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Una storia di GioMa46

Questa storia è presente nel magazine TUTT'ALTRE STORIE

LUPEN THE SUPER BLACK CAT

… un superbo ladro di Scacchi.

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9 minuti

Pubblicato il 17 luglio 2021 in Humor

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Lupen The Cat
Lupen The Cat


LUPEN THE SUPER BLACK CAT

… un superbo ladro di Scacchi.



Un amore improvviso per gli scacchi, chi l’avrebbe detto? Quello di Lupen non è che un passatempo, mi dico, nel vederlo posare la sua zampina nera sul riquadro bianco della scacchiera di marmo lucido. Per poi poggiare la seconda su un altro riquadro bianco facendo attenzione a non spostare neppure uno dei ‘pezzi’ che gli stanno attorno. Quindi senza voltarsi a guardare, lo vedo posare le due posteriori ancora nei riquadri bianchi, quasi fosse dotato degli ultimi sensori tecnologici che permettono alle auto di parcheggiare. Incredibile ma vero, la coda, tenuta dritta che sventola l’ultimo tratto snodato della punta, come fosse l’asta della bandiera durante la presa della Bastiglia. Di certo è quello che egli crede, perché adesso mi guarda coi suoi occhioni gialli a voler dire: ora che faccio?


Beh, se solo ti azzardi ad abbassarla e spazzare via i ‘pezzi’ giuro che ti … che questa volta ti faccio davvero a pezzi, con quello che mi è costata! Non ci credi vero? Miao George, non ci penso nemmeno, già solo vederti lì davanti da quindici minuti, con lo sguardo fisso come uno scemo, mi fa pensare che dev’essere successo qualcosa d’imponderabile. Scusami tanto in che senso, se puoi spiegarti meglio sono qui che ti ascolto. Miao George, lo sai che non puoi nascondermi niente, so per certo che qualcosa ti frulla in quella tua mente caparbia. Hai perso con Ann e vorresti prenderti la rivincita con lei? Sbagliato se pensi di usare la strategia degli scacchi per riconquistarla, sarebbe comunque una battaglia persa. Che cosa ne sai tu della ‘strategia degli scacchi’, di una possibile rivincita ecc., hai forse studiato il manuale degli scacchi tu? Piuttosto dov’è finito, era qui ieri sera, sono certo, di averlo poggiato sul piano del tavolino. Può darsi, ma non ti servirebbe a niente, non parla di possibili rivincite in amore.


Lupen rimettilo immediatamente dove l’ho lasciato o vedi … - dico finto arrabbiato. Oppure? - chiede senza scomporsi. Penso che quella fetta di salmone che ho in serbo per te finirò per mangiarla da solo. Miao, non è che un infimo ricatto il tuo, una coercizione cui non mi abbasso, anzi sai, già che ci penso potrei abbassare la coda e in un attimo spazzare via tutti questi ‘cosi’, come tu chiami questi insignificanti pezzi di marmo. Fossi in te non lo farei, perché oltre al digiuno ti spetta l’esilio nello sgabuzzino delle scope, tu sai a cosa mi riferisco. Poi chi ti dice che abbia perso la mia partita con Ann?

Miao, ti conosco mascherina, non accetti di aver perso con lei, e cerchi di rifarti una verginità che non hai. Ma questo Ann non lo sa ed io non ho nessuna intenzione di dirglielo. Miao, non pensi che potrei sempre dirglielo io, all’occorrenza potrei sempre tirare fuori la mia ‘collezione’, chiamiamola così, di certe mutandine di donna che non sono di quelle indossate da Ann, non ti pare George? Adesso Lupen sei tu l’infimo ricattatore, che fa ricorso alla coercizione per indurmi a cedere ai tuoi bassi rimproveri. Relativamente bassi, solo se ritieni che le mutandine di cui parlo si sfilano dai piedi, per altro nella mia ‘collezione’ ve ne sono di strappate con i denti.


Coi denti, che dici?


