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Una storia di OrnellaStocco

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Agata e Solitudine

#ildono

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8 minuti

Pubblicato il 16 dicembre 2018 in Altro

Tags: #ildono

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- Ciao tesoro, io vado al lavoro, tu rimani ancora un po' sotto le coperte, la signora Luisa arriva tra un'oretta, fai la brava a scuola...poi questa sera quando torno si va dal dottore, ti ricordi vero?
Un bacio sulla fronte alla sua bimba e poi fuori inghiottita dal buio di una fredda mattina di dicembre.
Teresa ogni giorno si alza alle sei, prende un autobus, poi un altro, poi il pullman per essere al lavoro alle otto dove si fa risucchiare da un altro buio. Quello di una fabbrica.


Agata sapeva che aveva ancora del tempo per stare al caldo, sotto le coperte. Si girò dall'altra parte con addosso il profumo della mamma entrato assieme a lei nella piccola cameretta. Rimase sola. Sapeva di essere sola. La solitudine l'aveva conosciuta da subito, con lei aveva giocato, a lei aveva rivolto le sue prime parole, i suoi primi pensieri.
Si strinse nelle coperte e nell'abbraccio finto dell'orsetto Teddy .
Desiderava da tempo una sorellina, erano due anni che insistentemente la chiedeva a Babbo Natale. Si era consultata molte volte anche con "Solitudine" che però non le aveva ancora risposto.
- Agata, Babbo Natale non porta bambini veri, non tormentarti più con questa assurda richiesta!
Teresa sapeva di dare una delusione a sua figlia, non voleva che prolungasse quel desiderio ma non riusciva nemmeno a togliere quel brillio negli occhi di Agata quando esprimeva il suo infantile volere. I sogni dei bambini hanno tutto il diritto di essere compresi, anche se impossibili. Agata stava crescendo, probabilmente la magia della letterina a Babbo Natale sarebbe presto terminata e Teresa non se la sentiva di sminuire le aspettative della piccola. Agata rimaneva sola per lungo tempo, le sue giornate erano riempite dal miagolio di Artù e dalla sua amica silenziosa: Solitudine.


- Paola, l'anno scorso, ha chiesto a Babbo Natale un fratellino ed è stata accontentata, perché a me non dà retta? Perché non legge mai la mia letterina? - Protestava Agata quando la mamma cercava di farle capire che Babbo Natale non porta bambini veri. Al massimo le bambole!

-Agata, alzati, è ora di andare a scuola...
Il vocione della signora Luisa aveva il pregio di farla svegliare senza bisogno di essere richiamata. Per non correre il rischio di risentire quella specie di barrito sgusciò dal letto mentre Artù, terrorizzato e con la coda arruffata, andava a ripararsi sotto le coperte ancora calde della sua amata padroncina.

Ecco, adesso rifacciamo il letto, così, bene, brava Agata. Il pigiamino, lo sai che devi metterlo ben ripiegato sotto il cuscino. Sei una brava bambina Agata, e adesso metti le tue bambole sopra al letto con le teste appoggiate sul cuscino come fai tu quando dormi.
Solitudine, così va bene?


In fondo una sorellina l'aveva, si chiamava Solitudine.

- Rossella, Patrizia, Adele, voi rimanete qui ad aspettarmi e tu Artù non mangiare i capelli di Adele; adesso io vado a scuola e al mio ritorno vi voglio trovare qui ad aspettarmi.
Quest'anno a Babbo Natale chiederò un fratellino, magari quello ce l'ha. Così poi giochiamo tutti assieme!

- Agataaa il latte è prontooo...
-Arrivo signora Luisa!
Agata sapeva vestirsi in fretta. La signora Luisa, finita la colazione, l'accompagnava fuori dal cancello in attesa che arrivasse Paola, la sua compagna di classe che abitava al piano superiore. Per andare a scuola non c'era molta strada da fare. per un tratto era tutta diritta poi le due bambine dovevano attraversarla e percorrere un altro pezzo prima di fermarsi davanti a una casa tutta bianca con il giardino sempre in ordine e il portoncino verde con la ghirlanda natalizia appesa. Ogni mattina, alle otto meno un quarto, usciva un signore basso con una cartella di cuoio sotto il braccio destro.
- Buongiorno signorine!
- Buongiorno signor maestro!
- Questa mattina fa un po' freddo, ti sei coperta bene Agata? Con questa umidità ci si può prendere un bel raffreddore.
Agata aveva una piccola malformazione cardiaca che dalla nascita la obbligava a controlli medici periodici. Doveva stare sempre ben coperta e cercare di non prendere freddo.
Agata portava una sciarpa di lana fatta a ferri dalla mamma. La sciarpa e il berretto erano i "fratellini" come li chiamava lei, di un vecchio maglione di nonna Augusta. La nonna Augusta era morta quando Agata aveva cinque anni. Ora ne aveva dieci e forse era per questo motivo che dalla morte della nonna chiedeva una sorellina. L'avrebbe chiamata Augusta.
- Bambine questa mattina dobbiamo fare le prove di canto, mancano pochi giorni a Natale e abbiamo altre due canzoni da imparare.
Il maestro Amedeo era un grande appassionato di musica e canto, aveva istituito un coro con le classi di quarta e quinta che con orgoglio esibiva durante la recita di Natale.
Agata e Paola precedevano il maestro che le osservava commosso sapendo che quello sarebbe stato l'ultimo anno con loro. Il tempo della pensione era arrivato. Con esso anche un po' di tristezza. La casa del maestro Amedeo distava poche decine di metri dalla scuola elementare frequentata da Agata e Paola.
-Forza bambine in classe!
Al ritorno dalla scuola, le due inseparabili amiche, parlavano dei loro giochi, dei loro progetti e delle cose da chiedere a Babbo Natale.
-Sai Paola, quest'anno a Babbo Natale voglio chiedere un fratellino al posto di una sorellina, a te lo ha portato giusto? Magari lui trova solo maschi, forse per questo l’anno scorso mi ha regalato la solita bambola...
- Agata, è meglio se cambi regalo, mio fratello è una peste, da quando è arrivato non dorme più nessuno, se potessi lo ridarei indietro, molto meglio una bambola, la metti lì e non fa tante storie...
-Ma io ne ho già tante di bambole, voglio un fratellino vero!
I loro discorsi infantili facevano sì che la strada sembrasse più corta.
Appena dentro il portone del palazzo dove abitavano si dividevano.
-Ciao Paola, ci vediamo più tardi per i compiti.
-Ciao Agata a dopo...

