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Una storia di NadiaF

Il Grande Bugiardo

Storia scritta in collaborazione con Dimitri Manfrè, Roberto Leone, Lyuba alias Paola Roela, Francesco Altrui e me

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17 minuti

Pubblicato il 07 aprile 2018 in Fantascienza

Tags: #bugie #prigione #occhio #amici

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Questa è una storia collaborativa che è nata ai tempi di 20 Lines tra alcuni frequentatori del sito. L'idea era partita da Dimitri e Roberto ed insieme avevamo deciso la trama che ognuno di noi ha svolto apportando il proprio contributo. Ho lasciato volutamente i nomi degli estensori all'inizio di ogni parte in modo che il lettore possa sapere chi ha scritto cosa, ma anche vedere come spesso nelle storie collaborative non si riconosce la mano di uno scrittore dalla mano di quello che ha scritto il pezzo successivo.

Questa è la difficoltà, ma anche la bellezza di una storia collaborativa: il sapersi adattare al filo della storia senza che ci siano stacchi di stile e la capacità di prestare attenzione ai particolari citati da chi ha scritto prima per non che ci siano incongruenze nella storia.

Buona lettura.

Nodo 1-Dimitri

"Salve, abitanti della notte. Benvenuti all'edizione notturna del nostro canale..."

Il ciarlatano dava aria alla bocca da dietro lo schermo del televisore e John William sapeva già, ancor prima che parlasse, che avrebbe vomitato una serie di false verità perfettamente coincidenti a fatti esistenti. False verità, che avrebbero ingannato il popolo italiano del ventiduesimo secolo.

Ma non lui. John era un uomo di antichi valori e dalla conoscenza profondissima. Un uomo, che nascondeva un terribile segreto, e la sua vita... era in pericolo.

Improvvisò di fretta e furia la valigia e quando fu pronto, si fiondò sul pc senza collegamento automatico alla rete. Un vecchio personal computer dalle capacità antiquate, ma non per questo poco utili. Evidenziò con il cursore la cartella: "Occhio pubblico" e la spostò all'interno della cartella "Documenti". Poi chiuse tutto inserendolo in modalità sospensione. Lo infilò nella borsa e diede una rapida occhiata all'appartamento. Poi spense la luce, calando l'oscurità della notte sul suo alloggio, per non farvi più ritorno.

Poco più tardi, su una pista d'atterraggio con un Jet-WingThunder privato pronto al decollo, John chiamò l'addetto alla sicurezza e lo pregò di non far avvicinare nessuno all'aereo. Salì e prese posto. Subito dopo due piloti lo seguirono e chiusero il portello. John ne riconobbe uno. L'altro no. Lo guardò dirigersi verso la cabina di pilotaggio e deglutì. Pochi secondi dopo, l'aereo era già a diversi metri di altezza e sfrecciava silente nel cielo nero.

Passarono i minuti, John aprì il computer e lo accese. Doveva solo ritoccare qualcosa e il suo lavoro sarebbe stato ultimato. Poi udì uno sparo, in direzione della cabina. Si sentì gelare il sangue nelle vene. Il portello si aprì. E John, dopo aver collegato il portatile alla rete, inviò la cartella a un destinatario anonimo.

Nodo 2 - Roberto

«Il Jet-Wing Thunder si è schiantato al suolo alle 23.15. Stime da confermare parlerebbero di almeno tre morti...»

Roberto spense la televisione e voltò la testa verso lo schermo. Strizzò gli occhi. La finestra di gmail aveva un 1 tra parentesi.

"Spam di merda", pensò.

Aprì la finestra. John V.

"Chi cacchio è?" L'oggetto non era specificato. Aprì il file. Non c'era messaggio, solo una cartella allegata. "Occhio pubblico". Fece la scansione con l'antivirus.

Dieci minuti. Venti. Mezz'ora.

"Quanto diamine è grande?". Quarantadue minuti. Scansione terminata. Nessuna minaccia. Roberto cliccò due volte sulla cartella.

