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Una storia di BeppeGVida

Il Rifiuto

il genitore e il prof

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3 minuti

Pubblicato il 26 giugno 2019 in Altro

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Sono seduto nella sala d’attesa del mio medico e attendo il mio turno per sottopormi ad una visita medica.

Tra le diverse riviste vecchie anche di mesi leggo, mezzo annoiato, quanto casualmente sfogliando mi soffermo su di un episodio di cronaca che a prima vista credo aver letto non bene – tant’e che avevo dato un significato inverso; ossia che l’insegnate avesse dato uno scappellotto al giovane allievo in quanto irrispettoso se non oltraggioso; all’indirizzo dell’insegnante. Invece leggendo meglio era stato il padre dell’allievo che aveva picchiato l’insegnante.

Certamente chiunque sia dotato di un minimo di senso civico una volta preso atto che il figlio non studia e l’educatore ha un momento di smarrimento per i reiterati richiamo al giovane allievo che, oltretutto, disturba in classe ed è classificabile come bullo, le sia scappata la mano…

Era una questione che si poteva dirimere convenendo che l’incidente si sarebbe fermato con una stretta di mano e la reciproca collaborazione tra la scuola la famiglia del ragazzo; del padre verso il figlio.

Conclusione reale l’insegnante in ospedale e il padre denunciato dal preside per aggressione.

Un padre di un figlio che promette bene non ha momenti di sconforto; un padre esasperato dal vivere la quotidianità e affrontando realtà dolorose di varia natura può arrivare a tanto? NO.

Il lavoro dell’insegnante e estenuante; il tempo che dedica alla scuola, agli allievi ha poche pause. Se il suo lavoro non è rispettato è una rovina morale; esercitare l’insegnamento è un’attività che non la si fa per caso; già mentre si prepara per diventare maestro il suo essere è proteso a conoscere approfondendo perché il titolo di maestro lo pone davanti al futuro di altri; il maestro ha l’ambizione di essere ricordato per le cose che insegna; costruisce con amore usando un materiale delicatissimo la mente dei giovani che gli vengono affidati.

La nostra società sopravanzata dalla tecnologia è rimasta indietro col sapere; il sapere ha un ruolo che è proprio di chi conosce e può proiettarsi nello sviluppare idee e tecnologie a favore dell’uomo: per uno sviluppo che ponga l’uomo nuovo nella ricerca di un benessere per tutti. Chi può avere a cuore l’ambiente; chi può convincere altri individui che il benessere altrui e anche il benessere individuale.

I libri mi hanno insegnato che Albert Esistein quando la famiglia si trasferì a Milano si impiegò all’ufficio brevetti; la scienziato era carente di cultura classica e debole in matematica; il padre attento all’educazione superiore del figlio si adoperò affinché colmasse

le sue carenze. Il politecnico di Zurigo laureò lo scienziato che nel 1921 ricevette il Premio Nobel per la fisica.

Una società “decadente” che non considera una formazione già propesa verso la tecnologia lasciando in secondo piano l’insegnamento disciplinare come fato di cultura non può che smarrirsi…

Il padre del ragazzo ha dato un pessimo esempio, oltre ad essersi esposto con il suo disgustoso gesto punibile dai rigori della legge; per minacce e via di fatto previsto dal codice di procedura penale a pene detentive?

La scuola patrimonio ineludibile per ogni singolo individuo; civiltà, avanzamento e aperture verso le nostre culture e in subordine ad altre più avanzate per un benessere universale.

A vincere le sfide il mezzo è il sapere; con esso si travalicano le più ardue e la tenacia deriva da ciò…


Autore

Beppe G. Vida

26 giugno 2019

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