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Una storia di Zamanero

Avvocato, mi aiuti

Capitolo terzo delle eroticomiche di Mauri

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27 minuti

Pubblicato il 15 marzo 2021 in Erotici

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Eccomi nuovamente con voi mie bellissime lettrici e miei attenti lettori.

Fra svenimenti e grandi performance mondiali, vedi “Che Dio me la mandi bona” e “Campione del Mondo”, vado a raccontarvi delle mie ulteriori vicissitudini.


Dopo l'ennesimo flirt con risvolti psicosessuali, e i miei strampalati sogni, mi ero riproposto di starmene un po' tranquillo e di pensare solo a me stesso.

Con Beppe avevamo deciso per una vacanza a Formentera; una settimana “all inclusive”, tranne le donne, che comunque in questo momento non mi interessano.

Partenza prevista per la terza settimana di Settembre.

Bel villaggio, bella spiaggia e si spera anche nel bel tempo.

A due giorni dalla partenza mi telefona Beppe dicendomi che ha dei problemi familiari, la madre sta male, e quindi deve rinunciare alle ferie.

Ma che sfiga! Beppe è proprio uno che la sfiga se la porta appiccicata. È sfigato con il lavoro, con la famiglia, anche quando si diverte, per non parlare delle donne.

Ci sono tanti piccoli aneddoti da raccontare del Beppe donnaiolo e cavaliere, ma quello che sto per raccontarvi è quasi inverosimile.


Usciamo insieme dalla discoteca dopo una serata passata senza trovare una donna neanche per ballare. Da noi si dice “Senza toccare boccio”.

Sono circa le 3. Andiamo verso il parcheggio e vediamo una coppia accanto ad una macchina ed altri due ragazzi dalla parte opposta dell'auto. La coppia discute animatamente. Noi siamo comunque a debita distanza. Ad un certo punto il ragazzo comincia a menare la ragazza, inveendo contro di lei. La ragazza chiede aiuto. I due ragazzi guardano mentre questo la mena e ridono.

Ad un certo punto vedo partire Beppe a tutta velocità, che nel frattempo si era vestito da paladino delle donne bistrattate, verso il malmenante e gli molla un papagno, degno del miglior pugile professionista.

Penso fra me e me ”Nooooooo, adesso mi tocca mediare ad una situazione di merda”

Detto, fatto. La situazione è veramente di merda.

I due dall'altra parte, saltando l'auto, lo aggrediscono.

Pure la ragazza si mette a menarlo, ed io cerco di intervenire per placare gli animi.

Mi avvicino guardingo ma la prima cosa che mi succede è ricevermi un pugno, non so da chi e come, ma mi ritrovo per terra con il cielo stellato che gira intorno a me.

Sentivo parlare, urlare, bestemmiare. Quando, ancora intontito, mi sono alzato Beppe era intento a parare i colpi dei due energumeni.

Arrivano i Carabinieri. Qualcuno li ha chiamati. Ohhhh, non arrivano mai così in fretta, quando è in atto una rapina, ma se ci sono degli scazzottamenti fuori da una discoteca arrivano in men che non si dica.

E mentre gli aggressori riescono a darsela a gambe, restiamo Beppe, io e la ragazza. I militi ci chiedono i documenti. Io sono ancora mezzo rimbambito.

La ragazza addossa tutta la colpa su Beppe per aggressione. Ma che cazzo. Lui è intervenuto per difenderla e lei lo tratta così? Valle a capire le donne. Forse non sono tutte così ma il 99 per cento, sì.

Per me restano un pianeta inesplorato e pieno di incognite.


******

Missione verso l’ignoto.


“Anno astrale 2345 . Sono il capitano Mauri della navicella da esplorazione Venere 69.

Stiamo per entrare nell’orbita di un pianeta sconosciuto”

“Nostromo Beppe, cosa mi sa dire del pianeta in avvicinamento?”

“Ancora niente Capitano Mauri. Sto ancora inviando dei segnali per capire quali forme di vita abitino il pianeta”

“Bene, Nostromo, tienimi informato”

“Capitano, Capitano ……stanno arrivano dei segnali….cerco di decifrarli….Capitano, stiamo per atterrare sul pianeta DONNA.......che facciamo?”

“Nostromo, abbiamo carburante a sufficienza per arrivare al prossimo pianeta?”

