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Una storia di Raffaele

L'uomo del gas

(Terza parte)

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9 minuti

Pubblicato il 12 giugno 2020 in Thriller/Noir

Tags: #Racconti

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Il fascicolo, a dispetto della mole di lavoro per produrlo, era di poche pagine. Deboli erano anche le sue intuizioni. Ma non aveva altro.

Seduto nel suo ufficio, l’Ispettore tornava con la mente all’incontro del giorno prima con il burbero pensionato che gli aveva scorreggiato in faccia.

L’aveva registrata così quella sgradevole avventura, anche se di fatto non era andata proprio in quel modo, ma il gesto, la provocazione sfrontata dell’uomo, non gli toglievano dalla testa una sua possibile implicazione in quei tragici avvenimenti. Sa qualcosa, diceva a se stesso, o riesce a farmelo credere con il suo atteggiamento.

Portandosi alla finestra per prendere un po’ d’aria cercò di concentrarsi su ciò che gli sfuggiva. Il pensionato non aveva nascosto il disprezzo per le autorità e lui intuiva, sentiva, che ciò fosse dovuto non al semplice fatto che con l’età si era arrogato il diritto di dire o fare ciò che voleva. Qualcosa nel suo passato? Un precedente con la legge?

Le perquisizioni autorizzavano l’intrusione nelle case degli abitanti del quartiere, ma erano superficiali, non così minuziose da agitare le acque. Senza indizi certi, senza ragionevoli dubbi, l’ultima cosa che dovevano fare era puntare il dito contro qualcuno. La gogna, non solo mediatica, sarebbe stata fatale.

In quel momento bussarono alla porta e il suo assistente entrò.

“Ho quello che cercava” disse il ragazzo porgendogli una cartellina.

“Grazie” rispose lui prendendola e congedandolo.

Aveva portato avanti una personale indagine sul pensionato nella speranza di trovare qualcosa di concreto. Nulla di illegale, ma cercando una discrepanza, anche solo un aneddoto, che giustificasse prima l’atteggiamento dell’uomo, secondo le sensazioni che provava sul suo conto.

“Porca puttana!” esclamò l’Ispettore dopo appena aver letto due righe, “Non può essere così semplice!” aggiunse esterrefatto. Prese fiato e rifletté.

Il pensionato aveva lavorato per una ditta fornitrice di servizi elettrici e gas.

“Ma non basta” sussurrò stringendo i pugni.

Cosa avrebbe scatenato la sua furia omicida? E come avrebbe messo in atto il suo folle piano? In casa non avevano trovato altro che la camomilla, non certo un reato, e niente che facesse pensare a lui come a un terrorista organizzato che fabbrica congegni esplosivi o che diffondessero veleno.


“E di certo non ha il profilo di un serial killer!” esclamò il Giudice.

L’ispettore annuì.

“Senta, Ispettore” continuò l’altro, “capisco che è diventato un affare personale. Aspetti! Non si agiti. Non sto dicendo che ce l’ha con questo pensionato, ma che semplicemente vuole arrivare alla soluzione del caso. Come me, del resto. Ma per quante coincidenze riscontri, non vedo gli estremi per continuare ad insistere con lui”.

“Mi permetta di controllarlo più approfonditamente”.

“No”.

“Signor Giudice, abbiamo acceso il pc e guardato dentro, ma non lo abbiamo sequestrato per una perizia. Potremmo trovare altro: profili social, cronologie di siti visitati o cancellati.

Sappiamo cosa faceva e chi è, ma non sappiamo nulla dei suoi rapporti con il vicinato. Chi sia veramente. Ci siamo limitati alle apparenze”.

“Ispettore, capisce che per fare questo devo formalizzare delle accuse in base al semplice sospetto?”.

“Me ne assumo tutte le responsabilità”.


Tre giorni dopo, la bomba mediatica era scoppiata. Non c’era giornale o emittente tv che non ne parlasse. A dispetto della discrezionalità con cui sia il Giudice che l’Ispettore si erano mossi, la notizia era arrivata alla stampa e di conseguenza alle tv. Il nome del pensionato era di dominio pubblico e la sua casa assediata dai media. All’Ispettore e alla sua squadra non restava altro che setacciare ogni centimetro quadrato dell’abitazione e della sua vita privata e professionale. Dovevano trovare qualcosa, altrimenti sarebbe stato un fallimento totale. Tutto quello che avevano era una sensazione. La sua.

