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Una storia di Veronicadegregorio

LA VRENZOLA

UN TIP(IN)O  FEMMINILE UMILE E SPECIALE

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6 minuti

Pubblicato il 14 novembre 2018 in Humor

Tags: #cafona #tamarra #vrenzola

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non mi piace attirare l'attenzione:
non mi piace attirare l'attenzione:

“Lei” non è una qualunque. La riconosci subito. Già, perché “lei” sua maestà “la vrenzola”, possiede il misterioso dono d’imporsi con veemenza al tuo sguardo, orecchio o olfatto, anche se sei immerso nella folla, se cammini di notte o se , sfortunatamente, sei cieco. Il punto è che la femmina in questione, proprio non ne vuol sapere di passare inosservata, né, tantomeno, di rispettare il tuo sacrosanto diritto d’ignorarla. E le inventa proprio tutte, pur di imporsi alla tua attenzione. Se, per esempio, sei nella folla, la vrenzola cattura l’attenzione del tuo udito, frastornandolo con “affettuose conversazioni” a voce altissima e che conduce con l’amica del cuore ( che è sempre "di turno" e il turn over delle sue amiche è altissimo) o con il fidanzato. In entrambi i casi, e a testimonianza di una indiscutibile raffinatezza lessicale, la vrenzola esordisce chiamando il suo interlocutore ( o interlocutrice) “Amò”, alternandolo a “Tesò”, con la stessa precisione con cui nella lasagna si alternano gli strati di pasta a quelli di sugo! In questo modello glamour di donna, anche la suoneria del cellulare è scelta con grandissima accuratezza e solo se risponde a parametri precisi. La capacità di superare un numero di decibel sufficiente a diffondersi nel raggio di almeno cento chilometri, è fondamentale. La scelta perfetta è completata dalla riproduzione del leit-motiv dell’ultimo successo di un neomelodico ( e dal quale è rimasta folgorata durante un'esibizione a un matrimonio di una cugina) che, esprimendo gli stessi gusti, la rappresenta con classe adeguata ( eh sì, in fatto di mise e musica è una molto esigente e selettiva). Certo, chi è sordo avrà l’udito ( e non solo) salvo, ma la vrenzola, che non si perdonerebbe mai di essere trascurata dall'altrui attenzione, è una gran furbacchiona, e ha un rimedio per ogni eventualità. Presagendo la possibilità d’incontrare qualche sordo, infatti, adotta un look adeguato a imporla a tutto il campo visivo a disposizione ( fosse anche la stazione centrale nell’ora di punta ). Niente riuscirà a farla scansare dall’occhio, anche del più distratto, dei passanti. Neanche l’improvvisa apparizione di Charlize Teron ai tempi in cui , mostrando il “lato b”, faceva la pubblicità a un noto amaro, sarebbe sufficiente a distogliere la nostra attenzione. Strass, brillantini e tutto ciò che sfavilla e abbaglia sono i discretissimi decori di magliette oltremodo aderenti ( “perché mammà m’a fatt troppa bella”, pensa la vrenzola, e tutt 'o munn l'adda sapè (e tutto il mondo lo deve sapere). L'abbigliamento della vrenzola è un apoteosi di charme, lo strumento di quel tocco indiscutibile di unicità che non ce la farà dimenticare più. Classe, riservatezza e modestia ( che, non dimentichiamolo, sono la cifra specifica della vrenzola) sono sapientemente coniugate a certa speciale vocazione ecologica e che manifesta comprimendosi in leggins di due o tre taglie in meno della propria, per evitare sprechi. Comprimere chili e chili degli effetti dei burger giganti e delle taniche di coca cola che s'ingurgita felice,è un'arte nella quale questa santa donna è davvero impagabile. Qualsiasi ne siano peso e volume, riesce a soffocare le rosate carni in così pochi centimetri di stoffa che se, per la pressione insostenibile, cedessero, la poverina sarebbe sparata in aria come una palla da un cannone. Il trucco