“Penso di sì, Capitano”

“Allora invertiamo la rotta fino a che siamo in tempo e allontaniamoci più in fretta possibile”

“Anno astrale 2345 . Sono il capitano Mauri della navicella da esplorazione Venere 69. Oggi possiamo dire di averla scampata bella”


******


Comunque alla fine i carabinieri non ci fanno niente, forse sono riusciti a capire che noi cercavamo di aiutare una donna in difficoltà e non avevamo niente a che fare con la traditrice, che tra l'altro cercava ancora di metterci in difficoltà. Mi devo trattenere da darle due schiaffoni.

Abbiamo rischiato di finire in gabbia per una donna. Donna e stronza.


Ok, detto questo, adesso c'è un problema.....vado in vacanza da solo?

Beppe dice che c'è una soluzione. Ha trovato un sostituto che può venire al posto suo.

È un amico della sorella.

Mi dispiace per Beppe, però io in vacanza ci voglio andare. Ne ho bisogno.

Mi adatterò alla nuova compagnia, non posso fare altrimenti.

Conosco il mio nuovo compagno di viaggio il giorno dopo. Si chiama Gianluca.

Mi sembra un tipo giusto.

Arriva il giorno della partenza. Il viaggio comincia, finalmente.

Passiamo una bella settimana. Sole, spiaggia, discoteche e divertimento.

Il tipo si rivela pure simpatico.

Conosciamo qualche ragazza e non concludo niente; in fondo è meglio così. Volevo disintossicarmi. Staccare con le donne per un po'.

La vacanza finisce e si ritorna a casa.


Il volo è tranquillo e mi riposo ulteriormente.

Arriviamo all'aeroporto e andiamo a prendere la valigia. Arriva quella del mio compagno e la mia no. All’altoparlante sento che chiamano il mio nome. Mi dicono di portarmi all'ufficio della Polizia Aeroportuale.

Sono stranito dalla situazione. Gianluca mi liquida velocemente, dicendo che lo stanno aspettando e di fargli sapere. Mah, chissà che fretta c’è.

Comunque vado al posto di Polizia, mi invitano a sedermi, mi chiedono i documenti ed io, mentre glieli porgo, chiedo cosa sia successo.

Inizialmente sono evanescenti, poi arriva una persona che porta un foglio. Il poliziotto lo legge e mi da una notizia che mi fa cascare il mondo addosso. I cani antidroga hanno trovato stupefacenti nella mia valigia.

Drogato Io? Non fumo, non bevo “tanto” e non ho mai fatto uso di nessuna droga né leggera né tanto meno pesante.

Comunque la droga c'è. Anche un quantitativo non indifferente. 20 grammi di Cocaina. Praticamente un quantitativo che potrebbe essere spacciato e non solo per l'uso personale. Ma come ha fatto a finire nella mia valigia?

Mi viene un flash. Gianluca! Non può essere stato che lui.

A mia insaputa deve aver messo la droga nella valigia, è l'unica spiegazione plausibile.

Ho sempre avuto la valigia sott'occhio.

Cerco di spiegarlo ai poliziotti, ma non ci sentono. La droga è lì, l'hanno trovata nella mia valigia. Sono distrutto. Mi trasferiscono in carcere.


Mi stanno facendo interrogatori su interrogatori. Io tengo duro e nego tutto.

Ribadisco la mia estraneità.

Poi mi dicono che posso fare una telefonata. Finalmente.

Lo chiedevo da tempo.

Chiamo Beppe, gli spiego tutto; mi dice che farà l’impossibile per rintracciare Gianluca e si farà risentire appena possibile.

Già, ma come? Mi dicono che tramite il mio avvocato posso avere informazioni dall'esterno.

Avvocato? Chi ne ha mai avuto uno! Allora me ne danno uno d’ufficio.

Dalla stanza dell'interrogatorio mi portano in una cella.

Sono un po’ più rilassato, ma è fredda e buia, c'è solo una branda, un tavolino e un cesso minuscolo, tutto questo alla faccia della televisione e delle puttane che avresti a disposizione in carcere e di cui parlano tutti. La frase classica è “Mi farei mettere in galera tanto si sta meglio che fuori”

Balle.

La notte passa lenta fra pensieri e paure.

Il giorno dopo mi dicono che posso vedere il mio avvocato.

Dicono anche che posso anche cambiarlo se non lo trovo capace.

Ma se non lo conosco nemmeno, come faccio a cambiarlo?

A me piacerebbe solo che riuscisse a rendermi di nuovo un uomo libero.

Aspetto in una stanza. Che ora sarà? Ho perso la cognizione del tempo.

La porta si apre.

E questo sarebbe il mio avvocato? Noooo, non ci credo.

Una donna. Il primo pensiero è negativo, per via degli ultimi contrasti con il mondo femminile.