*Due ore dopo*

Gli occhi gli bruciavano, il cuore stava scoppiando. Adrenalina scorreva liquida al posto del sangue.

"Non è uno scherzo, non può"..Il mondo doveva sapere.

Come? "Censura di merda".

Aprì Word e iniziò a digitare. Una serie di racconti, pensò. Avrebbe scritto racconti ispirati alla realtà e li avrebbe messi nel Deep Web. Lì, il Ministero delle Buone Notizie, non poteva tenere tutto sotto controllo.

"Ti ho fottuto, Itaglia".

Pubblicò il suo primo racconto in rete. Doveva solo aspettare e sperare. Si buttò sul letto e si addormentò subito.

Urla. Passi. Qualcuno lo schiaffeggia. Si sveglia. Lo afferrano sotto le ascelle. Si dimena, il calcio di un fucile in faccia. Nero.

Nodo 3 - Nadia

Dim si alzò controvoglia dal suo comodo letto. Avrebbe volentieri dormito ancora un bel po', ma quella mattina aveva promesso a Roberto che sarebbe andato da lui per parlare dei nuovi racconti che Roberto stava meditando di scrivere e di cui lui avrebbe curato le illustrazioni. "Che palle" pensò bevendosi il caffè più forte che si fosse mai fatto. "Stamattina proprio non gira. Ora lo chiamo e gli dico che per oggi non se ne fa nulla".

Provò a chiamare più e più volte, ma non ricevette risposta (chissà che cazzo sta facendo che non risponde nemmeno al telefono!). Imprecando si vestì prendendo le prime cose che capitavano e si diresse dall'amico.

Per strada alcune telecamere si voltarono a seguirlo al suo passaggio: in effetti sembrava avere scelto gli abiti con gli occhi chiusi, non si era pettinato né sbarbato ed aveva effettivamente l'aspetto di uno che al Ministero del Controllo sul Territorio non sarebbe garbato.

"Se mi fermano come l'ultima volta chissenefrega, avrò chi mi prepara da mangiare e mi rifà il letto gratis" pensò Dim sbattendosene altamente dell'Occhio Pubblico.

Arrivò a casa di Roberto, ma lui si ostinava a non rispondere "Che coglione, mi dà un appuntamento e poi non è nemmeno in casa", ma un'abrasione sulla porta lo insospettì e tornò indietro. Rimase stupito di trovare la porta aperta: Roberto era un tipo strapreciso, persino maniacale. Impossibile che fosse uscito senza chiudere. Entrò con il cuore che iniziava ad accelerare i battiti e si trovò davanti una casa dove sembrava fosse passato l'uragano Katrina: non c'era cassetto o armadio o pensile che non fosse stato aperto. E di Roberto nemmeno l’ombra. Notò persino un po’ di sangue per terra. Spaventato a morte mandò immediatamente un sms agli altri tre amici con cui lui e Roberto condividevano ogni sventura: Alessandro , Paola e Nadia.

Nodo 4 -Paola

Paola vide lampeggiare il display del telefonino, nascosto accuratamente all’Occhio Pubblico delle telecamere installate nella classe dove insegnava. Lo teneva sempre con sé, per le emergenze, anche se il Ministro dell’Alta Formazione Scolastica (nonostante il nome pomposo, l’istruzione era caduta molto in basso, soggetta a strettissima censura e controllo da parte dei Vigilanti preposti) lo aveva tassativamente vietato, ma avrebbe potuto leggere il messaggio solo durante i brevi minuti della ricreazione e mancava ben più di un’ora. Alessandro invece stava lavorando a casa ad un progetto d’ingegneria futuristica e quando lesse il messaggio, si precipitò all’indirizzo che Dim gli aveva inviato.

Anche Nadia era momentaneamente bloccata nel suo Ufficio al Ministero Per il Disbrigo Veloce delle Controversie, una sorta di enorme Ufficio di Giudice di Pace, in cui, immancabilmente, vinceva il dibattimento il più facoltoso dei due contendenti.

