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Una storia di Brividogiallo

ISTANTANEA CON PARTICOLARE

"Resistere significa semplicemente tirare fuori i coglioni e meno sono le chances più dolce è la vittoria"  BUKOWSKI

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8 minuti

Pubblicato il 17 gennaio 2021 in Thriller/Noir

Tags: #mondo #fotografia #morte #caparbiet

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Io sono Francesca e sono una fotoreporter di una nota rivista mensile di viaggi.

Un bel lavoro senza dubbio, avventuroso e ben pagato.

La mia attività mi ha permesso di girare mezzo mondo, sono stata nel Serengeti dalla parte keniana tra bestie feroci e bestie curiose che nemmeno conoscevo, in Amazzonia navigando sul Rio delle Amazzoni tra rettili che incutono timore e piccolissimi tripudi di colore come i colibrì, a NordKapp vicino al circolo polare artico, dove è possibile assistere a quella meraviglia che è l'aurora boreale.

Ho fotografato monumenti e particolari etnici di varie città del mondo.

Ma l'avventura più angosciante l'ho vissuta quando mi inviarono a fotografare i castelli della Loira.

Cosa può esserci di angosciante nel fotografare dei castelli in una nazione europea, nostra confinante?

Ebbene, anche scendere un semplice gradino, se il fato lo ha deciso, può diventare un un'incognita.


Quel giorno mi sarei dovuta recare ad Amboise per fare un servizio fotografico all'omonimo castello.

Decisi di riprenderlo con una luce calda e soffusa, quella del tardo pomeriggio, quando i raggi obliqui del sole lo illuminavano riflettendo un colore rosaceo alle mura e formando interessanti giochi di luci e ombre.

Mi piazzai con la mia strumentazione dalla parte opposta del fiume rispetto al castello e lo ripresi da varie angolazioni.

Alla fine, soddisfatta del mio lavoro, presi l'armamentario e tornai verso la macchina.


Arrivata a Milano, non vedevo l'ora di arrivare a casa per stampare le mie foto.

Mi fermai a comprare le sigarette e mi precipitai nel mio appartamento per mettermi al lavoro.

Un'ora dopo avevo stampato circa cinquanta foto e mi misi a sfogliarle per selezionare le migliori da portare in redazione.

Detti un prima occhiata sommaria per scartare quelle che non mi piacevano e ne rimasero una ventina.

Iniziai a osservare più attentamente quelle foto per vedere che non ci fossero difetti che non avevo notato quando l'occhio si fermò su una foto che, a differenza delle altre, conteneva un particolare.

Sul prato che divideva il castello di Amboise dal fiume, ad una delle estremità dell'edificio, si distinguevano due persone sdraiate una sull'altra.

Mi venne da ridere pensando che avevo immortalato una coppietta in un momento di intimità e la curiosità fu più forte di me.

Ingrandii l'immagine il più possibile senza che sgranasse troppo e la osservai.

Una ragazza era stesa sul prato, indossava un maglioncino nero a collo alto e dei jeans, un ragazzo le stava sopra, completamente vestito, con entrambe le mani appoggiate sul terreno, come quando si fanno le flessioni.

Il volto del ragazzo non era visibile del tutto ma solo per tre quarti mentre quello della ragazza si mostrava evidente e sembrava avere gli occhi chiusi. Le braccia della ragazza erano aperte, come anche la bocca, aveva una gamba stesa e una piegata.

Il ragazzo indossava una felpa nera e sulla schiena c'era la scritta "Université d'Orléans".

Una felpa identica era stesa sul prato vicino alla ragazza. Non si leggeva la scritta per intero a causa di alcune pieghe ma si capiva che anche sulla sua felpa c'era il nome dell'Università.

Guardando quella foto ingrandita si aveva l'impressione di due ragazzi che stessero amoreggiando in un posto romantico ma a me fece rabbrividire.

Non vedevo alcun segno di affetto in quell'immagine. Per quel che si poteva vedere, l'espressione del ragazzo non era distesa né sorridente, lei sembrava inerme, e sul suo viso vidi l'immagine della morte, era un volto privo di vita, di qualsiasi espressione e quella bocca aperta in modo così innaturale dava all'insieme, un aspetto sinistro, inquietante.

Uscii dal mio appartamento e suonai il campanello di quello adiacente dove abitava la mia amica Giulia.

Aprì la porta e quando mi vide mi accolse felice che fossi tornata dal mio breve viaggio.

"Siediti e raccontami. Come è andata? Sono davvero così belli i castelli della Loira?"

"Sono fantastici Giulia ma sono qui per un altro motivo, non per parlare del mio servizio."

"Ti vedo strana, infatti, che hai?"

"Guarda bene questa foto."

Giulia prese la foto e la guardò poi scoppiò a ridere.

"Ah ti sei messa a fare la voyeur? Accidenti, hai fotografato due poveri ragazzi mentre stanno...facendo roba."

"Guarda bene Giulia, guarda i particolari non guardare l'insieme."

La ragazza divenne seria e la esaminò con maggiore attenzione.

"Beh non so che dirti, in effetti non sembra si stiano divertendo molto e la ragazza l'hai presa in un momento in cui aveva un'espressione strana, grottesca, quella bocca aperta.... fa un po' impressione."