Però è una bella donna. Anzi, una bellissima donna.

Vestitino Verde Smeraldo, giacchino Nero, calze color carne tendente allo scuro, scarpa nera tacco 12, gambe lunghissime, bel davanzale, bionda, viso dolce e delicato....sono folgorato!

Ma a che cazzo penso. Ad invaghirmi di una sconosciuta?

Sono in carcere, nella merda anche oltre il collo ed io penso alla figa?

Svegliati e sii serio, perché la faccenda è seria.

L'avvocato, secondo me, non ha più di 30 anni e mi guarda.

La faccia che che fa è uno spettacolo ma è evidente che si sta chiedendo se davanti a se c’è un uomo oppure un fantoccio.

Ha ragione a guardarmi così, la cosa è tremendamente seria. Mi fa rinsavire e mi spiega cosa posso rischiare.

Da 5 a 10 anni di reclusione, interdizione dai pubblici uffici, 2 anni in una comunità per la disintossicazione e pagamento di una ammenda più le spese processuali.

Se mi va bene, se è il primo problema con la giustizia, potrei anche solo fare 2 o 3 anni di lavori socialmente utili al posto della reclusione.

Stamiiii….poca poca roba. Mi sta crollando il mondo addosso.

La guardo negli occhi, verdi, profondi come la fossa delle Marianne, magnetici (chissà ai giudici uomini che effetto fa), e le dico, dopo l'attimo di smarrimento per essermi perso in quegli occhi, “Avvocato, mi aiuti.....io sono innocente ed estraneo ai fatti”.

Le spiego l'accaduto. Lei mi ascolta e prende appunti.

Mi guarda, ma non come si guarda un semplice cliente.

C'è un certo non so che nel suo sguardo ma fatico a capire cosa.

Mi chiede di me, della mia vita, se ho già avuto a che fare con la droga.

Ovviamente la mia risposta è negativa, come già detto prima, in tutto e per tutto.

Tranne una multa per eccesso di velocità in moto, 5 punti e 276 euro, pagati e dimostrabili, non ho mai avuto altre pendenze con la giustizia.

Mi chiede se in passato ho avuto malori o malattie croniche.

Anche qui niente da dichiarare.

La chiacchierata mi ha rilassato. La voce di lei mi ha calmato.

É così sensuale.

Le sue labbra sono color ciclamino, non so se è il rossetto che da quel colore, ma è fantastico.

E sono umide, così umide che ci appoggerei qualcosa di me.

Non posso far a meno di guardare la scollatura e si intravede un reggiseno, nero di pizzo, a fare capolino. Ha un gran bel paio di tette l'avvocato.

Non grandi ma proprio ben fatte. Si riesce ad intuire che ha dei capezzoli belli grandi, perché spuntano un po' dal vestito leggero, pur indossando il reggiseno.

Se n'è accorta....cazzo Mauri, sei sempre il solito.

Sei nella cacca più completa e pensi alle tette, alla bocca e sicuramente hai fatto un pensierino anche alla figa, giusto? Ma no eri quello che si doveva disintossicare dalle donne?

Già, ma non dagli avvocati.

Si chiude un po' la giacca e si vede che è imbarazzata....ma lo sono anche io.

Tutti e due arrossiamo e gli sguardi si incontrano. Restiamo qualche attimo così.

A me sembra un'eternità. Il suo viso aleggia nell'aria come sospeso e le pareti sono diventati spazi aperti.

Vedo solo lei, il resto non conta. Un campanello interrompe questa visione paradisiaca.

É quel cazzone del carceriere che dice che il colloquio è finito.

Ma come finito? Io avevo appena cominciato, non è valido, ecco. Non lo faccio più amico!

Fatto sta che l'avvocato, anche lei un attimo smarrita, mi saluta dicendomi che pensava sul da farsi e mi faceva sapere.

Speriamo in bene. Confido che come avvocato sia brava quanto è bella.


Mi riportano dentro.

La mia cella non è accogliente. Perché mai dovrebbe esserlo? Siamo in carcere!

La branda è sfondata. Sul tavolino sgangherato ho messo un po' di frutta.

Beppe è venuto a trovarmi e, indovinate, cosa mi ha portato? Le ARANCE.

Ma è proprio scemo. É andato a cercarle in capo al mondo, perché non è ancora stagione, solo per il fatto che aveva sentito dire che ai carcerati si portano le arance.

Però è stato carino. Oltre ai miei genitori è stato l'unico che è venuto a trovarmi.

