglia di guidare ci sono i treni. Con quattro ore siete da me."

Ne faceva una questione di ore, quando invece, erano stati gli anni ad allontanarla prima dal marito e poi dai suoi figli, era stata il suo incredibile egoismo e la sua continua ricerca di una vita priva di responsabilità. Cosa le avrebbe dato in più Sergio rispetto a Gianni o a Roberto?

Nulla.

Ma doveva partire, sbandierava in faccia a chiunque il suo diritto a condurre una sua vita, come una ventenne che sbatte i piedi per per poter uscire sopo le dieci di sera. Avrebbe ignorato i suoi figli ed il suo essere madre, nemmeno il mancato ottenimento di trasferimento da parte dell'azienda per cui lavorava come impiegata l'aveva fatta desistere. Si era licenziata, avrebbe trovato qualcosa una volta finito il trasloco.


Ci sono mestieri che puoi imparare, fare la madre non rientra tra questi. Ci sono verità silenziose e bugie che strillano, fortunatamente c’è chi coglie i bisbigli e ignora le urla. Ci sono valori che si hanno e altri che si fingono, i primi non vengono mai meno, i secondi sono solo chiacchiere davnti ad un caffè bruciato. C’è chi da carnefice riesce a fingersi vittima, chi pur di raggiungere una proprio felicità lede quella degli altri, chi non conosce altro sentimento oltre all’egoismo, chi indossa una maschera e ormai non sa nemmeno riconoscersi allo specchio.
C’è chi ha affronta tutto nel massimo rispetto, usando la diplomazia per non prender parte ad uno spettacolo riprovevole.
Anna colleziona da sempre i pezzi infranti di una vita che non sa apprezzare, confonde la passione con l'amore, è una bambina che indossa vestiti da adulta. Non è donna e non è madre.

Non sta scappando, non sente il minimo senso di colpa, è tutto annebbiato dalla smania di afferrare la sua nuova vita, di mostrarla in giro per le strade di quel nuovo paese che chiamerà casa.


Andrea e Luca cresceranno lontani da una madre che non hanno mai sentito tale, lontani da quell'egoismo che li ha resi invisibili agli occhi di chi dovrebbe proteggerli ad ogni costo.

Anna tornerà, finirà anche quell'amore che ora le sembra una favola scritta proprio per lei, reclamerà affetti e attenzioni.

Troverà solo totale ed invariabile indifferenza.




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