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Una storia di Anita

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L'ora esatta

Breve vicissitudine

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1 minuti

Pubblicato il 01 ottobre 2018 in Avventura

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Il respiro affannato dalla cadenza costante, la fretta, la brezza fresca delle sei di mattina.

Gli occhi stanchi e le loro borse viola, il cappellino che copre la fronte e lascia fuori dei ciuffi di capelli ancora bagnati dalla fredda doccia mattutina.

Il caos, re incontrastabile, riempiva le strade di persone svelte che si disperdevano nello spazio circostante.

L'ansia cresceva, dettata dal tempo e dal suo scorrere inesorabile.

L'orologio rotto sul polso destro segnava le cinque di mattina.

Con il poco fiato rimasto scavalcò il cancello con un rapido balzo.

Era tardi, ormai.

Troppo tardi.

Non c'era più tempo.

La voce che risuonava nell'aria annunciava lo stesso orario.

Speranzoso, rivolse gli occhi al cielo pregando per un ritardo.

Invano: era giunta l'ora.

Avesse potuto rompere lo scorrere della sua realtà come aveva fatto il giorno prima con quel vecchio orologio, non avrebbe esitato.

Si fermò. La luce del primo sole rivelava la stanchezza nei volti che lo circondavano.

Sentì un fischio andarsene in lontananza.

Lo aveva perso.

In quell'attimo, anche il tempo perse valore, e con lui i numeri dei binari e la voce metallica degli altoparlanti.

Stracciò il biglietto.

Una rapida occhiata intorno, ed ecco arrivare un altro treno.

Viaggiava nel verso opposto.

Controvento, verso una destinazione ignota.

Respirando calma e libertà, dichiarò al caos la sua fedeltà.



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