La notte è lunga. Mi ritrovo a pensare e a fare voli pindarici pensando all'avvocato.....e mi sono pure dimenticato come si chiama. Ma me lo ha detto? Sicuramente ma sarò stato distratto dalla sua bellezza.

Mi interessa poco. È lei che mi è rimasta dentro. Il suo modo di fare, come si veste, come parla, tutto molto sensuale. I movimenti mentre cammina, quel rumore dei tacchi mi intrigano. Quel suo profumo fruttato mi riporta al mio primo amore infantile.


Ero in Sicilia in vacanza in una casa famiglia gestita dai preti.

Io andavo sempre in chiesa e facevo il chierichetto. Ero sempre all'oratorio.

Organizzarono una vacanza ed in questa vacanza conobbi Milena, una ragazza della mia età, 14 anni.

Nei pochi momenti di libertà che aveva, siamo in Sicilia negli anni 80 quindi.....”controllatissima era”, ci incontravamo in una piccola piantagione di limoni dietro la casa famiglia.

Lì, fra gli alberi ed il profumo degli agrumi, ho dato il mio primo bacio.

Partii dopo la vacanza, ci telefonammo, anche scritti qualche lettera, ma man mano che il tempo passava le telefonate e le lettere furono sempre meno. Chissà come se la passa adesso.

Ma questo flashback non mi ha fatto dimenticare l'avvocato.

Mi sto toccando. Sono eccitato al pensiero di rivederla.

Me la immagino troia e disinibita. Vestita di tutto punto e poi svestita, con addosso solo quelle calze che portava oggi.

E immagino che la mia mano sia la sua. E via via i pensieri si fanno sempre più libidinosi.

Lei, l'avvocato. Lei, la sgualdrina. Lei, la bomba sexy che ho sempre desiderato.

Alla fine uno schizzo di sperma mi riempie la mano.

Sono venuto con il pensiero di lei, vista in un ottica forse totalmente sbagliata, e adesso un po' mi pento per averla pensata così.

Non la conosco affatto e potrebbe essere una santerellina.

Ma quell'idea malsana mi ha fatto eccitare e passare un momento senza pensieri brutti.

E mi addormento tranquillo.


É mattino. La guardia passa e mi dice che l'avvocato passerà in giornata.

Il mio pensiero è rivolto a quel momento. Che strana sensazione.

Non penso più ai miei problemi ma a quando potrò vedere l'avvocato.

Sono in bilico su un dirupo con il vuoto sotto da entrambe le parti. Non mi posso buttare ne da una parte ne dall'altra.

Mi rattristo per la mia condizione di carcerato, mi rallegro per quando vedrò lei.

Ma guarda in che razza di situazione grottesca mi sono ritrovato.

Chiamano il mio nome. È arrivata.

Mi spingono nella stanza e lei è già lì.

Bellissima. Tailleur Bordeaux, camicetta bianca, calze nere, scarpe dello stesso colore del tailleur.

Labbra rosse.

Oh my God, I can't believe!!!! Non ci posso credere!!!!

Io l'avevo immaginata quasi così.

Mi sento Giorgio Cagnotto che si tuffa nel mare verde di quegli occhi fantastici.

La sua voce mi fa ritornare nel mondo reale.

“Buon pomeriggio, Maurizio”

Erano anni che non mi chiamavano con il mio nome per intero; solo la mia mamma mi chiama ancora così.

“Buon pomeriggio a lei avvocato.......ma.....mi perdoni...... io non so ancora il suo nome”

“Vero, mi scuso io con lei, ma ieri, nella fretta, non ci siamo neanche presentati......Rossi, Federica Rossi”

“Tont, James Tont”....stavo per dire nella mia immensa scempiaggine.....ma un attimo di rinsavimento mi ha evitato una figuraccia cercando di voler fare a tutti costi il brillante.

“Beh, lei mi conosce già....comunque Maurizio....piacere”

Il solo sfiorare quella mano mi ha provocato piccole scosse di piacere.

Dopo i convenevoli, si parla di cose serie.

Federica mi dice che la cosa è seria.

Ma anche senza essere avvocato, l'avevo intuito.

Dobbiamo trovare il modo per incastrare Gianluca o per me si mette male.

Io le faccio anche presente che io non resisto più qua dentro. Sono distrutto.

Ci pensa su un attimo e scrive su di un foglietto, facendomi capire con gli occhi di fare finta di niente e di leggerlo.

Mi scrive che la stanza ha delle telecamere di sorveglianza e dei microfoni, quindi devo solo seguire alla lettera quello che mi scriverà e poi mi passerà un altro foglietto con le istruzioni, cercando di non farsi notare.

