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Una storia di Brividogiallo

La sindrome di Stoccolma

Metà vittime, metà complici, come tutto il mondo

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15 minuti

Pubblicato il 25 aprile 2021 in Thriller/Noir

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Arianna è arrivata davanti al cancello della sua villa e preme il telecomando perché si apra.

Ha passato una bella serata con gli amici dopo una giornata sui libri in vista del prossimo esame universitario ed ora si sente stanca, fuma una sigaretta e sogna già il suo comodo letto.

Un'ombra, alla sua sinistra, la fa voltare.

C'è un uomo e la sta guardando dal finestrino, ha una felpa col cappuccio alzato sulla testa che gli copre in parte il volto ma nell'oscurità non riesce a distinguere altro.

"Scendi!" dice l'uomo

Il cancello è ormai aperto e Arianna sta per ingranare la prima cercando di sfuggire a quello sconosciuto ma in quel momento sente un rumore sul finestrino.

È la canna di una pistola che picchietta sul vetro.

Vorrebbe sgommare per entrare nel cancello ma l'uomo potrebbe sparare da dietro e colpirla. Non ha scelta.

Abbassa il finestrino: "Chi sei e che vuoi?"

"Scendi dalla macchina e non succederà niente, non voglio ucciderti ma fa come ti dico."

Arianna prende la borsa, spegne il motore e scende dalla macchina.

Lui la prende per un braccio e, sempre puntandole la pistola, la fa salire su un'auto.

"Mi vuoi dire chi sei e cosa vuoi da me adesso?"

"Non lo hai ancora capito? Ho bisogno di soldi, di molti soldi e se tuo padre vuole riaverti me ne dovrà sganciare un bel po'."

"Un rapimento? È questo che stai facendo?"

"Esattamente. Però non ti agitare adesso, so per certo che tuo padre non esiterà a pagare e quindi nessuno si farà male. A parte il conto in banca di papà."

Ad Arianna sembra tutto pazzesco, stenta a credere che tutto questo stia accadendo realmente.

La sua famiglia è molto ricca ma non ha mai pensato che un giorno sarebbe arrivato qualcuno a rapirla e a chiedere un riscatto.

Percorrono una strada poco illuminata, di un quartiere residenziale dove a quell'ora non gira più nessuno e gridare sarebbe inutile, rischierebbe solo un colpo in testa col calcio della pistola.

Tentare di usare il cellulare è impensabile, è chiuso nella borsa, non ha nessuna possibilità di prenderlo senza che lui se ne accorga.

Come le avesse letto nel pensiero lui le dice :"Come vedi non ti ho legata, né imbavagliata. So che sei una ragazza intelligente e non proveresti a fare qualche inutile sciocchezza. Una decina di giorni e sarà tutto finito."

Arianna comincia ad agitarsi, non è ancora riuscita a vedere l'uomo in faccia, nell'abitacolo è quasi buio e il cappuccio della felpa copre il suo profilo ma dalla voce e dal fisico dovrebbe essere un uomo abbastanza giovane.

Paradossalmente non vede l'ora di arrivare a destinazione, ha bisogno di guardare quell'uomo in faccia per riuscire a farsi un'idea di che tipo di persona sia, se si tratta di uno squilibrato, di un delinquente comune o di un disperato.

"Dobbiamo andare lontano?"

"Abbastanza. Ti consiglio di rilassarti e farti un pisolino. Sono quasi le tre del mattino e sarai stanca."

"Un pisolino? Mi hai appena rapita e ti aspetti che mi metta tranquillamente a dormire!"

"Fa come vuoi, era solo un consiglio."

C'è qualcosa di strano in questo criminale, di inusuale.

A parte il fatto di averle puntato la pistola inizialmente, non c'è aggressività, violenza verbale in lui, anzi, cerca di rassicurarla piuttosto che intimorirla con minacce spaventose.

