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Una storia di Massimo.ferraris

Questa storia è presente nel magazine Spunti di scrittura: #incontrialbar

Tutte le strade portano al solito bar

#incontrialbar

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13 minuti

Pubblicato il 17 gennaio 2019 in Storie d’amore

Tags: #incontrialbar

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L'ultima volta che ci sono entrato è stato un mese fa. Lo faccio con amarezza, con tanta voglia di girare sui tacchi e tornare indietro, se non fosse che l'ho promesso a Luca. Lui è già lì, seduto al solito tavolino in fondo sulla destra, sotto il poster gigante di Jim Morrison sul quale si trova una grossa firma che Aldo, il barista, dice essere originale.

"Un tempo era un cliente" commenta laconico, quando qualcuno glielo chiede, quasi che il bar fosse una tappa obbligata per gli artisti di un certo calibro e non un locale di periferia. Lo vedo intento a leggere le ultime notizie sul cellulare, di scommesse intendo. Alza appena l'occhio e fa un cenno di saluto, come se non fosse passato tutto questo tempo, ma solo una manciata di ore.

Luca mi viene incontro, ci troviamo ad abbracciarci in mezzo alla sala, lui mi stringe con forza ed io rimango dubbioso su come comportarmi.

-Che racconti?- chiede, guardandomi dritto negli occhi. Una domanda curiosa, dalla difficile risposta, visto che sia io che lui sappiamo benissimo perchè ci troviamo nel bar.

-Siediti, ho già ordinato una birra. Ci vuole col caldo che fa- non sembra a disagio. -Sai, ho deciso di cambiare macchina, sono stufo di quella vecchia.-

Annuisco, senza dire una parola, forse ha intenzione di iniziare col vago, come quando non si sa che dire e si parla del tempo.

-Magda ti saluta- dice d'un fiato, spostando lo sguardo verso il bancone e facendo segno ad Aldo di portare da bere. Il nome mi fa accapponare la pelle, bastano solo quelle cinque lettere e in me si apre il vuoto.

-Voleva venire anche lei, ma sai, gli impegni di lavoro...- lascia la frase in sospeso.

-Capisco- mi trovo a rispondere, mentre due bionde spumeggianti compaiono davanti a noi. Il vetro è appannato, come i miei occhi.

Beviamo, Luca alza il bicchiere e propone un brindisi, ma io non rispondo all'offerta. Forse pensa di liquidare tutto con quattro chiacchiere, come se non fosse successo nulla.

-Abbiamo una grossa commessa; te ne volevo parlare già ieri, ma ho pensato di aspettare oggi e dirtelo di persona. Gente granosa, profitti sicuri.-

Francamente non mi interessa, nel mese trascorso lontano dal lavoro ho pensato di mollare; non posso continuare a svolgere la mia attività con lui, nonostante siamo soci.

-Guarda che non voglio metterti fretta, prenditi pure il tempo che ti serve. Capisco che...-

-Che cazzo capisci, stronzo!- esplodo, con un timbro di voce che non sembra il mio. Le poche persone presenti si girano ad osservarci, mentre Aldo fa cenno con la mano di calare il tono.

-Non è il caso, Andrea...- cerca di mediare Luca.

-Non lo era nemmeno scoparti Magda, metterla incinta e presentarti con lei qui un mese fa, scusandovi dell'inconveniente.-

Aveva usato proprio quel termine, inconveniente, come se fosse stato un semplice errore di percorso.

Lui rimane in silenzio, forse sta pensando a come rispondere alle accuse. Ha il viso tirato, le gote si sono arrossate, indice di difficoltà.

-Mia sorella è in cura da uno psicologo, io ho pensato di farla finita e tu mi vieni a dire che vuoi cambiare l'auto? Che Magda mi saluta? Ma ti rendi conto di che razza di persone siete? Non ti frega niente di aver sposato mia sorella, di aver fatto un figlio con lei e di averla abbandonata per una storia con... tua cognata?-

-Veramente non siete sposati- mormora. Mi alzo, l'ira prende il cervello e scatto in avanti sferrandogli un pugno in pieno viso. Sento un dolore tremendo alla mano e la sua testa scatta all'indietro, cozzando con violenza contro la parete. Riparto con un altro pugno, un altro ancora, sino a quando qualcuno mi afferra le spalle, rimettendomi seduto.


-Andrea, tutto bene?- la voce di Luca mi raggiunge come se stessi sognando. Lo guardo, è seduto davanti a me, il muro alle spalle è immacolato, la sua pelle liscia. Mi tocco le nocche e le sento morbide. Ho come l'impressione di star vacillando sul confine della lucidità mentale.