Annuisco. Dopo un po' di domande mi chiede una firma e nel contempo mi passa il foglio piegato.

Mi fa l'occhiolino, io metto il palmo della mano sul foglietto e facendo molta attenzione, lo imbosco in una tasca.

Ci lasciamo con una stretta di mano e gli sguardi si incrociano.

I suoi occhi luccicano, con le luci dei neon, e mi sembrano stelle in un cielo onirico intriso della sua bellezza.

Cavolo, sto diventando romantico e non lo sono mai stato.

Mi accorgo nel suo atteggiamento che anche lei è un attimo persa nel mio sguardo.

Il silenzio fra noi è tale da sentire il suo respiro. Il mio no perché sono in apnea.

Attimi. Ma sono attimi intensi. Ne io ne lei ci lasciamo la mano.

Gli attimi diventano secondi.

Sembra che il tempo si sia fermato ma è una mia sensazione.

Sento che la stretta diventa meno forte e anche io lascio andare la mano.

Le mani lentamente si staccano, scivolando senza staccarsi fino alla punta delle dita, ma le sensazioni restano.


Ritorno in cella.

Leggo il foglietto che mi ha dato.

Mi dice di cercare di darmi per malato che poi ci pensa lei in qualche modo a trovare un pretesto per farmi avere gli arresti domiciliari.

Riesco a fingere un malore depressivo. Da piccolo all'oratorio facevo teatro.

Certo molto amatoriale, ma colui che ci seguiva, il regista se così si poteva chiamare, mi aveva istruito bene su come essere credibile nella finzione.

Fatto sta che il dottore dell'infermeria emette una diagnosi.

“Stress da reclusione con risvolti psicosomatici”

Mi stringo la mano da solo. Sono proprio bravo.

Bravo che a volte mi stupisco di me stesso.

L'avvocato viene informato dell'accaduto. Dopo un'altra giornata passata in cella, fingendo ancora svariati malori, arriva il secondino che mi dice di prepararmi che l'avvocato mi aspetta.

Ci si incontra nella solita stanza. Sempre più bella, sempre più sensuale.

Non la stanza, cosa avete capito....LEI!!!

Dice che è riuscita a farmi avere gli arresti domiciliari.

Che sono sotto la sua responsabilità e che sarò seguito da un dottore.

Posso uscire scortato da un poliziotto per andare a casa. Mi lascia il suo numero di cellulare dicendomi di chiamarla appena arrivo all'abitazione.

Mi ridanno gli effetti personali, tranne la valigia.

Mi mettono le manette, manco fossi il più grande criminale in circolazione, e mi accompagnano al mio appartamento.

Ah, casa dolce casa, mai detto fu più veritiero.

Il poliziotto mi fa tutto lo spiegone.

Non posso ricevere visite se non autorizzate, il telefono è sotto controllo e per qualsiasi cosa devo rivolgermi all'avvocato.

Il milite mi saluta e se ne va via.

Faccio una doccia e poi metto un po' in ordine. Mi rilasso

Finalmente mi metto comodo sul mio divano.

Che bella sensazione. Altro che la branda puzzolente e malsana della cella.

MI viene in mente che devo telefonare a Federica.

Una voce calda mi accoglie.

“Buonasera Mauri….allora? Tutto bene?”

“Avvocato, buonasera....”

“Mi chiami Federica, preferisco”

“Allora.....buonasera Federica...certo va molto meglio e la ringrazio per l'interessamento”

“ Si ricordi che il dottore viene stasera intorno alle 19 a vedere come sta. E noi poi dovremo vederci domani così la metto al corrente degli sviluppi”

“Va bene, l'aspetto....a che ora?”

“Le 11 vanno bene?”

“Ah, guardi, per me qualsiasi ora va bene, tanto non ho impegni da qui a qualche anno e non me ne prendo”

Dall'altra parte sento una risatina. Il mio umorismo colpisce ancora.

“Bene ci vediamo, buonasera”

“Buonasera a lei avvocato.....opsss, scusi...Federica”

Altra risatina e chiude la telefonata.

Come dice Johnny Groove.....”Prrresa!!!”

Sì, presa....cosa ne sai. Piuttosto come diceva Pino D'Angiò....”Che idea, ma quale idea...non vedi che lei non ci sta”

Son sempre il solito cerebroleso. Mai mettere la testa a posto vero?

A volte mi rendo conto di essere diverso dagli altri. Di pensarla a modo mio convinto che sia il pensiero giusto.

Non è sempre così. Un altro come me non esiste figuriamoci poi una donna uguale a me.