Non è agitato per quello che sta facendo, non c'è traccia di nervosismo in lui e anche la sua guida è tranquilla, come stessero facendo una passeggiata in macchina tra amici, se non fosse che guida tenendo la pistola in una mano.

"Se mio padre non paga, tu che farai? Mi ucciderai?"

"Pagherà, lo sai quanto me che lo farà." risponde con calma e sicurezza.

"Senti, se hai bisogno di soldi mio padre può farti assumere in una delle sue società, avrai uno stipendio fisso e una vita tranquilla. Così, invece, rischi almeno vent'anni di galera."

"Non è un lavoro da milletrecento euro al mese che voglio ma una grossa cifra in contanti e prima possibile."

"Inutile chiederti se posso chiamare a casa e tranquillizzarli dicendo loro che sto bene."

"Inutile. I rapporti con la tua famiglia sarò io a gestirli, dammi il cellulare."

Arianna prende dalla borsa il telefono e lo consegna all'uomo poi si appoggia sullo schienale del sedile e cerca di rilassarsi con le tecniche yoga che pratica abitualmente.


Arianna viene svegliata dalle luci violette e rosee dell'alba.

Apre gli occhi e si rende conto di non aver sognato, si trova ancora su quell'auto e l'uomo sta ancora guidando.

Guarda l'ora sul cruscotto della macchina, le cinque e venti.

Lei non si è mossa e l'uomo continua a guidare e a guardare fisso davanti a sé eppure si è accorto che si è svegliata.

"Vedo che alla fine mi hai dato retta. Siamo quasi arrivati." le dice lui con la solita calma.

Ma che razza di rapimento è mai questo? Lei che si addormenta tranquillamente nell'auto del suo rapitore, lui che le parla con calma e si prende cura di avvisarla che il viaggio è quasi finito, non si svolgono così i rapimenti, almeno quelli che ha sempre visto in televisione.

Gli guarda le mani e vede che non impugna neanche più la pistola.

Percorrono ancora una ventina di chilometri poi l'uomo volta per una stradina che porta nei campi e Arianna vede dei casolari in lontananza.

Dopo qualche centinaio di metri, l'uomo parcheggia l'auto davanti ad uno di quei casolari, prende la pistola dalla tasca dello sportello e scende.

Apre lo sportello di Arianna e, puntandole la pistola tra le scapole, la fa andare verso il portoncino della casa.

Entrano, c'è odore di muffa, qualche ragnatela penzola dal soffitto della stanza e un sottile strato di polvere ricopre i pochi mobili antiquati in puro stile contadino.

Sulla sinistra della stanza c'è una scala che scende e l'uomo la spinge verso di essa.

Arianna scende le scale e si ritrova in un angusto corridoio dove l'umidità trasuda dai muri in calce, arrivano davanti ad una robusta porta di legno che l'uomo apre.

"Tu starai qui."

Arianna si guarda intorno e vede che anche quell'ambiente è permeato dall'umidità che ha formato strati di muffa in vari punti delle pareti.

Sotto una finestra posta in alto, c'è un letto singolo dall'apparenza stranamente comoda e con una pesante coperta di lana a ricoprirlo, un comodino con una lampada e, sulla parete adiacente, un grande lavabo.

Arianna è sconcertata, quella camera spoglia e malsana è deprimente e non riesce ad immaginare il modo in cui passerà il suo tempo, ci sarà da impazzire.

"Tra non molto tornerò con degli abiti di ricambio e della biancheria. Ti porterò anche dei libri e delle riviste. Hai preferenze?"

"No, qualsiasi libro andrà bene." risponde Arianna con aria di sconforto.

"Ok a dopo."

"Aspetta! Come ti chiami?"

Finalmente ora lo ha di fronte anche se la luce che penetra dalla piccola finestra rende i contorni del suo viso un po' confusi.