-Ecco a voi, belle fresche- Aldo posa le birre e se ne va.

-Bene...- dico, senza convinzione.

-Senti, ho pensato a lungo a ciò che è successo. Mi sento un verme, so di averti deluso, di averti colpito nel profondo e se tu deciderai di perseguire qualsiasi passo io lo capirò. La società, se vuoi, sarà messa il liquidazione, ho già parlato col dottor Lanfranchi.-

Non riesco a seguirlo, ma lui continua a vomitare parole.

-Magda se ne è andata, Renata pure ed ora sono solo. Ho rovinato tutto per colpa di un'idea di amore che invece era solo voglia di evadere.-

-E dovevi evadere proprio con lei?- lui abbassa gli occhi, sembra un cane bastonato. -Cosa ne sarà del bambino?-

-Alberto, mio figlio?- chiede.

-Che c'entra lui, parlo del bambino tuo e di Magda.-

-Non c'è nessun bambino- i suoi occhi esprimono incredulità.

-L'hai fatta abortire...- sento di nuovo la collera montare.

-Ma non è incinta, te l'ha detto lei? Ti prego non tenermi all'oscuro!-

Jim Morrison mi guarda dall'alto, ha quell'espressione triste e malinconica che riesce a trasmettere apatia. E' tutto così difficile, sembra un circo in cui gli attori cambiano in continuazione.

-Non prendermi per il culo, non è il momento- dico. -Lo sappiamo entrambi che...- poi mi fermo a pensare, ritorno al pugno, e alla sua testa che sbatte contro il muro. Ricordi lucidi che non possono essere semplici sogni. Eppure Luca è seduto e non sembra che tra noi ci sia stata una colluttazione.

-Non sono ceto di stare bene- confesso. Lui mi offre il bicchiere ed io bevo un sorso. Birra fresca che scende fresca e amara. Subito ne ingollo un altro, lungo e piacevole che arriva nello stomaco come un cubetto di ghiaccio sulla pelle. Accuso un dolore al petto, come uno spillo che si conficca nelle carni e sento che tutto si fa scuro.


Riapro gli occhi nel momento in cui Magda entra nella camera da letto. Indossa l'accappatoio ed emana un profumo delicato. Sorride e lo fa scivolare a terra, mostrandomi il suo corpo armonioso. Penso alle mani di Luca su di lei, a loro due a letto insieme e mi volto dall'altra parte.

-Credevo di farti un altro effetto- dice. -Che racconti?-

La stessa domanda di Luca al bar. Torno a guardarla.

-Che giorno è?- chiedo.

-Domenica- risponde, aggrottando la fronte. -Sicuro di stare bene?-

Domenica? Sono certo che ho incontrato Luca al bar lunedì pomeriggio. Che diavolo sta accadendo? E poi lei che ci fa a casa? Ci siamo lasciati, è andata da lui e...

-Forse ci vogliono delle coccole per rimetterti al mondo- e si avvicina. Mi bacia, il suo corpo è così fresco ed io smetto di pensare.


La guardo dormire accanto, la luce del mattino le illumina la pelle e sento di amarla. Vorrei rimanere così per sempre, non pensando a nulla se non a noi due. Sono così stanco, la mente non smette di tornare alla storia tra lei e Luca. Ho voglia di fuggire dal mondo, chiudo gli occhi e il calore di Magda mi culla, facendomi addormentare.

Quando mi sveglio sento che la situazione è cambiata, me ne accorgo subito. Sono seduto su una panchina del parco, accanto c'è lo zaino che uso come un enorme borsello. Non ho ricordi che separano l'addormentarmi nel letto a questo risveglio surreale. Mi sento un mendicante senza fissa dimora. Il bar di Aldo è di fronte, dall'altra parte della strada. Il cellulare segna le tre e venti del pomeriggio di lunedì 13 agosto. Il giorno in cui devo incontrare Luca.

Entro e mi guardo attorno, puntando l'attenzione su Jim Morrison. Al tavolo Luca, Renata e Magda stanno parlando tra loro. Noto un'armonia e una confidenza tipica di chi si ritrova in famiglia. Luca mi vede e alza il braccio.

-Ecco il separatista- esclama.

-Ciao amore- Magda mi bacia sulle labbra. Vedo che Luca non fa una piega.