Dopo queste elucubrazioni mentali, mi preparo qualcosa da mangiare e guardo un po' di televisione.

Penso. Penso a domani quando potrò vederla.

Penso al momento in cui potrò sfiorare la sua mano.

Penso, penso, penso.....e ho pensato talmente tanto che mi sono addormentato sul divano.

Mi son svegliato nel cuore della notte, televisione accesa, faccia stropicciata dal cuscino e bocca impastata. Bel quadretto vero?

Meglio andare a letto.

Domani mi aspetta una giornata frenetica....con un cazzo da fare!


10 e 50…se è in orario dovrebbe essere qui a momenti.

Il campanello suona. 5 minuti di anticipo.

Segno di grande puntualità.

Vado ad aprire ed una visione mi appare davanti.

Spolverino blu, vestitino rosso attillato che lascia intravedere delle forme stupende, decoltè nere tacco 12.

Occhiali da sole e labbro rosso fuoco, capelli sulle spalle.

Prima li aveva sempre portati raccolti.

Uno schianto. Come quello che sento dentro il mio cervello.

“Federica, prego si accomodi”

“Diamoci del tu, Mauri…..mi rende più facile il lavoro….a te va bene?” e si toglie lo spolverino che butta sulla sedia. Che corpo da favola.

“A me va bene tutto……cioè si….nel senso che non ci sono problemi” e deglutisco la saliva con eccesso di bava annessa.

Come faccio a non guardare quel culo che si muove davanti a me.

Che spettacolo! Si siede sul divano, gambe accavallate.

Mi siedo davanti a lei.

“Andiamo al sodo. Ho sentito Giuseppe, come mi avevi detto, e sta mettendo alle strette Gianluca. Stiamo cercando di farlo parlare e se ci riesce per te ci sono sicuramente delle buone probabilità di evitare guai con la giustizia”

La cosa un po’ mi rilassa ma non è che mi rende meno nervoso.

Lei se ne accorge.

“Ma dai rilassati. Non essere negativo. Secondo me siamo sulla buona strada. Ho detto a Giuseppe cosa fare e cosa dire. Ci cascherà vedrai”

Se mi vedessi direi che la mia faccia è un attimino tirata.

Però questo non c'entra.

Non riesco a togliere gli occhi di dosso a Federica.

Ed è probabile che non riesca a nasconderlo.

Mi piace. Mi piace troppo.

Al diavolo i problemi, io ho bisogno di lei. Devo toccarla, sfiorare la sua pelle.

“Mauri, ci sei?” mi dice.

“Sì, sì….scusa.....pensieri”

“Eri come in trance. Mi fissavi. Non capivo se eri in te”

“Già, mi capita spesso da quando ti ho conosciuto”

Attimo di silenzio.

“No, non travisare quello che ho detto, non è per il lavoro che stai facendo, che penso sia ottimo, ma sei proprio tu. Mi piaci. Mi ritrovo a pensare a te spesso, più spesso di quanto tu possa immaginare. Non capisco se sia il destino o la casualità, ma so solo che mi sei entrata dentro”

Lei rimane come di pietra.

Ecco l’ho fatta fuori dal vaso…lo sapevo …dovevo stare zitto.

Comunque la guardo e ha la stessa espressione del sottoscritto quando non capisce più niente, strano no?

Beh, ormai è fatta. Io mi sono tolto un peso.

È andata così. Cerco una scappatoia.

“Avvocato mi dispiace, non volevo metterla in imbarazzo. Non prenda in considerazione quello che le ho detto. Sono uno stupido. Dovevo immaginarlo che era solo un pensiero mio”

Lei si alza dal divano. Statuaria....e dai....sempre a pensare al suo corpo.

Sembra voglia andarsene. Ma era una finta.

Viene verso di me. Sguardo strano e occhi di ghiaccio.

“Perché mi hai dato del lei adesso? Pensi che così facendo rimetti a posto le cose? Anche perché ci vuole ben altro per mettere le cose a posto”

Cerco di dire qualcosa ma mi mette la mano sulla bocca e mi si piazza davanti.

“Taci! Se ti dicessi che desideravo voler sentire quello che hai detto? Ora non stare lì come un ebete….prova a baciarmi…vediamo se è vero quello che dici”

Signore ti ringrazio! Allora esisti.

“Sei stupenda” le dico con tanti altri complimenti a ruota, mentre le cingo i fianchi. Che banalità.

Lei mi appoggia le braccia sulle spalle “ Ma parli solo sempre? E agire? Fammi sentire donna, piuttosto”

Un bacio, certo solo un bacio, ma è il preludio a qualcosa di più.