"Non prendermi per pazza ma per me quella ragazza era morta. Mi è capitato di fotografare anche la morte durante i miei servizi fotografici e la sensazione che dà è sempre la stessa. Se tu guardi bene, pur essendo una foto, dà l'impressione dell'immobilità."

"Che intendi fare?"

"Portarla alla polizia."


Quello stesso pomeriggio, andai in una caserma vicino casa mia con la foto nella borsa.

Entrai e chiesi di parlare con un funzionario che si occupasse di omicidi.

Il poliziotto nel gabbiotto, all'entrata, mi guardò sgranando gli occhi.

"Deve denunciare un omicidio?"

"Un probabile omicidio."

Venni accompagnata in una stanza dove un uomo in divisa, di età avanzata, mi salutò e mi fece sedere di fronte a lui.

"Mi hanno detto che lei è la testimone di un probabile omicidio. Mi vuole spiegare cosa ha visto di preciso?"

Spiegai al commissario dove mi trovavo e perché poi tirai fuori dalla borsa la foto.

"Quando sono tornata a Milano ho stampato le foto che avevo fatto e su di una ho notato queste due figure. Ho ingrandito l'immagine e ne è uscito fuori questo. A me non sembra un normale approccio tra due ragazzi. Lei ....beh lei sembra morta."

Il commissario guardò attentamente la foto poi me la restituì dicendo :"Lei ha fatto bene a venire qui sospettando possa essere successo qualcosa di losco ma questa foto non ci dice niente. Non ritrae momenti di colluttazione, non si vede la ragazza difendersi da un'aggressione. È semplicemente stesa su un prato con gli occhi chiusi e lei l' fotografata in un momento in cui, forse, parlava, per questo ha la bocca aperta." mi disse sorridendo

"A me sembra morta." dissi in modo brusco

"Signora ma lei pensa che noi possiamo scomodare l'Interpol per una foto del genere? Per una sua personalissima sensazione?"

"Va bene commissario, mi scusi se le ho fatto perdere tempo."

Uscii dal commissariato pensando che, probabilmente, stavo girando un film nella mia mente.

Forse ero andata troppo oltre con l'immaginazione e cercai di non pensarci più, almeno per tutto il pomeriggio.

Tornata a casa, tirai fuori la foto dalla borsa e la riguardai a lungo e di nuovo provai quel brivido, di nuovo vidi davanti a me l'immagine della morte. Non riuscivo proprio a vederla come una situazione normale, per quanto mi sforzassi.

Mi sdraiai in poltrona e iniziai a pensare a cosa potevo fare per chiudere definitivamente con questa faccenda e mi venne l'idea.

Andai al PC e cercai informazioni sull'Università di Orléans e trovai quello che cercavo, un numero di telefono.

Chiamai e una voce femminile mi rispose in francese :"Università di Orléans, in cosa posso esserle utile?"

Per fortuna parlavo e capivo bene il francese, quindi risposi :"Vorrei parlare con la segreteria se è possibile."

"Un momento."

Poco dopo sentii una voce maschile chiedermi cosa desiderassi.

"Le sembrerà una domanda strana ma vorrei sapere se dalla vostra Università è sparita una ragazza di recente."

Ci fu qualche istante di silenzio, poi la voce mi chiese :"Lei sa qualcosa della signorina Mercier?"

Un tuffo al cuore mi impedì di parlare per alcuni istanti.

Feci un profondo respiro e risposi :"Probabilmente sì."


La mattina dopo ero pronta con la mia valigia per imbarcarmi per Parigi. Da lì un autista dell'Università mi avrebbe portata a Orléans.

Sbarcai a Parigi e dopo aver preso il mio bagaglio, tra la folla vidi un uomo con un cartello in mano "Francesca Minetti"

Mi avvicinai a lui e ci dirigemmo verso l'auto.

Dopo circa un'ora e mezza eravamo a Orléans diretti all'Università.

Mi portarono subito negli uffici della direzione dove fui accolta da un uomo dall'aspetto gentile.

Senza troppi preamboli mi disse di voler vedere la foto.

Io gliela porsi, lui la guardò e subito si mise una mano nei pochi, radi capelli che aveva in testa.

"Mon Dieu c'est elle!"

Provai un senso di profonda pietà per quella povera ragazza uccisa che soltanto il caso ha permesso che venisse addirittura immortalata da una sconosciuta nel momento in cui la vita l'aveva appena abbandonata.

"Riuscite a riconoscere il ragazzo?"

"Non conosco tutti i ragazzi che frequentano questa Università ma non sarà affatto difficile risalire a lui. Il suo viso, in questa foto, è riconoscibile."

Venni riaccompagnata a Parigi e decisi di restare lì qualche giorno per riprendermi un po' e distrarmi fotografando quella favolosa città.

Prima di tornare a Milano, acquistai una copia di un quotidiano che riportava la notizia dell'uccisione di una studentessa e dell'arresto dell'omicida, un suo compagno di Università che lo aveva fatto per questioni di gelosia.


Tornata a Milano, presi la copia del quotidiano e andai alla caserma di polizia per informare il commissario che il caso era risolto e senza l'intervento dell'Interpol.




Cinzia Baldasserini







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