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Una storia di BrunoMagnolfi

Privi di possibilità.

Ho provato, lo giuro

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4 minuti

Pubblicato il 27 maggio 2020 in Avventura

Tags: #disagio #raccontobreve #virus

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Ho provato, lo giuro, ho provato con tutte le mie forze, e così mi sono spinto fuori da casa proprio come facevo un tempo, percorrendo da solo con calma quasi tutto il corso del paese a piedi, per poi andare a fermarmi al solito circolino, giusto per scambiare due chiacchiere con qualche conoscente, come ho sempre fatto nel passato. Ed in questi giorni in cui il peggio sembra ormai alle nostre spalle, ho ritrovato ancora là dentro i soliti figuri, le medesime persone, gli stessi tizi di sempre, a bere e a ridere proprio come facevano qualche mese fa, con qualsiasi tempo ed in qualsiasi stagione, esattamente come prima che si diventasse tutti dei soggetti ad alto rischio. Però a me è preso subito il tremore, la paura, il terrore folle di essere contagiato, di ritrovarmi senza respiro dentro il reparto dei soggetti gravi, senza neppure troppe possibilità di cavarmela; allora mi sono guardato attorno ed ho visto che ero l’unico a provare questa sensazione, e che non pensavo affatto le stesse cose di tanti altri che hanno già preso a comportarsi con grande indifferenza per quello che è accaduto, battendosi delle gran pacche sulle spalle e parlandosi l’un l’altro anche da vicino, spesso persino senza niente sulla bocca per proteggersi.

E poi non vorrei mai diventare anche una cinghia di trasmissione per chissà quant'altra gente che neppure conosco, ho riflettuto: parenti, amici, vicini di casa, sconosciuti qualsiasi; così ho preso e sono tornato a rinchiudermi da solo nel mio appartamento, senza attardarmi neanche un momento insieme agli altri, ed anzi evitando perfino quei saluti amichevoli di tutti i tiratardi del circolino, e poi le loro chiacchiere e anche le bevute senza freni. Adesso sto male però. Non so se sia la suggestione che mi è stata provocata da quegli sconsiderati che non si preoccupano mai di nulla, o se effettivamente la malattia abbia già iniziato il suo corso dentro al mio organismo. Però respiro male, ho la fronte sudata, forse ho la febbre, e non so neppure se sia il caso di rivolgermi a qualcuno che se ne intende, oppure rimanere in casa da solo nell’attesa che le cose vadano avanti in modo naturale, senza minimamente ostacolarle. Se ho sbagliato qualcosa, adesso devo pagare, questo è ciò che penso. Anzi, inizio a credere sempre di più che il male sia ciò che meritiamo tutti, dopo esserci approfittati in ogni dettaglio di ciò che la nostra umanità ci ha permesso fino ad ora.

Siamo indeboliti, questo è il punto, prede di qualsiasi microrganismo voglia attaccarci, incapaci di opporre alla forza della malattia una resistenza adeguata. Perciò adesso mi sdraio sopra al mio letto, osservo il soffitto per qualche attimo ed infine chiudo gli occhi, ad aspettare con pazienza che tutto lentamente si compia. Ma ad un tratto suonano alla porta, e mi scuoto rapidamente dal torpore che mi è preso, rimettendomi in piedi ed andando velocemente ad aprire. Davanti a me ci sono ora delle persone che non conosco, vestiti completamente di tute e maschere protettive, e dicono che devono campionare tutti gli appartamenti della zona, per cui indagare, analizzare, fare degli esami, prelevare saggi, tutto ciò che serve per comprendere meglio quello che sta accadendo. Li faccio accomodare, dico che sto male, che forse se ci fosse una cura per me sarebbe assolutamente ciò che ci vorrebbe: “altrimenti sono spacciato”, dico loro, “senza possibilità di andare avanti”. Mi fanno stendere, girano nel mio appartamento, uno mi osserva anche se non troppo da vicino, dice che ci vuole un intervento specifico per il mio caso, ed è proprio una fortuna che siano capitati loro con le strumentazioni giuste. Fanno anche qualche telefonata, mi impongono di stare fermo e di chiudere gli occhi senza affaticare nessun muscolo, fino a quando dicono che se ne vanno, e che tra poco comunque arriveranno i medici, c’è da stare più che tranquilli.

Dopo un paio d’ore senza che niente sia successo, mi alzo per fare due passi e bere un bicchiere d’acqua, e mi accorgo subito che il mio piccolo appartamento è stato completamente svaligiato, ripassato da mani esperte da cima fino in fondo, portando via qualsiasi oggetto di valore. Siamo tutti spacciati, penso adesso, non posso proprio avere altro che mi gira nella mente.


Bruno Magnolfi


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