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Una storia di LaraSavoia

La principessa delle conchiglie

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9 minuti

Pubblicato il 14 aprile 2020 in Fiabe

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Viveva negli abissi del mare una conchiglia. Non era una conchiglia qualsiasi, perché racchiudeva in sé la bellezza del creato. In essa si nascondevano regni, mari, foreste dagli alberi colorati e tutto quello che si possa immaginare di non esistente sulla terra ferma.
La regina di questo mondo era una donna dolce e buona e aveva una sola figlia. Perla, così si chiamava, aveva la carnagione ambrata e delicata, gli occhi del colore degli abissi, le labbra rosse come due ciliegie e i capelli scuri.
Finché era molto piccola, Perla viveva felice nel suo regno, ma, quando compì sette anni, cominciò a chiedersi come mai tutti i bambini della sua età avessero un papà e lei no.
Chiusa nella sua conchiglia non poteva immaginare che fuori esistesse un altro mondo così diverso dal suo. Più volte chiedeva a sua madre chi fosse suo padre, ma le risposte della regina erano sempre evasive.
Perla, quindi, si perdeva a osservare il cielo nelle lunghe notti calme della sua conchiglia. (Dovete sapere che lì non c’era mai il vento, proprio perché quel mondo era protetto dal mare che lo circondava. A volte qualche tempesta scuoteva la conchiglia e allora si sentivano dei ruggiti sinistri provenire dalle onde, perché il nicchio si spostava sul fondale, ma, come un pianeta nello spazio, non aveva né un tetto né un pavimento e gli abitanti, per quanto si muovessero, rimanevano sempre in piedi.)
Quando Perla festeggiò diciotto anni, la madre decise che era giunto il momento di farle sapere quali fossero le sue origini. Quindi le parlò della terra, delle montagne, dei lunghi fiumi, che la attraversavano, e di suo padre, il Grande Re.
«Piccola mia, siamo stati sposati solo un anno, dopo di che ho dovuto lasciare il mondo degli uomini per prendere il mio posto qui, come regina!»
La regina, inoltre, disse a Perla che, se avesse voluto, avrebbe potuto cercare il suo papà, ma allo scadere di un anno, sarebbe dovuta ritornare nella conchiglia, proprio come aveva fatto lei.

Il giorno tanto atteso arrivò. Perla si vestì come si conviene a una principessa. Una tiara di oro e perle le adornava i capelli e un abito bianco le fasciava il corpo.
Un calesse, trainato da dodici cavallucci marini, la condusse ai confini della conchiglia e le valve della stessa si aprirono agli abissi.
Perla risalì, insieme alla sua scorta, una delle fosse più profonde dell’oceano Indiano, per ritrovarsi al di là dello specchio d’acqua.
Lo spettacolo fu grande. In cielo si schiuse il firmamento. Tanti puntini bianchi lucenti, su uno sfondo blu scuro, facevano da cornice a un disco ancora più luminoso. Il lacchè le indicò la luna.
Perla si sentì per la prima volta felice. Quella malinconia, che aveva sempre fatto parte dei suoi giorni, l’abbandonò, per lasciare posto a una curiosità smisurata verso tutto quello che riusciva a scorgere.
A ogni sua domanda arrivava puntuale la risposta del lacchè: «Quelli sono alberi, quello è un viale, quelli sono ciottoli bianchi, che alla luce della luna risplendono».
Il calesse percorse molti chilometri, fino ad arrivare a un tratto di mondo senza alberi, ciottoli e viali. Era il deserto, una distesa di sabbia finissima che si sollevava, come una sottile tenda d’organza, dietro le ruote in corsa della carrozza.
Dopo aver attraversato oasi e dune, solcate dalle spire del vento, Perla arrivò alle porte di una città.
I cavallucci si fermarono a mezz’aria e il lacchè disse a Perla che sarebbe dovuta scendere per procedere da sola fino al palazzo reale.
La principessa ebbe paura di non essere riconosciuta dal padre, ma lui le rispose di non preoccuparsi: «Tu hai negli occhi il segno della figlia del Grande Re».
A queste parole, il paggetto scomparve, insieme alla sua scorta.
Perla, una volta sola, cercò di oltrepassare le mura di cinta della città.
Due guardie la bloccarono. «Chi sei?» chiesero.
«La figlia del Grande Re» rispose.
Le guardie la guardarono incuriosite. «Il Grande Re non ha figli.»
«Sì, invece. Sono Perla e mia madre è la Regina delle conchiglie.»
Le due sentinelle si guardarono e, siccome la ragazza si presentava, nel portamento e nell’abbigliamento, come una principessa, decisero di condurla dal re.
Il palazzo del Grande Re era d’oro. Ovunque splendevano porcellane, cristalli, diamanti e tutte le pietre preziose, che si possono immaginare, in uno sfavillio di colori senza eguali.
Perla si ritrovò al cospetto di suo padre.
«Tu sei mio padre, io sono Perla.»
A quelle parole, la principessa si emozionò così tanto che le lacrime le sgorgarono dagli occhi e ogni lacrima si trasformò in una perla.
Il re non ebbe più dubbi, perché solo la moglie, che lo aveva abbandonato più di diciotto anni prima, aveva la stessa caratteristica.
Perla venne accolta con tutti gli onori. I festeggiamenti durarono dieci giorni e, in quei dieci giorni, la principessa conobbe un principe, che s’innamorò perdutamente di lei.
Il principe Raj chiese al Grande Re il permesso di sposare Perla, un permesso che gli fu accordato con gioia.
Perla provava, per il principe Raj, sentimenti sinceri, ma nel profondo del cuore aveva un segreto che non poteva rivelare né al padre né al consorte: Da lì, a un anno, sarebbe stata costretta dalla madre e dai doveri di corte a ritornare nella sua conchiglia.
Cercò di dimenticare finché poté, ma, si sa, un anno passa in fretta e una sera, mentre la principessa osservava le stelle, un airone cenerino le si avvicinò, le accarezzò il volto e le lasciò un messaggio:

Tra pochi mesi potrai tornare
e la sposa del Re del Mare diventare.
Regina delle conchiglie è ricordare
che il mondo d’acqua devi amare.