Il pensionato, attraverso l’avvocato, aveva nel frattempo fatto partire una contro offensiva che aveva messo e stava ancora mettendo a dura prova tutta l’impalcatura investigativa. Sulle prime, il Ministero competente aveva appoggiato l’operato degli inquirenti, ma con il passare dei giorni e l’evidenza dei dettagli fu sempre più difficile. Oramai quasi tutti quelli che si stavano interessando alla faccenda – media su di tutti - erano convinti di avere a che fare con un clamoroso errore giudiziario.

Il Giudice che si occupava delle indagini e l’Ispettore si trovavano in Procura davanti agli emissari del Ministero e sarebbero stati definitivamente sollevati dai rispettivi incarichi proprio alla fine di quel giorno se non fosse spuntato il video su YouTube…


Era virale da un po’ e aveva ottenuto molti like. Lo aveva postato un ragazzo che faceva jogging nel parco dove era stata ritrovata una delle prime vittime del presunto serial killer.

Si vedeva la ragazza che poi sarebbe morta – nessuno l’aveva riconosciuta come la vittima, ma solo successivamente, con una perizia della Scientifica lo si poté accertare - parlare con un uomo. Anche quest’ultimo fu identificato dopo e proprio nella persona del pensionato finito sotto accusa.

L’autore del video aveva ripreso, commentando, quello che gli era sembrato un approccio maldestro di un anziano ad una giovane runner.

Il video era diventato virale perché la ragazza, ad un certo punto, si era messa le mani in faccia nell’ evidente intento di coprirsi il naso da un cattivo odore. Si vedeva poi l’uomo trattenerla per un braccio per qualche istante, quindi lei che se ne liberava con uno strattone e spingendolo via.

L’audio del video era coperto dalle risate del suo autore.

Un incrocio di dati in possesso degli inquirenti aveva stabilito che la ragazza era morta un paio di minuti dopo.


“Che cosa le ha fatto?”.

L’anziano lo fissò non curante, mentre l’avvocato, di fianco, si limitava a leggere il fascicolo davanti. L’ispettore lo incalzò. “È lei nel video, lo sappiamo. La perizia che il suo avvocato sta ancora diligentemente leggendo lo stabilisce. La ragazza è una delle vittime. Il video non lo mostra, ma il ragazzo che lo ha girato ha dichiarato di averla vista avviarsi dietro la vittima quando lei si è allontanata riprendendo a correre. Come l’ha avvelenata?”.

“La testimonianza del ragazzo è irrilevante” disse l’avvocato. “Come ha detto prima, Ispettore, ha dichiarato di aver visto il mio assistito avviarsi nella stessa direzione. Allora? La vittima è stata trovata fuori dal percorso dei runner. Il mio assistito ha fatto la stessa strada, ma non poteva vederla. Non ci sono prove che indicano la sua presenza nel luogo del ritrovamento. La ragazza è stata ritrovata da un uomo con il suo cane proprio perché era fuori dal percorso, quindi il mio cliente di cosa sarebbe colpevole? Di averla approcciata? Di averla infastidita con un cattivo odore? Insomma, stava facendo una passeggiata, faceva caldo e sudava. È reato? Va bene, l’ha afferrata, ma era per scusarsi, come ha dichiarato, non mi sembra che dal video si evidenzi l’estremo di un’aggressione”.

“Il suo cliente l’ha avvelenata”.

“E come Ispettore? Con il cattivo odore?”. L’avvocato scosse la testa sorridendo. Anche il pensionato sorrideva.

“Lo trova divertente?” replicò l’Ispettore fissando il solo pensionato. “Abbiamo testimonianze che la collocano almeno su altre tre scene del crimine”.

“Coincidenze” ribatté l’avvocato. “I crimini sono stati commessi nel quartiere del mio assistito o nelle sue vicinanze”.

“Coincidenze? La sua presenza proprio nei giorni degli omicidi?”.

