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Una storia di Brividogiallo

La storia di Amanda

Amo l'amore, ne sono ossessionato

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18 minuti

Pubblicato il 14 febbraio 2021 in Thriller/Noir

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È notte fonda, saranno le quattro e mezzo del mattino e tra poco il violetto dell'aurora comincerà a tingere il cielo.

L'uomo cammina lungo il vicolo con la testa bassa, in cerca di qualcosa.

Ha indosso un cappotto logoro e sporco, sotto si intravede un maglione con un buco e i pantaloni sono almeno tre taglie più della sua, infatti li tiene su con una corda legata in vita.

Si ferma davanti a un cassonetto alla ricerca di qualcosa che possa essergli utile.

La gente getta via tante cose che ancora hanno vita, nessuno fruga nei cassonetti quindi nessuno lo sa. Alberto sì perché lo fa da quindici anni.

Si sporge dentro, guarda a destra e a sinistra, scosta delle buste chiuse. Niente.

Questa volta solo pattume inutile.

Guarda allora a terra, gli basterebbe una sigaretta spenta a metà.

Alberto fa un balzo indietro, inorridisce. Forse ha visto male.

Prende dalla tasca del cappotto una delle cose più utili che ha trovato finora, una torcia elettrica.

L'accende e l'avvicina al muro.

Emette un gemito gutturale di ribrezzo e stupore.

Tra il cassonetto ed il muro di una casa c'è una ragazza morta.

Le hanno tagliato la gola e il sangue ormai rappreso, forma una macabra collana sulla sua pelle.

Fugge nonostante le scarpe senza lacci gli scappino dai piedi e inciampi nei pantaloni troppo lunghi.

Alberto conosce la morte, ne ha visti diversi come lui, addormentarsi e non svegliarsi più, uccisi dal freddo e dalla debolezza ma erano relitti umani, gente con i capelli bianchi, i volti solcati, stanchi di vivere quella vita appesa a un filo.

Ma una ragazza giovane no, a quell'età non si può morire.

Non quando si è belli come lei e ben vestiti, curati. Perché?

Alberto non ha quasi più forze mentre la sua corsa è diventata un disperato trascinarsi il corpo dietro, quando vede una macchina della polizia.

Si mette fermo in mezzo alla strada, con le braccia aperte.

L'auto si arresta e scendono due agenti.

"Vuoi che ti ammazzino? In un vicolo buio come questo ti metti in mezzo alla strada?"

"I soldi per bere li ha però. Dev'essere ubriaco fradicio." commenta l'altro agente

"No, signori, non sono ubriaco. Lì, laggiù dovete andare in fondo a questa strada.

C'è una ragazza morta dietro un cassonetto. Morta male, signori. Ha la gola tagliata."

"Salga sulla macchina e ci faccia vedere dove l'ha trovata." dice uno dei due agenti

"No, signori, io lì non ci torno. Vi ho detto dov'è."

"Hai visto qualcuno intorno a te quando l'hai trovata?"

"Chi l'ha uccisa ormai sarà ben lontano da qui. Il sangue sul collo non è fresco."

Gli agenti rimangono colpiti dall'acume del vecchio barbone.

Uno di loro gli mette in mano dieci euro e gli dice :" Va bene vai. Mangia qualcosa appena trovi un bar aperto."

Alberto ringrazia, si inchina più volte e si allontana continuando a ripetere tra sé :"Grazie, grazie.."


Gli agenti si avvicinano al cassonetto indicato dal vecchio e con le torce ne illuminano la base.

Lo spettacolo che appare ai loro occhi è esattamente come descritto dall'uomo.

Incastrata tra il cassonetto e il muro, giace il corpo di una ragazza sui venticinque anni con i capelli biondi.

Ha un taglio sulla gola e una pozza di sangue si è allargata intorno alla testa.

La morte deve essere sopravvenuta in pochi minuti a causa della profondità della ferita.

Gli agenti notano che la ragazza ha ancora una piccola borsa a tracollo e questo fa pensare che non sia stato un omicidio a scopo di rapina.