Quando finalmente, evitando con cura tutte le telecamere dell’Occhio Pubblico, riuscirono a raggiungere il luogo prestabilito, un pub vecchio stile che possedeva delle salette nascoste alle telecamere, Dim, visibilmente agitato, li mise al corrente di tutto quello che aveva scoperto. “Pensi…che lo abbiano ucciso?” chiese Nadia, con un leggero tremito nella voce “NO!” disse Dim, quasi più a sé stesso.

“Probabilmente è stato rapito” rispose Alessandro.

“E noi dobbiamo trovarlo” concluse Paola.

Nodo 5 - Francesco

Il più era sapere come.

Se Rob era uno che scriveva – e cavolo, non lo si riusciva proprio a tenere fermo – le ultime notizie su di lui le avrebbero trovate nel DeepWeb, azzardò Paola. Forse. Sempre che quel porco Ministero delle Buone Notizie, che tra di loro chiamavano ‘Ministero della Censura’, non avesse già scoperto anche quel nascondiglio.

“Ah, ehm, aspettate… ho il mini portatile, forse si riesce a trovare qualcosa” propose Dim. Toccò alcuni tasti, più di uno, al punto che Paola e Nadia cominciavano a spazientirsi, poi li guardò con aria furba e commentò: “’Gioco di trionfo’? Questo non lo avevo ancora letto”

<< “Gioco Di Trionfo” di Rob L.: a tutti voi che credete di essere liberi perché ormai avete perso il contatto con la realtà, azzardo dire che il nostro eroe, dopo queste vicende, finirà nel carcere di B-7, l’infame loculo della cui esistenza il bel Ministero della Disinformazione continua a spergiurare e negare ogni cosa… >>

“E’ impazzito?” chiese Nadia preoccupata, ma continuando a leggere<< …le poche note che trovate a fondo pagina rivelano parte delle fonti, per tutti quelli che pensano che l'autore stia scherzando, ‘Occhio pubblico’ compreso, il resto è X40 sulla Polda… >>

“La ‘Polda’ è il soprannome della macchina di Dim, no?” chiese Ale.

“Se noi rileggiamo il file inserendo il codice per decrittare, troviamo le fonti, secondo me. X40 più il numero di targa”.

“Cos’hai fumato? Robina buona, eh?” gli chiese Dim, mentre inseriva il codice. Valeva comunque la pena di tentarle tutte. Lo schermo impazzì per qualche secondo, poi tra le righe del racconto apparve il collegamento alla cartella ‘Occhio Pubblico’.

“Dai, magari con un po’ di fortuna scopriamo anche dov’è sto B-7” commentò Paola.

Nodo 6 - Francesco

"Qui, in teoria, ci dovrebbero essere le fonti che ha usato Rob" commentò Dim.

"Magari l'accenno a B-7 l'ha fatto solo per provocare, ma non è il tipo che butta lì le cose a caso. Proviamo a guardare questo 'occhio pubblico', cosa c'è scritto e lo sapremo".

"La prima sottocartella che trovarono si chiamava 'centro di sicurezza e buona salute' e per come andavano le cose nell'Itaglia solita, parlava di prigioni. I soliti bugiardi avevano deciso di non chiamare le cose con il loro nome, classico. Una cartella intera che parlava di prigioni doveva contenere dati pazzeschi. Gran parte dei file parlava del Piano Nazionale per il Recupero dei Dissidenti e per un attimo i quattro temettero di aprirli.

Poi Ale cominciò: "Ecco, B-7. Guarda che roba, c'è persino un sito internet dedicato, questo www.welcome_to_B7.com. Andiamo a vederlo".

"Ti sembra il momento di guardare i depliant turistici di un carcere?" chiese Nadia spazientita. Ale la guardò con un mezzo sorrisino: "Mi sottovalutate, popolo, vi trovo tutte le informazioni che volete".

