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Una storia di DomenicoDeFerraro

L’INVENZIONE DELLA FELICITA’

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6 minuti

Pubblicato il 05 maggio 2019 in Fantasy

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L’INVENZIONE DELLA FELICITA’


In una grande metropoli situata dentro i nostri sogni , dentro un mondo immaginario che ci invita alla comprensione abitata da trenta milioni di persone viveva un vecchio inventore che vendeva piccoli robot domestici che aiutavano a fare le faccende di casa. Il vecchio inventore era stata a suo tempo in gioventù , una delle menti più brillanti di quel lontano pianeta della costellazione del cigno. Era stato quello che un uomo può essere o può sognare d’essere. Un giorno con i suoi automi esposti fuori il suo piccolo negozio passò un grasso turista d’un pianeta vicino in cerca di qualcosa d' originale da comprare . Visto i piccoli robot muoversi , fare cose a dir poco straordinarie, volle comprare a tutti costi quei piccoli automi , donando al povero vecchio inventore un assegno con tanti zeri che l’avrebbero reso finalmente capace di comprare ciò che aveva sempre sognato per sé un disco volante . Con quella navicella avrebbe potuto finalmente esplorare e conoscere l'intera galassia. Giungere in luoghi inaccessibili dove esistono luoghi straordinari ,dove il tempo è relativo nel divenire e scorre cosi lentamente che si diventa longevi al punto da ritornare giovani per sempre. In cuor suo il vecchio inventore con quell’assegno in mano stretto , nel pugno della sua mano avrebbe voluto partire subito alla ricerca di quel mitico luogo, di quell’eden ove vive il gatto ed il lupo dove la vecchiaia copula con la giovinezza. Provare a cercare in poco tempo il punto in cui avrebbe potuto attraversare l’universo per ritornare indietro nel tempo per ritornare ad essere giovane ed essere immune dalla morte che incombeva sulla sua esistenza. Una morte che l’aspettava sbattendo il piede per terra con fare impaziente. Quell’assegno lo stringeva forte al petto , sembrava una croce d’orata con tanti zaffiri che splendeva sul suo petto, sembrava un aquilone che si librava nel vento portandoti lontano , oltre ogni sconfitta , oltre ogni dolore. La vecchiaia i ricordi d’un tempo passato che nulla gli aveva donato se non tanto lavoro se non la gioia nell’inventare quei strani automi meccanici cosi perfetti , cosi uguali a se stesso. Una forza incredibile aveva mosso la sua mente e le sue mani nel creare quelle macchine, ma forse non era stato lui ad inventare quei automi e tutto era stato all’incontrario era stato un automa insieme ad altri robot ad inventare lui , Le macchine avevano creato quel vecchio inventore, avevano creato una intelligenza superiore , qualcosa assai simile alla divinità.


Piangeva il vecchio inventore nel ricordare cosa era stato, piangeva bagnato dalla pioggia , dentro un diluivo , nella sua misera vita che correva via , verso mondi sconosciuti ed i suoi pensieri erano leggeri come nuvole nel cielo , si confondevano con tante altre vite che avevano sognato un esistenza diversa. Una felicità fatta di poche cose , di pisolini pomeridiani , di pranzetti succulenti ,passeggiatine tra i monti per spiagge deserte , trombatine, sveltine a poco prezzo . Piaceri , passioni ,pensieri felici che il tempo ci porta via , che tramutano le nostre passioni , lasciandoci soli mezzo a una via increduli di cosa siamo diventati. Il vecchio inventore si accorse così , che aveva inventato di tutto tranne la felicità ed ora , che era ricco ,si sentiva solo , cosi solo come mai lo era stato ,cosi solo da non poter dividere quell’intelligenza con nessuno , s’accorse di non aver inventato quella cosa assai importante lungo la sua vita , l’amicizia la comprensione il senso dell’essere umani e non macchine . Cosi comprese di non essere mai stato in grado di diventare felice, forse famoso, forse uguale a tante persone che conosceva , che avevano poco , ma erano felici di svegliarsi di mattino presto di andare a lavoro, di ritornare a sera a casa dalla propria famiglia. Cosi come il vento spinge il volo degli uccelli e li conduce dove ogni cosa può divenire qualcosa di meraviglioso , tale da poter dire che bello vivere , bello essere se stesso. Il povero vecchio inventore dovette ammettere in cuor suo d’essere stato sempre infelice sempre ad un passo dal comprendere il bene ed il male , dal raggiungere una felicità che come il volo degli angeli, come il tempo che passa e porta via guerre e morte , lui non aveva mai conquistato , né posseduto mai la felicità.


Ed il povero inventore , cosi con quell’assegno con tanti zeri invece di recarsi a comprare una navicella spaziale che l’avrebbe condotto lontano, tanto lontano ove avrebbe potuto attraversare qualche buco nero , lo spazio ed il tempo, avrebbe potuto divenire , giovane di nuovo , sconfiggendo la morte, l’ignoranza ,l’incredulità , l’incomprensione raggiungendo cosi in un certo qual modo la felicità . Il vecchio inventore aveva solo sognato d’inventare migliaia di nuove vite, esseri perfetti , capaci di compiere cose assai utili. Aveva sognato di vivere e d’essere qualcosa di superiore di simile ad un arco teso a quella patatina assaggiata sotto l’arco della pizzeria. Mentre la gente si bacia si abbraccia mentre scende la pioggia il vecchio risaliva l’inferno verso il paradiso nell’ipotesi di un reato di un sogno conquistato incolume nel peccato il vecchio mostro i denti alla vita e la vita gli mostro il suo sedere. Ed il turista di passaggio sul suo pianeta aveva compreso che quella sua grande invenzione ,era la volontà del vecchio inventore di essere lui , quella macchina perfetta che egli costruiva , che non provava, nè gioia , nè dolore ed era eternamente felice.

Il tempo passa ed invecchia , ride alle nostre spalle, ci mostra cosa siamo diventati , cosa eravamo , cosa siamo , ci mostra il mondo , come noi lo vogliamo vedere e desiderare , ci mostra pianeti ed universi meravigliosi , amori irraggiungibili cosi dolci , cosi belli che il povero vecchio inventore incominciò tutto ad un tratto a piangere nel ricordare ciò ch’era stato , cosa era diventato , il tempo è relativo nel suo scorrere , relativo nel dolore, nella gioia, nelle tante vite incontrate. E tutto è nulla ed il nulla è un tutto , che ci conduce a credere ad essere per un attimo felice di ciò che siamo, di ciò che potremmo essere e divenire. Questo dato di fatto ha nome umanità , ed è una grande invenzione. Basta poco per averla , basta chiudere gli occhi ed immaginare d’essere noi stessi in un luogo meraviglioso , d’essere grandi , piccoli, diversi da ciò che siamo , da ciò che potremmo divenire, la felicità è una chimera, un personaggio di una buffa commedia, un eroe senza tempo , una stella errante , una utopia , un credere , un sorriso di una bella ragazza , una bella canzone che ci porta via con lei, lontano cosi lontano da essere per un momento felici con noi stessi, cosi felici di aver compreso il necessario che basta , per esserlo per sempre.


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