Perla non aveva informato la madre che lei uno sposo già ce l’aveva ed era sempre più triste, perché non solo aveva mentito al principe Raj, ma anche ai suoi genitori.
Un giorno, il principe Raj le chiese perché sospirasse sempre così tanto, ma lei, sebbene avesse avuto più di un’occasione per parlargli di quello che l’angosciava, non se la sentì di dirgli che avrebbe dovuto lasciarlo.
Perla aspettava un bambino da poche settimane, quando all’arrivo della primavera il tintinnio di alcuni campanelli la riportò alla realtà. Fuori, in giardino, c’erano i dodici cavallucci marini che l’avevano accompagnata la prima volta, e lo stesso lacchè.
Le lacrime della principessa si trasformarono in perle, che si sparsero su tutto il pavimento della camera matrimoniale e del balcone, da cui dovette lasciare, come una ladra, il castello del suo sposo. Quando salì in carrozza non poté fare a meno di guardare la sua casa e di continuare a piangere per il dolore.
La reggia del suo sposo divenne lontana e le perle, candide nella notte, accompagnarono il suo tragitto fino al mare.
Il principe Raj si accorse della scomparsa di Perla e, vedendo le lacrime della sua amata sul pavimento, ne seguì le tracce fino in giardino. Dopo di che, ordinò ai suoi servi di sellare il suo cavallo.
Andò più veloce del vento, galoppò, per due giorni e per due notti, fino a che arrivò sulla battigia di una spiaggia lontana, dove le lacrime di Perla non si vedevano più, perché ingoiate dalle onde. Decise, così, di rifugiarsi in una grotta dalla forma di un’enorme conchiglia azzurra. Ricordò quello che gli aveva raccontato il padre sul passato del Grande Re e capì tutto.
Supplicò la Regina delle conchiglie, il Re del Mare e gli abitanti dell’oceano, affinché gli restituissero Perla, ma nessuno rispondeva alle sue richieste.
Intanto Perla si ritrovò al cospetto della madre. Le chiese perdono del suo comportamento e delle bugie che era stata costretta a raccontare, ma non poteva più vivere nel loro mondo, perché aveva uno sposo ad aspettarla sulla terra.
La madre le rispose come solo una regina può fare. Anche lei aveva avuto una bambina da un umano, ma questo non l’aveva mai allontanata dalle proprie responsabilità. Quella terra, senza una regina o un re, sarebbe stata distrutta dai regni vicini: il Regno dei coralli, il Regno delle sirene, il Regno dei tritoni, il Regno degli anemoni e tutti gli altri.
La regina le disse, inoltre, che era ben felice di sapere del nipote e che, anche se poteva tollerare che non sposasse il Re del Mare, non l’avrebbe mai perdonata, se fosse andata via.
I giorni passavano, i lamenti del principe Raj si perdevano nel vento e le lacrime di Perla, a causa di un dolore più grande della disperazione, un bel giorno non si trasformarono più in perle.
La notizia si sparse ovunque, dentro e fuori dal regno, preoccupando in maniera seria la regina.
«Come mai?» sussurravano in tanti, «alla regina non è mai accaduto».
«Siamo nelle mani del mare» dicevano altri.
Intanto, Perla perse anche se stessa. Se prima volava sui prati colorati del suo mondo, adesso le gambe le erano diventate talmente pesanti da riuscire a malapena a compiere qualche passo.
Piano piano si ammalò.
Principe Raj, dal canto suo, non si era più spostato dalla Grotta Azzurra, che aveva accolto le sue grida di disperazione. Infatti, la voragine naturale si era talmente impietosita da permettere all’eco delle sue parole di attraversare lo specchio d’acqua, le profonde fosse oceaniche, la barriera dei coralli, gli antri dei tritoni, le dimore delle sirene e lo scheletro delle imbarcazioni naufragate, per giungere nitida alle piccole orecchie di Perla.
Trascorsero molti mesi e nacque Azzurra. Perla volle chiamare sua figlia come la grotta, per ringraziarla di averle dato la possibilità, in tutto quel tempo, di ascoltare le parole del principe Raj.
Ogni cosa sembrava ormai segnata, ma accadde quello che nessuno avrebbe immaginato. La grotta, colpita da questo gesto di riconoscenza, a suo modo ringraziò Perla.
Inspirò profondamente, contrasse il più possibile le sue pietre, soffiò sull’oceano, rendendolo più rigido del ghiaccio, e propagò i lamenti di Principe Raj, fino ad assordare non solo gli abitanti della conchiglia, ma anche quelli di tutti i regni lontani e vicini.
L’oceano diventò un via vai di consiglieri, ambasciatori, capi delle forze dell’ordine marine che si riunivano per trovare una soluzione alla faccenda.
Il Re del Mare, non potendone più, convocò, alla fine, tutti i capi dei regni, tra cui la Regina delle conchiglie, a cui fu chiesto di lasciare che Perla e Azzurra raggiungessero la terra in cambio di un contratto di pace duratura.
Raj, Perla e Azzurra si abbracciarono all’alba, proprio mentre i primi tiepidi raggi del sole scioglievano il dolore della lunga notte appena trascorsa.
La Grotta azzurra, testimone di quanto sia disposto ad attendere l’amore, regalò, così, a tutte le conchiglie, il sussurro di chi si ama a chi le accosta semplicemente all’orecchio.


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