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Una storia di sugarkane

Questa storia è presente nel magazine Le canzoni fanno male

Una donna sola

Quella situazione le sembrava un salto nel passato al limite del paradosso (ispirato al brano "Una donna sola") #unastoriaunacanzone

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12 minuti

Pubblicato il 04 luglio 2019 in Storie d’amore

Tags: #amore #canzone #testo #unastoriaunacanzone #musica

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Era diretto all'unico luogo in cui sapeva di poter trovare conforto dopo essere uscito di casa come una furia e salito nell'auto parcheggiata in cortile. Pioveva a dirotto quella sera e di tanto in tanto il cielo veniva illuminato dai lampi. Dopo quindici minuti a cercare di uscire dal groviglio delle vie del centro, riuscì a svoltare a destra su un rettilineo che percorse fino ad arrivare ad un palazzo grigio con le finestre bianche. Parcheggiò la vettura accanto al marciapiede e guardò fuori dal finestrino del lato passeggero: al primo piano una portafinestra mostrava la luce accesa di un lampadario coperta dalla tenda, al di là di un balcone di ferro su cui campeggiavano una pianta di rhapis, un tavolino basso rotondo e due poltroncine di vimini. Erano passati diversi anni dall'ultima volta, rivedere anche solo dall'esterno quell'appartamento gli provocava un certo disagio: non sarebbe dovuto tornare, i problemi si risolvono diversamente, scappare per nascondersi dove un tempo si è stati bene non è corretto né maturo. All'improvviso, una figura femminile comparve per controllare da quale auto provenisse la luce dei fanali che si intravedeva dall'interno dell'appartamento: la donna scostò la tenda e si stupì nel riconoscere la Renault blu parcheggiata lì fuori, come si trattasse di un déjà-vu.

- Cosa ci fa adesso qui? - si domandò lei sorpresa. Tornata a sedersi sul divano di pelle appoggiato alla parete di fronte al televisore, con lo sguardo fisso sulla finestra. La luce dei fanali si spense e dopo qualche minuto il suono del citofono si unì a quello dei tuoni e della pioggia che scrosciava. La donna si affrettò ad aprire il cancello e la porta, rimanendo immobile sull'uscio in attesa di vederlo affiorare dalla rampa. Quella situazione le sembrava un salto nel passato al limite del paradosso: credeva di aver superato certe cose, invece ci stava ricadendo con tutte le scarpe e anche solo farlo salire dopo tutto quel tempo le sembrava un'assurdità - da cui, però, non si sarebbe mai tirata indietro.

L'uomo salì i gradini in tutta fretta, finché non arrivò al pianerottolo giusto e si fermò ad un passo dallo zerbino.

- Posso... Posso entrare?

- Perché sei qui? - lo interruppe lei, spostandosi per non lasciarlo sulla porta zuppo di pioggia. - È un porto di mare questa casa per te? - Dalla sua voce, oltre un primo tono di rimprovero, trapelava un certo piacere nel rivederlo attraversare il corridoio diretto verso la solita poltrona del salotto. - E non bagnare dappertutto, per favore!

L'uomo non rispose e si levò la giacca appoggiandola sul tavolo come se anche lui abitasse in quell'appartamento.

- Mi stai ascoltando? - ribatté nuovamente la donna nel tentativo di essere degnata di un po' d'attenzione.

- Abbiamo litigato... - disse lui rompendo il silenzio.

- Lo credo, se ti comporti in questo modo anche con lei.

Si voltò e la guardò stupito dal cinismo con cui lo stava trattando: non sembrava interessata alla sua vicenda, né ai motivi per cui fosse tornato. - Non prendermi per fesso!

- Tu ti rifai vivo dopo più di un anno e mezzo e il problema sono io? Non mi hai nemmeno salutata, non hai chiesto niente, non ti sei preoccupato di sapere se ci fosse qualcuno con me...

- C'è qualcuno con te?

- ... Marco, arriva al punto, per piacere.-

Un lampo rischiarò il cielo e venne seguito da un tuono che la convinse a spegnere le luci per evitare che la corrente saltasse, lasciando che soltanto il grande lampione in strada permettesse di vedere anche all'interno dell'abitazione. La donna alzò gli occhi al soffito lamentandosi per l'ennesima corsa ai ripari causata dal temporale e andò a sistemare la giacca del nuovo arrivato sul termosifone verticale del bagno. Tornata in salotto, lo trovò sulla poltrona ad aspettarla per raccontare tutto quello che era successo e il motivo per cui aveva deciso di tornare sui propri passi. Si sedette sul divano in silenzio e aspettò che l'uomo iniziasse a parlare.

- Ho deciso di venire qui da te - confessò un po' imbarazzato lui e in tono sommesso, - perché... perché ci sei tu, perché sento questo luogo più casa mia di dove in realtà abiti.

La donna lo ascoltava senza pronunciare una parola, distaccando ogni tanto lo sguardo dal suo viso per controllare che fuori avesse quanto meno iniziato a piovere meno violentemente.