-Ciao Artù, hai fatto compagnia alle mie bambole?
La tavola era apparecchiata e la pastasciutta fatta dalla signora Luisa emanava un buon profumo di ragù. Agata mangiava in fretta avanzando sempre qualche cosa per Artù, metteva il piatto e il bicchiere nel lavandino e poi dedicava un po' di attenzione alle sue bambole.
-Siete state brave? Adesso vi faccio il bagnetto, Artù portami il sapone!
Solitudine era sempre lì con lei.
I grandi occhi verdi di Artù incrociavano quelli profondi di Agata parlando un linguaggio che solo a loro due era concesso di capire.
Solitudine e Agata andavano d'accordo. Una parlava, l'altra ascoltava. A volte Agate pensava a Solitudine come a una bambina vissuta molti anni prima e che ora le faceva compagnia.

La mamma arrivava tardi. La mattina usciva che era buio e rientrava quando le luci della strada si accendevano.
-Agata, fai presto, preparati che il dottore ci aspetta...
-Va bene mamma, mi devo mettere anche la sciarpa?
- Sì Agata, lo sai che non devi prendere freddo e poi dobbiamo attendere l'autobus, dai su che altrimenti lo perdiamo!
Ogni volta che andavano dal dottore sua mamma e Luigi, così si chiamava il dottore, si parlavano fitto e lei non capiva mai cosa si dicessero. Il dottor Luigi con lei era sempre molto gentile, la faceva stendere su un lettino bianco, le accarezzava i suoi lunghi capelli, si metteva una cosa nelle orecchie e con un attrezzo freddissimo ascoltava il suo cuoricino.
-Sei una bambina bravissima!

Luigi sorrideva e lei avrebbe voluto un papà con un sorriso così.
Una volta aveva chiesto alla mamma perché lei un papà non lo aveva.
-Le mie compagne arrivano a scuola con i loro papà e mi guardano male quando dico che io un papà non ce l'ho...

Agata aveva fatto questa domanda anche a Solitudine ma Solitudine sapeva solo ascoltare. Non rispondeva mai. Questo ad Agata non piaceva molto. Ma a questa domanda così importante aveva risposto Teresa.
- Il tuo papà ci ha lasciate quando tu eri molto piccola. Agata, manca poco a Natale perché quest'anno non chiedi a Babbo Natale un nuovo regalo, magari un fidanzato per la mamma eh, che ne dici?
Agata sembrò interessata a questo nuovo argomento.
-Lo sai che i bambini veri non li porta Babbo Natale ma nascono dalle mamme...
-E dai papà, che io non ho...
-Potresti averne un'altro di papà...

La bambina guardò la mamma con gli occhi grandi e brillanti. Quel brillio che parlava più di ogni altra cosa. Un altro papà? Non ci aveva mai pensato.
-Va bene, chiederò un fidanzato per te ma se mi porta un'altra bambola non gli scriverò mai più!
- Sei una bambina speciale, sono sicura che Babbo Natale quest'anno ti accontenterà. Scommessina?
Quando la mamma diceva "scommessina" era un bellissimo segno.


Solitudine, hai sentito la mamma? Vuole un fidanzato, ma secondo te a cosa le serve un fidanzato?
Solitudine come al solito ascoltava. E non rispondeva.


Nevicava quel giorno. Un giorno speciale e atteso. Agata prese Artù e corse in salotto dove il giorno prima con la mamma aveva addobbato l'albero di Natale.
-Artù, secondo te sotto l'albero troverò una bambola?
Luigi e Teresa attendevano l'arrivo di Agata. Nei loro occhi un luccichio e tanta felicità nel vedere la bambina correre verso l'albero.
-Ma...ma...mamma, non c'è nemmeno una bambola! E...e il dottore perché è qui?

Agata era sorpresa e sconvolta per non avere trovato nulla sotto l'albero ma soprattutto per vedere seduto il dottor Luigi sul divano accanto alla mamma. E si tenevano la mano! Quasi si stava mettendo a piangere per la delusione e lo sbigottimento.

-Guarda bene Agata, vedi, appeso a quel ramo c'è un biglietto, sei in quinta elementare e sai leggere molto bene, quindi prendilo e leggi tesoro...


Cara Agata, ho terminato tutte le bambole e come ti dice sempre la mamma Babbo Natale non porta i bambini ma i fidanzati sì. Io non passerò più da te, tra qualche mese la tua mamma ti regalerà un fratellino e non sarai più sola. Solitudine è venuta con me, ora hai un nuovo papà, sarete una famiglia felice. Ciao.

Tanti saluti da Babbo Natale e da Solitudine.


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