Ma il bacio è anche suggellare un momento. Fa salire l’eccitazione.

È uno scambio di ormoni. Di emozioni.

Mi lascio andare. Il bacio è lunghissimo, appassionato quasi morboso tanta è la foga e la voglia di scambiarsi effusioni.

Sento il suo corpo vibrare ed il respiro affannato.

Le mie mani su di lei. Alzo il vestito e sento i suoi glutei duri come il marmo.

Scosto leggermente il perizoma e con le dita mi intrufolo nella piega fra le chiappe e cerco le labbra della figa, passando prima sopra l'ano e titillandolo qualche secondo.

Per un attimo trattiene il respiro. Poi si rilassa.

La stringo ancora più a me. La bacio sul collo. Che buon profumo.

Sento che mi stringe forte. Sono convinto che sia eccitata quanto lo sono io.

Le sue braccia si tolgono dal mio collo e sento il rumore della zip del vestito.

In un attimo si offre a me in tutta la sua bellezza. Una venere.

Quel corpo vestito solo dell'intimo mi riconcilia con un mondo con cui ero in rotta.

Lei mi lancia uno sguardo che è come mi dicesse “Adesso ti aggiusto io!”

Mi spinge sul divano ed io l'assecondo. Succede tutto davanti a me.

Si toglie il reggiseno. Non posso non ammirare quel seno quasi perfetto.

Dico quasi perché la perfezione non esiste. La perfezione non è del mondo reale.

Ma sono anche queste piccole imperfezioni che rendono una persona desiderabile.

Anche il perizoma vola via lanciato verso la mia faccia. Che sensualità.

La fighetta con un triangolino di peli, curata come poche ne ho viste.

Poi tocca a me. Mi toglie i pantaloni insieme alle mutande.

Rimaniamo nudi.

Federica si mette in ginocchio sul divano, e si siede sopra di me.

Mi struscia le tette sul viso ed io goffamente cerco di baciarle i capezzoli ma lei non sta ferma. Intanto si muove con i fianchi in un movimento pelvico degno di una ballerina.

Ho il cazzo così duro che sento, dalle chiappe all'interno coscia, quel movimento.

E lei lo sa. Sta facendo la troietta.

E lo sguardo è sempre più birichino.

Io vorrei fermarla e penetrarla, ma la lascio fare.

É talmente stuzzicante questo suo giochino a farmi eccitare sempre di più.

E a me va bene. Era una di quelle cose sempre immaginate ma mai provate.

Per ora mi limito a soccombere ai suoi voleri ma sono voleri assolutamente piacevoli.

Ci sa fare la ragazza. Ad essere sincero posso dire che è la prima volta che mi capita a che fare con avvocati, ma se sono tutti così.

Femmine, ovvio, i maschi li lascio ad altri.

Ma è anche la prima in assoluto a farmi eccitare così.

Si ferma. Con le mani si prende il seno lateralmente, lo stringe e me lo porge.

Non mi lascio scappare il momento e la lingua comincia il suo lavoro intorno ai capezzoli turgidi e eccitati. Con la mano vado alla ricerca della figa e riesco a infilarle due dita, e anche con quelle comincio un lavoro puntiglioso e preciso.

È umida, molto umida anzi bagnata. Le dita non faticano al contrario si muovono libere, lubrificate dagli umori.

Il ritmo è blando, volutamente lento. Anche io la voglio eccitare poco a poco

La voglio mia un pezzo alla volta. Anche lei, come me prima, lascia fare.

Si sente che le piace.

Rompe il silenzio “ Sì, dai....a-n-c-o-r-a......n-o-n fer-mar-ti” con la voce rotta da ogni mia piccola movenza.

“ Sì...sì...continua...co-sì....co-sì”

Mi lascio scappare, nell'impeto di quell'istante, una frase... “Sei la mia puttanella”

Forse in un altro momento mi sarei pentito di quell'epiteto.

Ma proprio quella frase scatena in lei qualcosa di inaspettato.

“Dai, dimmelo ancora...sono la tua troia”

La ripeto. E poi ancora.

E appena ripetuta sento il suo corpo che freme sotto l'effetto di un orgasmo.

Il turpiloquio. Non ho mai avuto l'occasione di provare o meglio, diciamola tutta, di avere una donna a cui piacesse essere insultata mentre si fa sesso.

La situazione si fa intrigante. Tanto intrigante che continuo il lavoro di dita e lingua mentre pronuncio frasi del tipo:

“Ti piace godere, VACCA” oppure “ Quanto lo vorresti dentro, PUTTANA”

Sempre più ripetevo frasi sconce, sempre più lei si eccitava e godeva.