poi, in questo la “vrenzola” è una perfezionista. I colori, sempre al passo coi tempi, quelli della profumeria più costosa della città e in cui la vrenzola entra, ma solo per fregarsi i tester, sono scelti in base a una gamma di eleganza e moderatezza da uno a dieci. La vrenzola parte direttamente dal 5, il verde elettrico, escludendo quelli fino al 4 e che comprendono la gamma dei rosa e dei beige. Poi ci sono il rosa schocking del 6, il rosso sangue del 7, il viola da paramento dell'8, il nero dracula del 9 e lo sgargiante arcobaleno del 10 ( meglio abbundare). Il rossetto è il belletto che la vrenzola sceglie con cura particolare. Non sia mai detto che i bei labbroni che atteggia in baci da pornostar e che, convinta della loro irresistibile sensualità, immortala nei selfie che pubblica su facebook, non ricevano like. In sintonia con l'eleganza e le indiscusse abilità seduttive della vrenzola, sono le unghie e i capelli. Le prime, abilmente ricostruite con strati di smalto fosforescente, dati con la cazzuola per rafforzarne l'indebelità. Le usa anche come catarifrangenti in autostrada, o come luce d'emergenza, per aggiornarsi anche di notte e in mancanza di elettricità, sui messaggi della amiche su "uozzapp". I secondi, spesso allungati con visibili extension, sono sempre lucidi e ben puliti, perché se c'è una cosa che la vrenzola reputa fondamentale è la perfezione dell'immagine, soprattutto quella immortalata dai selfie con i quali solleciterà le invidie delle amiche Tesò e Amò e ( ne è fermamente convinta) allieterà gli occhi desiderosi di potenziali followers sui social. Non ci piove, lo shampo va fatto almeno due volte al giorno. La scelta delle scarpe è in perfetta linea con l'elegante sfavillio del look, se non sono corredate di lustrini, borchie, piume e suonerie, beh, meglio desistere. Ma la discriminante davvero decisiva per il loro acquisto, è la misura di zeppe a tacchi. Senza mezze misure, sono così alti che neanche i Led Zeppelin. Superando la lunghezza delle gambe, l'allenano a fare l'equilibrista da circo e , in caso di caduta, la costringono a ricorrere all'aiuto dei pompieri per rialzarsi. Anche la suola ha un ruolo preciso, guai a sceglierla se non ha la giusta capacità di strusciare allegramente e aderire senza pericoli alle carte oleose e bisunte del "panuozzo" o del tarallo che si è strafogata a Via Caracciolo e che ha gettato a terra. Il profumo poi, beh quello è un accessorio cui la vrenzola non rinuncerebbe neanche morta. Naturalmente lo sceglie solo se rimarca quella misuratezza d'insieme che la distingue. Un vero profumo da vrenzola si deve riconoscere anche tra la folla di una metropolitana alle dodici in punto, soprattutto a quell'ora, o all'interno di un depuratore delle acque cittadine.. La fragranza è irrilevante. L’importante è che copra qualsiasi nota olfattiva che non sia quella propria e che, spesso, è frammista all’odore rancido di patatine fritte e schifezze varie, trangugiate rigorosamente e a bocca aperta, al fine di socializzare i suoi gusti culinari. Infine il portamento. Senza dubbio è un'altissima espressione di delicatezza e signorilità. La vrenzola cammina decisa e sicura, sempre, con l’aria minacciosa e di chi sappia il fatto suo. Guai a guardarla in modo sprezzante o a imprecarle contro perché, tagliandovi la strada con il motorino, ha rischiato d’investirvi. E' allora che si manifesta tutta l'essenza della vrenzola, questo tipo antropologico così pacifico e “specialissimo”. Meglio ignorarla e mordersi la lingua. Rischiereste di finire in ospedale con un occhio nero o un dente in meno. Se si ha la sfortuna d’incontrarla, meglio scansarla, rifugiandosi dall’altra parte della strada.
Veronica de Gregorio

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