- ... Abbiamo litigato perché sente ancora la tua presenza, come se fossi un fantasma che la tormenta. Non posso dire né fare nulla che subito si ingelosisce... Non è mai stata così ossessionata, ma da quando ha trovato una nostra foto dentro una scatola che tenevo nell'armadio è cambiato tutto!

- Ma come, tua moglie è gelosa di me e tu corri proprio qui? - gli domandò un po' indispettita.

- È una storia lunga, lo sai... - sbuffò lui cercando il modo di non dare troppe spiegazioni. - Malvina, se ti va bene è così, se non ti va bene...

- Quante volte ho già sentito questa frase!

Ad ascoltare quelle parole, la donna si rese conto che forse le erano mancate nel corso del tempo trascorso lontani, tanto da mettersi a ridere e avvicinarsi alla poltrona per sedersi sul poggia-braccio.

- Mi prendi in giro? - domandò Marco, ma lei lo tranquillizzò subito con tenerezza per evitare l'espandersi di altre polemiche. - Sei più strana del solito, Malvina..

- È da un anno e mezzo che non ci vediamo, il tuo solito è un po' datato ormai. Resta pure stasera, se vuoi dormire qui e rientrare domattina, oppure rimanere il tempo di calmarti e tornare a casa più tardi...

Era davvero più forte di lei: per quanto credesse di aver superato sentimenti, delusioni e frustrazione, rivederlo seduto sulla poltrona con il viso corrucciato di un bambino che cerca una soluzione ad un problema immensamente più grande le faceva riemergere tutto ciò che credeva ormai chiuso nel cassetto della memoria. Si stava accorgendo di esserne ancora innamorata e, con grande stupore, la cosa non la turbava più di tanto.

Lo guardava adesso appoggiata con la schiena allo stipite della porta del bagno, controllando che l'acqua che usciva dalla doccia non bagnasse fuori dalla vasca. Quei pochi metri che separavano l'auto parcheggiata dal portone gli erano bastati per inzupparsi di pioggia dalla testa ai piedi, un bel bagno per rimettersi in sesto lo meritava.

- Credo che dormirò qui... - affermò Marco con il tono di chi stava rispondendo ad una domanda che, in realtà, nessuno gli aveva posto e senza alzare lo sguardo dal pavimento di fronte alle proprie scarpe. - Spero tu abbia un pigiama da uomo da prestarmi.

- Ma certo, lo sai che ho tutto quello che ti serve. - ribatté lei. Le veniva spontaneo sorridere di quell'intera situazione che era la prova definitiva del detto "Il lupo perde il pelo ma non il vizio". - Verso dove dormirai, se posso sapere: - proseguì mentre chiudeva il rubinetto e si riavvicinava all'uomo per aiurarlo a togliersi la cravatta, - verso il muro o verso me?

Lui appoggiò tutti gli indumenti sul paravento vicino al termosifone per farli asciugare e, spogliato, entrò nell'acqua.

- Non ti dispiace se ti guardo? - gli chiese Malvina teneramente.

- Non avrebbe senso provare del pudore nei tuoi confronti... - la rassicurò. Era da così tanto tempo che non condividevano un momento di intimità come quello che quasi aveva scordato quanto dolce e rasserenante sapesse essere in situazioni del genere: si stava di nuovo prendendo cura di lui come faceva un anno e mezzi prima, cantava quel brano che le piaceva tanto e sembrava parlasse proprio di loro due...

- Perché sorridi? - gli domandò allegra interrompendo la canzone.

- ... È tutto così uguale a come l'ho lasciato e non ricordavo mi piacesse tanto.

Malvina sospirò e ricambiò il sorriso. Sembrava che tutto stesse tornando ad una normalità a cui non era più abituata ma della quale sentiva una grande mancanza. Gli passò una mano tra i capelli bagnati, si avvicinò ancora una volta a lui e gli diede un bacio sulla guancia per poi tornare in salotto.

Seduta sul divano, Malvina lo aspettò per una decina di minuti senza sapere cosa fare. Accese una delle lampade sul tavolino accanto al poggia-braccio, poi si alzò per asciugare il tavolo su cui era stata appoggiata la giacca fradicia e dopo un po' Marco uscì dal bagno in un pigiama azzurro qualche taglia più grande.

- Posso sapere di chi è questo? - le chiese indicando la casacca che anche con i bottoni chiusi sembrava sformata.

- Che ti importa?

- Vorrei sapere a chi sto rubando il pigiama stasera, sai com'è, potrei lasciarci il mio profumo...

- La persona che lo ha lasciato qui per fortuna non si è più fatta vedere e, a meno che non siano tutti come te, difficilmente verrà a bussare un'altra volta.

Il loro rapporto non era mai stato dei più consueti: era sempre stato al limite della clandestinità, amici e famigliari sapevano che esisteva per ciascuno una persona ma nessuno si sarebbe mai aspettato fossero proprio Malvina e Marco. Avevano imparato a parlare di tutto, senza vergogna né pudore, condividere gioie e preoccupazioni restando una accanto all'altro anche se in sordina. Sembrava una situazione perfetta, fin quando lui non aveva deciso di chiudere con un biglietto in cui le rivelava di voler iniziare una relazione vera, seria con un'altra persona che, dopo non moltissimi mesi, sarebbe poi diventata sua moglie. Al matrimonio era invitata anche Malvina, la quale, però, non si era sentita di prendere parte ad un'occasione del genere soltanto perché ufficialmente lei non era mai stata altro che un'amica. Aveva passato l'intera giornata a piangere, sfogando la frustrazione e la rabbia su qualsiasi cosa le fosse capitato tra le mani. Non le sarebbe importato sposarlo, ma almeno un minimo di considerazione in più evitando di organizzare una sceneggiata simile.

