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Una storia di angelaaniello

La tenerezza dopo il buio

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3 minuti

Pubblicato il 19 agosto 2019 in Recensioni

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"Quando moriremo noi, papà?"

"Tra tanto, tanto, tantissimo tempo."

"E poi andremo in cielo?"

"Sì."

"Su una stella?"

"Sì."

"E troveremo il nonno e Capitano Flint."

"Sì, li troveremo."

Comincia con la notizia della morte di un ex famoso direttore d'orchestra, Federico Rallo in una Berlino sospesa fra il vecchio e il nuovo l'appassionante romanzo "Il cuore e la tenebra" pubblicato con Mondadori e scritto da Giuseppe Culicchia, ex libraio con numerose pubblicazioni in attivo.

È Giulio, il figlio poco più che trentenne, a dover raccogliere i lembi di una vita nutrita di musica, "Furtwangler, il tuo mito, il tuo modello, la tua ossessione" e di nazionalsocialismo.

Quando nella vita si compiono errori, poi il prezzo da pagare è sempre alto e si possono perdere anche le persone che si amano.

Federico aveva una famiglia felice: una moglie e due figli che adorava, ma il tempo ha il potere di logorare anche le cose più belle. È bastata una semplice avventura di sei mesi a frantumare tutto: il rapporto con la moglie e lentamente anche quello con i figli, soprattutto Pietro, ormai quarantenne.

Dove sta la differenza? Nel tentativo di aggrapparsi a qualcosa, a qualcuno che possano alleviare la solitudine e il vuoto.

Giulio, frugando nella vita di Federico, scopre l'altro volto dell'amore paterno in una città trasformista.

"Eppure tutto il Novecento qui a Berlino riempie ancora gli occhi, anche se il profumo dei mille e uno cantieri non satura più le narici. Berlino è uno smisurato festival a cielo aperto d'urbanistica e architettura. Tutto convive con tutto e con il contrario di tutto..."

I ricordi affiorano come spiragli di cuore, le parole affondano ad abbagliare il buio, il dolore scava e interroga.

L'orizzonte della guerra diventa un orizzonte di resistenza e dalle riflessioni su Hitler emerge l'ammirazione per la sua "forza di volontà abnorme, carica di una sorta di magica irresistibilità" ma non la giustificazione per gli orrori perpetrati ai danni dei bambini.

L'autore dà una interessante chiave di volta della storia, leggendo dettagli che inquietano.

Il cuore è il cuore che sa amare anche a distanza, senza dimenticare e la tenebra è il buio che esplode e corrode, levando pian piano ogni certezza, inclusa la possibilità di dirigere l'orchestra per un'accusa di adesione al nazismo.

Essere estromessi dal mondo è come essere estromessi dalla vita lentamente con un odore stantio di inadeguatezza.

Quale? Quella di seguire le proprie idee? Di riconoscere le colpe e tentare di rimediarvi? Quella di cogliere ciò che poteva essere e non è stato? Quella di scommettere sull'amore dei figli sempre, nonostante la lontananza?

Se per aggrapparsi al nazismo uno deve stare molto male, per resistere nella vita uno esattamente cosa deve fare? Inventare storie, annotare parole preziose, stampare foto, giungere a pomeriggi d'autunno ed evitare di ingrigirsi continuando a sentire note mai banali o inappropriate.

Giulio si commuove. Nebbia. Inspira. Espira, perché la vita non è solo una questione di tempo, ma soprattutto una questione di spazi e di ascolto, di perdono e di riconciliazione, di appuntamenti da non rinnegare.

Disperdere le ceneri a Marsala, grati a un amore che ritorna seppur dopo la morte, più vivo e duraturo che mai.

E chi legge queste pagine intuisce che bisogna imparare a guardare agli eventi in ogni prospettiva per accorgersi che possono avere sempre un altro significato e che non bisogna negare la corsa delle emozioni, anche quando il salto costa fatica. Ammettere di aver sbagliato è un modo per riamare a propria volta.

L'attenzione arriva dopo il pianto, la tenerezza è restituita da lame di sole che fendono il buio, l'abbraccio scivola a bloccare la rabbia stemperata nelle lacrime.

"Te ne vai, papà? Perché tene vai? Ti prego, resta ancora un po'."



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