In pochi minuti trovò la piantina del maxi edificio, un elenco aggiornato di detenuti pericolosi e la mappa dell'impianto elettrico, foto di poliziotti in divisa ed altre amenità.

"I poliziotti, pensavo" commentò Dim "Sono vestiti senza divise particolari perché sono sempre soggetti ad uscire per missioni incognite improvvise. Un paio di occhiali 3D simili ai loro ed è fatta".

"Vuoi infiltrarti come falso agente, Dim?" chiese Paola allarmata."Non è pericoloso?"

"No,se Ale controlla da qui i sistemi di sicurezza e Nadia sorveglia le telecamere e tiene i contatti".

Nodo 7 - Dimitri

L'elicottero lasciò a terra la squadra di agenti, ora di servizio. Si diressero verso l'impianto centrale del carcere. Indossavano tutti l'uniforme e un casco integrale. Un agente osservò la maestosità della struttura e rimase colpito. Il collega accanto lo punzecchiò con il gomito: <<Incredibile, eh? Ma la cosa che mi lascia più perplesso è il come il governo riesca a nascondere all'occhio pubblico strutture di tale portata. Sei quello nuovo, vero?>>

<<Sì...>>

<<Vedrai che è un lavoro più facile di quel che sembra. Tu fa' ciò che devi senza impicciarti oltre, e tornerai a casa tutto d'un pezzo.>>

<<Lo terrò a mente. Adesso devo dirigermi verso il protocollo, con permesso...>>

<<Ma certo, a presto, recluta.>>

La recluta, insieme ad un altro gruppo più piccolo, si divise e si diresse verso un altro centro. Una volta entrato, trovò un tavolo circolare e dietro vi erano seduti due agenti dietro a dei monitor. Proseguì, e quando fu sicuro di non essere né visto, né seguito, entrò nel bagno per uomini. Chiuse la porta dietro di sé e adagiò a terra il borsone, lo aprì e cominciò a togliersi la divisa. Si tolse il casco, Dim fu felice di sbarazzarsene. Recuperò la tuta d'infiltrazione e la indossò. Gli garantiva libertà di movimento e sopratutto lo rendeva invisibile ai rilevatori termici. Raccolse anche una custodia, la aprì e indossò il paio di occhiali contenuti in essa. <<Alex, mi ricevi?>> Gli occhiali tridimensionali proiettarono l'immagine di Alessandro, seduto sulla sua postazione dal loro centro operativo.

<<Bene, amico. Spero che tu sia pronto per un po' di azione.>>

Nodo 8 - Nadia

Dim frugò in tutte le tasche esterne della tuta, poi in quelle interne, poi riprovò con quelle esterne ed alla fine sbottò in un: "Ehi intelligentoni, non mi avete dato il chip con le coordinate della cella di Roberto!".

Paola e Nadia si guardarono con gli occhioni spalancati mentre Ale, abbassando lo sguardo, vide sul tavolo vicino a lui il chip con le coordinate che faceva bella mostra di sé. Senza battere ciglio rivolse un sorriso da tuttosottocontrollo a Dim che lo guardava in cagnesco e gli disse: "Uomo di poca fede, cosa ti servono le coordinate se saremo noi in perfetto tandem a guidarti?".

"Va bene maglie rosa, vada per il perfetto tandem, ma se mi fate qualche scherzo, quando torno vi faccio neri" disse Dim aspettando direttive.

Ale si era infiltrato nella rete delle telecamere e Nadia potè disattivarle a macchia di leopardo in modo da far arrivare alla sorveglianza immagini spezzettate, ma credibili e permettendo così a Dim di muoversi senza essere mai in vista.

"Per arrivare alla cella devi prendere il primo cubicolo a destra, salire i tre gradini al fondo, accedere al cubicolo davanti a te e poi procedere per quaranta passi: la cella è la B7X4C. Ti ho inviato il percorso nella memoria degli occhiali" gli disse Nadia.