-Abbiamo deciso che la tua è la scelta migliore- dice Renata. -Quindi tira fuori quello che hai da mostrarci e stupisci!-

Non so di che diavolo stanno parlando, sento che sto veramente per impazzire. Non c'è alcun dubbio, sto saltando da una situazione all'altra senza via di continuità. Dove sta la realtà?

-Dai, apri lo zaino, facci vedere!- ride Magda, battendo le mani come una bambina. Lo faccio automaticamente, estraggo una risma di fogli, una brochure e alcuni appunti scritti a penna. La mia calligrafia, ne sono certo. La foto rappresenta un banchetto nuziale, addobbato ad arte e con fiori colorati che si snodano ai lati. "E'... amore" leggo in alto, in lettere cubitali e rosa, più sotto "wedding planner". Lascio cadere i fogli che finiscono sul tavolo; sento di avere la gola secca, mentre Magda afferra la mia mano, stringendola.

-Wow, proprio da loro!- esclama, al settimo cielo. -Ci costerà un sacco.-

Aldo si avvicina e mi batte una mano sulla spalla.

-E bravo Andrea, finalmente ti sei deciso ad accasarti con questo bel pezzo di figliola.-

Buio totale, il cervello sta andando in pezzi, non posso sopportare la tensione e mi scuso frettolosamente correndo fuori dal locale.

Il sole batte inesorabile ed alzo il viso a guardarlo, proprio mentre un dolore forte al lato destro del corpo mi lascia senza respiro e tutto si fa buio.


-Davvero stai bene?- un viso di ragazza si materializza davanti ai miei occhi. Avrà circa venticinque anni, i capelli rossi e le gote puntinate di efelidi.

-Pippi Calzelunghe...- dico, guardandomi attorno. Aldo ha l'aria preoccupata.

-Devo chiamare l'ambulanza?- chiede, con il cellulare in mano. Jim Morrison sembra assumere un aria sconsolata, mentre il tavolino sotto di lui è vuoto.

-Si, mettitici anche tu, è una vita che mi chiamano così- ride lei. -Accidenti, mi hai fatto prendere un accidenti: sei sbucato in mezzo alla strada e non sono riuscita a frenare. Sai che sei riuscito a piegarmi il cerchione della bici?-

Dov'è Magda? E Luca? Renata? Lo domando ad Aldo che fa spallucce.

-E che ne so io, dopo che vi siete lasciati e hai cambiato lavoro chi li ha visti più.-

Ed è in questo momento che mi metto a ridere, talmente di gusto che credo di fungere da catalizzatore nei confronti di chi mi sta accanto. La ragazza inizia anche lei a ridere, così pure Aldo. Quale episodio di ai confini della realtà sto vivendo? Cerco di alzarmi, ma il dolore mi toglie il fiato.

-Prendi almeno un antinfiammatorio- dice Aldo, e mi porge un bicchiere. -Tu sei fuori di testa, lasciatelo dire. Per fortuna eri qui fuori, e meno male che la signorina, che è infermiera, ti ha soccorso immediatamente.-

-Già, col risultato che entrerò in ritardo al lavoro- dice, smettendo di ridere. -Meglio se vieni con me, che oltre ad una controllata mi servi per giustificarmi col capo turno.-

Non posso rifiutare, e forse è meglio che mi faccia guardare il danno.

-Aldo- lui ritorna accanto, -che giorno è?-

-Il venti agosto- risponde.

-Sono rimasto svenuto a lungo?-

-Un paio di minuti, ma più che altro sembravi un drogato. Continuavi a nominare Luca, Magda e Renata, ad un tratto hai pure cercato di mollarmi un pugno.-

-Non mi preoccuperei- dice la ragazza, ma io continuo a guardare Aldo. Ricordo nitidamente la discussione, l'amore con Magda e la brochure. Poi una frase detta poco prima da Aldo mi illumina.

-Dici che ho cambiato lavoro?- gli domando.

-Ma allora non sei proprio centrato- e alza le mani al cielo. -Hai fatto fuoco e fiamme per mettere in piedi l'e-commerce ed avere una vita meno stressante ed ora non ti ricordi nemmeno di averlo fatto?-

Ha ragione, domanda stupida, non dovrei più stupirmi di nulla. La ragazza, che mi dice di chiamarsi Ornella, dà la bici ad Aldo, quindi mi aiuta ad alzarmi, mentre un'ambulanza sopraggiunge. Salgo, mi fissano sul lettino, misurandomi la pressione e tempestandomi di domande. Rispondo senza convinzione, mentre osservo il cielo dai finestrini. Lì dentro è in funzione l'aria condizionata, la sento scivolare sulla pelle; è una sensazione piacevole, come lo è altrettanto il rollio del mezzo. Finisco con l'addormentarmi.