È un giovane sui trentacinque anni, con i capelli lisci e neri, la guarda con calma e naturalezza e ad Arianna sembra un uomo come tanti altri, non riesce a vedere nulla di inquietante in lui, eppure è il suo carceriere, colui che l'ha portata via a forza dalla sua casa, dalla sua famiglia.

"Matteo." detto questo esce e chiude a chiave la porta.


Arianna è sdraiata sul letto ed aspetta il ritorno di Matteo e, nel frattempo, non può fare a meno di pensare quanto sia incredibile e paradossale questa situazione.

È vittima di un rapimento, un crimine tale per cui sarebbe logico provare odio e avversione nei confronti di quell'uomo eppure lui non le incute paura.

Piuttosto è la situazione di prigionia forzata a farle provare angoscia, il non sapere quanto durerà, quanto a lungo dovrà stare lontano dalla sua famiglia.

Assurdo! Pensa che, forse, lo shock per essere stata portata via forzatamente dai suoi affetti e dalla sua casa, le stia facendo perdere il senso della realtà, una forma di autodifesa per non soffrire troppo, per non crollare in preda al terrore.

Ha esaminato la stanza in ogni angolo, dal pavimento al soffitto, e non è riuscita a intravedere nessuna possibile via di fuga.

Sente la chiave girare nella serratura e sulla porta appare Matteo.

Ha il suo solito atteggiamento serio ma tranquillo e sotto un braccio ha un fascio di giornali e nell'altra mano una busta di plastica.

"Ti ho portato un po' di riviste di attualità e di gossip" dice lasciando cadere i giornali sul letto

"Poi sono andato in libreria e ti ho comprato dei libri di vario genere. Scegli tu quelli che preferisci."

"Grazie Matteo, sei stato gentile. Vorrei fare una doccia ora."

"Doccia? Credi di essere al Grand Hotel?" la prende per un braccio, la solleva dal letto e la porta davanti al lavandino "Qui hai tutto l'occorrente per lavarti. Sapone, shampoo, phon, spazzolino, dentifricio e due asciugamani puliti. Non sei in vacanza Arianna, ricordalo e tuo padre deve darmi cinque milioni di euro se ti vuole rivedere." l'afferra per le spalle e la spinge sul letto poi chiude la porta e se ne va.

È la prima volta che Matteo la tratta bruscamente ma Arianna ne è solo dispiaciuta non spaventata.

Sta pensando alla sua famiglia e all'angoscia che staranno provando.

Sarà chiaro fin dall'inizio, sia per loro che per la polizia, che si tratti di un rapimento.

La sua auto parcheggiata davanti al cancello e lì abbandonata, non darà adito a dubbi circa il motivo della sua scomparsa ed è sicura che le forze dell'ordine siano già in moto per cercare di rintracciare lei e chi l'ha rapita.


Matteo rientra nel casolare dopo essere stato in paese a fare delle provviste.

Si è svegliato tardissimo perché la notte precedente ha stentato a prendere sonno, più volte si è ripetuto che se potesse tornare indietro, non lo rifarebbe ma ormai non c'è più spazio per i ripensamenti, deve andare avanti, non commettere errori e potrà realizzare il suo sogno di andare in qualche isola tropicale, rilevare una grossa attività turistica e iniziare la sua vita da sogno.

Sono quasi le due del pomeriggio e si rende conto che Arianna è sola dalla sera prima e sarà affamata.

Le mette dell'affettato e del formaggio in un piatto e scende giù.

Arianna è sul letto e sta leggendo. Appena lo vede non può fare a meno di sorridere, come si fa con un amico che non vedi da un po'.

"È tardi, lo so, ma stanotte non ho quasi dormito. Ecco mangia, sarai affamata."

Arianna prende il piatto e inizia a mangiare di gusto ed ogni tanto alza lo sguardo verso di lui, con un'espressione inspiegabilmente serena.

"Come mai ti comporti così? Perché non mi insulti, non mi urli che vuoi tornare a casa, perché non mi dici che sono un delinquente che merita di marcire in galera?"

