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Una storia di OrnellaStocco

Questa storia è presente nel magazine Storie di Donne

La casa in riva al fiume

In un'altra vita

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5 minuti

Pubblicato il 18 dicembre 2018 in Spiritualità

Tags: #fiumetempovilla

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Ho vissuto altre stagioni, abitato altre case, amato altre persone.
Sono nata un secolo prima. 1856.
E sicuramente nella mia precedente vita ho abitato lungo un fiume. Probabilmente il mio sguardo infantile indugiava attraverso i vetri antichi della finestra. La mia stanza di bambina era una deliziosa camera situata al piano nobile di una Villa Veneta di fine settecento appartenuta ai miei antenati. Venivo rapita dalle acque silenziose, rassicuranti e ne rimanevo incantata. Un senso di serenità suggellava quei momenti. Solo il vento e la pioggia riuscivano a cambiare il volto al mio fiume. Furioso nelle giornate autunnali. Placido sotto il sole. Struggente quando la luna lo amava.

In questa vita, quando mi capita di passare accanto a un corso d'acqua, ne sono profondamente attratta. Il richiamo è talmente forte da impormi una fermata per contemplarlo. Sento questo come un desiderio ma anche una necessità. Una forza che mi risucchia nel tempo lontano. Mi è famigliare guardare le sue acque adagiate. Rimango incantata seguendo il suo dolce curvare.


Lo sento come un amico che non vedo da tempo. Mai dimenticato. Il mio sguardo accarezza l'acqua che scorre lenta e scura e un senso di benessere antico mi avvolge come un abbraccio sicuro. Rivivo giochi e colazioni e passeggiate sull'erba soffice del suo argine senza provare l'emozione delle cose nuove, bensì il conforto delle emozioni appartenute.


La consapevolezza di un passato già vissuto è arrivata un po' alla volta come le sensazioni che provavo quando il caso o chi per lui mi portava sulle rive del fiume Sile e ancora non era un caso se capitavo, cercando scuse inverosimili, a Sant'Elena di Silea in un punto particolare dove un'antica chiesetta si specchia nell'acqua verde e solitaria.

E' successo un giorno.

A quel tempo lavoravo per un'emittente locale; mi occupavo di sponsorizzazioni per alcuni programmi televisivi. C'era del materiale urgente da ritirare presso un cliente. Il collega che si stava occupando di quel lavoro non era in redazione. Quel pomeriggio avevo un paio di appuntamenti dalle parti di Casale sul Sile dove si trovavano gli uffici del cliente. Mi offersi di ritirare il materiale. Avevo un nome e un indirizzo scritti frettolosamente sull'agenda.


Arrivata in paese chiesi informazioni al bar situato nella piazza principale. I bar dei piccoli centri sono una fonte inesauribile di informazioni. Sanno tutto. Il barista fu estremamente gentile con me allungandomi un foglietto dove aveva diligentemente tracciato a matita il percorso che avrei dovuto seguire. Meglio di un navigatore satellitare che all'epoca non era neanche lontanamente nei nostri sogni.

Niente smartphone, niente navigatori. Un foglio, un disegno simile a un’antica mappa con rette e incroci, segni da decifrare come nella caccia al tesoro. Tanta pazienza, una buona dose di senso d'orientamento e si riusciva a fare tutto lo stesso.


Pensavo di dover affrontare l'ennesima zona industriale pullulante di capannoni grigi e spettrali. Imboccai una strada sterrata e mi ritrovai di fronte a un antico cancello in ferro battuto sorretto ai lati da due pilastri scrostati agli angoli.
Scesi dall'auto e varcai il cancello che immetteva nel gradevole giardino all'italiana.
Dovrò dire al giardiniere di potare le rose. Sorrisi tra me per quel bizzarro pensiero.
L'abitazione era una tipica Villa Veneta con la porta a vetri e la piccola maniglia in ottone scurita dal tempo. Il proprietario mi venne incontro con un sorriso.

Avvertivo una sensazione mai provata in vita mia. E non mi sconvolse. Io quella casa la conoscevo. Tutto mi sembrava famigliare. Il grande tavolo rotondo posto al centro dell'ampio ingresso con il vaso di fiori freschi, le due panche appoggiate alle pareti.

- Prego signorina, mi segua nel mio studio...
Mi guardò stupito quando decisa e senza attenderlo mi diressi verso la stanza adibita a studio-biblioteca: ultima porta a destra, prima della grande porta a vetri che immetteva nel vasto parco retrostante la villa. Passando vicino al tavolo in noce la mia mano si poggiò come una carezza.

Fissai per un istante quello spazio verde al di là della porta a vetri che il sole di una bella giornata di inizio estate ne rifletteva il colore sull'antico pavimento alla veneziana.
Ne ero certa, io quella casa la conoscevo. In quella dimora avevo già abitato. Niente mi era estraneo, mobili, pareti, quadri e soprammobili mi appartenevano. Sentivo amore per quella casa e per tutto quello che conteneva.

Il proprietario mi guardava con diffidenza e un vago senso di disagio.
-Ehm, signorina, mi scusi, sembra che lei sia già stata qui...
-Veramente no, anzi ho faticato un po' ad arrivare ma quando sono entrata l'ho riconosciuta...

Continuava a guardarmi con sempre maggior imbarazzo e anch'io non sapevo se confessargli le mie sensazioni così intime, profonde ma così poco realistiche. Avevo timore che mi prendesse per una visionaria quindi tagliai corto; non volevo compromettere con le mie affermazioni il lavoro del mio collega.

-Forse ci sono stata molto tempo fa...
Presi la busta e salutai il signor Enrico.
-Non si disturbi ad accompagnarmi, conosco la strada. Arrivederci e grazie!
Il cancello dava direttamente sulla stradina, un tempo appena un solco. Bastavano pochi passi per attraversarla e sedersi sull'argine del fiume. Alcuni gradini di pietra consunta dal tempo svelavano un antico approdo per le barche.

Mi sono seduta su quei gradini. Mi è sembrato naturale, lo avevo fatto tante volte. Osservai l'acqua ferma del fiume. Uno sguardo tra vecchi amici. L'impulso di svestirmi e scivolare nelle sue acque morbide mi prese. Accarezzai con mano lieve l'acqua. La grande casa alle mie spalle, la stradina, il fiume, io. Facevamo un tutt'uno.
Come un secolo fa.








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