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Una storia di FrancescoFrancica

Questa storia è presente nel magazine Musica & Parole

Polvere di Stelle

Lustrini, Paillette, Cocaina e Messaggi dal Cosmo.

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5 minuti

Pubblicato il 05 marzo 2020 in Recensioni

Tags: #Rock #storia

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Come si resta sulla scena musicale per quarant'anni di fila? Si potrebbe prendere un genere, approcciarsi in modo completamente anticonformistico e diventarne un'icona come fecero gli Stones con il blues, oppure puoi scegliere sposare uno stile alla moda cavalcarne l'onda del successo e diventarne il massimo esponente come i Pink Floyd con la Psichedelia o i Beach Boys con il Surf.

Oppure si può fare come fece David Bowie, al secolo David Robert Jones, nel 1972, ma devi nascere con la scintilla del genio. Lui uno stile se lo inventò, ci costruì intorno un modo fatto di storie, personaggi, alieni e dei, lo innalzò a fenomeno culturale di massa e proprio nel momento in cui brillava al massimo dello splendore lo spense per costruirne un'altro di altri colori, con altre storie e personaggi.

Tanto la fiamma che aveva appena spento fu destinata a lasciare cicatrici profonde nella storia della musica.

Non che non ci provò anche lui ad adottare degli stilemi di comprovata efficacia, iniziò col tentare la carriera del cantautore folk raccogliendo anche un discreto successo ma prevalentemente nel contesto della critica, l'omonimo album di esordio nel 1967 fu apprezzato dagli addetti ai lavori ma oggettivamente fu un fallimento dal punto di vista commerciale.

Già dal secondo album nel 1969 però mise in cantiere il progetto di ciò che sarebbe diventato il suo personalissimo marchio di fabbrica producendo la prima versione di Space Oddity, ripresa poi nella più famosa versione del 1973 con tutte le sfumature del Glam ma la chitarra a questo punto la impugnava Ziggy Stardust.

A dire tutta la verità il primo a inguainarsi in tutine di serpente tra piume di struzzo al collo e cilindri colorati in testa facendo mossette ambigue sul palco fu Marc Bolan, il cantante dei T Rex, ma si limitò a sfruttare la sua immagine di ex modello infilando una serie di successi commerciali che, seppur accattivanti, non erano certo all'altezza del genio musicale dell'amico David.

Bowie prese ispirazione da Bolan adottandone lo stile e portando il tutto all'eccesso: l'embrione di Ziggy Sturdast era pronto a venire alla luce rivoluzionando la scena rock.

Ingaggia Mick Ronson alla chitarra elettrica e agli arrangiamenti, Trevor Bolder al basso e Mick Woodmansey alla batteria e si inventa gli Spiders From Mars.

L'album The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars esce il 16 giugno del 1972 e si piazzerà al 35° posto nella lista dei 500 migliori album di sempre della rivista Rolling Stone. Bowie narra di un mondo sull'orlo dell'apocalisse in cui l'ultimo eroe è Ziggy Stardust, un ragazzo divenuto rock star grazie ad un aiuto extraterrestre finendo per adottare sulla Terra un ruolo messianico scambiando i messaggi alieni per rivelazioni spirituali.

Ziggy Sturdast on stage 1972
Ziggy Sturdast on stage 1972

La costruzione del personaggio è ben ragionata e rappresenta il connubio tra gli stereotipi della rock star.

Il nome è ispirato da una sartoria di Londra e da uno strampalato rappresentante dello psycobilly, il Legendary Stardus Cowboy, al secolo Norman Carl Odam, a cui rese omaggio anni dopo inserendo una cover del cantante in un suo album del 2002.

Il personaggio è un mix tra gli idoli di Bowie: lo stile nel vestire e la presenza scenica li prese dall'amico Bolan, la trasgressione mescolata e l'eccesso da Iggy Pop, il tocco ambiguo ed effeminato da Lou Reed, la follia dal mito passato di Vince Taylor, la versione angloamericana del belloccio stile Elvis, solo più patetico e perdente, un tipo che finì la sua modesta carriera musicale completamente scollato dalla realtà, con il cervello perso preda ai deliri dell'alcool e della droga, vestito di bianco convinto di essere il messia.

l'infatuazione di Bowie per Iggy aveva a che fare con il desiderio di inserirsi nella realtà rock che apparteneva a Iggy e che Bowie non avrebbe mai potuto vivere perché era solo uno studentello d'arte del sud di Londra, mentre Iggy proveniva dalla feccia di Detroit. David Bowie sapeva che non avrebbe mai potuto raggiungere la realtà nella quale Iggy era nato. Così pensò di comprarsela.

Leee Black Childers MainMan Company


L'album rappresenta la consacrazione del genio di Bowie al glam-rock, al proto-punk, all'opera rock che fa l'occhiolino al teatro, all'emozione dei crescendo che sono evocativi e coinvolgenti sì ma lasciano addosso una certa disperazione e malinconia: l'esuberanza della star idolatrata a messia che nasconde tra lustrini, paillette ed eccessi il male di vivere e la fragilità delle debolezze umane.

La quarta traccia del lato B, un po' nascosta in fondo all'opera, esplicita la storia di Ziggy Stardust e degli Spiders from Mars e rappresenta forse il nodo centrale dell'album dal punto di vista narrativo diventando un'icona rappresentativa della biografia musicale di Bowie.

Il riff di chitarra in ingresso è inconfondibilmente rock ma edulcorato dagli schiocchi di voce, gli "yeah" e dal il grido in crescendo di apertura che introduce un rock pop solo apparentemente melodico.

La chitarra distorta di Mick Ronson che - a detta dello stesso Bowie - ad ogni nota si straccia un pezzo di anima, sostiene insieme alla batteria di Mick Woodmansey e alla 12 corde acustica di David arrivano come un muro al ritornello facendoti ben capire che, nonostante le tutine colorate e il trucco pesante, questo è e resterà rock d'autore.

La chiusura è epica come un grido disperato a ricordare Ziggy e il suo divino modo di suonare la chitarra.

Il testo narra dell'ascesa di un un chitarrista mancino (Hendrix?) con una voce d'angelo e with God given ass (un culo divino? ... giuro, è davvero un verso del pezzo!) diventa il leader della band fino a illudersi di essere davvero un dio, facendo l'amore con il suo Ego (Jagger? Morrison?), uscendo di testa risucchiandosi la mente (Vince Taylor?) e costringendo i fan a farlo fuori.

Fine della Band.

Inizio del mito.


Probabilmente il resto della storia di Bowie inizia da qui, dopo The rise and fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars Bowie si inventò altri alter ego: Il Duca Bianco, Alladine Sane, Lazarus, ma nessuno arrivò mai ad eguagliare lo scintillante, avanguardista ed eclettico fascino di Ziggy.


Ziggy Stardust, sfarzoso assortimento di riff, hooks, melodramma e stile, è il culmine logico del glam.

Stephen Thomas Erlewine, AllMusic



The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars

Londra 16 Giugno 1972 - RCA Victor

David Bowie


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