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Una storia di Sepulzio

Questa storia è presente nel magazine Eulalia

Dichiarazione d'intenti

Eulalia - 001

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4 minuti

Pubblicato il 09 gennaio 2021 in Altro

Tags: #educazione #Eulalia #riflessioni #scuola

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Qualche tempo fa, c'è stato un politico italiano che ha deciso di esprimere una verità scomoda, una verità che non piace affatto all'attuale società del finto buonismo. La verità in questione è semplice: non è vero che ai ragazzi piaccia la scuola, intesa come luogo di cultura.


Certo, questa scomoda verità è stata espressa in maniera assolutamente indecorosa ed anche offensiva, su questo non si discute, ma il valore di veridicità non diminuisce a causa dei modi espressivi sbagliati.


Io sono stato ragazzo, e non mi interessava affatto andare a scuola per imparare.
Questo non significa affatto che non mi piacesse la cultura, infatti, sarebbe davvero ingenuo identificare la scuola con la cultura.


Quando piace, la scuola piace per i nostri compagni preferiti, per la socialità.
Quando piace, la scuola piace per la ragazza o il ragazzo del terzo banco che vorremmo baciare come fossimo in un tanto scadente quanto emozionante ed ormonalmente soddisfacente film adolescenziale.
Quando piace, la scuola piace perché quando ci andiamo, poi possiamo anche fare filone.


Di sicuro, la scuola NON piace a causa delle generazioni di professori che, per la maggior parte, si trovano a fare quel mestiere perché è un mestiere che porta al tanto agognato "posto fisso" e non perché motivati dal sacro fuoco dell'amore per la diffusione della cultura.
Di sicuro, la scuola NON piace per come le materie vengono insegnate da generazioni di professori che, per la maggior parte, sono ormai stanchi di combattere con un sistema demente (che sicuramente non ha tratto beneficio dalla demenza di molti degli individui che hanno contribuito e contribuiscono tuttora a determinare il sistema stesso) e quindi si arrendono ad un insegnamento statico, che ripropone la stessa ricetta anno dopo anno, come se ogni classe fosse uguale alla classe precedente ed alla classe futura, come se i singoli ragazzi e le loro predisposizioni non fossero abbastanza importanti da meritare un programma che si adatti a loro.


Infatti, l'idea che gira nei piani alti della scuola è che siano i ragazzi a doversi adattare alla metafisica giustezza dei programmi ministeriali.
Ditemi voi se questo pensiero non rappresenta una chiara ed inequivocabile ammissione d'incapacità intellettuale.


Se davvero si è interessati alla cultura, la scuola, quella in cui molti di noi già sono stati, non serve a molto. Quanti di voi laureati che nel 2020 hanno più di 30 anni ricordano cosa sia e cosa permette di descrivere la derivata di una funzione reale di variabile reale? Visto come si sottovaluta la crescita esponenziale della pandemia, e vista la miriade di negazionisti della vostra età in giro, mi viene da pensare che siano davvero in pochi a ricordare.


Questa non è demagogia, è la realtà.
La scuola italiana ha fallito miseramente.
Negli ultimi anni ha prodotto una massa di ignoranti.


Di quelli che in questi anni hanno davvero creduto nella scuola italiana come roccaforte della cultura, molti sono all'estero. Io non ho fatto altro che studiare nella mia vita. Non mi sono fermato al liceo, ho proseguito fino al conseguimento del dottorato in Fisica Teorica, ed ora, come ricercatore, non faccio altro che continuare a studiare.
Una volta ottenuto il dottorato, volevo poter rimanere in Italia, per cercare di restituire qualcosa di quello che avevo imparato e per cercare di essere di aiuto al sistema nazionale che mi ha cresciuto e che mi ha permesso di imparare.
Quello che invece è successo, è stato il rimanere quasi un anno senza stipendio, pur continuando a fare ricerca tutti i giorni (sabato e domenica compresi), fino a che non ho trovato un posto in Germania.
Qualcosa di simile è successo ad un numero spropositato di miei colleghi e conoscenti.
Questo perché, per la società italiana, la cultura è un valore di facciata.


Per l'attuale società italiana, la cultura è un valore che va difeso a spada tratta nelle trasmissioni di dibattito politico, nei comizi, nelle ospitate in televisione, nei talk show e sui social.
Quello che per la società italiana non si deve mai fare è considerare la cultura un valore per cui investire seriamente i soldi delle tasse, un valore per cui bisogna prima agire (e tanto) e poi, forse, parlare.

Questa pandemia deve essere un'occasione per ricostruire la scuola italiana.
Ricostruirla completamente, iniziando dal modo in cui noi cittadini di tutte le età interagiamo con la scuola e con la cultura in generale.

Per cui vi dico: ragazzi, non andate a scuola ora.


Rimanete a casa così da essere parte di quella che, per ora, è l'unica cura certa per questa pandemia.


Rimanete a casa per proteggere i vostri parenti più deboli.


Rimanete a casa perché voi siete abbastanza intelligenti da poter fare a meno di questa scuola.


Rimanete a casa e studiate.


Rimanete a casa e vedete quanti più documentari potete su YouTube.


Rimanete a casa e scrivete un romanzo.


Rimanete a casa e disegnate.


Rimanete a casa e leggete un migliaio di fumetti.


Rimanete a casa e leggete quanti più libri potete.


Rimanete a casa ed imparate a leggere le poesie ad alta voce.


Rimanete a casa ed imparate a suonare uno strumento musicale.


Rimanete a casa e mostrate a tutti quelli che sfruttano il vostro diritto alla cultura (e non alla scuola!!!) per fare propaganda che loro sono solo degli inutili stronzi di cui è necessario liberarsi al più presto.



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