Miao, una valida necroscopia affermerebbe che non sono state strappate con le unghie. Lupen sei un vigliacco necrofilo e per giunta vendicativo! Non ho mai potuto fare di meglio, visto che ogni volta minacci di farmi fare la fame e, immagino, minacci allo stesso modo anche alla povera Ann. Non ti azzardare sai …! – dico alzandomi furioso dal divano con la ciabatta (45) nelle mani. Inevitabile che nel fuggire via con la coda abbassata fa strike dei pezzi posizionati sulla scacchiera. Per sua fortuna, o forse mia, senza romperne nessuno.

Era inevitabile, come dire che me la sono certata.


Mentre cerco di rimettere tutti i pezzi al loro posto, li osservo uno ad uno, come tante piccole sculture scolpite nel marmo che mostrano le loro fattezze artisticamente realizzate. Allorché mi accorgo della mancanza del ‘Re nero’. Ne sono sicuro, anche se sul momento mi sorge il dubbio che potrebbe essere rimasto nella scatola …? Insomma, mi chiedo, c’era o non c’era, avevo ultimato di mettere tutti i pezzi sulla scacchiera oppure no? Frugo qua e là negli involucri di carta, nella scatola dei 'pezzi', d’intorno al tavolino di lavoro … nulla da fare, non c’è. Non c’è … non c’è. Come è possibile? Di certo non posso rifare il viaggio da Londra a Venezia e ritorno per recuperare il pezzo mancante. Ma poi perché il negoziante mi avrebbe ‘fregato’ dandomi un pezzo di meno. Che se ne fa lui del solo Re nero davvero non riesco a immaginare. E voi?


Hai pensato a Lupen? – mi dice una vocina fuoriuscita dal grosso ingranaggio che è il nostro cervello (il mio è indubbiamente piccolo).


Lupeeeeennn! È certamente lui l’esecutore materiale di questo furto avvenuto in pieno giorno. Solo lui può aver sostituito la pedina nascondendola fra le sue ‘zampacce’ di gatto molosso. Quand’eccolo con il dorso inarcato torna a farsi vedere. Come per una partita molto complicata tra lui e me e che stento a comprendere, mi guarda imperterrito, da sicario, mostrando un’indifferenza alquanto irritante. Non a caso ha scelto il pezzo ‘nero’ più importante della scacchiera e adesso maschera la sua marachella dietro lo sbigottimento dei suoi occhioni gialli … Ribalto il suo sguardo restando in attesa di una sua defiance che non arriva.


Qualcosa nel tempo dev’essere andata per storto, mi dico, se adesso non riesco a sostenere il suo sguardo malandrino mentre l’attesa si fa allunga a dismisura. Mi decido a rompere il silenzio: dimmi Lupen vogliamo parlarne ho aspettiamo che giunga la sera, o meglio, l’ora di cena? Miao, mi è sembrato di sentire la tua voce, mi stavi forse chiamando? Sì, dov’eri? Mi sono appena ritirato per le mie fusa, visto che oggi non hai nessuna intenzione di giocare con me. Certo, ne hai facoltà, anche se avresti dovuto almeno fare attenzione a ciò che stavo facendo.


Miao, stavi giocando da solo, e questo è così poco ragguardevole verso chi ospiti in casa tua. Specialmente nei miei riguardi, quand’io sono qui ad avversare la tua solitudine per un investimento di benevolenza. Chapeau! Grazie tante Lupen, non avrei mai pensato di doverti delle scuse per una tua presenza come misura di un vuoto edonistico filtrato attraverso un concetto di ‘assenza nella presenza’. Neppure tu fossi un giocatore di scacchi venuto a sfidarmi sul mio territorio e che pensa di aver già vinta una prima manche. Tant’è che dovresti dapprima presentare le tue credenziali. Sei un giocatore di scacchi tu?


