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Una storia di LorenzoBrogi

Batte ancora il cuore

Le brevi e lunghe storie di una vita complessa

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3 minuti

Pubblicato il 06 febbraio 2019 in Avventura

Tags: #crescita #cuore #sogni #vita

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Quel giorno che ho aperto gli occhi non sapevo dove e chi fossi, avevo solo una grande voglia di piangere, di farlo a squarcia gola senza fermarmi e così ho fatto, poi un caldo abbraccio mi ha stretto, pelle contro pelle, ho sentito delle lacrime toccarmi il viso e poi la pace, la tranquillità di un porto sicuro, la calma che mi invadeva.

Quel giorno nascevo così, in una calda mattina di maggio, secondo mia Madre nel canto degli uccellini, correva l'anno 1982, un anno per alcuni versi memorabile, non perchè fossi arrivato io ma in quell'anno nasceva la televisione commerciale, veniva creato il primo bambino in provetta, le brigate rosse ancora facevano morti, moriva Gilles Villeneuve, veniva creato il primo Compact Disc, veniva ucciso dalla Mafia il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, fu un anno importante ma soprattutto, nel luglio di quell'anno l'Italia sarebbe diventata, per la terza volta Campione del Mondo.

Ricordo quell'11 luglio del 1982 , urlavo ad ogni goal, Rossi, Tardelli, Altobelli, ad ogni grido dei mie fratelli più grandi, ad ogni urlo nelle strade, gridavo e piangevo, dicvevano perchè mi spaventavo ma io sapevo che stavo gioendo con loro per quella maglia per quel paese che si chiama Italia.

Io c'ero, posso dire di esserci stato e di aver sofferto con tutti, anni dopo scoprii dove quella notte tutto avvenne, tutto si realizzo al Santiago Bernabéu di Madrid, direte che c'entra, lo capirete, Madrid c'entra e come, infatti è una delle brevi e lunghe storie di questa mia vita complessa.


CAPITOLO PRIMO - IL VILLAGGIO

Sono cresciuto a La Spezia, una Città sul mare che ha visto però vedersi strappare via le onde dalla battigia, vivevo davanti al porto commerciale, dove prima c'erano le spiagge ma già ai miei tempi erano solo un ricordo di mio padre.

Ho avuto la fortuna però di non crescere in città, anche se ci vivevo e andavo a scuola ma bensì dentro un economista in periferia a casa dei miei nonni, già perché ogni giorno mia madre dopo il lavoro andava dal loro per aiutarli ed io la seguivo. I nonni vivevano al villaggio dei Polesani "Nazario Sauro", un quartiere creato per i profughi istriani, già perché loro erano quello, erano italiani che per scappare alle stragi Titine del dopoguerra, dovettero fuggire dalla loro terra e per una serie di combinazioni sin ritrovarono al porto di La Spezia e solo dopo anni ottennero come italiani il diritto alla casa.

Quello era il loro Villaggio, fatto di palazzi modesti con i colori del nostro tricolore, immerso nel verde, dove si sentiva parlare una lingua diversa, il veneto ma anche lo spezzino o dialetti del sud perché vicino erano state costruite anche le case popolari e li c'erano persone di ogni origine, genti da tutta italia.

Il Villaggio era splendido, ricordo immensi pini lanciarsi verso il cielo, e non ve n'era uno che non avessi scalato, ricordo le siepi confine delle terre consentite, gli alberi di nespolo, ciliegio, fico e susine, tutti pronti per essere assaporati, ah le amarene c'erano anche quelle e sino che le ciliege non fossero mature, ci accontentavamo anche di loro.

Tutto era splendido ma come sempre l'estate era unica, pensando a quel luogo non ricordo un giorno di pioggia e anche quando cadeva era festa perché ci saremo riparati sotto le nostre capannette.

Eravamo infatti dei costruttori formidabili, reggevano il vento e la pioggia, ci tenevano lontani dal male.

In quel giardino ogni giorno era un'avventura, pirati, scontri a fuoco, inseguimenti con le bici, tutto era possibile, era tutto un grande palcoscenico. La nostra fantasia correva veloce, più veloce di quanto riuscissimo a stragli dietro e tutti venivano nel nostro regno perché era un porto sicuro.

Gli anni passarono veloci e non c'era persona che non ci conoscesse, non c'era muro che non avesse assaporato il nostro pallone, anziano che non avesse ascoltato le nostre grida.

Tutto ad un tratto ci ritrovammo di più, il nostro luogo del cuore aveva aperto le porte.

In un attimo eravamo già grandi, avevamo assaporato la leggerezza dei giorni dell'estate, di quella lunga estate che ci aveva accompagnato per molti anni.












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