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Una storia di GeorgeDebilatis

MALEDETTE GALASSIE TASCABILI

Miroir, Maassafra, e Leglaize salgono dal bosco

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8 minuti

Pubblicato il 11 gennaio 2020 in Fantascienza

Tags: #color #latte #tintarella

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"Un casino, immagino."


"Nessuno di quegli alieni del cazzo poteva pensare
che, qualche migliaia d'anni dopo il loro primo sbarco,
ben cinque spedizioni avrebbero cercato di costruire
una micro-diga dove loro tengono le 'mappe stellari.'
Inzuppandole tutte.

Poi con l'immissione continua di distorsori, e con
l'aggiornamento delle tracce genetiche degli abitanti di

Saint-Julien-Sur-Valouse restava ben poco.
Si era creato un ibrido abbastanza ridicolo fra questi visitatori

e l'essere umano.
La materia base di questi personaggi, credeteci o no, è il molibdeno."

"Folle. Ma non compare anche negli enzimi, tipo la xantina ossidasi?"

"Precisamente. A dire la verità è un metallo alquanto povero.
Di transizione. Pensate che negli esseri umani esistono catalizzatori
biologici composti anche da RNA. Se esposti a compressioni con
il molibdeno finiscono con il dare all'uomo una forte, eccessiva
componente in lega speciale. Come quei deficienti di robot che

vedevate tutti nelle serie televisive."


"Roba da pazzi. Alquanto elementare e rozza come transizione.
Non si può dire che a livello fisico c'abbiano guadagnato."

"Né gli alieni a livello mentale. A giudicare da quanto sono
svalvolati questi paesani." Interloquì Maassafra.

Miroir puntualizzò: "Immaginate a livello puramente teorico un

iniezione di molibdeno ogni quattro giorni, dopo essere passati
per un ammorbidimento genetico, e avere incasinato un poco
la sintesi proteica. Non sarebbe così strano svegliarsi dopo mille

anni con le giunture da oliare e un cervello (quello vero) in ammollo
dentro un bagno di cromatina. Una strana sintesi non lo nego."

"Iron Man." Biascicò Maassafra, senza sorridere.


"E tutto questo fottersi del clima? Voglio dire, con la
nebbiolina la realtà si capovolge come la faccia di
una moneta. Cos'è questa stronzata?"

Miroir si grattò la barba mentre continuava ad osservare

le operazioni di imbarco della sua gente. "Oh, nulla di che.

Il solito corridoio spazio-temporale per mandare in pappa
il cerebro dei troppo curiosi. è un trucchetto da prestigiatore.

Potrei farlo anch'Io con le loro attrezzature. Saranno a base
di molibdeno, ma non sono coglioni.
Hanno comunque sviluppato un buon senso dell'orientamento
e attraversare le fasce Doppler per loro è una questione bambini
delle nostre scuole primarie."

"Quindi noi abbiamo sempre CREDUTO di vedere la casa della
Brennart e il terreno modificarsi?"

"Oh sì, ma la Brennart era in carne ed ossa. Glielo posso assicurare,
Leglaize, almeno questo."


Pareva che le operazioni di carico si stessero velocemente esaurendo,
La collina nuda su cui riposava la gigantesca navicella sembrava una
branda in alluminio, cosparsa da migliaia di puntini rosa di segnalazione.

Era un momento stranamente malinconico.

"Insomma se qualcuno passasse da questo paese, ora, in questo momento
cosa vederebbe, Miroir?"

"Nulla di sconvolgente, il solito tran tran con le persone impegnate nei
loro affari quotidiani."

"E perché noi vediamo questo?"

"Perché siete con me?"

"E quando i paesani saranno spariti su quel cazzo di astronave?"

"Nulla cambierà. I membri della giurisdizione continueranno a credere
di parlare con LaHaire, o con il sindaco, o i segretari sezionali"

"Copie perfette degli originali. Il lobo dell'insula di chi li osserverà
sarà perfettamente ingannato."

"Insomma nel momento in cui una persona qualunque incrocerà la
copia perfetta di un ex abitante di Saint-Julien-Sur-Valouse, la sua capacità
percettiva sarà totalmente manipolata dagli output-recipe di quest'ultimo."

