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Una storia di Paolagagliano

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Selvaggio come un fiore

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2 minuti

Pubblicato il 25 settembre 2018 in Spiritualità

Tags: #attimi #fiore #lavoro #vesuvio

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“Hai studiato tanti anni per andare a coltivare pomodori?”

Era questa la domanda che più o meno gli veniva posta 2/3 volte al giorno. Nel farla si alternavano il padre e la madre, qualche volta anche lo zio che abitava al piano di sotto.

Il punto è che Marco aveva studiato agraria all’università di Napoli, e dopo gli studi, parenti e amici dei suoi genitori si erano impegnati per trovargli un posto da qualche “conoscente” per farlo lavorare.

Trovare lavoro a Napoli non era facile in quel periodo, perciò se si conosceva qualcuno, non c’era niente di male a proporlo. Soprattutto se si trattava di uno bravo. A volte si raccomandavano anche persone non proprio preparate, ma non era il caso Marco.

Forse in un altro momento della sua vita Marco avrebbe accettato, in fondo non erano lavori cattivi, anzi. Lavori d’ufficio, stipendi garantiti a fine mese. Il punto è che Marco era cambiato, o forse era sempre stato così non lo dava a vedere.

Il punto di svolta, almeno così mi disse un giorno, fu in una visita che fece sul Vesuvio. Il professore Sartori era sceso da Trento di proposito sul Vesuvio per vedere quelle specie di fiori rarissima.

Marco ne aveva sentito parlare, ma l’incontro col professore lo illuminò.

“Quel fiore giallastro si chiama ginestra e ha ispirato pittori e poeti. Giacomo Leopardi ha scritto una poesia bellissima a riguardo”.


Dove tu siedi, o fior gentile, e quasi
I danni altrui commiserando, al cielo
Di dolcissimo odor mandi un profumo,
Che il deserto consola. A queste piagge
Venga colui che d'esaltar con lode


La ginestra (o Il fiore del deserto) di Giacomo Leopardi



Oggi, come allora, la pianta è simbolo della resistenza e della specificità della natura, all'interno di un luogo al tempo stesso speciale, eppure decisamente impervio come il Vesuvio.

Spesso sono libri, film o canzoni a ispirare i cambiamenti della vita. La vita di Marco fu cambiata da quel fiore e dall’incontro con il professor Sartori.

Quel fiore, quel simbolo della vita che rinasce dopo l'eruzione, dopo l'anno zero prodotto da lava e fuoco, fu decisivo. Se quel fiore riusciva ad affermarsi, a far valere la sua forza, lo avrebbe fatto anche lui.

Fu quel fiore il complice per la nascita del suo nuovo lavoro.

Furono quei campi assolati ad ispirarlo. Il giallo del sole e delle ginestre, risplendeva nel rosso dei pomodori, quelli tipici della zona vesuviana.

Li avrebbe coltivati, raccolti e poi venduti. Pomodori biologici, quelli buoni da mangiare anche soli o da farci il sugo per la pasta.

Ora Marco vive in una casa vicino ai suoi campi. Passa la sua giornata a coltivare e selezionare pomodori. Di sera scrive poesie. Un giorno, forse, pubblicherà la sua raccolta dedicata a quello che lui chiama il suo “oro rosso”.

In qualche poesia c’è spazio anche per me, che ero con lui quel giorno con lui sul Vesuvio insieme al professor Sartori e che ora leggo le sue poesie al mattino di nascosto mentre lui è nei campi.


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