- Se ogni sera il trattamento è questo, potrei non voler ritornare a casa... - la stuzzicò Marco guardandola negli occhi, mentre si accomodava accanto a lei sul sofà.

- Tu sei matto!

- Ma come, io mi propongo per poterti tenere compagnia e non mi credi...!

- Aspettavo proprio l'arrivo di una dama di compagnia che venisse a salvarmi dalla noia. Meno male che esisti!

I due scoppiarono a ridere: il loro umorismo non divertiva nessun'altra persona, alcuni lo ritenevano incomprensibile; forse quel periodo passato a Londra ad assaporare l'atmosfera della beat generation lo aveva influenzato inesorabilmente.

Malvina guardò l'ora: il giorno dopo si sarebbe dovuta svegliare presto e si era fatto tardi. Si incamminò verso la camera ricordandogli che sarebbe potuto andare a dormire quando avrebbe preferito, di socchiudere la porta e di prendere lo scialle nero a fiori rossi nel caso avesse avuto freddo. - No... ti seguo, non voglio disturbarti dopo. - la interruppe Marco con in mano quello che avrebbe dovuto ripararlo di più dal freddo di quella notte piovosa. Spense la lampada e seguì l'amica: dall'ultima volta in cui era stato lì non era cambiata affatto quella camera, a differenza del periodo precedente in cui ogni settimana c'era qualcosa di nuovo e mancava qualcos'altro. Malvina si sedette sul letto e poi si buttò con la schiena sul materasso, mentre guardava lui attraversare la stanza e sdraiarsi lì al suo fianco. Sapevano che quell'intimità, quella vicinanza erano pericolose, ma l'incoscienza li aveva guidati in qualsiasi momento della loro vita e non si facevano quasi più problemi. L'uomo le spostò alcune ciocche di capelli dal viso e la baciò sulla fronte: probabilmente il suo arrivo l'aveva agitata, perché con le labbra si accorse che era più calda del normale.

- Domani sarà tutto come un tempo: - promise la donna passando una mano sugli occhi, - avrai il caffè con il miele e io mi siederò accanto a te...

Marco la guardò sorridendo e accarezzandole i capelli che cadevano morbidi sulle lenzuola. Chissà se sposare un'altra donna fosse stata la scelta migliore, di sicuro in quel momento avrebbe ringraziato l'esistenza del divorzio ma magari, dopo una bella dormita, la risposta sarebbe stata differente. Quello che contava, però, era che l'angoscia e il disagio di tutta una giornata stavano scemando.

- Mi amerai? - gli chiese Malvina.

- Domani mattina? Probabilmente.

- E adesso?

L'uomo rimase alcuni interminabili istanti in un silenzio alternato solo a qualche sospiro. Cosa intendeva davvero con quella domanda? Cosa avrebbe dovuto rispondere per non complicare la situazione?

- Non badare a quello che dico, - aggiunse lei, - non volevo metterti in imbarazzo. Sono contenta che tu abbia deciso di restare.

- Malvina, sarei un ipocrita se dicessi che in questo anno e mezzo non ti ho pensata nemmeno una volta, ma lo sarei anche se negassi che da mia moglie ho intenzione di tornare. È... È difficile...

- Perché vuoi tornare insieme a lei? - lo interruppe la donna alzando il busto e reggendosi con i gomiti sul materasso, - Perché? Dopo un litigio tu corri qui, non ti fai problemi a recuperare la nostra vecchia quotidianità in una sola sera, dormi nel mio stesso letto però metti già in chiaro che è solo per una volta. Che senso ha? Che divertimento provi ad illudermi così?

- Io non ti voglio illudere, voglio solo che la persona che mi è sempre stata vicina nei momenti belli come in quelli peggiori mi dia il sostegno di cui sento di avere bisogno.

Marco non le diede nemmeno il tempo di replicare che subito la baciò ed entrambi finirono con la schiena sul letto.

- Tu lo sai che io non ho mai smesso di amarti, neanche un minuto. - gli disse lei, slacciandogli i bottoni della casacca del pigiama. - Voglio correre questo rischio, a costo di stare male una volta che sarai andato via.

- Potremo rivederci di nuovo, riprendere da dove avevamo lasciato. - affermò Marco mentre la baciava. - Nessuno lo verrà a sapere.

Malvina sentì le lacrime riempirle gli occhi ma represse l'istinto di piangere con tutta se stessa: aspettava quel momento da troppo tempo, non poteva lasciarsi sopraffare dai sensi di colpa. Ci avrebbe pensato per il resto dei suoi giorno, rimuginando su pezzi di ricordi ed emozioni contrastanti.


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