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Una storia di CinziaPerrone

Wonderwall

C'era una volta un muro...

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2 minuti

Pubblicato il 12 aprile 2019 in Giornalismo

Tags: #divisionii #muro #ponti #ricordi #unire

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C’era una volta un muro…
Un muro che divideva, un popolo, una nazione, una città, tante famiglie e amici; poi lo buttarono giù e tutti piansero e si abbracciarono. Tutto il mondo gioì con loro dell’avvenimento, e ora da più parti nel mondo c’è chi quei muri li vuole tirare ancora su, per dividere e separare, ancora una volta, come se non bastassero quelli invisibili che sono riusciti ad innalzare nelle nostre coscienze…
C’è un muro fatto per il pianto, dove si pianse, si piange e forse purtroppo si piangerà ancora per lungo tempo; un muro che piange da solo, mischiando le sue lacrime con quelle di tutta l’altra gente, annaffiando quella triste terra che non trova mai pace, dove i germogli continuano ad essere germogli…
Ci sono muri costruiti per difesa, attorno a nuclei abitativi, per proteggersi dal nemico, o eretti per fare avvistamenti, dove stanche sentinelle cullavano pensieri e noia, in attesa di attacchi e di battaglie che nessuno di loro aveva mai chiesto…
Poi ci sono i muri delle strade, custodi di messaggi d’amore, maltrattati da frasi sconnesse e a volte violente; i muretti raduno di giovani comitive, che si prestano a far da bancone a due bottiglie di birra, che forse resteranno svuotate lì tutta una notte.
Muri grigi spenti di periferia, avamposto di ragazzini che tirano due calci ad un pallone e di altri che i calci li tirano alla loro vita; mura sacre di cultura, che cercano ma non trovano protezione da vandali in borghese o in divisa.
Mura che raccontano storie impercepibili o che vogliono raccontarne di nuove; mura che chiedono colore che non le faccia ingrigire di solitudine; mura sempre guardiane, di un focolare, di una stalla, o di un Mercedes.
Qualcuno ha accettato la sfida e ha rinvigorito i muri stanchi di paesini e periferie trascurate, facendo loro una carezza di espressività piena di sentimento.
Muri di gomma indistruttibili, su cui rimbalzano mille parole che non danno senso proprio a niente.
Muri su cui poter camminare, in uno strano equilibrio, da poter stravolgere nel significato, da poter colorare di tante emozioni, da farne arcobaleni che sembrino ponti.


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