Circondano la zona intorno al cassonetto con del nastro e, con delle transenne, chiudono la strada a senso unico.

La scientifica dovrebbe arrivare a momenti e i due agenti, che non appartengono alla sezione omicidi, evitano di toccare la ragazza, lasciando la scena del crimine intatta come l'hanno trovata.

Dieci minuti dopo arrivano sia la scientifica che il medico legale.

Gli agenti spostano il cassonetto perché i colleghi possano esaminare il corpo e rinvenire eventuali tracce mentre il medico legale stende sul selciato il corpo della ragazza e consegna agli agenti della scientifica la piccola borsa rosa.

Il medico estrae il registratore e dà inizio alla perizia :"Ragazza di razza caucasica, venticinque anni circa, presenta una profonda ferita al collo, il taglio è netto eseguito probabilmente con un coltello molto affilato. Appare evidente che questa sia la causa della morte. Il sangue rappreso intorno alla ferita fa risalire l'aggressione a circa sei, sette ore fa. La ragazza deve aver lottato prima di essere uccisa in quanto ha tagli di difesa sulle mani e sulle braccia e il rigor mortis culminante ha già avuto inizio. In fase autoptica sarà possibile rinvenire eventuali tracce dall'aggressore."

Nel frattempo è arrivato l'ispettore di polizia della caserma vicina.

Il medico legale gli riferisce i preliminari rilevati e dice che il referto dell'autopsia sarà a disposizione degli inquirenti entro ventiquattro ore.

In quel momento arriva un agente della scientifica con la borsetta della ragazza.

"Ispettore sembrerebbe che non sia stato prelevato nulla da qui. Ci sono il cellulare, i documenti e anche il portafoglio con centoventi euro. La ragazza indossa un paio di jeans perfettamente abbottonati quindi una violenza carnale sarebbe da escludere. Fra qualche ora, dopo che avremo esaminato il contenuto della borsa per il rilevamento delle impronte digitali presenti sugli oggetti, le faremo avere tutto."

"Bene, intanto datemi gli estremi della ragazza, bisogna avvisare la famiglia."


L'ispettore Nardi va in ufficio e si accinge a compiere una delle mansioni più ingrate del suo lavoro.

Dai documenti la ragazza risulta essere Amanda Mariani di ventisei anni, nubile.

Quanto possa essere innaturale sopravvivere ai propri figli può saperlo solo chi, disgraziatamente, ci è passato ma l'ispettore non ha difficoltà ad immaginarlo.

Anche il motivo della morte risulta inaccettabile. Ad una malattia incurabile ci si prepara e poi, con gli anni, ci si rassegna ma la morte di una figlia di quell'età, uccisa così barbaramente non si può accettare.

Scorre la rubrica del cellulare e vede tanti nomi di uomini e donne, probabilmente amici, tutta gente che prima o poi dovrà passare dal suo ufficio.

Prende con sé l'agente Salvi e va a casa dei genitori di Amanda per dare la terribile notizia.

Suona al citofono di una villetta graziosa in un quartiere residenziale e risponde la voce di uomo.

"Buongiorno signor Mariani, sono della polizia, dovrei parlarle.

Scatta la serratura e il cancelletto si apre.

L'uomo li accoglie con espressione preoccupata :"È successo qualcosa?"

"Purtroppo sì, si sieda per cortesia."

Mariani si siede lentamente sul divano consapevole che sta per ricevere una notizia sgradita. Cosa avrà combinato stavolta Amanda?

"Questa notte è stato rinvenuto il corpo di una ragazza uccisa. Disgraziatamente si tratta di sua figlia Amanda."

L'uomo sbianca, non vuole crederci, è sicuro si tratti di un errore. E poi Maria non c'è, chi glielo dice a quella povera donna che sua figlia è stata uccisa?

"Ma è sicuro? L'ho sentita ieri sera e stava a casa di amici. Poi si sarebbe fermata a dormire lì, da Giovanna Salemi che è la sua migliore amica. Ci deve essere un errore, mia figlia non è mai rimasta da sola né durante la sera, né di notte."