Dim fece per muoversi,ma Paola lo bloccò:" Fermo cinque secondi, un agente sta arrivando dal cubicolo dove devi dirigerti".

Dim guardò il contasecondi degli occhiali ed al sesto secondo si mosse. Saliti i tre gradini fu nuovamente fermato: "Stop: ci sono agenti in ogni micro settore.Non appena Ale ha creato un diversivo ti diamo il segnale per muoverti".

Ale fece fibrillare una fotocellula che chiuse una porta in faccia ad un agente ed altri quattro gli arrivarono in aiuto.

"Ora!" ordinò Paola.Dim sgattaiolò veloce mentre Nadia accecava telecamere e si trovò di fronte alla cella di Roberto. Peccato che la porta era aperta e di lui non c'era ombra.

Nodo 9 - Roberto

<<Non c'è>> bisbiglia Dimitri.

<<Come non c'è?>> esala Alessandro.

<<Non c'è!>> Dim si mette le mani tra i capelli.

<<Non è possibile che non c'è!>> fa Paola.

<<Non c'è, porca puttana, non c'è!>> Dim saltella sul posto.

<<Dim, controlla meglio!>> suggerisce Nadia.

<<Una cella due per due, controllo sotto le mattonelle?>>

Qualcuno tocca la spalla di Dimitri. Sobbalza, una mano si posa sulla sua bocca e un'altra si serra sul pugno alzato.

<<Che ci fai qui?>> Roberto libera l'amico e lo spinge nell'ombra.

<<Sono venuto a salvarti. Mi hanno aiutato anche Nadia, Paola e Alessandro>>. Alza la mano per zittirlo e ascolta. <<Ti salutano>>.

<<Ricambia... cioè, no... oh, andate al diavolo, non dovevi venire>>

<<Robbé, come diamine hai fatto a fuggire?>>

Roberto sogghigna. <<Stasera fa Roma-Napoli. La guardia è romanista. Se n'è andata allo stadio e mi ha messo il televisore vicino alla cella. Sai com'è, i napoletani... il calcio... ha lasciato le chiavi qui e se n'è andato, convinto che avrei seguito la partita>>.

<<E quindi?>>

<<E quindi? E quindi, a me, d'o Napule, non me ne fott nu cazz!>>.

Nodo 10 - Paola

Con l’aiuto di Nadia, che accendeva e spegneva le telecamere a suo piacimento, e quello di Paola, che segnalava gli ostacoli, riuscirono a raggiungere l’elicottero che, per fortuna, Roberto, sapeva pilotare.

“Allora, perché ti hanno arrestato?” chiese Dim all’amico.

“Non ora” rispose lui “Dobbiamo pensare a salvare il culo e andare in un posto sicuro”

“Ce l’abbiamo già. E’ il posto da dove Ale e le ragazze stanno trasmettendo. Andremo lì” affermò Dim categorico. Così fecero. Atterrarono in una radura poco distante, a notte ormai inoltrata. Paola li accolse abbracciandoli.

“Siete salvi!” disse con evidente sollievo nella voce.

“Presto. Venite dentro!” esclamò con urgenza e li condusse da Nadia e Ale. Si salutarono affettuosamente.

“Rob, devi dirci perché ti hanno arrestato. Cos’hai fatto di così grave?” chiese Ale, interpretando il pensiero di tutti.

“Mettetevi comodi, ragazzi” rispose Roberto aprendo il suo portatile che posizionò sul tavolo. Aprì e mostrò loro il file che John V. gli aveva inviato. Trascorsero le due ore seguenti a visionarne il contenuto, per la maggior parte del tempo muti e attoniti. Nel file erano contenute tutte le informazioni relative agli oppositori del governo, ai dissidenti, in special modo scrittori, giornalisti e liberi pensatori. Ne erano documentate la cattura, la prigionia e la “rieducazione” cui venivano sottoposti.

“Volevo divulgarlo” disse Roberto.

“Dobbiamo. E lo faremo” risposero tutti.

