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Una storia di Acewriter

Le avventure dello Straniero pt. 1

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6 minuti

Pubblicato il 22 aprile 2020 in Fantasy

Tags: #altromondo #avventure #cavaliere #magia

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Capitolo 1- Un nuovo mondo


La prima inspirazione fu un concentrato di dolore, confusione ed acqua marina. Subito gli venne voglia di vomitare, ma lo represse, perché si rese conto che sarebbe inesorabilmente annegato. Aprì gli occhi e vide che la sua testa era distante poche decine di centimetri dalla superficie dell'acqua. con una leggera flessione delle gambe si diede abbastanza spinta da risalire in superficie, dove vomitò acqua di mare. I muscoli dell'addome ebbero uno spasmo, contraendosi dolorosamente. Finalmente poté guardarsi attorno e vide che si trovava in uno stretto braccio di mare tra due alte scogliere a picco, adornate da piccoli cespugli dall'improbabile colore indaco e dalla rada erba rossiccia. Rimase un attimo interdetto guardando quei colori e una onda lo prese, spingendolo di nuovo sotto la superficie. Quando riemerse, si accorse di essere un po' più vicino ad una spiaggia che prima non aveva nemmeno visto. Appesantito dal cappotto gonfio di acqua, arrancò lentamente, fino a portarsi sulla rena di sabbia, nera come la pece, su cui si buttò come un corpo morto.

Quando si risvegliò, gli parve che la luce in cielo non fosse cambiata granché. Quindi pensò non fosse passato molto tempo, ma non poteva essersi sbagliato maggiormente. Infatti vi era una condizione tale, nella terra in cui era finito, per cui il tempo scorreva poco o affatto, a seconda della zona. Si tirò sui gomiti e alla fine fu in piedi. I vestiti lo appesantivano e lo avevano ghiacciato nel midollo. Decise di raccogliere un po' di quelli che sembravano rami secchi e si riparò dal vento che spirava dal mare dietro ad una escrescenza rocciosa piuttosto larga. Fece un piccola buca nella sabbia, sopra cui adagiò i rami secchi. Poi. aiutandosi con un accendino e della sterpaglia secca, accese un bel fuoco, che prese a divampare con un'allegra fiamma verdognola che emanava un bel calore allegro. Appese gli abiti ad un'altra roccia, stendendoli bene, in modo che il calore del fuoco li potesse asciugare bene. Sulle prime aveva tremato in continuazione, ma poi si accorse che il calore del fuoco improvvisato lo aveva ben scaldato, tanto che aveva cominciato a sentirsi persino contento.

Non ho idea di dove mi trovi, ma per il momento non va troppo male. Di certo non va peggio di come ti andava a casa, pensò lui, riandando con la mente a quella mattina, in cui era stato aggredito da un vagabondo per il suo misero portafoglio.

Quel mese gli era riuscito a malapena di pagare l'affitto del suo monolocale seminterrato e il conto del ristorante dove lavorava e mangiava quando non era impegnato a studiare. Era iscritto all'Università e seguiva il corso di medicina, cardiologia, per amor di precisione. Quel vagabondo tuttavia gli era parso ancora più disperato di lui, cosa che per lui era difficile da immaginare. Quindi, quando si era visto comparire davanti questa faccia distorta dalla più assoluta angoscia e disagio che gli fosse capitato di vedere su un volto umano, accompagnata da un bel coltello a serramanico, reperito forse in un cassonetto di un vicolo sconosciuto alla maggior parte della popolazione cittadina, lui non ci aveva pensato due secondi più di quello che fosse necessario per prendere una decisione simile. Il contenuto del portafogli era stato prelevato dal suo malconcio contenitore per finire nelle mani callose e dalle dita storte del suo turpe proprietario. Molto probabilmente quel denaro non avrebbe avuto una durata maggiore della bevuta che ci si sarebbe potuto comprare con quell'ammontare in qualche sordido locale mal frequentato, ma a lui non importava. Comprendeva infatti che quattro spicci scarsi non valevano il rischio di una pugnalata allo stomaco o un taglio che probabilmente lo avrebbe portato a contrarre il tetano, data la condizione dello sbandato e della lama in suo possesso. Quindi non ebbe alcuna esitazione nel vuotare sul palmo lurido dell'indigente che si trovava di fronte tutto il contenuto del suo sottile portafoglio.

Tuttavia, quando vide a quanto ammontava il frutto della sua rapina, il buon rapinatore, preso evidentemente da un disprezzo più che legittimato, gli rifilò un destro, incassatosi sotto allo zigomo sinistro e un successivo calcio allo stomaco quando andò a terra a seguito della prima contusione. Si ritrovò così, derubato e pesto, ad applicare una bistecca fresca, cortesemente fornita da un cuoco che si era ritrovato a buttare la pattumiera nel vicolo incriminato appena poco dopo del fattaccio, per ridurre la contusione che si andava formando intorno all'occhio.

"Eh, che vuoi, la criminalità qui è all'ordine del giorno. Specialmente nei vicoli come quello in cui ti sei trovato tu.", gli fece il cuoco, che fino a quel momento aveva mantenuto il capo sopra alla piastra su cui stava grigliando le verdure.

"Capisco", rispose lui, serafico.

"Non prendertela a male, ragazzo. A me lasciano stare perché sanno cosa ricevono a minacciarmi, ma tu gli devi essergli parso un ghiotto boccone."

"Piuttosto scarno."

"Non potevano saperlo. Di solito la gente da queste parti non è vestita bene come te."

"E meno male che indosso vestiti comprati al discount"

Il cuoco si limitò a tirare su le maniche rappezzate e fare spallucce, tornando a destinare la propria attenzione al cibo sulla piastra. Dopo dieci minuti finalmente il lato sinistro del volto aveva smesso di pulsargli e lui poté andarsene.

Rimise i propri passi, uno dietro l'altro, su quel marciapiede pieno di mozziconi di sigarette e di cartacce che stava percorrendo fino a poco prima di imbattersi nel mefitico vagabondo. Percorse un isolato, poi due. I suoi piedi lo portarono infine al suo appartamento, dove sperava finalmente di tirare l'agognato sospiro di sollievo, potendo porre in mezzo tra lui e il mondo quel piccolo guscio di noce volto a protezione che lui chiamava casa. Una mera umile dimora alquanto antiquata, risalente a settant'anni prima, ma che essendo l'ultimo lascito dei suoi genitori prima che lasciassero orfani lui e sua sorella vi ci si erano ormai tanto affezionati da ormai diventare quasi una loro appendice corporea.

Fu qui, nel tragitto per raggiungere la propria dimora, nel bel mezzo di una di quelle vie laterali affollate di stendipanni e balconi nascosti da folte foreste di gerani e piante grasse, che avvertì uno strappo secco all'altezza dell'addome, mentre un movimento dei reni che non gli apparteneva lo scagliava in aria, in un salto apparente lungo un tempo infinito, e la mente e il corpo parevano sfaldarsi come neve sotto un sole agostano. La vista si riempì di lampi di colori e forme indefinite, mentre i bordi scuri si restringevano sempre più nella sua visuale. Il vicolo che stava percorrendo si inondò per un momento di luce, per tornare nell'attimo successivo nella solita pacifica penombra.

Fu così che, senza che lui se ne potesse avvedere del motivo, si ritrovò improvvisamente in un mondo di cui nulla sapeva e che fino a quel momento aveva tentato di ucciderlo in due occasioni, per annegamento e ipotermia. La situazione non poteva che migliorare...


Fine parte 1




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