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Una storia di AlessandroCiviero

Questa storia è presente nel magazine #comecisiamoincontrati

La storia di Riccardo

#comecisiamoincontrati

120 visualizzazioni

3 minuti

Pubblicato il 25 agosto 2020 in Storie d’amore

Tags: #gente #incontri #comune #cucciolo #cane

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Faccio il muratore, gioco a rugby e mi piace andare in moto, specialmente su percorsi trial. Ma per questi motivi non sono necessariamente un tipo rozzo ed insensibile, come si potrebbe pensare. Una chiara dimostrazione di ciò è come un giro in moto per raggiungere una pista da cross vicino alla cittadina dove abito, si sia rivelato una svolta inaspettata della mia vita.

Il trial è l’unica specialità motociclistica in cui la velocità non è uno dei parametri più importanti. Piuttosto è fondamentale l’abilità del pilota. Stavo quindi percorrendo lentamente un viale alberato che porta verso la zona collinare a nord della mia città, quando, in lontananza, ho visto qualcosa che si muoveva esattamente al centro della carreggiata. Avvicinandomi, ho gradualmente decelerato per capire di cosa si trattasse e alla fine mi sono fermato, incuriosito e preoccupato dal fatto che in mezzo alla strada c’era un cagnolino seduto sulle zampe posteriori che si guardava intorno spaesato, ansimando con la piccola lingua rosa penzoloni sul musetto bianco e nero.

In quel momento non transitavano veicoli, ma il rischio che sopraggiungesse un’auto o un camion era incombente. Mi spostai con la moto a lato della strada e, restando in sella, cercai di richiamare l’attenzione della bestiola. Era un bastardino dal pelo lungo e arruffato, bianco a chiazze scure, con una coda corta e pelosa che muoveva in continuazione. Aveva le zampe tozze, una testolina piccola, con orecchie a batuffolo e un musetto simpatico.

Cerai di richiamare la sua attenzione con gesti incoraggianti della mano, sperando che non passassero macchine proprio in quel momento. Incerto, e dopo aver girato un paio di volte su se stesso, come cercando un proprio equilibrio, il cagnolino si avvicinò lasciandosi toccare con assoluta fiducia. Sembrava poco più di un cucciolo e subito mi passò per la testa che se avessi incontrato il figlio di buona donna che l’aveva abbandonato in periferia e in mezzo alla strada, gli avrei fatto capire cosa significa scontrarsi con una terza linea di ala.

Il piccolo bastardino era alquanto confidente e fiducioso. Scesi dalla moto e tolsi il casco continuando ad accarezzarlo sotto il mento e sulla testolina. Mi accorsi che indossava un collare con la medaglietta, per cui mi accovacciai per controllare. Sulla placchetta c’era scritto: “mi chiamo Duffy e il mio nr è…”, seguiva un numero di cellulare. Allora pensai che il piccoletto non fosse stato abbandonato. Probabilmente era scappato o sfuggito al controllo dei proprietari. Come avesse fatto ad arrivare fin lì sulle sue zampette corte e traballanti, restava un mistero. Presi il telefonino e chiamai. Mi rispose una voce di ragazza, dal tono stridulo, ma chiaro e ottimista. Le spiegai la situazione e lei si mise quasi ad urlare di gioia.

Dissi alla ragazza che non potevo riportarle il suo Duffy perché ero in moto e che l’avrei aspettata sul posto. Dopo dieci minuti giunse una vecchia station wagon color argento, che accostò pochi metri dietro la mia moto.

La giovane era una biondina minuta ma non magrissima, dal viso sorridente e pieno, con occhi azzurri acquosi. Quasi mi saltò addosso nel riprendersi il suo Duffy, apostrofandolo come “bambino cattivo” e “cagnetto pestifero”. Poi mi guardò, stringendo al petto il suo amichetto peloso che scodinzolava e zampettava spasmodico, e sorridendo in un modo del tutto particolare si avvicinò, mi ringraziò ed alzandosi sulle punte dei piedi cercò un contatto per darmi due schioccanti baci sulle guance. Mentre portava Duffy in macchina, lei continuava a guardarmi dal basso all’alto e sorridermi e ringraziarmi e mandarmi baci portando una mano alle labbra.

Avevo il suo numero tra le chiamate recenti, e lo vidi comparire quella sera stessa, dopo che ero tornato dalla pista di trial, mi ero lavato, avevo cenato e stavo disteso sul letto distrutto ma soddisfatto di me stesso. Le nostre chiamate si ripeterono sempre più frequenti e sempre meno incentrate sull’argomento Duffy, finché io e Ilaria non ci siamo incontrati e conosciuti meglio. Ci siamo innamorati; ci siamo fidanzati e Duffy è forse la cosa più preziosa che abbiamo in comune, perché ci ha fatti incontrare e perché ora stiamo ben attenti a non farcelo più fuggire.


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