"Sarà convintissimo di vederlo, persino di farci l'amore."
E un esterno che non fosse sotto la fascia di influenza?"

"Non esiste fascia di influenza.
Semplicissimo: chiunque percepisse visivamente un ex abitante di
Saint-Julien-Sur-Valouse attiverà, in via automatica, una zona nell'area
somestesica primaria che farà considerare il proprio interlocutore una
presenza a tutti gli effetti."

"è orribile. Il cervello altrui viene messo sotto induzione, perde la propria
capacità di discernimento autonomo. è, come la chiamavano... Ipnotizzato.
La risposta a un certo stimolo diventa una credenza assoluta all'esistenza di
quest'essere, un'allucinazione ad occhi aperti, ed eterodiretta per giunta."

"Comunque solo nella percezione." Miroir si sentì in obbligo di precisare.

"Non nelle decisioni. Se l'ex abitante di Saint-Julien-Sur-Valouse è
effettivamente uno stronzo, rimarrà uno stronzo. Mi sembra corretto chiarirlo."

"E potrà essere ucciso?"

"Certamente, la sua esistenza è assolutamente legata alla sua immagine
nel telencefalo di chi lo percepisce. Sparito lui sparisce anche la sua
presunta essenza."


Ormai il cargo spaziale era stipato all'inverosimile.
Il piccolo paesino si stendeva totalmente svuotato, come una lacrima

senza sale, la foschia giallognola cominciava, per l'ultima volta, a diradarsi.
Conifere e betulle parevano respirare di sollievo di fronte al termine
di un affitto concesso, e poi pentito, per troppo tempo.

"Un'ultima cosa, Miroir, questa faida... Voglio dire... è un fallimento per
i signorotti spaziali?"

"Ovviamente. Anche il fatto che Io sia qui e possa parlare tranquillamente
con voi. Hanno lavorato sull'apparenza degli esseri umani, persino sulla
loro struttura molecolare, ma non sono riusciti a controllare quello che
per loro rimarrà sempre un enigma irrisolvibile: l'inconscio, collettivo
e individuale.
Io dovevo essere il braccio destro di mio padre e ho mollato tutto.
Ho deciso di morire e non rigenerarmi più. Anche perché, in loro assenza,
sarebbe impossibile. E nessuno ha potuto condizionarmi quando

sono finito nelle pianure. Pure quando tornavo ero in grado di schermare
tranquillamente le mie vere sensazioni dalle loro indagini.

Dovete capire, volenti o nolenti, che la gran parte delle decisioni degli
abitanti di Saint-Julien-Sur-Valouse sono state prese in totale autonomia.
In particolar modo questa carneficina finale. L'intenzione degli amabili visitatori
spaziali era confondere le acque, non scatenare guerre civili. Quella è tutta farina
del nostro sacco, o di quel tanto di crusca del diavolo rimasta in fondo al vaso."

Maassafra e Leglaize annuirono mestamente.

Insomma, i morti, quelli veri erano il trascinamento di storie umane, troppo umane.

E il tentativo disperato di celarle aveva aggiunto casino a casino sino a quando
i navigatori In rada avevano deciso di alzare le vele, e di portarsi via tutto il
materiale per le loro analisi.


"E ora che fine faranno questi, che salgono sulla capsula?"

Miroir osservò ai piedi della collina nuda le luci farsi più fievoli.
"Vecchi, fondamentalmente. Solo vecchi, di bambini non ce n'erano più

da un pezzo, e i giovani sono sicuramente morti negli scontri finali fra i clan
dei Reladiguez e quello dei LaHaire. Che vuoi che importi a loro?
è una gita spaziale o no? l'ultima possibilità che hanno nella vita che hanno
di conoscere Dio."

Leglaize sorrise amaro: "Poi una frana porterà via tutto, e persino delle ombre
degli abitanti di Saint-Julien-Sur-Valouse non resterà più traccia, vero?"

"Probabile che abbiano previsto questo, sì. Anche la collina di La Touche sembra
messa lì apposta. Così friabile."