"Abbiamo la sua borsa con i suoi documenti signor Mariani ed anche il suo cellulare."

Mostra tutto all'uomo che inizia a piangere sommessamente.

"Come lo dirò mia moglie? Ne morirà, Amanda era tutto per lei, la sua unica figlia."

"Lei non è il padre?"

"No, ho sposato Maria quando Amanda aveva tredici anni. Lei era vedova da dieci anni, il marito morì in un incidente d'auto."

"Sua figlia viveva qui con voi?"

"No, quattro anni fa andò a vivere con il fidanzato che aveva allora. Poi si sono lasciati ma lei è rimasta in quella casa."

"Mi dica il nome dell'ex fidanzato."

"È inutile che glielo dica, è morto quattro mesi fa. Dopo essersi lasciato con Amanda è caduto in depressione, ha perso il lavoro e alla fine ha lasciato una lettera su uno scoglio con un sasso sopra per non farla volare e si è buttato in mare."

"Il corpo è mai stato ritrovato?"

"No mai. Alcune persone che erano sedute vicino lo hanno visto salire sulla scogliera, hanno capito le sue intenzioni ma non hanno fatto in tempo a fermarlo. È andato giù e non è più riemerso. Dopo alcune ore, al largo, è stata trovato un suo infradito e il cappellino che aveva in testa."

"Cosa c'era scritto su quel foglio?"

"Aveva scritto che non aveva più motivi per vivere, aver perso Amanda è stato come perdere una parte di se stesso e poi trovava troppo difficile vivere in questo mondo dove domina il cinismo e l'egoismo. Si sentiva solo, ispettore, aveva seri problemi di depressione ma non ci ha dato il tempo per farlo aiutare."

"Un'altra tragedia, mi spiace."


L'ispettore e l'agente escono dalla casa e salgono in auto.

Nardi si mette a leggere i nomi delle persone presenti sulla rubrica di Amanda e trova quello di Giovanna Salemi.

Compone il numero e sente la voce di una ragazza.

"Sono l'ispettore Nardi signorina avrei urgente bisogno di parlare con lei."

"Ssì, ispettore, ma...che è successo?" la ragazza sentendo che si tratta della polizia va in allarme

"Tra poco sarò a casa sua, le dirò tutto."

Quindici minuti dopo, sono sulla porta della casa della ragazza.

"Entrate, ditemi, che è successo?"

"Non ho buone notizie. La sua amica Amanda questa notte è stata assassinata."

"Oh noooo!!! Ma perché? Una rapina? L'hanno stuprata?"

"No, aveva ancora la borsa con tutto il contenuto e non ha subito violenza fisica."

"Come l'hanno uccisa?"

"Un taglio alla gola."

La ragazza è sconvolta, le lacrime le rigano il viso.

Poi guarda l'ispettore e dice :"Ma...aspetti un momento, mi faccia pensare...Mio Dio credo che ad Amanda abbiano teso una trappola."

"Che intende?"

"Ieri sera eravamo qui con qualche amico e Amanda era con noi. Il suo ragazzo non era venuto perché aveva un po' di febbre. Sarebbe dovuta rimanere a dormire qui. Saranno state le dieci quando il suo cellulare ha squillato, lei ha risposto, è stata una telefonata abbastanza breve. Finita la chiamata è venuta nella stanza dove eravamo tutti per dirmi che un amico di Sandro, il suo ragazzo, l'aveva chiamata per dirle che era andato a casa di lui per fargli compagnia e passare la serata con i videogiochi ma avevano bevuto un po' troppo e Sandro stava male. Aveva vomito continuo e bisogno di assistenza ma lui non poteva trattenersi molto perché oggi si sarebbe dovuto alzare molto presto. Allora Amanda ha preso le sue cose, si è scusata ed è uscita per andare da Sandro."

"Non l'ha sentita più dopo che è uscita?"

"No, lei non mi ha chiamata e questa mattina aspettavo l'ora che lei ha di pausa in ufficio per chiamarla."