"Mi hai rapita, è vero, e in effetti penso a te come ad una persona disonesta, che ha preso una brutta strada però tu non sei cattivo, te lo leggo negli occhi e penso anche che, se solo tu lo volessi, potresti diventare una persona onesta ed avere una vita normale."

"Sei coraggiosa o forse sei solo incosciente e superficiale ma non importa, l'essenziale è che tu non mi dia problemi e non mi renda le cose ancora più difficili di quanto sono.

Comunque non ci provare nemmeno a farmi delle prediche, è l'ultima cosa di cui ho bisogno e poi, tentare di far leva su eventuali miei buoni sentimenti, è del tutto inutile, questo è bene che te lo stampi nella mente." le dice con tono alterato

"Ok Matteo, la vita è tua, fanne ciò che vuoi." risponde lei con calma mentre lui si gira per andarsene e lei riprede in mano il suo libro.


Sono ormai quattro giorni che Arianna è nelle mani del suo rapitore.

Lo vede solo quando le porta i pasti, ad orari regolari.

"Non mi hai ancora chiesto se ho parlato con tuo padre e questo è strano."

"So già che mi risponderesti in modo brusco e mi diresti che non sei tenuto a mettermi al corrente di eventuali sviluppi. Attendo, tanto so che prima o poi qualcosa accadrà."

Matteo è spiazzato dal sangue freddo e dalla razionalità di Arianna, aveva previsto tutt'altri scenari, lui che era costretto a somministrarle dei sedativi per tenerla calma invece lei è calma di suo, non ha bisogno di essere placata e questo lo sorprende ma ciò che lo sorprende maggiormente è quando Arianna gli dice :"Stai attento Matteo. Sai che mio padre è una persona importante in ambito politico e la polizia, se ti trovasse, non esiterebbe ad ucciderti pur di non fallire."

"Ti preoccupi per me? Non saresti contenta se venissi ucciso? Avresti la tua vendetta."

"Non voglio la tua morte Matteo, sarebbe una punizione sproporzionata rispetto al reato che stai commettendo ma le forze dell'ordine non esiterebbero a farlo e questo sarebbe ingiusto, non meriti di essere ucciso, finora con me hai dimostrato di non essere una bestia."

"Sei una strana ragazza Arianna."

"E tu uno strano rapitore. In questi giorni non ho sofferto né fame, né freddo, ho avuto cibo in abbondanza e coperte calde per scaldarmi, non hai mai usato nessun tipo di violenza su di me, ti sei persino preoccupato di portarmi da leggere per non farmi sentire la noia. Sei uno strano rapitore Matteo."

"Eppure estorcerò cinque milioni di euro a tuo padre. Se vuoi saperlo, ha detto che pagherà senza esitare."

"Sì sei un disonesto e questo te l'ho già detto ma sei meno deplorevole di chi scippa una vecchietta procurandole, a volte, anche la morte, per portarle via qualche centinaio di euro di pensione che servono a malapena al suo sostentamento. Io la penso così."

Matteo le prende una mano e la stringe tra le sue.


Sono otto giorni che Arianna è nelle mani del suo rapitore.

Al mattino viene svegliata da Matteo.

"Alzati Arianna, dobbiamo andare."

È confusa, crede di aver capito male :"Dobbiamo andare? Dove?"

"Oggi avverrà lo scambio. Io avrò una valigetta con cinque milioni e tuo padre riavrà te."

"Sei sicuro che non abbia avvertito la polizia?"

"La certezza non posso averla ma anche se mi ha assicurato che verrà solo, l'intervento della polizia fa parte del rischio."

Istintivamente Arianna grida :"Non andiamo! Restiamo qui."

"Ma che dici? Avanti, vestiti e smettila di dire sciocchezze."

"Non sono sciocchezze Matteo, temo che, invece, mio padre sia sempre stato in contatto con la polizia, non mi fido."

"È possibile ma non ho scelta. Dai muoviti!"

