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Una storia di Stegia18

Questa storia è presente nel magazine Fiabe, favole e racconti

Il tacchino Natale

Nella repubblica di Animalia

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5 minuti

Pubblicato il 15 settembre 2019 in Fiabe

Tags: #Animali #Fattoria

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Nella repubblica di Animalia tutto si svolge normalmente. Il Tacchino Natale passeggia con il suo seguito per verificare che i suoi dettami vengano eseguiti. Incontra Lina la Gallina che sta insegnando ai suoi piccoli a razzolare nel terreno per trovare semi e vermetti: «Bambini, salutate il presidente»

«Buongiorno signor presidente»

«Buongiorno pulcini. Fate i bravi e obbedite alla mamma».

Natale si allontana sdegnato: come puzzano di pollo le orribili creature! Per sanare l’olfatto offeso decide perciò di far visita alla sua tacchina che sta covando le uova per una nuova nidiata di sudditi. Con la coda dell’occhio intravede Tina la Coniglia che subito scappa a rifugiarsi nella sua tana sotto la catasta di legna. E fa proprio bene la vigliacca. Giorni fa l’ha sorpresa a scrivere sul muro del cortile “Vegetariano è bello”. Nel suo regno di carnivori e onnivori: inammissibile! Gliel’ha data lui la lezione a suon di urli e di beccate. Bruno il Pit Bull lo saluta deferente, mentre cerca di allontanare ringhiando gli importuni che vorrebbero conferire col capo. È in compagnia di Dina la Faina che sorride enigmatica. Il Tacchino Natale vorrebbe tanto sapere a cosa pensa, ma poi si riscuote: è lui il capo supremo, cosa può temere? Decide di riposarsi sull’aia, al sole del mattino. Sebastiano il Corvo si avvicina per deporre ai suoi piedi il frutto delle sue ruberie che lui accetta con benevolenza. Assaporando le delizie offertegli dal corvo gli è venuta un’idea che gli pare geniale. Nella repubblica della fattoria vicina si deve eleggere il nuovo presidente: convincerà i suoi vice, il Gatto e la Volpe, a presentarsi per la carica. Se vinceranno gli dovranno eterna riconoscenza e lui vedrà allargarsi la sua sfera di potere. I due seguono alla lettera i suoi principi; la Volpe è scaltra e abile, un'imbrogliona dalla parlantina sciolta e accattivante e il Gatto le fa da spalla, è poco intelligente e molto istintivo, spesso diventa anche violento. Eloquio convincente e pugno di ferro: così si governa! Ora può riposare tranquillo: tutto va per il meglio nel suo impero. Il Gatto e la Volpe fingono per un po’ di impegnarsi in questo nuovo compito, ma rinunciano ben presto tanto hanno ben appreso l’arte del comando dal Tacchino Natale. Il Gatto, adducendo un grave abbassamento della vista, rinuncia a presentarsi alla prova elettiva. La Volpe invece raggiunge la sede delle elezioni provvista di stampelle confidando nella comprensione dei votanti verso una povera invalida. Non ha previsto che Rina la Talpa, oratrice di profonda cultura col compito di istruire l’assemblea, è però quasi cieca e non sa distinguere tra una, due o nessuna stampella. Così ambedue falliscono. Il Tacchino Natale è assai contrariato, ma non può farci nulla se i suoi seguaci non sono all’altezza delle sue aspettative. Decide, in alternativa, di indire un’assemblea di per rafforzare il suo potere almeno nel suo dominio. L’assemblea si svolge in prossimità del fiume che segna il confine della fattoria, così che anche i suoi sudditi ittici possano ascoltarne il verbo: «Tutte le femmine dovranno covare o partorire quanti più figli possibile per ingrandire la nostra repubblica. Quando il cibo comincerà a scarseggiare tutti mangerete di meno e dovrete accontentarvi».

Al coro di grugniti, belati e pigolii risponde imperiosamente emettendo versi minacciosi e battendo le zampe sul terreno. Riesce ad ottenere il silenzio. Dal fiume giungono gli elogi di Lucio il Luccio, che tanto dalle nuove disposizioni non ci rimette niente. Il Gatto e la Volpe intervengono per esaltare la sua lungimiranza e l’assemblea si conclude tra i dubbi e la disperazione dei più, che vorrebbero ribellarsi al suo strapotere, ma non sanno come fare, né riescono ad organizzarsi. Pina la Tacchina trova che sia molto gratificante essere la moglie del presidente perché ama la deferenza con cui le viene rivolta la parola e la possibilità di vedere esaudito ogni suo desiderio.

Ma al contrario del marito è dotata di lungimiranza e cova serena le sue uova che si schiuderanno tra circa un mese.

La contadina osserva un po’ meravigliata lo strano fenomeno: sembra che tutte le femmine della sua fattoria aspettino i piccoli. La fattoria non è grande e per provvedere ai nuovi nati dovrà spendere un bel po’ per procurarsi più mangimi. Ma si consola pensando agli affari che potrà fare alla fiera del bestiame vendendo una parte degli animali. Adesso è il tempo di progettare la grande festa, quando i suoi figli con i nipotini verranno a farle visita. Non vede l’ora di sentire le urla dei bambini che giocano sull’aia e le risate dei giovani invitati, felici di trascorrere la giornata in campagna, lontano dallo smog e dai rumori assordanti della città. Preparerà per loro un pranzo sontuoso e già immagina l’applauso per l’arrosto che porterà in tavola. Aveva pensato alla tacchina, ma sono appena nati i piccoli perciò è proprio fuori discussione. Poco male: c’è sempre quel maschio astioso che passa il tempo a rincorrere e spaventare i conigli e le galline e a battere superbamente le zampe sul terreno. Passata la festa la corte di Natale il Tacchino rimane senza un capo e i suoi seguaci tentano di eclissarsi nel miglior modo possibile perché presto verrà nominato un nuovo presidente e non vogliono subirne le ire per i trascorsi poco democratici. Il Gatto si rifugia nel granaio e d’ora in poi cercherà di farsi vedere il meno possibile nei luoghi pubblici della fattoria, la Volpe si ricorda di essere un animale selvatico e fugge via alla ricerca di un bosco dove nascondersi. La Faina, che non deve più temere le collere del capo, decide di fare il colpo grosso uccidendo tutti i piccoli della tacchina. Alla fiera d’agosto la contadina vende qualche gallina, un po’ di conigli e qualche pecora e maiale. Poi scambia la tacchina con un bel pavone dalle piume sgargianti che allieterà la sua fattoria e farà la gioia dei suoi nipotini quando torneranno a trovarla.


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