"La ringrazio signorina Salemi e condoglianze per la sua amica."


Nardi è seduto nella sua poltrona in commissariato, prende il cellulare di Amanda e cerca il numero di Sandro.

Dice anche a lui che deve vederlo con la massima urgenza e dopo mezz'ora è a casa del ragazzo.

"Come mai questa visita ispettore?"

"Ho da darle notizie non buone. Questa notte Amanda è stata assassinata."

Il ragazzo lo guarda incredulo, poi scoppia a piangere disperatamente.

"Lo sapevo, si lo sapevo che non dovevo mandarla da sola ma sono un maledetto egoista! Non ho simpatia per certi suoi amici e non sono voluto andare con lei."

"Ma lei ieri sera non si è sentito male per aver bevuto troppo mentre era con il suo amico?"

""Amico? Quale amico? Io ieri sera ero solo qui e non stavo affatto male. Non sono voluto andare a quella specie di festa con Amanda ma ero in perfetta salute."

"Quindi è stata attirata in una trappola. Non ha idea di chi possa essere stato?"

"Ma assolutamente no! Non riesco a pensare a qualcuno che potesse far del male ad Amanda."

"Mi racconti la storia dell'ex fidanzato che si è suicidato e l'inizio della vostra relazione."

"Amanda era fidanzata da tre anni con Bruno ma negli ultimi tempi le cose non andavano più bene tra loro. Lui era nervoso perché non riusciva a trovare un lavoro stabile e lei era preoccupata perché non vedeva un futuro per loro, sia perché Bruno faceva solo lavoretti saltuari, sia perché ultimamente stava uscendo fuori una parte del suo carattere che lei non conosceva.

In questa situazione si è dimostrato debole, privo di iniziativa, era capace solo di fare del vittimismo . Insomma non è mai riuscito a prendere la situazione in mano e cercare sul serio qualcosa di stabile, si limitava a lamentarsi della sfortuna, dei datori di lavoro, dei colleghi.

Da parte di Amanda, la stima per Bruno crollò, non si sentiva al sicuro con lui, non era riuscito ancora a diventare un uomo. Ci conoscemmo per caso e in me trovò quello che a Bruno mancava. Per alcuni mesi ci siamo frequentati di nascosto, lei non aveva il coraggio di peggiorare la situazione umorale di Bruno, temeva un crollo.

Quando siamo stati scoperti, hanno parlato e Amanda gli ha spiegato i motivi per cui ha iniziato questa relazione con me.

Dopo qualche giorno Bruno non ha retto e si è gettato dalla scogliera."


L'ispettore Nardi è nel suo ufficio cercando di dare un senso a tutta la storia.

Gli serve un movente ma chi poteva averlo si è suicidato. L'unica possibilità è che qualcuno della famiglia di Bruno lo abbia voluto vendicare, qualcuno molto legato a lui che, nel corso di quei quattro mesi, ha covato un tale odio nei confronti di Amanda, da volerne la morte.

Chiama Salvi e gli chiede di fornirgli l'elenco delle persone che compongono la famiglia di Bruno, madre, padre eventuali fratelli o sorelle.

Squilla il telefono :"Salve dottor Belli, mi dica."

"Confermo che non vi è stata violenza ma la ragazza ha lottato molto con il suo aggressore.

Sotto le unghie ho trovato numerose cellule epiteliali, la scientifica ha trovato dei capelli corti e scuri in terra, vicino alle mani della ragazza ma la cosa più importante è un ciondolo d'oro raffigurante un leone, probabilmente si riferisce al segno zodiacale della persona a cui appartiene. Mi sembrano indizi importanti."

"Sicuramente, la ringrazio dottore."

Dopo qualche minuto, Salvi entra con un foglio in mano.

"La famiglia di Bruno Dellera è composta dalla madre cinquantacinquenne e dal padre di sessant'anni. Non ha fratelli né sorelle."

"Mhhh...comunque dobbiamo parlare con loro."


