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Una storia di CicconeGiuseppe

Barbarossa e il suo amichetto Biondino

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5 minuti

Pubblicato il 30 luglio 2019 in Fiabe

Tags: #vacanze #tecnologia #animali

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A Santiago Maria,

per i suoi cinque anni



Barbarossa e l’amichetto Biondino


In un piccolo paesino sui colli bolognesi viveva Barbarossa, un dolcissimo cucciolo di labrador con appena tre mesi di vita.

Barbarossa di colore rosso cioccolato, abitava nel canile rionale insieme a tanti altri amici cuccioli che, come lui, aspettavano con impazienza il giorno magico per essere adottati e portati via da quel posto freddo fatto di ferro e cemento.

Il canile era gestito da Billy l’americano, un buffo signore con i baffi bianchi che non riusciva a parlare molto bene perché i suoi denti erano caduti dopo aver masticato tante caramelle gommose.

Nella prima domenica di giugno arrivò a fare visita al canile di Billy un bimbo di nome Biondino, accompagnato dai suoi genitori. Voleva adottare un bel cagnolino per giocarci e condividere parte del suo tempo.

Appena Biondino vide Barbarossa fu amore a prima vista.

Il papà, conoscendo i capricci di Biondino, fece osservare al suo figlioletto che la scelta di adottare un cucciolo era molto importante: lo riempiva di tante responsabilità!

Biondino doveva essere sempre pronto a dare affetto e cura a Barbarossa. Doveva essere disponibile a dedicargli quel tempo che fino a quella domenica spendeva con i suoi preziosi giochi tecnologici, senza mai staccarsi dal suo inseparabile tablet.

Biondino, preso dall’entusiasmo del momento, considerò poco le parole del suo papà e rimase convinto di voler adottare Barbarossa. Il suo papà, seppur titubante, decise di accontentarlo… come al solito, d'altronde!

Riempiti i moduli per l’adozione, Billy l’americano consegnò loro Barbarossa, che per il suo giorno magico indossava un fiocco blu elettrico.

Tutti felici andarono a casa e fu una domenica davvero speciale per Barbarossa, ed anche per Biondino che gli preparò un pranzo molto buono, fatto di croccantini di pollo e verdure.

Passati i primi giorni, Biondino però cominciò a dimenticare le parole del suo papà e a passare sempre meno tempo con Barbarossa, distratto dai suoi giochi super tecnologici.

Barbarossa nel frattempo veniva piano piano catturato da una profonda tristezza e solitudine.

Intanto si avvicinavano le vacanze estive che Biondino ed i suoi genitori decisero di passare da nonna Clarissa che viveva in un piccolo chalet sulle incantevoli Alpi svizzere.

La mattina della partenza, Biondino dimenticò di avvisare Barbarossa che per qualche giorno non si sarebbero visti. Era troppo preso dallo scegliere i videogiochi da portarsi con sé.

Biondino partì con mamma e papà, mentre Barbarossa rimase nella sua casetta di legno in giardino ad aspettare la dolce signora che abitava lì vicino per avere un poco di compagnia e di cibo.

La tristezza di Barbarossa aumentava di ora in ora, tanto che ebbe nostalgia anche del canile del vecchio Billy, dove almeno poteva giocare con i suoi cari amici cuccioli.

Stanco di rimanere solo, si fece coraggio e scappò via da casa.

Corse per ore, senza alcuna meta, fino a che si trovò in un borgo incantato chiamato “Val di sogno"… faceva molto caldo, era affamato ed anche un po' impaurito ma con la sua dolcezza conquistò subito il cuore della gente del posto.

All’angolo della strada principale di Val di Sogno, Barbarossa vide una graziosa donnina di nome Sandra che gestiva un piccolo negozio di regali per bambini e si avvicinò.

Sandra, dall’animo gentile e generoso, gli diede rifugio e cibo per farlo riprendere dalla sua fatica.

Presto il negozietto della signora Sandra diventò il luogo ideale per Barbarossa che amava stare in compagnia di tanti bambini... A Barbarossa era tornato il sorriso e la sua vivacità non tardò a farsi notare a Val di Sogno.

Intanto Biondino, arrivato a casa di nonna Clarissa sulle alte montagne svizzere, dove cellulari e tablet erano off – line, si accorse di non poter utilizzare i suoi giochi tecnologici.

Tentò in ogni modo di trovare delle soluzioni ma si dovette arrendere.

Trascorse così delle giornate molto noiose. Non sapeva cosa fare e non aveva nessuno con cui giocare, con cui correre e rotolarsi sulle magiche discese alpine. Cominciò così a sentire la mancanza di Barbarossa.

Nel giorno della vigilia del suo compleanno, mentre sognava ad occhi aperti l’arrivo di tanti nuovi regali, squillò il telefono a casa di nonna Clarissa: era Colina - la vicina di casa – che con voce spezzata faceva sapere a Biondino che Barbarossa era scappato via…

Biondino, alla notizia, scoppiò in un fiume di lacrime. Aveva paura per Barbarossa e si sentiva tanto in colpa. Non riusciva a darsi pace.

Il suo papà, anch'esso preoccupato e dispiaciuto, gli propose di anticipare il rientro a casa per andare a cercare Barbarossa in ogni dove.

Biondino accettò e di gran corsa si preparò per cominciare la ricerca di Barbarossa.

Arrivati a casa, allertarono tutto il vicinato. Attaccarono la foto do Barbarossa per le vie del loro piccolo paesino. Chiesero ad ogni passante con la vana speranza che qualcuno lo avesse potuto vedere.

Nessuno aveva notizie e Biondino era sempre più triste, finché ad un certo punto la piccola Melina - compagna di scuola di Biondino - che solo qualche giorno prima era stata a Val di Sogno ed aveva giocato con Barbarossa nel negozio della signora Sandra, lo riconobbe dalla foto ed avvisò subito il suo amichetto Biondino.

Biondino, incredulo ma felice, corse a riprendersi il suo Barbarossa. Non vedeva l'ora di riabbracciarlo.

Appena arrivato a Val di Sogno con il suo papà, si fermò sul ciglio della strada di fronte al negozio di Sandra ed osservò da lontano Barbarossa mentre giocava con i nuovi amici.

Fu proprio in quel momento che Biondino ricordò le parole che il suo papà pronunciò in quella domenica di giugno quando decisero di adottare Barbarossa.

Pensò che forse Val di Sogno era il posto dove Barbarossa meritava di stare e che la cura e l'affetto per gli animali sono molto più importanti dei giochi super tecnologici.

Nel frattempo Barbarossa intravide Biondino da lontano. Era felicissimo e corse a raggiungerlo. Si abbracciarono forte forte e fu una grande festa ritrovarsi.

Da allora non si lasciarono più e vissero felici e connessi.


Giuseppe Ciccone

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