scrivi

Una storia di DomenicoDeFerraro

Questa storia è presente nel magazine LA FILOSOFIA NAPOLITANA

PINUCCIO UNO DI NOI UN POETA

155 visualizzazioni

11 minuti

Pubblicato il 26 giugno 2019 in Poesia

0

DI DINO FERRARO






A volte i fatti della vita ed i suoi tragici eventi possono andare per lunghi periodi contro il volere divino, anche se Iddio, nella sua grande saggezza, ci ha lasciato il libero arbitrio, la vaga speranza di poter conquistare una nostra felicità , un amore ed oltre ogni mistero o reticenza annichilisce , trascendere in noi stessi in un processo di conoscenze effimere che ci conduce oltre ogni limite morale.


La città s’adagiava sulla costa , s’arrampicava sui dolorosi colli , quasi spingendosi verso il cielo, verso un luogo paradisiaco ove un idillico vivere bucolico senza tempo elevava i suoi abitanti dall’inferno in cui vivono, fino al sospirato posto di lavoro sito in paradiso, perseguito , cercato, raccomandato, rincorso intensamente per l’intera triste vita trascorsa.


Ora Pinuccio era un tipo assai strano lo confesso simpatico , non proprio stronzo , come poteva sembrare ma un giusta via di mezzo tra quel che si può essere a detta di tutti un cialtrone ed un cantante neomelodico ora per la diritta via andava , rimando ,rappando e di sua vita ne aveva fatto assai casini , imbrogli , immemore di glorie passate. Pinuccio narrava cosa gli passava per la testa di sua virtù fallace di ciò che il bicchiere mezzo pieno contiene di sua arroganza avanza ,parlava assi forbito e con sicumera esprimeva ciò che sentiva nel suo animo ed incontro il mondo ed oltre ogni luogo andasse, pizzerie , paninoteche , piazze e ristoranti declamava la sua triste storia di uomo e poeta delle gran glorie d’altri paesi egli decantava a viva voce la bella vita d'un tempo antico.


La sera scendeva ignuda ,mesta con i suoi affanni e le sue stelle i molti secoli , le mille promesse mai avverate , i mille viaggi fatti intorno al mondo in una realtà che affoga l’ardore di pochi in un bicchiere di vino , ingrata vita che spesso ti costringe a scendere a patti con chi stà in alto con una megera morte in cui l'uomo rassegnato nel suo misero destino, vive una vita difficile.


Così per vicoli in festa tra illuminare che fanno luce alla vita dei santi con la sua innocenza , Pinuccio giocava a mosca cieca , ingoiava una gioia popolare migrante in sfere spirituali che lasciano in se una profonda amarezza. Mezzo ad una vita , tra il cielo la terra , tetro vivere inerme, decantando versi infami di volgare fattezze che fedifraghi fuggono via dalle sue mani , dal suo trascendere idilli e moti dello spirito.


Tutto è nulla , ed anche la sua maschera di poeta , illusa esistenza , che sorride del caso, del non comprendere cosa vuol dire lo bello dire per rime e meretrice enigmi , cicatrici profonde sulla sua pelle mostrava agli occhi della gente e ragionando meco della sua colpa , di cosa egli rappresentasse si perdeva in vani ragionamenti senza capo ne coda . Per giunta ogni giorno che passava Pinuccio si rallegrava di cosa diventava , egli faceva il garzone dentro un bar dalla parte del mercato e per pochi spiccioli si cimentata nella nobile arte del barista mentre a sera, riposte le vesti di garzone , diveniva per sua gioia poeta demenziale.


La danza delle parole gli correvano lasse , picciole per la testa si tramutavano e fuggivano , imitando il bello dire di antichi lignaggi , sciorinando il suo dire astruso tra le dite del tempo , tetre visioni malvagie chimere che lo rendevano furioso gli facevano sbattere il muso sul sedere delle muse ove pretendevano corpo le sue intuizione. Pinuccio non perdeva mai tempo e si dava da fare a scrivere , vivere una vita infame sotto il giogo del padrone , di sua iniziativa preparava gran spettacoli che rendevano lieti gli spettatori con canzoni or poemi che echeggiavano memorie d'altri tempi. Pinuccio tirava a campare con quelle sue buffonate, la gente rideva e ne faceva eco il buon esito delle recensioni sulle pagine di diversi giornali.


Di Pinuccio i giornalisti elogiavano il suo bel dire in chiare lettere e del suo strambo rappresentare , l’esistenza che e diversa ed uguale per tutti gli uomini di questo mondo, neri, rossi, sporchi, ricchi, poveri , era osannato per la semplicità scenica ed i buffi vestiti che indossava le sue movenze da istrione eleganti e claunesche.

