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Una storia di BrunoMagnolfi

Proprio oggi.

La mia ferita continua a sanguinare

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3 minuti

Pubblicato il 16 giugno 2020 in Avventura

Tags: #disagio #raccontobreve

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La mia ferita continua a sanguinare adesso, ed io non posso farci niente. Forse non avrei mai dovuto entrare in quel locale, perché potevo immaginare chi fossero i frequentatori di quel posto, e poi anche lasciarmi provocare in quella maniera avrebbe dovuto soltanto farmi sorridere, senza alcuna altra reazione; però non sono riuscito proprio a trattenermi, e quando quello che rimaneva lì davanti a me ha detto a voce alta che avrei dovuto soltanto tornarmene velocemente a casa mia, mi è sembrato di provare quasi un senso di soffocamento, come se tutte le cose brutte che mi sono state dette in questi trent’anni anni della mia vita, si raddensassero insieme, e gridassero dentro di me che non era giusto essere trattato in questo modo. Sono stato adottato quando non avevo neppure l’età per comprendere che cosa significasse, e per me avere qualcosa di diverso dagli altri non è mai stato un problema. Ed invece, qualcuno a turno, fin dal periodo della scuola, si è sempre preso la briga di ricordarmi quali erano le differenze che contavano, e di sorridere della mia presunta inferiorità.

Ho sfoderato le mani nude, mi sono difeso per quanto ho potuto, ho picchiato a casaccio davanti a me, senza neanche guardare, ad occhi chiusi praticamente, ed ho sentito le nocche rigide di chi mi stava scazzottando, forse neanche da solo, ma aiutato dai propri amici, quelli che sono subito accorsi a dargli appoggio. Mi sono accasciato quando ho provato una fitta dolorosa al braccio, e mi sono subito reso conto che doveva essere spuntato un coltello o qualcosa di quel genere per farmi uscire il sangue. Sangue rosso, caldo, uguale identico a quello che circola dentro a tutti gli altri, ho pensato, persino quelli che in quel momento mi stavano davanti e che in un attimo però si sono dileguati, subito dopo avermi spinto fuori dal locale e lasciato a soffrire sopra al marciapiede. Mi sono rialzato, ho messo un fazzoletto sopra la ferita, poi sono arrivato in questi giardinetti dove sotto ad una fontanella mi sono sciacquato la ferita, fortunatamente poco profonda.

Provo un dolore forte adesso, sia per il taglio nel muscolo del braccio, che per la maniera come mi è stato procurato: vigliaccamente, quasi con indifferenza, nel tentativo evidente di imprimermi un danno irreparabile, o qualcosa comunque di difficile da dimenticare; ma io dimenticherò, o meglio non denuncerò nessuno, non andrò neppure a farmi medicare, considerato che i sanitari mi porrebbero immediatamente delle domande, informando obbligatoriamente le autorità, e così sarei costretto a dar seguito a luoghi e contesti in cui si sono svolti tutti i fatti. Invece terrò tutto per me, è questa la maniera migliore per superare la voglia di vendetta che mi potrebbe prendere se solo mi lasciassi andare a dei pensieri bassi. Non importa penso, il sangue smetterà di uscire, tra poco riprenderò a respirare lentamente, con la calma necessaria, e sarò capace di ritrovare la serenità che mi ha sempre contraddistinto. Non ci sarà alcun seguito, perché non provo adesso nessuna voglia di ritrovarmi di nuovo davanti a quei tizi del locale; non per paura, non per evitare dei nuovi guai per me, quanto perché le loro facce sono proprio quelle di chiunque, perché chiunque poteva essere al posto di colui che mi ha ferito deliberatamente.

Devo stare più attento, da ora in avanti, tutto qua, e prestare più accortezza, evitando il più possibile certe persone, imparando a frequentare soltanto quegli individui che mostrano di avere la testa per apprezzare gli altri da cui sono circondati, indipendentemente dalle origini che hanno o dalla storia di vita che portano dentro, perché credo proprio che la violenza porti soltanto altra violenza, e soltanto interrompendo questo corto circuito si possa sperare di essere migliori. Anche se non potrò dimenticare mai ciò che mi è stato fatto oggi.


Bruno Magnolfi


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