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Una storia di Brividogiallo

Questa storia è presente nel magazine Vari volti dell'amore

Una visita dall'altro mondo- Storia vera

“Non siamo soli. Le stelle non saranno più le stesse di prima, per noi.”

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5 minuti

Pubblicato il 20 gennaio 2021 in Avventura

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Voglio raccontarvi una storia che ho condiviso con tre sole persone nella mia vita, mio figlio, il mio ex marito ed il mio attuale compagno. Questo perché sono le uniche persone che hanno avuto modo di conoscermi bene e sanno che non sono una pazza o una visionaria, né che racconti cose simili, al solo scopo di attirare l'attenzione.

La condivido su questo sito perché non avrò davanti facce che mi guardano e si capisce che pensano "Ecco la solita cazzara", o facce ironiche o, peggio, divertite come se stessi raccontando una barzelletta.

Questo breve preambolo era necessario per far capire che non state per leggere una "storia" ma un fatto realmente accaduto. A me.


Era l'inverno del 1993. Io ero fidanzata con un ragazzo e, insieme a dei suoi amici, decidemmo di andare a fare una gita sulla neve a Monte Livata.

Uno dei ragazzi aveva un furgone Ford Transit da 9 posti quindi facemmo il viaggio con un'unica vettura.

Passammo una bella giornata sulla neve. Chi, come me sciava, chi si era portato lo slittino, chi non sapendo sciare e non avendo slittini, si divertiva a scivolare giù su grossi sacchi neri della nettezza urbana.

Fu comunque uno spasso e quando il sole cominciò a tramontare, decidemmo di restare ancora.

Il mio ragazzo, sfrontato come pochi, andò al ristorante di un albergo e riuscì a farsi vendere delle salsicce e delle bottiglie di birra.

Mentre i rami secchi che avevamo rimediato per fare il fuoco, bruciavano fino a diventar brace, ci intrattenemmo con una chitarra a cantare vecchi successi degli anni "70.

Mangiammo con gusto e risalimmo sul furgone per tornare a Roma.

Eravamo euforici, allegri e spensierati come lo si può essere a vent'anni, felici di aver passato insieme una splendida giornata.

Per tornare a Roma, da Monte Livata, si devono fare circa quindici chilometri di strada di montagna, tutta curve e tornanti, per lunghi tratti in mezzo a boschi, prima di arrivare a Subiaco.

Dietro una curva, che si trovava in mezzo ad una fitta boscaglia, vedemmo una lunga fila di macchine parcheggiata sul bordo della strada e decine di persone di tutte le età, ferme sul ciglio con lo sguardo rivolto verso l'alto.

Immediatamente capimmo il perché.

Poco sopra la nostra testa, ad un'altezza che poteva essere al massimo di venti metri, per intenderci un palazzo di sei piani, c'era la cosa più assurda, sconcertante, affascinante che si potesse immaginare.

Un disco metallico, con delle luci tonde e arancioni poste sulla parte sottostante del velivolo, era fermo sopra di noi.

Ne potevamo vedere i dettagli, le borchie di quelli che dovevano essere dei fari, il colore azzurro-grigio del mezzo, altre luci di minori dimensioni sulla circonferenza ed era immobile.

Per dare un'idea di come fosse sono riuscita a trovare una riproduzione, fatta con un computer, che rappresenta un disco molto simile a quello che vedemmo noi.

La cosa che ci sorprendeva maggiormente era il fatto che quel mezzo volante, pur essendo a motori accesi, dal momento che era sospeso a mezz'aria, non emetteva alcun suono.

E neppure tutte le persone presenti parlavano. Ci si sarebbe aspettati una reazione di panico collettivo, invece avvenne il contrario, tutti noi fummo presi da una sorta di affascinamento collettivo o forse qualcosa di più.

Nessun tipo di paura, nemmeno tra i bambini, nessun timore riverenziale né soggezione psicologica.

Non posso dire cosa albergava negli animi delle altre persone ma nel mio, al posto dell'allegria che avevo vissuto fino a quel momento, subentrò un profondo senso di pace e tranquillità ed un'attrazione verso quell'oggetto ma soprattutto verso coloro che dovevano essere all'interno.

Sperai con tutto il cuore che, in qualche modo, trovasse un posto dove atterrare , sentivo il desiderio profondo di avere un contatto diretto.

Invece tutto accadde in meno di un secondo, un'istante, non di più e quel disco era sparito, come inghiottito dal buio di quella notte senza luna, come se improvvisamente un velo nero, impenetrabile, si fosse frapposto tra lui e noi.

Rimasi profondamente delusa e come me, credo anche molte delle persone presenti.

Continuammo a fissare il cielo nero e vuoto e quando i nostri occhi si furono riabituati all'oscurità, in lontananza, davanti a noi, vedemmo un piccolo puntino rosso che si muoveva in modo non lineare , come se nel buio del cielo tracciasse linee in verticale, orizzontale, obliquo, senza alcun apparente senso.

Rientrati nel furgone dopo esserci chiesti se davvero avessimo visto da vicino un UFO, ci raccontammo le nostre impressioni e tutte coincidevano. Nessuna paura, solo un senso di pace.

Devo aggiungere che, fino ad allora, ho sempre provato un senso di profonda inquietudine quando qualcuno parlava di extraterrestri, ne avevo paura e per questo, forse, dicevo di negarne l'esistenza.


Diversi anni dopo, per puro caso, leggendo su un rotocalco un'intervista che parlava di UFO, vidi la fotografia di un disco volante avvistato alcuni mesi prima che era identico a quello che avevamo visto. Lessi che l'intervistato era il più accreditato ufologo italiano e che si chiamava Eufemio Del Buono. Mi misi in moto per cercare di riuscire a contattarlo ma sembrava maledettamente difficile, feci anche molti appostamenti al bar Zodiaco, il luogo più alto di Roma che lui eresse per le sue osservazioni, trattandosi di un punto strategico. Non ci riuscii mai e nel 2008 si spense, spegnendo anche tutte le mie speranze di potergli raccontare anche la mia esperienza.

Mi sento una privilegiata, perché non sono molte le persone nel mondo che possono raccontare di aver visto un disco volante a così breve distanza ed ancora mi chiedo perché proprio a me questo privilegio che mi arreca orgoglio ma anche frustrazione, perché per molti, per troppi, l'esistenza di altri mondi abitati è solo una fiaba moderna.




Cinzia Baldasserini



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