Una sera durante uno dei suoi spettacoli all'aperto Pinuccio fu colpito dalle fattezze di una fanciulla, provò a parlare con lei ad allacciare discorso e conquistarla , ma la fanciulla già innamorata di un altro uomo non prestò caso alle tante attenzione di Pinuccio che invitò a non importunarla e di stare alla larga da lei in quanto fidanzata. Apriti cielo lampi e tuoni nella mente di Pinuccio la gelosia si scatenò, animato di rabbia e con il sangue agli occhi volle conoscere il moroso della bella fanciulla.


Il fidanzato della bella fanciulla era alto due metri con muscoli d'acciaio e mascelle dure , mani enormi , Pinuccio non aveva speranza di poter vincere , ne di poter mettere a tappeto quel gigante duro come una pietra, alto come un monte , forte come un toro.

Ma Pinuccio come Davide contro Golia scagliò la sua fionda ed in poco tempo, stranamente il colosso colpito da una pietra in fronte, cadde all'indietro è quasi non si rialzò più , ci vollero tre infermieri ed un pompiere per trasportarlo in un autoambulanza che si diresse al Pellegrini per medicare le ferite. Pinuccio vincitore , voleva ora impalmare la sua bella, mostrato il suo coraggio, reclamò le sue grazie, la sua parte , ma fece male i conti poiché all’avvicinarsi alla bella, ebbe tanti sputi in faccia, schiaffi e pugni e vaffa che mai più dimenticare , potè per lungo tempo.


Pinuccio bastonato come un cane con la coda tra le gambe , prese a girovagare per strade solitarie e tenebrose gira , rigira vagabondo con un malloppo appeso in gola che sembrava un pallone tondo come il mondo , lesto come Maradona attaccato al suo pallone tra ilare risate ognuno scomparve durante il suo passaggio. Giunto al capo di Posillipo là veduto un gran strapiombo fece ammenda dei suoi peccati, dichiarate sue illusioni, debolezze d'uomo disposto a cambiare e non avendo più speranza di poter conquistare la sua bella ed altre donne, di poter far parte d un'antologia poetica , in maniche di camicia con fare assai atletico, spiccò il volo dalla cima della rocca , allargando le braccia come un angelo volò fino in paradiso a conoscere di persona Dante, Petrarca , Oscar Wilde , Bukowski, Pirandello e Pasolini.



Ora dopo tanto tempo dal suo trapasso il suo fantasma apparve in una notte di stelle lucenti graziose assai et splendide , lucenti come gli occhi di un gatto pronto ad afferrare il povero topo nella sua tana. Lo spettro di Pinuccio incominciò a tormentare un povero spazzino padre di dieci figli , che tutti evitavano di parlare con lui causa il suo brutto odore. Lo spazzino di nome Giovannino era un appassionato di filosofia ed amava leggere classici del pensieri antico e moderno . Si crogiolava di detti ed aforismi, di filosofie passate che in pochi comprendevano che per lui erano discorsi assai chiari , lucidi , semplici. Agli occhi di molti era un matto anche se il suo capo gli aveva offerto diverse volte un aumento di stipendio perché s’iscrivesse all’università e potesse conseguire quella sospirata laurea che lo avrebbe reso dottore in filosofia. Ma la vita è strana , spazza che ti passa i figli crescono, aumenta la famiglia, tanti guai, tante privazioni , rendono spesso un uomo duro a comprendere soluzioni intellettuali per chi ha tanto nei confronti , di chi ha troppo poco.


Una notte il povero Giovannino incominciò a sentire una strana voce nei suoi sogni , vedeva una strana figura assai buffa saltare e declamare versi , citare filosofi, ed annunciava una nuova era , un nuovo uomo su questa terra che avrebbe cambiato l’umanità. Giovannino in primo tempo ebbe un tantinello di paura , voleva svegliarsi da quel dormiveglia , scacciare quell’incubo che lo perseguitava cosi brandiva la scopa come una spada rincorreva Pinuccio salterino , meneghino che faceva sberleffi e scorreggie , doppi, tripli , salti mortali.


Oh signore cosa mi tocca vedere , chi sei malvagio demone ? strano mostro , malvagio buffone, esci fuori dai miei sogni. Cosa ti ho fatto di male, che mi perseguiti con le tue citazioni, i tuoi poemi strambi? Dammi pace fammi capire , cosa ho fatto di male.


Pinuccio abbuffato come un pallone, rosso in viso, tal da sembrare un gatto sornione, sguainava il suo sorriso e replicava dicendo: Non mi conosci e vero sono stato assegnato dal grande Socrate in persona a farti da guida in modo da farti giungere ad una conoscenza assoluta.


Ma tu cosa farfugli Socrate , dove lo hai incontrato tu a Socrate? egli ti manda da me ad ammaestrarmi sulla filosofia? Mi sembra una follia ed il folle peggiore che abbia mai visto in vita mia, sei proprio tu folle menestrello dei miei stivali .