Il giorno dopo l'ispettore Nardi è seduto nel salotto dei signori Dellera.

"Ispettore Bruno da qualche settimana era molto giù, ha sempre avuto un carattere fragile, tendente al pessimismo ma non avremmo mai immaginato che sarebbe arrivato a togliersi la vita."

I genitori di Bruno erano due persone di mezza età dall'apparenza del tutto innocua.

Il papà soffre di Parkinson, la signora Dellera è una donna minuta, alta circa un metro e cinquanta. Sono membri attivi della parrocchia di quartiere e fanno volontariato in un istituto per bambini abbandonati.

Per il tipo di patologia che ha, Nardi esclude con certezza il padre, quanto alla madre sarebbe stato molto difficile per lei, sopraffare Amanda, alta almeno venti centimetri di più e con una quindicina di chili in più.

"Avete mai visto questo ciondolo?"

I due si chinano sulla mano dell'ispettore per osservare l'oggetto, poi si guardano con stupore e la donna esclama ."Ma questo era di Bruno! È un ciondolo con il suo segno zodiacale, gli fu regalato per la prima comunione da suo nonno e da allora non l'ha più tolto."

"Non vi risulta che gli sia stato rubato prima che Bruno si suicidasse?"

"No, no. Lo portava su una catenina molto spessa, proprio perché aveva paura che gli strappassero tutto. Questo oggetto ha un gran valore. Per Bruno lo aveva soprattutto affettivo ma è comunque un gioiello che vale tanti soldi. È d'oro massiccio e il leone è fatto da un'unica pietra di topazio intagliata."

"Infatti abbiamo trovato solo il ciondolo che come vede ha l'anellino aperto, la catena non è stata trovata. Vostro figlio aveva precedenti penali?"

"Oh no! Bruno era un bravo ragazzo. Non aveva mai un soldo in tasca ma era onesto, non avrebbe mai commesso dei reati."

"Bruno passava le sue giornate a cercare lavoro e ad andare in palestra con il suo amico inseparabile Walter- aggiunge la madre -era cintura nera di full contact, ho ancora il kimono con cui ha effettuato il suo ultimo incontro, non l'ho voluto nemmeno lavare."

L'ispettore ha un sussulto poi dice :"Dovrebbe consegnarmelo signora."

"No! È un ricordo di Bruno, quello a cui tengo di più!."

"Lo riavrà presto signora. Lo prenderò in consegna solo per pochissimi giorni, glielo renderò esattamente come me lo ha dato."

"Non lo laverete vero?"

"No, capisco che altrimenti diventerebbe per lei un'indumento qualsiasi, senza l'impronta di suo figlio."


Quello che era solo un sospetto per Nardi, comincia prendere forma e credibilità.

Quel ciondolo poteva essere stato strappato solo dal collo di Bruno.

A questo punto la sua intuizione, diventa quasi una certezza.

Bruno ha finto un suicidio, l'alibi migliore che potesse scagionarlo ma quel ciondolo strappato, lo ha tradito e ora il kimono, con il sudore di Bruno, può costituire la prova del nove.

Se il DNA sui capelli trovati, sulle cellule epiteliali e quello sul kimono corrispondono, non resta che mettersi sulle sue tracce.

Già...ma quali tracce?

Bruno potrebbe essere in qualunque parte del mondo, il classico ago in un pagliaio.

Poi ripensa ad una frase detta dalla madre di Bruno "in palestra con il suo amico inseparabile Walter".

Deve partire da lui, dall'amico inseparabile.


L'ispettore ferma la sua auto davanti una palazzina dall'aspetto dignitoso.

Sa già che, seppure tutto faccia pensare che Bruno sia ancora vivo ed abbia ucciso Amanda, sarà molto difficile far parlare Walter.

Qualche minuto dopo è nel soggiorno della casa dove abita il ragazzo. I genitori sono stupiti per quella visita inattesa da parte della polizia, il loro Walter è un ragazzo a posto, cosa vogliono da lui?

"Un momento, ispettore, arriva subito."