Quando mi sveglio Magda è accanto, il viso preoccupato, ma sorride ugualmente. Provo un grande dolore al fianco ed evito di muovermi.

-Ciao- le dico. Lei mi stringe la mano tra le sue e si sporge per un bacio lieve.

-Che diavolo hai combinato?- chiede. -Che credevi di fare?-

Veramente non lo so, a parte una bici che mi è venuta addosso, ma non lo dico.

-Davvero credevi che sarei arrivata a tanto?- abbassa la testa. Di nuovo non capisco. Catapultato in un'altra realtà? -Tu e Luca siete come fratelli, siete cresciuti insieme e avete condiviso tutto, gli studi, il lavoro e la carriera. Quando ho letto la lettera non potevo immaginare quanto tu tenga a me, ma anche quanto poco ti fidi.-

La lettera, per la prima volta un particolare fa breccia, un ricordo nitido di me seduto al tavolo della cucina e la penna in mano. Ricordo la disperazione, il cellulare di Magda con tutte quelle chiamate verso Luca, i messaggi stringati in cui si davano appuntamento. E poi le assenze improvvise, il viso sempre raggiante.

-Volevo solo farti una sorpresa- dice, -sarebbe stato bello poter organizzare tutto e stupirti, ma sei arrivato al bar con la faccia scura e quando ci hai visti hai iniziato ad insultarci, mi sono sentita persa, una bambola di pezza abbandonata e bistrattata senza senso. Ho provato a parlarti, ti ho mostrato la brochure dell'agenzia, ma nulla, sei scappato via, finendo sotto ad un'auto.-

Le cose iniziano a farsi chiare, tutto ciò che ho provato è stato solo un'elaborazione della mente, un modo di difendermi e cercare una spiegazione; ma anche una disperata speranza di poter aggiustare tutto. Non è quindi stata una bicicletta, la ragazza dai capelli rossi, ora che riesco a pensare più nitidamente, è la stessa che appariva in copertina in abito da sposa.

-Quando è successo?- le stringo più forte la mano.

-Quattro giorni fa, e da allora sono qui in attesa del tuo risveglio, per poterti spiegare tutto, per convincerti che tra noi...-

-Non serve, questo pezzo di idiota che hai davanti aveva bisogno di una lezione- quindi penso al matrimonio. -Davvero lo vuoi fare? Sei sempre stata titubante.-

-E' stata Renata a togliermi ogni dubbio, lei e Luca precisamente. La sorpresa non era solo il nostro matrimonio, ma anche il loro.-

E' vero, loro due stanno insieme da una vita, hanno fatto un figlio, ma non hanno mai consacrato l'unione. Trovo la cosa affascinante, la felicità mi aiuta a sopportare meglio il dolore.

-Vuoi dire che sarà una doppia cerimonia?-

-Solo se tu lo vuoi e se ti fiderai ancora di me- risponde.

-Sei tu che devi sopportarmi, non ci si rende conto della felicità sino a quando qualcosa non rischia di togliertela. Questa volta ci è voluto un incidente per capirlo.-

-Già- torna a sorridermi, poi tira fuori il mio cellulare dal cassetto. -C'è una cosa che devi fare: chiamare Aldo e tranquillizzarlo. E' stato lui aa avvertire la Croce Rossa e a cercare di calmarmi. Non è voluto venire a trovarti, ma l'ho sentito due volte al giorno.-

Compone il numero e me lo passa. Lo ringrazio, mi racconta i particolari, insiste affinchè appena dimesso lo vada a trovare. E' un vero amico, una persona strana ma sincera, tanto che mi balena l'idea su due piedi.

-Voglio affittare il tuo locale- gli dico. -Il bar è il posto magico che ha fatto si che io e Magda fugassimo ogni dubbio. E' la location ideale, altro che castelli sfarzosi o sale da ricevimento: io il pranzo del matrimonio, anzi dei matrimoni li voglio fare da te. Che dici?- la domanda è rivolta ad entrambi, Aldo e Magda. Lei annuisce felice, Aldo sembra non stare più nella pelle.

Basta poco per essere felici, a volte un bacio, altre una frase detta in un momento particolare, nel mio caso ci è voluto un incidente. L'importante è arrivarci, passando per mille ostacoli, perchè in fondo tutte le strade portano al solito bar.

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