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Una storia di IBonamiciFredducci

Questa storia è presente nel magazine STORIE INTERESSANTI

Balcony flirt

Il Covid-19, un terrazzino e...

270 visualizzazioni

8 minuti

Pubblicato il 09 aprile 2020 in Humor

Tags: #amore #covid #flirt #isolamento #lockdown

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Kiki era accucciata sulla poltrona che aveva sistemato nel suo terrazzino. Prima del Covid-19 non aveva mai considerato granché quel piccolo balcone: non che fosse un animale sociale, una festaiola o una grande girellona ma di certo, se aveva voglia di aria fresca, usciva a fare una passeggiata e non stava su quel grazioso ma minuscolo ballatoio a circa 30 metri di altezza dal suolo. Non ci stendeva nemmeno i panni, perché pensava che fosse antigienico esporli all’aria inquinata della città e il regalo più gradito dai suoi era stata una splendida asciugatrice.

Confinata obbligatoriamente nel suo lillipuziano bilocale dal lockdown e dall’isolamento dovuti al Coronavirus però, volente o nolente aveva rivalutato quel minuscolo spazio all’aria aperta e, dopo averlo pulito per bene e gettate via alcune cianfrusaglie parcheggiate lì “momentaneamente” da anni, ci aveva trasportato l’adorata poltrona che occupava 1/5 della zona giorno, e aveva scoperto quanto fosse piacevole scrivere col fedele laptop o leggere libri in terrazza. Dopocena si metteva gli auricolari e guardava serie tv su piattaforme in streaming o scaricate da posti assurdi, avvolta in un’enorme coperta di pile e fumando a diritto.

Anche in quel momento si trovava sul terrazzino, appollaiata sulla poltrona in una posizione abbastanza indescrivibile, a leggere. Il suo appartamento era pieno zeppo di libri e per questo si stava chiedendo come accidenti fosse finita a leggere un romanzo rosa di categoria infima, mentre la sigaretta si consumava lentamente, appoggiata sul posacenere-souvenir del Museo della DDR di Berlino.

-Di categoria infima e spaventosamente maschilista...- pensò la ragazza, visto che il succo della storia era il profondo innamoramento della giovane protagonista nei confronti di un Ufficiale Inglese che al massimo la considerava come un buon animale da letto o da cucina, e le peripezie che la poverina superava per andarlo a cercare dopo che era stato dato per disperso in guerra.

Arrivata all’addio dato da quello stucchevole personaggio principale ad un uomo onesto, gentile, coraggioso e profondamente innamorato di lei che l’aveva aiutata a superare diverse avventure in quel romanzo Kiki si incazzò davvero e borbottò tra sé e sé “Ok: abbandoniamo un uomo perfetto per continuare a cercare un rozzo idiota che da te pretende solo che tu le faccia da schiava! Ma chi l’ha scritta sta minchiata?????? E’ un libro del 1821????” e poi esclamò: -Ma vaffanculo! Vaffanculo davvero!!- e chiuse il libro, lasciandolo cadere sulle mattonelle di ceramica rossa del terrazzino.

Mentre prendeva la sigaretta sentì una voce maschile rispondere: -Parole sante, sorella!-

Si alzò di scatto dalla poltrona: il suo palazzo era circondato da altri casermoni in cemento armato, la cui altezza andava dai 10 piani del suo ai 15 di quello che si trovava proprio alla sua destra. Osservò le terrazze dell’altro edificio, che erano decisamente più spaziose della sua (anche perché il suo bilocale era stato ricavato dividendo in due un appartamento più grande, e frazionando anche la terrazza con un divisorio di vetro opacizzato) e al nono piano, ossia 3 metri più in alto, vide un ragazzo appoggiato alla ringhiera, che alzò una bottiglia di birra verso di lei in segno di augurio, bevendo un sorso alla sua salute.

Era a torso nudo e il tessuto verde che sigillava la ringhiera impediva di vedere cosa indossava sotto e se, effettivamente, indossasse qualcosa! Pelle ambrata, piuttosto alto, snello ma con due belle spalle e depilato, aveva i capelli abbastanza lunghi e portati legati con un curioso chignon. In linea d’aria si trovavano ad una decina di metri di distanza e poteva osservarlo per bene: i tratti del viso erano vagamente spigolosi, portava una barba incolta che gli dava quel fascino da “finto trascurato” o da “lievemente dannato” che tanto apprezzava. Avrebbe potuto avere una qualsiasi età tra i 30 ed i 40: era un trentenne che se li portava più o meno giustamente, o un quarantenne dalla “maturazione lenta”.

Kiki si chiese come mai non avesse mai visto quel gran bell’esemplare di maschio, visto e considerato che erano tutti chiusi in casa da un mese e, pur essendo una abituata a stare sulle sue e non dare confidenza, almeno di vista conosceva molti dei residenti dei condomini attigui. Il mercoledì precedente lei e 3 abitanti del palazzo del figo avevano improvvisato un “nomi, cose, città” a distanza dalle terrazze e uno dei partecipanti abitava proprio sotto all’abbronzato a torso nudo!!! Ricordò che quell’appartamento aveva avuto, fino a quel momento, le serrande sempre abbassate come se fosse abbandonato ed ipotizzò che l’inquilino si trovasse lontano per lavoro e, magari, fosse riuscito a rientrare in Italia ed in città con gran fatica e dopo mille peripezie dovute alla situazione dei voli ed alla chiusura delle frontiere.