Poco dopo da una scala scende un ragazzo alto e dinoccolato, con i capelli lunghi sulle spalle.

"Buonasera ispettore a cosa devo questa visita?"

"Non voglio farle perdere tempo. Sappiamo che lei era il miglior amico di Bruno. Me lo conferma?"

"Certo, siamo cresciuti insieme. Perdere Bruno è stato come perdere un fratello per me."

"Le ha mai detto di avere voglia di farla finita?"

"Di suicidio non ha mai parlato ma stava molto male. Era un periodo in cui non ne andava bene una per lui."

"Walter noi abbiamo le prove che Bruno non si è suicidato e non è un bluff. Siamo in possesso del ciondolo che lui portava sempre al collo ed è stato trovato vicino al corpo senza vita di Amanda. Non mi dica che lei non sa nulla di questa faccenda. Sono sicuro che Bruno si è confidato con lei."

"Ma no...le assicuro.. non so niente. Per me Bruno è morto." frase che a Nardi appare enigmatica

"Non per noi e se non collabora potremmo accusarla di intralcio alle indagini e falsa testimonianza." bluffa Nardi che non ha niente in mano per dimostrare che il ragazzo sappia davvero dov'era Bruno

Walter appare combattuto, suda e tormenta le dita delle sue mani. Poi guarda i suoi genitori.

Non può far loro questo, in fondo sta proteggendo un assassino, anche se si tratta del suo amico.

"Bruno non ha detto molto nemmeno a me, proprio perché temeva che, durante le indagini sareste risaliti alla nostra amicizia. Non sono in grado di darvi indirizzi o il nuovo numero di cellulare, non mi ha più chiamato proprio per tenermi fuori da questa faccenda. Mi ha detto solo che andava a Livorno da un conoscente che gli aveva trovato un lavoro come cameriere."

"Walter!!! Tu sapevi che Bruno aveva finto il suicidio e non ci hai mai detto niente? Almeno a quei poveri genitori potevi dirlo, stanno soffrendo da mesi la perdita del loro unico figlio."

"Avevo fatto una promessa mamma. Non lo avrebbe detto nemmeno a me ma gli servivo per scappare. Bruno aveva la capacità di restare in apnea anche quattro o cinque minuti, il tempo necessario per sottrarsi alla vista della gente che lo ha visto gettarsi in mare. Poi, però, aveva bisogno di allontanarsi al più presto ed io lo attesi dall'altra parte della scogliera, dove lui arrivò a nuoto. Salì in macchina, gli detti dei vestiti asciutti e lo portai alla stazione."

"Le disse il perché di tutta questa messinscena?"

"Sì, mi disse che un giorno sarebbe tornato per vendicarsi di Amanda ma non ho mai creduto che l'avrebbe fatto davvero. Pensai che volesse solo dare un taglio al passato e ricominciare una nuova vita altrove."


Arrivato a Livorno, Nardi si recò alla prima stazione di polizia che trovò, quella vicino al porto.

Non nutriva grandi speranze che lì avrebbe saputo qualcosa su Bruno ma aveva bisogno di aiuto per le ricerche.

Si presentò al commissario ed iniziò ad esporre i fatti ma, mentre parlava, fu interrotto.

"Sta parlando di Bruno Dellera, nato a Roma il tre aprile del 1992?"

"Sì, lo conosce?"

"Il Dellera si è suicidato un mese fa gettandosi da una scogliera. Qualunque crimine abbia commesso, ha estinto la sua colpa. Ha lasciato un foglio sugli scogli fermato da un sasso per non farlo volare, nel quale scriveva che si toglieva la vita perché non sopportava più il peso dei rimorsi per una gravissima azione che aveva compiuto. Non specificando, però, quale."

Nardi torna a Roma col dubbio che anche questa volta si possa trattare di un falso suicidio.

A questo punto nessuno, nemmeno il suo amico Walter saprebbe più niente di lui e, cambiando identità, sarebbe un puntino nel mondo.

È un dubbio piuttosto flebile ma la verità non la saprà mai nessuno.














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