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Una storia di GianlucaDiMatola

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La casa di Matteo

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2 minuti

Pubblicato il 19 febbraio 2019 in Altro

Tags: #affetto #famigli #speranza #viaggio

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I suoi occhi avevano la frenesia di due biglie impazzite. Con un movimento compiacente della testa la vedeva spostarsi prima a destra, poi a sinistra, in diagonale e in linea retta. Era leggera, senza peso e soggiogata dagli eventi. La stagnola di quel chewing-gum alla fragola che la prepotenza del vento sbatteva qua e là gli somigliava. Lo faceva sentire parte di un sistema matematico a cui mancavano i numeri essenziali per arrivare alla cifra esatta. Lui era il tratto rosso dell’errore. Quello segnato dalla maestra sul foglio a quadretti.

Sua madre gli tirò su il bavero del giubbotto fino a coprirgli le orecchie. Sopra di loro, su un tabellone rettangolare dallo sfondo blu e i caratteri bianchi c’era scritto: Genova P.zza Principe.

Riccardo salì nella macchina gialla mentre suo padre infilava il passeggino ortopedico nel bagagliaio. Di quel tratto di strada ricordava lo sfondo del mare, la gente che si agitava sui marciapiedi, la nuca pelosa di un uomo che guidava, la voce gracchiante sputata da una radio: “museo di Palazzo Reale cinque minuti… Piazza dello Statuto… piazzetta San Carlo due minuti”. Riccardo chiese perché non si sentisse la musica. L’autista, intrappolando lo sguardo all’interno dello specchietto retrovisore, rispose che quella cantilena, a partire dalle sette e mezza del mattino fino alle diciassette del pomeriggio, era la sua unica musica. “Non mi piace la tua musica”, riferì Riccardo strappando un sorriso all’uomo che gli smosse i baffi.

Giunsero davanti all’accettazione dell’Ospedale Gaslini che mancavano venti minuti a mezzogiorno. Il primo a uscire dal taxi fu suo padre. Riccardo aveva compiuto otto anni da un mese e se ne stava sul sediolino nell’attesa che sua madre lo afferrasse per le ascelle.

- Signora, mi concede due minuti? – disse il tassista bloccandola.

La donna, nascosta dietro due grossi occhiali da sole, annuì in silenzio.

A forbice, l’indice e il pollice del conducente cambiarono posizione a una manopola. In meno di un secondo dalla radio uscirono parole nuove. Stavolta in musica.


E ogni volta ci chiediamo
Se quel posto dove andiamo
Non c'inghiotte, e non torniamo più

Eppur parenti siamo un po'
Di quella gente che c'è lì
Che come noi è forse un po' selvatica ma
La paura che ci fa quel mare scuro
E che si muove anche di notte
Non sta fermo mai


- Questo è Bruno Lauzi. Questa è la sua Genova. Buona fortuna, piccolo uomo – e con una carezza gli scompigliò la riga dei capelli.



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