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Una storia di DomenicoDeFerraro

Verso Marechiaro

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5 minuti

Pubblicato il 19 giugno 2019 in Storie d’amore

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Verso Marechiaro


DI: DINO FERRARO


L’acqua scorre giuliva sotto i marciapiedi cantando : ò sole mio stà in fronte a te. Scende melodiosa questa vita , vestita di note allegre , una storia che nasce dal cuore di milioni di persone , pronta a far rinascere una sceneggiata popolare . Il senso della polvere sulle cose , sa di storia antica di vocali sguaiate , di gambe bislacche, di gridi innocenti nel calore di un abbraccio, tutto l’ammore. Penso ai frutti di mare , alle storie chiuse nel cassetto del comò a tutto quello che un uomo può fare per giungere ad essere libero . E come ridere , denudarsi , uscire pazzo , salvarsi dal malamente. Appostato dietro il vicolo con una sfarsela di frutti di mare avvelenati. Vedo una donna fuori l’uscio di casa , si prende il fresco, fa la vita , si spoglia agli sguardi audaci , mette in mostra la sua mercanzia , non ha le mutande e questo attira tanti mosconi e maschiacci , scugnizzi e guardie in pochi attimi si crea un casino , corre la polis mette le mane addò vò issio.



Dalla spalliera di ferro dell’autobus in cui seggo con il vestito gessato con tanto di capello di paglia, guardo i lumi tremolare nell’acqua , vedo passare fantasmi moderni ed antichi , uscire ed entrare dai teatri alla moda , dai bar luccicanti . Donne alte tre metri , con seni enormi , con gambe vellutate, con lingue di serpe. Passeggiano tutti insieme nell’incanto di un canto che ci porta lontano mano in mano , all’amato o l’amata come anime in pena, un cane abbaia , un concerto di chitarre e violini sotto la fontana del gigante . Napoli : conchiglia che s’apre meravigliosa all’incanto dei giorni a voluttà e misteri leggermente inclinata verso la passeggiata che conduce lesta verso Mergellina, nell’ode di Orfeo , nell’ode di Orazio , Virgilio si getta dai scogli di via Caracciolo.

Città rosa , celeste che si rende forte del fatto nel canto , si bea, si mette poi nuda come le stelle, si sente regina dei cuori infranti , d’amori inverecondi di quel povero bambino che corre sul carroccio appresso ad un destino nell’alito di vento dopo una guerra puttana che annunzia una vita migliore.


Ogni cosa s’eguaglia nel morire, per vie laide nella sorte cercata che spinge questo cuore verso la fine . Sotto gli alberi frondosi dove gli omini e le donnine cercano il fresco in si lassi propositi in strette di mano, di pene durevoli o volti scolpiti di varie misure, si mesto rimango nell’ora proibita, esule io sono per terre straniere mi beo del denaro , poi mi faccio avanti mi decido a fargli la corte, mi tolgo la giacca ed il capello, rincorro la servetta fin sotto il baretto . Hai drizzato un arco nel mio cuore , dove passano mesti i ricordi di un tempo per immote scene ed altre episodi, bussa alla mia porta il giorno della verità .


Il profumo di mare m’invade l’animo , afflitto cammino , perduto nel canto che ride di me, mi dirigo verso la giostra dove i gendarmi a cavallo sorvegliano il via vai della gente . Il Vesuvio dietro torre del greco sopra Castellammare sembra un alcova ove le vergini soggiornano beata nelle loro fattezze , si mescolano all’ardore degli anni, afferrate alla mano calloso del prode guerriero , avvinte d’ amanti focosi e di storie mai concluse , ogni cosa è gonfio di speme , sgocciolano i cocomeri sul cristallo bruno della sera.


Il cuore dondola nel vento e nel canto si perde ancora come fosse un bambino come fosse un immagine sbiadita a largo del golfo va da solo a vele spiegate. Poi il sole sale verso Posillipo e li che mi desto incantato nel mio dolore di padre , di chi , di ritorno dalla guerra ha provato fame e miseria, il sapore di un pasto caldo , brodaglia che avanza colante come gocce di rugiada sui i fiori appassiti . Macchiate queste mani di sangue sono ad un passo dal capire ogni cosa sono nel sole di Posillipo ed impongo le mani sul capo cinto d’alloro, sono sull’ orlo e come un cantore antico mi denudo, ballo con la bellezza di una città ed il suo amore . Le isole galleggiano a largo trafitte dalle luci del sole, le sirene escono dalle acque si rituffano, rincorrono i marinai sulle barchette veloci. . Mi appoggio all’insegna della trattoria solitaria , sormontata di glicini azzurri e rosi. Sembra un paradiso ed una musica mi rapisce l’animo. Un bambino nudo, gioca con le farfalle, trascinato dalla fantasia del silenzio dei luoghi , rende meraviglioso ogni cosa , l’innocenza ha un viso , partorisce un figlio per ogni occasione , gravida tende la mano e beata , balla con il bimbo sopra il terrazzo fiorito in questo canto in questo andare , viaggiare in altri tempi e altri miti.



Tutto il tempo trascorso che ha corroso il mio essere , ed il mio ricordo timido sparuto, sentimento di un tempo che non ha più domani , ne mani , ne luoghi ove poter trascorrere una estate felice. Tutta la fragilità spirituale che attanaglia l’animo riposa sopra una nuvola spinta dal vento. La seguo la rincorro sono sopra di lei in pochi passi sono sotto i pini marini , intravedevo la città dormire nell’ode antiche, li vedo andare verso le spiagge invase di bagnanti, di banditi , di diritti , di storti di ciechi c’è chi ruba, chi si fuma la pipa , chi parla abbandonato da ogni male con la signora affianco sotto l’ombrellone nel solleone tutto mi sembra cosi chiaro , andare cantando altre vite , verso Marechiaro.



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