Era vestita solo di un paio di pantaloncini corti e un top sportivo: la temperatura aveva raggiunto livelli praticamente estivi. Sapeva di non essere esattamente il prototipo della strafiga perfetta ma, nonostante qualche chilo di troppo, il suo viso dai tratti particolari (sua madre era greca, il padre Svedese), la folta e lunghissima chioma biondo cenere ed un seno da Oscar non le avevano mai fatto mancare estimatori ed estimatrici, ed era sempre stata piuttosto sicura di sé. Pensò che il bello e abbronzato le stesse di sicuro ammirando le tette e quindi inarcò la schiena e si mise petto in fuori, giustificata dal fatto che lui si trovasse più in alto e in quel modo lo avrebbe potuto vedere meglio.

Lui si presentò: -Ciao, io sono Alessandro-

Trovò la sua voce molto bella perché sicura, calda, matura: ritenne probabile che fosse un quarantenne che portava molto bene la sua età, piuttosto che un trentenne…

Rispose, dopo aver spento il mozzicone: -Piacere: io sono Kiki...-

“Voce calda” domandò: -Chichi? Come la moglie di Goku???- -No, con le “kappa”: è il diminutivo di Kikilia, che è un nome Hawaiano...Però è molto figo che tu abbia pensato subito a Dragonball!- -Sei una Nerd?- e lei, con un sorriso gigantesco: -Sì, ma potrei esserlo ancora di più!!- -Anche io: non si è mai abbastanza Nerd!!!-.

Il suo istinto le suggerì di urlargli cose come “Facciamo una maratona di Dragonball qui da me?” o “Aumentiamo il nostro livello di nerditudine allenandoci assieme?” e una grande varietà di altre frasi con allusioni più o meno velate, che la fecero ridere.

Si dette dell’idiota, convinta che lui l’avesse vista ridere da sola (la risata era fuori tempo rispetto all’ultima battuta del loro dialogo) e provò a spremere le meningi per tirar fuori qualcosa di interessante ed originale da dire (magari anche intelligente); ma lui la anticipò poiché rimasto colpito dal suo nome: -Come mai un nome Hawaiano? I tuoi genitori sono di lì?-

Tirò un sospiro di sollievo e prestò la massima attenzione nel rispondere, cercando di modulare la sua voce in modo che, nonostante stesse praticamente gridando per farsi sentire bene, non sconfinasse nella stridulità dannosa alle orecchie ed al sistema nervoso di ogni forma di vita nel raggio di un chilometro (la sua voce era acuta e potentissima e gli amici la chiamavano “Freccia Nera”, come il supereroe degli “Inumani” che può emettere devastanti onde sonore se apre bocca): -Mio padre è svedese e mia madre Greca; ma sono nata e cresciuta in questa città. Nel loro viaggio di nozze alle Hawaii la figlia del proprietario dell’albergo si chiamava Kikilia e il nome gli è rimasto in testa...- e si guardò istintivamente attorno, come per cercare danni strutturali agli edifici provocati dalla sua voce, o vedere se si erano affacciati a decine chiedendosi che cazzo fosse quello strano ed insopportabile rumore.

-Wow! Padre Svedese e madre Greca??? Ecco perché sei così bella: “la natura premia gli incroci tra le razze”!! Ma quindi sai un sacco di lingue??????-

Pensò, emozionata e un tantino eccitata: -Cazzo, mi ha fatto un complimento!!! Ha detto che sono bella! Ha detto “così bella”, per la precisione: significa che mi considera parecchio bella!!! E non ha nemmeno avuto sanguinamento dalle orecchie a causa della mia voce!!! Certo...quel “la natura premia gli incroci tra le razze” suonava un tantino male, ma sono convinta che non sia un suprematista… Gli piaccio!!!! Dai, cazzo: la svolta alla faccia del Covid!!!!!! Ora faccio la sfrontata e lo invito qui: al diavolo i convenevoli, il flirting e la distanza sociale! Io sono sanissima, lui mi sembra molto più sano di me, cazzo, abitiamo su due palazzi che si affacciano sullo stesso cortile e nessuno avrà qualcosa da ridire se sgattaiola dentro al mio portone!!! Sì sì sì, cazzo: lo faccio!!!!!-.

Tremendamente su di giri si alzò dalla poltrona e strillò verso quel terrazzo, senza badare a modulare la voce: -Senti, perché...-

Si interruppe e rimase di sasso per un paio di secondi, per poi mormorare “ma che cazzo succede?”.

La terrazza del figo era deserta e oltretutto si era alzata dalla poltrona, quando invece ricordava che stava dialogando con quel bel quarantenne abbronzato stando in piedi e mettendo in mostra le tette!!!!

La sigaretta ancora sul posacenere ed interamente composta di cenere ancora in forma compatta e cilindrica ed un piccolo rivolo di bava che si tolse con la mano dall’angolo destro della bocca le dettero la certezza che stesse effettivamente dormendo e sognando.

Constatò amaramente che in effetti uno splendido uomo che spunta all’improvviso in un appartamento che è abbandonato dal medioevo, è un nerd e ti dice che sei bella è una cosa che può accadere solo in un sogno.

Fissando la sigaretta e quindi dando le spalle alla visuale oltre il balcone gridò con tutta la rabbia e la delusione che aveva in corpo: -VAFFANCULO!!! VAFFANCULO DAVVERO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!-

-PAROLE SANTE, SORELLA...- rispose una voce alle sue spalle: si voltò e vide un gran bel ragazzo con i capelli legati in un curioso chignon, a torso nudo, snello, abbronzato e con due belle spalle larghe che alzò una bottiglia di birra verso di lei in segno di augurio, bevendo un sorso alla sua salute….


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