Non giudicarmi prima ancora di non avermi conosciuto. Triste, esprimere giudizi vani su persone che non condividono la propria fede o la propria ragione, il mondo e fatto di tanta gente buffa come me, ma io uomo non son più e mi dicono d’essere, ora uno spettro, un fantasma un anima inquieta che cerca la sua pace attraverso il limbo, ed in questa vana ricerca ho intravisto te che sognavi di essere qualcuno , proprio come me un tempo in vita . Ho rincorso sogni e glorie , vani amori mai raccolti, baci e carezze che sono fuggite via con il vento degli anni.


Mi dispiace non poterti abbracciare o guardarti in viso bene in questo mio dormiveglia tu vaga immagine m’appari quasi sbiadita, figlia forse d’un incubo, d’un amore crudele che ha ucciso desideri e speranze. Vorrei sedere con te per poco e aiutarti a capire . E poi dov’è Socrate ? Aristotele , Hegel o Kant che io amai tanto a lungo nei miei studi. Lessi tante pagine di quella brava gente che in cuor mio , mi convinsero a cambiare modo d’intendere e volere. Oh che bello sarebbe sè il grande Socrate t’avesse mandato a me ad annunziare tempi migliori , io baluardo , fiamma orfica che brucia le sue passione nel braciere della filosofia. Vanagloria e tu mi tenti in errore , io so chi tu sei , un povero diavolo che prova a punzecchiare noi dannati , che li spinge la nel fuoco ed arsi noi dalle fiamme della mesta sapienza brucio , ed imploro perdono per il mio ardire alle somme vette del sapere divino.


Ti sbagli Giovannino, io son qui a guidarti come Virgilio guidò , Dante per i gironi infernali , fino al paradiso in cerca di quel l’ amore che appaga ogni senso ed ogni mente , che scaccia ogni paura dal cuore. Non aver paura lasciati andare che ti conduco alla somma saggezza.


La vita è strana , strano incontrare un buffo folletto nei propri sogni , strano sognare ad occhi aperti una realtà diversa , un mondo migliore ? ed i nostri sogni son scintille di quella fiamma che brucia nel bracieri degli dei . I nostri sogni son fragili come le parole al vento che corrono lontane , tanto lontane che poi li vedi ed intravedi in altri sogni , in altri intendimenti in quel moto dello spirito che persegue giustizia ed onore.


Giovannino non si faceva capace e si rivoltava ogni notte nel letto , non riusciva a dormire a trovare un luogo , una porta per uscire da quel ridicolo fastidioso incubo che ogni notte aveva. Incontrare poi Pinuccio che gli voleva ad ogni costo decantare i suoi versi che sarebbero stati d’ispirazione alla sua futura filosofia. Dottrina sociale politica , etica che avrebbe condotte le masse indigenti verso una nuova società , verso una salvezza universale .

Se da una parte quel desiderio di giungere ad una somma conoscenza lo tentava assai, Giovannino pensava al momento che si fosse svegliato da quell’incubo terribile che lo perseguitava e lo conduceva nelle alte sfere del sapere.


Un povero spazzino , senza gli occhi per piangere , con pochi soldi per vivere, divenire tutto ad un tratto un filosofo pari a Croce , Vico , Nietzsche, Schopenhauer Hegel, Locke e tanti altri miti pensatori che avevano provato a cambiare il modo di pensare degli uomini , delle masse a sollevare l’angusta società a trascinare gli ultimi a quei posti ove seggono solo gli aristocratici , i borghesi, chi dice di aver avuto ogni cosa della vita.


Sembrava incredibile, cosa gli capitasse, uno strano sogno, uno strano incubo che gli tormentava l’animo , lo faceva arrabbiare e vaneggiare in amene speranze, poi a cosa sarebbe servito capire, riuscire a risolvere un male che attanaglia l’animo di chi vive in perdizioni e lassi costumi. La vita scorre muta le nostre intenzioni così Giovannino si svegliò un bel mattino e tornò a spazzare per terra, come aveva sempre fatto , non volle più leggere libri di filosofia, dopo quei incubi . Ma Pinuccio continuava a tormentarlo con le sue poesie , cosi una notte invece di fargli la solita predica Giovannino gli chiese di dargli tre , quattro numeri buoni da giocare al banco lotto, anche per essere ripagato dai tanti tormenti che il demone Pinuccio ogni notte gli infliggeva.


Fortuna volle che i numeri uscissero sulla ruota di Bari e Giovannino padre di dieci figli , tutto ad un tratto si ritrovò ricco sfondato, tanto ricco che poté prendersi una laurea in lettere e filosofia , comprare una casa grande , come un castello là sulla rocca tufacea che domina a strapiombo il mare partenopeo dove Pinuccio si gettò allargando le braccia per divenire un angelo, un demone , una piccola storia poetica di nostra vita.









Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×