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Una storia di

Il Gabbiano

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Pubblicato il 13 dicembre 2019 in Altro

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Respiro il profumo dell'isola: Ischia e le sue terme.

Il viaggio, la traversata in traghetto e subito lo spirito napoletano mi ha colpita: "non ci sono problemi, Signò ..."

"Non ci sono problemi.." Bello, una volta tanto!

Siamo abituati a trovare problemi ovunque, talvolta se non ce ne sono, si inventano: tutto è un problema, tutto è maledettamente complicato, pare che senza problemi, dalle nostre parti, non si possa più vivere.

E invece qui "Non ci sono problemi.."

La vacanza comincia bene: cielo azzurro, mare tranquillo e trasparente, poi stabilimenti termali, fanghi e bagni, calore, calma e relax.

Il pomeriggio camminate su quelle stradine strette e trafficate dove turisti attempati svernano al sole, giovani veraci e intraprendenti ti chiamano e ti salutano, anziani sbarcano il lunario vendendo i loro prodotti: fave fresche, grossi limoni e vino bianco.

Procida è lì vicino e allora ci vado in un pomeriggio ventoso.

Percorro saliscendi di vicoli e scale, sento il profumo del glicine in fiore, ammiro i giardini gialli di limoni, gli aranci e i mandarini maturi, quel mare trasparente che mi chiama, gli scogli neri di pietra lavica e Capri .. davanti.

Al porticciolo dei pescatori di Corricella il tempo si è fermato.

Mucchi di reti sono depositati sul bordo; un pescatore, seduto su uno sgabello, sapientemente le ripara brontolando.

Qui non ci sono auto, solo gabbiani.

Sono loro i veri padroni della strada, saltellano e si rincorrono incuranti del via vai della gente poi, il più veloce, con una mossa inaspettata sorprende tutti, raccoglie avanzi di cibo e gridando si alza in volo.

Altri lo seguono.

Rimbombano nel golfo i toni alti delle loro grida che si mischiano alla sinfonia delle onde sbattute sugli scogli.

Seduta su una panchina sgangherata, osservo e ascolto questo moto continuo che non stanca.

Mi tornano in mente frastagliati ricordi dei Malavoglia: l'attesa del ritorno dei pescatori ed il mare...quel mare che dettava i loro destini.

Ho sempre pensato di essere nata nel posto sbagliato, mi sono sempre sentita figlia di un'isola, di un posto isolato e protetto dal mare.

Mi rilasso e nuove e profonde emozioni muovono il mio animo: ringrazio per essere qui e ora, per il sole che mi riscalda nonostante l'insistenza del vento, per il fruscio di queste onde, per poter osservare ed ascoltare il volo dei gabbiani, per essere viva e poter vivere questo momento.

Mi guardo intorno felice, cercando un contatto.

Passano giovani donne che tengono amorevolmente per mano i figli e non si voltano, uomini intenti a catturare tutta la bellezza del posto che guardano solo nella macchina fotografica, ragazzi e ragazze persi nei loro telefonini, mentre anziani seduti al bar discutono animatamente di calci di rigore, cartellini rossi ed espulsioni bevendo un buon bicchiere e non si curano di altro.

Quanta vita e quante diverse realtà!

Siamo tutti nello stesso posto, poco distanti gli uni dagli altri, ma pare che ognuno viva nel proprio mondo, piccolo e chiuso.

Sono sicura che nessuno mi ha notata seduta su questa panchina nonostante il mio piumino rosso e la mia sciarpa multicolore che sventola vistosamente.

Nessuno ha intuito queste mie forti emozioni, nessuno può con me condividerle.

E' proprio vero che siamo soli...

Un altro gruppo di gabbiani rientra fragorosamente dal mare.

Tre si dirigono verso una nuova preda, ma uno, lentamente e con cura, plana e si posa proprio su questa panchina sgangherata.

Non ha paura, torce simpaticamente il collo, sbatte gli occhi e mi guarda incuriosito.



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