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Una storia di Yolima

Amos Light e la Zona Oscura - capitolo quattro

di Yolima  M.

71 visualizzazioni

5 minuti

Pubblicato il 10 maggio 2020 in Fantasy

Tags: #amoslight #avventura #fantasy #magia

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BANG!


La grande foto di famiglia volò davanti agli occhi di Amos prima di andare a frantumarsi contro il muro dietro di lui. Amos si voltò, pezzi di vetro erano ovunque, lo zio Hugo aveva pagato una fortuna per quella cornice d’orata che ora era rotta in due parti. Se l’avesse vista si sarebbe infuriato come una bestia e allora addio gita al luna park. Amos, spinse indietro la sedia e corse fuori dalla cucina.

«Pepper? Julian? Sally? Tom?siete voi? Alice ti sei dimenticata qualcosa? »


Silenzio.


« Alice, se sei tu non è divertente, ti prometto che per due settimane di fila ti tengo la camera super pulita»


BANG! BANG! BAAANG!


Tutte le foto appese iniziarono a tremolare prima di staccarsi dalla parete e prendere il volo prima di frantumarsi per terra. Pioggia di vetri cadde sulla testa di un Amos impaurito.

Cosa avrebbe fatto il suo supereroe preferito? Sarebbe uscito allo scoperto e avrebbe affrontato a viso aperto il suo nemico. Ma lui di nemici non ne vedeva neanche uno. Si guardò intorno. Sicuramente questa non era opera di Alice. Deglutì e fece un passo in avanti, solo allora si accorse che la porta di casa era spalancata. Era certo che zio Hugo prima di uscire l’avesse chiusa e lui avesse dato due giri di chiave, come faceva sempre quando restava solo. C’era qualcuno in casa che si divertiva a spaventarlo. Tornò veloce come una scheggia in cucina, prese un coltello, un coperchio di una pentola e ritornò sui suoi passi. Odore di erba appena tagliata entrò dentro la casa dei Puffly come una boccata d’aria. In lontananza qualcuno stava tagliando l’erba del giardino. Udì PomPom, il cavallo di Pepper, nitrire.

Amos preso da un momento di coraggio attraversò di corsa il corridoio, calpestando foto di famiglia e pezzi di vetro sparsi ovunque, si lanciò come una saetta verso la stalla.

Detestava i Puffly ma questo non voleva dire che chiunque ci fosse potesse fare del male agli animali nella stalla.


« AAAAAAH» gridò entrando dentro la stalla, pronto ad affrontare chiunque.


« Vedo che il coraggio non ti manca, principe. »


Principe? Lui? Ma per favore!


« Sai usarlo quello? Hai mai ucciso prima d’ora? »


In piedi davanti a PomPom vi era un uomo. Non doveva avere più di quarant’anni. Indossava abiti lunghi, un mantello color oro che strusciava per terra e stivali dai tacchi alti con le fibbie. Aveva un fil di barba che nascondeva una vecchia cicatrice di guerra. Se ne stava in piedi con una mano posata sul muso di PomPom che quanto pareva non sembrava infastidito. Aveva due occhi di un azzurro chiaro e scintillanti e il naso a patata. L’uomo si chiamava Atticus ma la cosa che più stupì di tutto Amos fu le orecchie a punta, come le sue, che sbucavano dai lunghi capelli d’orati.

Atticus guardò il ragazzo divertito mentre scorreva le dita sul muso del cavallo.

Era appena arrivato e già detestava tutto di quel posto.Ma era lì per una buona causa, così disse: « Perdonami per prima, per tutto il caos ma non ho mai sopportato i Puffley con quella loro puzza sotto il loro naso. Avevo promesso di non creare guai ma non sono riuscito a trattenermi, spero di non averti messo nei guai, ragazzo. »


Messo nei guai?! Quando lo zio Hugo avrebbe visto tutto quel caos in casa sua sarebbe esploso, pensò Amos. Lo avrebbero messo in castigo per un anno intero.


« Comunque, poco importa. Dov’è la tua valigia? »


Valigia? Quale valigia?


« Vado di corsa ragazzo, corri a prendere la tua valigia e ritorna qui. »

« Non capisco…»

« Prendi la valigia, oggi è il giorno che lasci questo posto, non l’hai letta nella lettera? »

«Quale lettera? »

«Come quale lettera! La lettera della scuola che ti avvisava che eri…aspetta, ti è arrivata due giorni fa una lettera con una busta rossa e d’orata? Di questa grandezza»

Amos scosse la testa, fin da quando viveva con i Puffley non aveva mai ricevuto prima d’ora una lettera. Non aveva amici che li scrivevano da posti lontani. Ne parenti. Atticus si passò una mano sul volto e disse « Due giorni fa ti abbiamo spedito una lettera molto importante, pensa ragazzo, pensa! L’avrai pur vista! »

« Mi dispiace ma non ho visto nessuna lettera»


Atticus lo superò di corsa, Amos girò su se stesso e corse dietro allo straniero che si stava avviando, a passo spedito, verso casa Puffley.


« Me lo avevano detto! Ma non ci volevo credere! Giuro che staccherò di persona la testa di quel Hugo Puffley! Avevo chiuso un occhio quando venni a sapere dove ti avevano messo a dormire, ma ora hanno esagerato! » tuonò.

Entrò in casa come una furia, senza badare molto a dove metteva i piedi attraversò il corridoio seguito a ruota da Amos, salirono al piano di sopra, sembrava che lo straniero sapesse dove andare, pensò Amos. Atticus si fermò davanti allo studio di zio Hugo e con facilità aprì la porta a chiusa chiave. Quando fu dentro iniziò a cercare ovunque spargendo documenti di una certa importanza e fogli pieni di scarabocchi. Amos restò sulla soglia della porta con il terrore nel cuore. Se suo zio avesse visto cosa stava accadendo al suo studio li sarebbe venuto un infarto.

Atticus aprì un cassetto e trionfante tirò fuori una busta rosso e oro, con una certa soddisfazione la sventolò davanti agli occhi increduli di Amos.


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