Miao, certo che sì, che ho già vinto la mia prima partita con te. E quando sarebbe accauto se ancora non abbiamo mai giocato insieme. Ecco vedi, gli scacchi non si giocano ‘insieme’, ma singolarmente, ognuno di par suo. Il concetto è non farsi intrappolare nel labirinto dei riquadri e, soprattutto, non abbandonarsi a pregiudiziali di ‘potere’ assoluto. Una partita vinta non preclude di vederti perdente la volta successiva. Come ad esempio accade a te ad ogni distacco da una donna solo per dare sfogo al tuo smisurato orgoglio maschilista.


Quanto più appare sicuro d’averti trasmesso un bagaglio d’incertezza Lupen se tu, come me, hai scelto di restare single. Non mi sembra tu abbia una vita sociale, neppure da pensare minimamente di stare al passo con la mia. Miao George, tu spesso la notte vai a dormire … ops! Perché tu forse vai da qualche altra parte … Non mi dire Lupen che ti accoccoli in fondo al mio letto per accertarti ch’io dorma per poi uscire a bighellonare, è così? Non sogno quindi quando mi sembra di sentire gatti e gattine miagolare sotto la finestra della stanza da letto, con quei miagolii che tanto infastidiscono il vicinato? Non rispondi? Quindi è così, non più tardi dell’altro ieri la signora accanto si è lamentata di averti visto fuggire dal suo balcone e aver trovata la sua gattina in preda alle convulsioni.


Sei uno sporcaccione Lupen, ecco chi sei, un esibizionista che si sporge nudo dal balcone mettendo in mostra le sue squallide protuberanze. Miao George, quella poi, potrei dirtene io su chi è la nostra vicina, una finta Lady che si spalma sul letto come la marmellata sulla fetta di pane imburrata, e non aggiungo altro. Ma tu, ti sei mai chiesto cosa pensano e dicono di te le vicine? Dicono che sei un edonista, un epicureo, in breve, che adeschi le signore per bene per falsi fini filantropici, per poi ...


Stai divagando Lupen, stavamo parlando di te, non hai niente della nobile stirpe dei gatti, ma non saprei come definirti: se non fosse che ti nutro di prelibatezze andresti in giro a mangiare chissà quali schifezze, ecco cosa sei, altra cosa che spacciarti per quel gatto-dandy che lasci intendere di essere. Miao, allora adesso ti dico io chi tu sei: sicuramente sei più vicino alla razza dei maiali che a quella degli esseri umani; che sfrutti finanche la presenza di un prezioso gatto qual io sono per darti un’aria snob con la puzza sotto al naso. Inutile mettermi un nastrino rosso con un campanellino d’oro al collo per mostrare agli altri il tuo mecenatismo volgare.


Grazie tante Lupen, tutto questo mi ricompensa di averti dato la mia volontaria ospitalità mentre tu ti rimpinzi la pancia mangiando a quattro palmenti, come di dice … a sbafo. Anzi per dirla con te “a sbaffo”, derubandomi a più non posso anche delle cose più care. Miao George, l’hai presa molto alla larga, hai fatto tutto questo giro di parole, per rinfacciarmi di aver preso in prestito un ‘pezzo’ dalla tua scacchiera, che ben presto ti avrei restituito. Quindi lo ammetti, hai rubato, pardon, preso in prestito il Re nero degli scacchi, per nasconderlo nei tuoi anfratti? Miao George, come tu stesso sempre dici: la casa nasconde non ruba. Si dà il caso che l’ho donato a Cinzia, in fede del mio impegno d’amore.


Che cosa hai fatto? E chi è questa Cinzia?


Calma George, ci sono cose che tu non puoi capire, cose appunto come l’amore. Cinzia è la gattina bianca della vicina, innamorata folle di me, alla quale ho … diciamo prestato (?) il ninnolo della scacchiera che tu pensi sia andato perduto, nel quale lei vede la mia effige, quel Re nero che lei crede io sia e che le tiene compagnia allorquando non sono con lei. Per dirla con le tue parole ‘in presenza di un’assenza’.


Dubito !?!


Certo che sì, allo stesso modo di quel ciondolo portachiavi che hai regalato ad Ann e che lei spesso rigira nelle mani immaginando di accarezzare te.


Lupen
Lupen

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