“Ispettore, sta scherzando vero?” chiese l’avvocato. “Mi sta dicendo che il mio assisto era l’unico presente sulle scene dei crimini oltre alle vittime? E i suoi testimoni oculari – perché di questo si tratta leggendo gli incartamenti – dove si trovavano? Non erano anche loro presenti sulle scene? Per come stanno le cose, anche il mio cliente può dichiarare di aver visto Tizio o Caio quel giorno, ma questo non ne fa certo degli assassini”.

“Il suo cliente lavorava per una società del gas, l’assassino si firma come uomo del gas. Inoltre abbiamo tracce di camomilla su alcune scene del crimine e il suo cliente, tra tutti gli abitanti del quartiere, è l’unico a coltivarla e farne uso”.

“Congetture” ribatté l’altro. “Inoltre, il mio cliente, non coltiva la camomilla, ma raccoglie quella che spontaneamente cresce nel lotto vuoto vicino casa”.

“Lo sa, avvocato, sono particolarmente informato sulla camomilla”.

“Quindi?”

“La camomilla non ha particolari effetti collaterali, se si escludono allergie ad alcuni suoi componenti. Non è il caso del suo cliente, perché come sa abbiamo avuto autorizzazione a prelevare un po’ del suo sangue e fargli un check up medico abbastanza approfondito”.

“Uno dei motivi per cui ho presentato istanza in Procura: la salute del mio assistito non è oggetto delle indagini”.

“È qui che si sbaglia, avvocato. La sua salute è quella che mi interessa, perché credo sia la fonte del suo malessere”.

“Di cosa sta parlando?”.

“Vede, ho scoperto che bisogna fare molta attenzione ai tempi di infusione e alle dosi di camomilla da assumere. Va tenuta in infusione solo per pochi minuti. Un’infusione prolungata può determinare effetti opposti, come eccitabilità, crampi addominali, diarrea e irritabilità”.

L’Ispettore si voltò verso il pensionato che seguiva il confronto, ora, senza più il ghigno stampato in volto. Fu l’Ispettore a sorridere rivolgendosi nuovamente all’avvocato.

“Il suo cliente mi ha mostrato molto galantemente uno di questi effetti collaterali quando abbiamo eseguito la prima perquisizione in casa sua. Mi ha scorreggiato in faccia. Be, non proprio in faccia, ma ha ammesso in quell’occasione che fosse quello uno degli effetti indesiderati dell’assunzione continua di camomilla, vero?”.

“Certo!” rispose brusco il pensionato. “Quando ho cominciato a soffrirne mi sono informato, cosa crede?”.

“Cosa centra questo con gli omicidi?” chiese l’avvocato allargando le braccia.

“Nella seconda perquisizione” rispose l’Ispettore, “abbiamo analizzato gli infusi di camomilla trovati nella pattumiera e l’attrezzatura usata per prepararlo. Abbiamo stabilito che l’infusione che il suo assistito esegue è molto prolungata. Troverà i dettagli nel fascicolo. Inoltre, nel sangue, ci sono evidenti valori alterati che fanno del suo cliente una persone facilmente eccitabile ed irritabile”.

“E questo fa di lui un assassino?” chiese l’avvocato.

“Abbiamo tracce di camomilla sulle vittime” rispose l’Ispettore.

“Alcune vittime, Ispettore. Qual è il nesso?”.

“Sostanze tossiche possono inquinare tisane e infusi. Le abbiamo cercate, insieme ai pesticidi, su tutte le vittime del nostro serial killer. Ventinove corrispondenze su quarantasei.

In pratica, il suo assistito ha usato parte della camomilla come veleno combinandola con sostanze velenose per poi nebulizzarle sulle vittime uccidendole. È tutto lì, avvocato, nel fascicolo”.

“Ridicolo!” esclamò l’altro sfogliandolo freneticamente.

L’ispettore prese poi la sua valigetta che teneva di fianco e l’appoggio sul tavolo al quale erano seduti. La aprì e mostrò loro, sigillato in una busta trasparente, un anello a forma di fiore.

“Come potete vedere è uno di quegli scherzi di Carnevale. C’è una piccola sacca che va stretta nel pugno e che permette al liquido che ci metti dentro di essere nebulizzato attraverso un filtro nascosto nel fiore”.

L’avvocato prese il reperto rigirandoselo tra le mai e fissò il suo assistito.

L’anziano pensionato fissava torvo l’Ispettore e aveva perso tutta la sua spavalderia.


(Continua…)


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