Nodo 11 - Francesco

“Sì, ma come? Come?” ripeteva Paola in un momento di tensione un po’ disperata.

“Ok, calma” cominciò Ale.

“Stasera Roma-Napoli, ok? Romanisti e napoletani sono un po’… impegnati. Milanisti e juventini saranno impegnati a gufare e vedere i punti di campionato. Per come è messa la classifica, anche chi segue altre squadre è interessato, quindi statisticamente…”

“Stringi, Ale, please” lo troncò Nadia seccamente.

“Va beh, sto lavorando ad un progetto, che dovrei dare al governo ma col cavolo, su un super programma che diffonde i dati su internet senza essere rintracciabile. Stasera, se abbiamo culo, molti dei controllori informatici saranno impegnati, quindi proviamo il programma. Roberto, tu hai quel racconto satirico…”

“Gioco di trionfo, ho già capito. Lo usiamo come base e mentre Ale lo diffonde voi scrivete il seguito, fonti i dati dal file di John W. Ale, tutto pur di non scrivere, lo diffonde con il suo programma infallibile…”

“Eh, sì, sfotti pure…”

Roberto fece finta di non sentirlo: “…e se va tutto bene lo spara nell’iperspazio e prima di domani mattina lo sputtanamento sarà nazionale”.

“E bello lui!” commentò Dim dando un cinque ad Ale e Rob, così d’istinto. “Accendi e parti”.

In pochi secondi lo schermo del mini computer di Ale divenne una successione di lampi di dati che si susseguivano velocemente, collegamenti ad internet, video di Youtube, blog di giornalisti allineati con il potere, tutti.

Su tutti i loro siti e computer apparve il racconto, i video dati sulle rieducazioni ed alla fine il faccione del parlatore spargi balle nazionale con sotto la scritta “questo spunto di riflessione ti è stato offerto da Adam K."

Nodo 12- Nadia

Subito dopo Ale superò la barriera che blindava il Web nazionale itagliano, il solo accessibile al popolo dove le manipolazioni del governo davano l’illusione di essere collegati con il mondo. Ale, infilandosi nell’algoritmo dell’unico motore di ricerca, Spygle, fece in modo che tutti i PC che si fossero collegati mostrassero a raffica gli stessi sbugiardanti contenuti a tutta la sonnolenta Itaglia.

Nelle stanze superiori del potere, i governanti ringhiavano contro gli informatici minacciando di ordinare purghe in farmacia se all’istante non fosse stato tagliato il filo del Web.

Un informatico si presentò con le tenaglie, ma si fulminò tagliando il filo della macchina del caffè anziché il cavo di rete . Un altro cercò di dipingere di nero i video per oscurarli, mentre quello che aveva ideato l'algoritmo del motore di ricerca cercava il motore per spegnerlo. Nella sua ricerca, quest'ultimo si imbattè in un pezzo di carta di formaggio dove aveva preso appunti e rileggendo, con fatica riuscì a fare mente locale e a bloccare momentaneamente la diffusione della verità.

Immediatamente il Grande Ciarlatano si catapultò in sala trasmissione per diffondere un messaggio a reti unificate mentre i tecnici video cercavano senza successo l'inquadratura del suo profilo migliore.

Ale,Rob,Dim,Paola e Nadia gridarono all'unisono un grande "noooooo" quando si accorsero che il Ciarlatano aveva ripreso il controllo, ma Ale batteva sui tasti le righe di codice alla velocità della luce nel tentativo di riprendersi il controllo.

Il Ciarlatano corse su di un palco di fortuna, ma mentre stava per iniziare il suo messaggio, una parte del piedistallo cedette e lo fece precipitare a faccia in giù sul pavimento sotto gli occhi di tutta la nazione.

Sì rialzò di scatto, ma proprio in quel momento Ale riprese il controllo del Web ed in sovraimpressione ricominciò a scorrere la verità come un fiume in piena, proprio sulla fronte del Grande Bugiardo.


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