Non ho avuto molte donne nella mia vita, ma l'avvocato ha una carica sessuale fuori dal normale.

Mi prende il cazzo, me lo stringe forte quasi a farmi male e se lo infila.

Comincia di nuovo il suo movimento pelvico alternato ad un movimento ondulatorio.

“Ragazza sei bravissima a fare la mia troia”

“ Sì. Sono la TUA troia, fottimi, spaccami, fammi godere”

Che strano. Io le posso dire che è una troia, una puttana, ma lei cosa può dirmi?

Per il maschio non ci sono aggettivi simili a questi.

Non mi dispiacerebbe essere insultato.

Ma cosa mi potrebbe dire......puttano....troio....bah, che problemi.

Se lei non si lamenta va bene anche così

Sta di fatto che mi fa impazzire. Cambiamo più volte posizione.

Riesco ancora a farla godere più volte. Ho voglia di leccargliela. Così me la posso anche guardare. Sì, mi piace guardare la figa.

Vedere come è fatta. Le grandi labbra, la prima porta del piacere, le parti forse meno sensibili ma fondamentali per indirizzare la cappella.

Le piccole labbra. La seconda porta, qui la sensibilità aumenta. Sentono lo sfregamento del membro nel suo movimento.

Il clitoride, qualsiasi dimensione sia è un piccolo pene. Sensibile, a volte anche troppo, Bisogna saperlo trattare bene. È delicato ma provoca piaceri forti.

Sono le prime passate di lingua che danno la sensazione di come la donna reagisce.

E devo dire che Federica apprezza a tal punto che mi prende la testa e me la preme contro la figa.

“Dai, le-cca, le-cca, oddio, forza....sei bra-vi-ssi-mo”

Muovo la lingua vorticosamente. Le mani allargano le grandi labbra. La lingua si insinua in tutte le parti. Fino ad entrare anche dentro.

Gode e freme.

“Adesso basta. Fammi fare la troia. Dammelo in bocca che voglio farti godere”

Mi alzo in piedi davanti a lei. Lo prende con una mano, lo solleva e con la lingua lo percorre per tutta la sua lunghezza dalle palle alla cappella.

Lo fa più volte. Il mio cazzo pulsa.

Dopo lo fa scivolare in bocca, con delicatezza e lentamente.

Con le mani mi stringe le chiappe. E il movimento della testa l'aiuta a farlo scomparire quasi totalmente in bocca. E poi riappare.

Io lo conosco mio fratello ma non l'ho mai visto così duro e gonfio.

La bocca è calda come la sua figa, forse anche di più. Io non ce la faccio più.

Sono così eccitato alla vista di Federica che succhia il mio cazzo che le vengo in bocca.

Lei non smette. Anzi geme con me ingoia i miei umori e continua a spompinarmi.

Sono io che la devo fermare. La gambe faticano a reggermi.

Mi devo sedere. Appena mi siedo, lei me lo prende nuovamente in mano e poi in bocca. Che goduria. Federica è un vero portento.

Sa esattamente cosa vuole un uomo....e nel frattempo ho una serie di mini orgasmi uno dietro l'altro.

Lei ha capito che ormai il fratellino è morto, sfatto da tutto quel gioco.

Prosegue nell'accarezzarlo con la lingua e le labbra. Che donna. Che femmina.

Appoggia la sua testa sul mio ventre, esausta come lo sono anche io.

Sono stati momenti di passione, scambi di carezze, baci di fuoco.


Dopo questo amplesso, ora ci vediamo regolarmente e facciamo sesso sfrenato tutte le volte.

Il feeling è assolutamente altissimo.

E i pensieri che mi attanagliavano sono scomparsi.

Sì, perché non sono più finito al fresco.

Con un sotterfugio degno del meglio CSI Miami, Beppe è riuscito a prendere le impronte digitali di Gianluca su di un bicchiere, in cui gli aveva offerto da bere, portandolo poi a Federica.

Federica da parte sua ha chiesto la perizia del sacchetto della cocaina su cui c'erano solo le impronte di Gianluca. Il confronto con quelle sul bicchiere lo hanno incastrato.

Il resto l'ha fatto la magistratura, condannando Gianluca, come era giusto che sia.

Per una volta posso dire che la giustizia Italiana ha lavorato in modo giusto ed intelligente.

Tutto è bene ciò che finisce bene.....e l'ultimo chiuda la porta, come diceva Nick Carter!


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