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Una storia di LuigiMaiello

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L’Amica Geniale è la storia di due vite mano nella mano

La serie è tratta dal bestseller L'Amica Geniale di Elena Ferrante, il romanzo italiano più venduto nel mondo negli ultimi dieci anni

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5 minuti

Pubblicato il 28 novembre 2018 in Recensioni

Tags: #amicageniale #elenaferrante #libro #serietv

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“La volta che Lila e io decidemmo di salire per le scale buie che portavano, gradino dietro gradino, rampa dietro rampa, fino alla porta dell’appartamento di don Achille, cominciò così la nostra amicizia”


Mano nella mano si può andare incontro a tutto in questa storia che racconta un’amicizia tutta al femminile, quella tra Elena Greco e Raffaella Cerullo, per tutti Lina. Lila solo per Elena.


La serie andata in onda ieri sera su Rai1 è tratta dal bestseller L'Amica Geniale di Elena Ferrante, il romanzo italiano più venduto nel mondo negli ultimi dieci anni, primo libro della quadrilogia edito in Italia da Edizioni E/O.


Su Rai1 la prima puntata de L’Amica Geniale ha fatto il boom di ascolti con 7 milioni di spettatori e quasi il 30% di share. E chissà quante amiche si sono riunite, accomunate dal rito femminile di vedere insieme la tv come si fa ormai solo nelle grandi occasioni: Sanremo, o forse più XFactor.

La storia in molti già la conoscevano, avendo letto il libro, e dai primi riscontri personali (gruppi whatsapp, social, chiacchiere in treno con gli amici) sembra che nessuno sia rimasto deluso.

La solita vecchia questione della trasposizione di un libro (famoso) al cinema e in tv sembra quindi essere risolta senza delusioni, cosa che non accade spesso quando si passa dalla carta al video.

Le due giovani attrici Lenù Greco (Margherita Mazzucco) e Lila Cerullo (Gaia Girace) danno il meglio di loro, ma sono stati soprattutto le immagini e i suoni a colpirmi, tanto che forse la violenza che caratterizza la storia, emerge con più forza dallo schermo che dal libro.

“L’oggetto venne giù in picchiata e fece un buco per terra con un tonfo secco, a pochi centimetri da Nino. Per poco – pochissimo – non lo uccise”.

Il tonfo del ferro da stiro, ad esempio, è stata una delle immagini che più mi era rimasta impressa leggendo il libro, così come le botte dei papà e in generale gli elementi violenti e vivi che uscivano dalle pagina. Ma dopo aver guardato la serie, quegli elementi sembrano trovare quasi una maggiore vitalità.

L'Amica Geniale - La storia


Quando l’amica più importante della sua vita sembra essere scomparsa senza lasciar traccia, Elena Greco, una donna anziana che vive in una casa piena di libri, accende il computer e inizia a scrivere la storia sua e di Lila, la storia di un’amicizia nata sui banchi di scuola negli anni 50. Ambientato in una Napoli pericolosa e affascinante, inizia così un racconto che copre oltre sessant’anni di vita e che tenta di svelare il mistero di Lila, l’amica geniale di Elena, la sua migliore amica, la sua peggiore nemica.

“Lila comparve nella mia vita in prima elementare e mi impressionò subito perché era molto cattiva. Eravamo tutte un po’ cattive, in quella classe, ma solo quando la maestra Oliviero non poteva vederci. Lei invece era cattiva sempre”.

La narrazione è sempre in prima persona (Elena), e si parla della vita del rione, dei suoi protagonisti e, ovviamente, del rapporto tra le due ragazze.

Il riscatto e la violenza

È la storia di un riscatto femminile, nella Napoli degli anni Cinquanta, quando andare a scuola non è la normalità, anzi bisogna lottare per farlo.

Gli anni in cui la violenza è la regola anche tra i più giovani, che si prendono a pietre: a volte le scansi e a volte no. E da una pietra iniziano le risse tra amici, e poi tra famiglie, fino a quando qualcuno non decide di fermare il giro.

Le parole ammazzano (il crup, il tetano, il tifo...), gli uomini e le donne idem.

Violenza e rabbia hanno la meglio in ogni persona.

“Da bambina mi sono immaginata animali piccolissimi, quasi invisibili, che venivano di notte nel rione (…) ed entravano nell’acqua e nel cibo e nell'aria, rendendo le nostre mamme, le nonne, rabbiose come cagne assetate. (...) i maschi diventavano furiosi di continuo ma alla fine si calmavano, mentre le femmine, che erano all’apparenza più silenziose, accomodanti, quando si arrabbiavano andavano fino in fondo alle loro furie senza fermarsi più”.

A proposito di scene violente, ho letto diversi commenti quasi sconcertati sulla scena del padre che lancia Lila dalla finestra per punire la sua indolenza, come era stato fatto con il ferro da stiro prima. Si tratta di finzione, ma la nostra mente a volte lo dimentica.


Ma la violenza è azione, e l’azione è spesso la base del racconto per immagini.

Empatia, simpatia e #teamlila


Il punto è che quando ci troviamo di fronte a una storia, entriamo nella vita dei personaggi.

Sentiamo la loro felicità, il loro desiderio, la loro paura; il nostro cervello si infiamma come se ciò che sta accadendo a loro, stesse realmente accadendo a noi.

Questo avviene perché siamo attratti dalla finzione narrativa, e soprattutto dai conflitti: sono i problemi a essere interessanti nelle storie. Potremmo giungere a generalizzare che “senza conflitto non c’è storia”. E, se ci pensiamo, le storie riguardano quasi sempre delle persone con dei problemi.


“Tutte le storie – comiche, tragiche, romantiche – sono incentrate sugli sforzi di uno o una protagonista per ottenere, di solito a qualunque costo, ciò che desidera”. *

Ed è questo che ci fa provare empatia, simpatia, antipatia nei loro confronti.

Addirittura possiamo anche fare il tifo per l'una o per l'altra, come è successo anche ieri sera, basti pensare a come sono stati usati #teamlila e #teamlenu su Twitter.

Lila ed Elena così brave a scuola che desiderano studiare a dispetto dei veti dei loro genitori, costituiscono il filo di congiunzione tra il passato ed il futuro della realtà napoletana.


Una storia di riscatto, di speranza e di crescita che narra l’evolversi della vita attorno a quella stretta di mano nata durante l’infanzia.


“E pensavano che ciò che era successo prima era passato e per quieto vivere ci mettevano una pietra sopra, eppure ci stavano dentro, alle cose di prima, e ci tenevano dentro anche a noi, e così, senza saperlo, le continuavano.”

* L'istinto di narrare. Come le storie ci hanno reso umani​​​​​​​ di Jonathan Gottschall e G. Olivero


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