Si avviarono insieme, poco distanti dal luogo da dove la capsula si stava sollevando
senza rumore. Solo un flebile ronzio di api intorno a un ceppo di miele.
I morti, a guardarli adesso, erano effettivamente parecchi, pressoché tutti giovani,
o le guardie del Capo.

Un fascio di luce si sollevò con improvvisa ferocia dalla zona del fallito invaso
di La Souhaite. Questo comunque visibile a tutti per chilometri: un' impressione
da fare rizzare i peli sulla schiena.

Si alzò fino a sparire nelle budella del cosmo, come le dita dei bambini che
intrecciassero, sotto acido, tappeti in Pakistan.

Pareva forare un'intera mandria di costellazioni illuminate, e squartava la rigidità
della cotenna celeste.

"Oh cazzo!" fece Maassafra. "Quello è il navigatore satellitare, in tutti i sensi."

"Miroir annuì. "Era usato raramente ma doveva stare lì. Se qualcuno avesse
fatto sul serio un invaso a La Souhaite, tutte le disposizioni conseguenti,
per la comunicazione attraverso gli strati sarebbero andata a puttane."

"Per un poco d'acqua?"

"Quel raggio apre il terreno, lo deforma, lo erompe. Una diga o qualsiasi
progetto del genere sarebbe stata sparata a valle fino a Grenoble.

Un'ipotesi terrificante. Per questo avete visto quel macello da buoni geologi.
non era spiegabile con tessiture scistose particolari. Era più un campo di battaglia.
Ripeto: una diga o qualsiasi progetto del genere sarebbe stata sparata a valle
fino a Grenoble. Una storia da farti cacare in mano, a dire poco."

"Indubbiamente."Sospirò Leglaize.


Miroir sembrava lievemente turbato.

Leglaize fu attraversato da un rictus insieme sardonico e agghiacciante:
"Tutte quelle facce, poi... è qualcosa che non ho mai capito. L'unica realtà
che ancora mi rimane insoluta. Non che il resto riuscirei a spiegarlo tranquillamente

a una conferenza scientifica... Però quei volti e sotto il nulla... Voglio dire, Cristo!
Come maschere di latex. Verrebbe da ridere. E tutte cumulate al fondo del sito
dell'invaso alla fine."

Miroir raschiò la gola: "Quando moriva un abitante di Saint-Julien-sur-Valouse
veniva sepolto in quel luogo. Lo stesso dove era atterrata la navicella parecchio
tempo fa. Prova a scavare le tombe del cimitero ufficiale e non troverai nulla.
Le facce venivano conservate. Era sufficiente un barattolo bello grosso della vecchia
formalina, liquido barico, poi staccavi il volto. Nulla di che. Solo io e mio padre,
il cosiddetto ORDRE LIBRE, eravamo esseri umani a tutti gli effetti in questo villaggio."

"Così mettere facce sopra l'invaso era una specie di acchiappa-sogni, o no?"

"Inconscio collettivo."

Guardarono tutti e tre la capsula scomparire aggrappandosi al raggio violaceo,
sino a perdere definizione insieme alla luce.

Il raggio, lentamente ma inesorabilmente si smorzò e si trovarono, tutti e tre,
al buio.


"L'inizio della fine." Sussurrò Maassafra.
Miroir, ora, era incomprensibilmente terrorizzato.

"Tremi." notò Leglaize.

"Non so cosa sia. Ma ho una brutta sensazione."

Leglaize lasciò affiorare un sibilo, come un fischio persistente mentre scopriva

delle specie di zanne.

"Forse parlare di malocchi non ha fatto bene, forse le fatture dovevamo lasciarle
dove stavano. Perché mi sa che in questo caso hanno proprio funzionato."

E Leglaize si tolse e scagliò nel bosco la faccia, mostrando un buco nero giusto
sopra il tubercolo anteriore e posteriore.
Come l'intuizione di Schwarzschild. O una galassia risucchiata da Dio in Persona.


(Tratto dall'EXEUNT di "La Trasmissione di Leglaize" di GEORGE DEBILATIS.
Available on request).


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