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Una storia di Raffaele

La fine del mondo in tre atti

Esodo

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4 minuti

Pubblicato il 31 gennaio 2020 in Fantascienza

Tags: #Fantascienza #Fantasy #Racconti

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Ciò che accadde in seguito fu rapido e caotico. L’Ambasciatrice scese dal podio in un vociare concitato. Sotto la scorta del suo Portavoce, che comunque non mostrò alcuna arma di difesa, risalì sulla sfera facendo i pochi passi che la separavano dall’UFO senza fretta. Nessuno tentò di fermarli, né a voce, né con azioni concrete. Solo quando la sfera silenziosamente come era atterrata risalì in cielo scomparendo tra le nubi qualcuno gridò “Fermateli!”. Ma era inutile.

I minuti successivi scatenarono il panico. I civili presenti e quelli che avevano assistito al breve discorso dalle loro case cominciarono a fuggire premendo sui livelli più bassi degli agglomerati urbani. Allo stesso modo, sulla Luna e su Marte, si verificarono simili avvenimenti sebbene nei loro confronti non fosse stata manifestata alcuna chiara minaccia.

Irrazionalmente, le popolazioni pensarono di rintanarsi più in profondità per scampare ad un pericolo che non era stato definito o reso concreto, ma solo vagamente concepito sotto forma di un ultimatum.

Quando fu evidente che non era possibile nascondersi, molti civili si arresero cominciando tuttavia a pressare i propri governanti affinché organizzassero l’evacuazione del pianeta Terra. Sulle colonie, di contro, l’irrazionale panico iniziale si trasformò presto nella consapevolezza che il pericolo, nel loro caso, non era affatto una guerra con gli alieni, ma l’immigrazione incontrollata di miliardi di terrestri.

Così, a tre ore dall'ultimatum dell’Ambasciatrice, nelle tre città stato del sistema solare le proteste e le manifestazioni di massa aveva preso un’autonoma e definitiva forma: su Luna Nuova e Ares si cominciò a premere sull’elite al potere affinché non arrivassero nuovi migranti da Unica, in quest’ultima, la maggioranza della popolazione voleva emigrare sulle colonie.

A far fronte unico per una reazione e una possibile difesa, prevedendo diversi scenari, furono i soli organi militari di difesa terrestre, gli unici a ipotizzare sin dall'inizio un conflitto armato con una specie aliena sconosciuta.

“Non sappiamo quanti siano i nostri nemici e di che armi dispongano” esordì il capo della difesa terrestre in una riunione d’urgenza a cui parteciparono tutti i vertici miliari e i rappresentati governativi di Terra Nuova, “Conosciamo però i nostri armamenti e le nostre possibilità di difesa. Quel che è certo è che non potremo contare su Luna Nuova o Ares” aggiunse con una tono di disprezzo.

“Sono in contatto con i rispettivi Presidenti” disse il Presidente di Unica, ma dalla sua voce risultò chiaro che il suo fosse più un tentativo di manifestare la propria presenza che un reale contributo alla soluzione del problema.

“Con tutto il rispetto, signor Presidente” continuò imperterrito il militare, “Non credo che ci manderanno mai rinforzi dalle colonie. Riceviamo rapporti continui e la situazione è già cambiata: non ci vogliono lassù”.

L’altro annuì gravemente.

“Perciò, visto come stanno le cose, vengo direttamente al punto: arretriamo o avanziamo?”.

“Ma è impazzito!” urlò uno dei rappresentai governativi alzandosi in piedi.

L’uomo, abbastanza grasso da essere prossimo ad un infarto, sbraitava spruzzando saliva dagli angoli della bocca.

“Non c’è nulla da decidere! Sono entrati nei nostri confini senza che ce ne accorgessimo e sono andati via quando hanno voluto. Per quanto ne sappiamo quella maledetta sfera potrebbe bastare ad annientarci tutti!

Sono secoli che non c’è un conflitto su questo pianeta e non abbiamo fatto nulla per potenziare i nostri armamenti. Al contrario!

Le armi che ci sono rimaste le usiamo per tenere a bada straccioni e pezzenti che chiedono continuamente cibo o acqua!”.

“Quindi, signore?” insistette il militare freddo, “Ci faremo cacciare a pedate senza combattere?”

“Ma mi ascolta quando parlo!” urlò l’altro sempre più paonazzo dalla rabbia, “Non abbiamo altra scelta che accettare le loro condizioni!”.

“E come conti di spostare otto miliardi di persone?” chiese in un sussurro il presidente di Unica.


Sette giorni dopo, l’atmosfera terrestre si oscurò nella sua interezza generando una notte perpetua che atterrì ogni singolo abitante del pianeta, compresi i più audaci che fino a quel momento avevano supposto di combattere e morire, piuttosto che accettare quella cacciata ingloriosa dal pianeta.

Quando nel buio si formò un varco circolare fu evidente ad occhio nudo, cosa che non era stata possibile verificare precedentemente con alcuna strumentazione, come si fosse formata la coltre impenetrabile. Milioni, forse miliardi di sfere circolari avevano ammantato il globo terrestre circondandolo.

Il varco fu generato dall’UFO che riportò su suolo terrestre il Portavoce e l’Ambasciatrice. Atterrarono ancora una volta nella piazza principale di Unica, ma a riceverli non trovarono drappelli miliari in assetto da difesa o popolazione civile incuriosita.

Il Presidente di Unica, nel suo miglior abito, circondato da un esigua rappresentanza governativa, attese in silenzio l’avanzare delle due figure che si fermarono poco dopo davanti a lui.

“Avete preso una decisione?” chiese il Portavoce.

Il Presidente annuì.

“Quali sono le condizioni?”.

“Posso chiedervi prima una cosa?”.

L’alieno si voltò verso l’Ambasciatrice che annuì.

“Perché?” chiese senza tremore il Presidente di Unica, “A nome della popolazione di questo pianeta, perché ci fate questo?”.

Il Portavoce sorrise. “Siete dei parassiti”.

“Con quale diritto voi…” ribatté subito l’uomo, ma l’alieno lo interruppe con un gesto deciso della mano.

“Le condizioni. Null'altro…”.


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