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Una storia di Rosemari

Questa storia è presente nel magazine Spunti di scrittura: #attualità

(a) Social

#attualita'

264 visualizzazioni

4 minuti

Pubblicato il 30 gennaio 2019 in Giornalismo

Tags: #attualitariflessioniarticolo

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Un pomeriggio di qualche giorno fa mi sono trovata a prendere una cioccolata calda con una amica che non vedevo da tanto tempo. Ci sediamo ad un tavolo e tra un pasticcino ed un sorso di cioccolata, cominciamo a parlare. Una piacevolissima chiacchierata. Il bar era un via vai di gente, molti consumavano al bancone, scambiavano due parole e andavano via. Il mio sguardo, però, è stato catturato da una famiglia: mamma, papà e due figlie, probabilmente due ragazzine di dodici/tredici anni. Mentre il cameriere prendeva le ordinazioni, a turno ognuno diceva ciò che desiderava. Ciò che mi ha colpito è che tutte e quattro non hanno smesso un attimo di alzare lo sguardo dallo smart. Il cameriere si è allontanato e loro hanno continuato a guardare ognuno il proprio smart. Ho pensato che il fatto di essere ognuno incollato con lo sguardo al proprio smart non vuol dire che sia una famiglia che non dialoga. Magari avevano appena finito di raccontarsi e adesso ognuno pensava ai propri interessi. Il fatto è che tutto è maledettamente normale. Allora mi sono chiesta cosa sia la normalità e con la memoria sono andata alla mia adolescenza. Certo, non che ci fosse un gran dialogo. Però, a tavola, a parte la tv che catturava la nostra attenzione, si discuteva o si commentava ciò che accadeva in quel programma o in quel telefilm. Senza fare tanta retorica, osservare questa famiglia seduta attorno ad un tavolino del bar in attesa di consumare, tutti incollati ai loro smart, mi ha impressionato. È possibile che siamo tutti diventati così social o semplicemente siamo tutti più smart dipendenti?

La questione è seria perché è facile dire "tutta colpa dei social", intanto siamo tutti lì con lo smart in mano a immortalare ogni singolo momento della nostra quotidianità e subito pronti a condividere. Sembra quasi che il cielo abbia trovato un modo per catturare la nostra attenzione. Ogni tanto si colora di nuvole e raggi di sole in un modo così particolare che tutti puntano l'obiettivo e in men che non si dica, te lo ritrovi nelle notifiche. Non importa che sia su WhatsApp o su Instagram, non fa differenza. Quel cielo farà il giro del mondo e tutto il mondo avrà gli occhi puntati su di te.

Può sembrare meraviglioso tutta questa "socialità". Ma che fine ha fatto l'a-sociale di turno? Chi non ha mai avuto tra i propri conoscenti o compagni di scuola, quello a cui non gli interessava instaurare relazioni interpersonali di qualsiasi genere? Ebbene, il tizio in questione oggi gioca con lo smart, ha un nickname super figo e conquista cuori nei gruppi più disparati dei social web. Se sei fortunato potrai essere uno dei suoi 280 contatti e magari cliccare un Like su una delle sue pagine di frasi e pensieri così carichi di bei proposti e pieni di emozioni che finirai per condividerli anche tu.

Banale? Sicuramente analizzare l'a-socialità imperante non è facile e cadere nella retorica è semplicissimo. Ma ciò che più fa paura è che i social hanno dato molta forza a chi nella realtà non sarebbe in grado di affrontare una semplice discussione. Dopo gli hacker sono nati gli haters e l' anonimato è diventato il luogo ideale per colpire al cuore della questione: essere socialmente attivi non corrisponde ad una capacità di socializzare o di essere sociali.

E se metti ad un tavolino di un bar una famiglia con uno smart in mano a ciascuno, il rischio è che sul web viaggerà una foto di famiglia felice che si è fermata ad un bar a prendere una cioccolata calda e qualche pasticcino e tutti saranno sorridenti, i capelli ben acconciati e il pollice in su. Se poi uno dei quattro è un po' influencer attiverà il video social in diretta e potrai ascoltare con le tue orecchie che è stato un bellissimo pomeriggio di compre in famiglia e che una pausa al bar ci voleva. E subito scatteranno i cuoricini e una ventina di Like. Una famiglia felice che condivide un pomeriggio insieme. È tutto lì, colorato e perfettamente inquadrato.

È in quel momento che ho pensato: la cioccolata calda mi piace molto e mi piace parlare con la mia amica.

Devo fermare questo momento nella mia mente per non dimenticare mai di trovare il tempo per me da condividere con le persone che ti fanno star bene anche se non perfettamente inquadrato.

[firmato, #rosemari ;)]



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