Salgono in macchina e Matteo percorre una strada tra i campi, ad Arianna sembra che siano in viaggio da ore, è tesa, teme per l'incolumità di Matteo e vorrebbe che tutto fosse già finito.

Lui gira per una stradina sterrata e prosegue per qualche chilometro finché Arianna vede uno spiazzo nel mezzo del nulla, a parte una casa diroccata sulla destra e l'auto di suo padre ferma sul ciglio del viottolo.

Arianna vorrebbe correre tra le braccia di suo padre ma il suo pensiero va a Matteo perché questo è il momento in cui la sua vita potrebbe essere messa seriamente in pericolo.

Scende dall'auto e si guarda intorno. C'è solo suo padre davanti a lei e Matteo al suo fianco.

Improvvisamente avverte un senso di pericolo, c'è troppo silenzio. Si gira di scatto verso la casa abbandonata e vede la canna di un fucile che spunta da una finestra senza vetri.

Lancia un grido e si getta su Matteo e in quel momento parte un colpo a squarciare quell'inquietante silenzio.

Arianna e Matteo si guardano poi, lentamente, Arianna si accascia a terra mentre una macchia di sangue si allarga sulla sua maglietta bianca.

"Noooo! Arianna nooo!" Matteo si inginocchia accanto a lei con il viso tra le mani piangendo

Il padre della ragazza corre verso di loro e si piega sul corpo della figlia, cercando di capire dove è stata colpita.

"Papà che cazzo hai fatto? Gli hai teso un'imboscata..." dice Arianna con un filo di voce


Un elicottero ha portato Arianna nel più vicino ospedale dove le hanno estratto un proiettile da una spalla.

Una ferita non grave con una prognosi di venti giorni.

L'ispettore che ha in carico il caso va a parlare con lei in ospedale.

Arianna le appare più scontrosa che spaventata o sofferente.

È lei che parla per prima appena capisce chi è appena entrato nella stanza :"Ispettore mi vuol dire che bisogno c'era di sparare? Lo sa lei che nel momento in cui quel cecchino ha sparato Matteo era disarmato? Aveva lasciato volutamente la pistola in macchina, non voleva far del male a nessuno!"

"Questo non potevamo saperlo.."

"Ora lo sa e non ho più niente da dirle." detto questo Arianna si chiude in un ostinato mutismo.


Durante il processo, l'atteggiamento di Arianna è equiparabile a quello di un avvocato difensore.

Ha invocato la clemenza del giudice mettendo in luce tutta l'umanità mostrata dal reo nel non farle mai mancare alcun bene di prima necessità e preoccupandosi, addirittura, di procurarle letture di vario genere affinché la qualità della sua vita, durante la reclusione, fosse accettabile e rimarca che l'imputato si è presentato disarmato all'incontro con suo padre non avendo intenzione, comunque fossero andate le cose, di provocare un conflitto a fuoco.

Non è stato facile, per il giudice emettere la sua sentenza in quanto la legge punisce duramente chi priva la libertà di qualcuno a scopo di estorsione ma sia il suo avvocato che, soprattutto, la deposizione di Arianna, vittima del sequestro hanno convinto il giudice a somministrare a Matteo il minimo della pena previsto con tali attenuanti e cioè dieci anni di reclusione.

Parlando con l'avvocato di Matteo, ha poi saputo che, essendo Matteo incensurato e grazie alla buona condotta, la pena, con ogni probabilità, si ridurrà ad otto anni, soprattutto per il tentativo, da parte della polizia, di sparargli mentre era disarmato.


Arianna va a far visita a Matteo in carcere.

"Grazie Arianna, senza la tua accorata testimonianza non me la sarei cavata tanto bene. Sei stata grande al processo."

"Ho solo detto la verità."

"Molte altre persone non lo avrebbero fatto, solo per il motivo di essere state private con la forza della libertà."

"Lo so Matteo ma io ti amo."





















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