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Una storia di LuigiMaiello

La prefazione di Primo Levi a "Se questo è un uomo"

Anche se oggi non è il giorno della memoria.

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3 minuti

Pubblicato il 01 febbraio 2019 in Recensioni

Tags: #giornodellamemoria #olocausto #primolevi #sequestounuomo

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Domenica 27 gennaio è stato il Giorno della Memoria, e visto che non sono riuscito a pubblicare alcuna riflessione nei giorni scorsi, ho deciso di pubblicare la prefazione, secondo me molto significativa e attuale, di Primo Levi a “Se questo è un uomo”, aggiungendo una breve riflessione personale, che troverete dopo la prefazione.

***


"Per mia fortuna, sono stato deportato ad Auschwitz solo nel 1944, e cioè dopo che i governo tedesco, data la crescente scarsità di manodopera, aveva stabilito di allungare la vita media dei prigionieri da eliminarsi, concedendo sensibili miglioramenti nel tenor di vita e sospendendo temporaneamente le uccisioni ad arbitrio dei singoli.

Perciò questo mio libro, in fatto di particolari atroci, non aggiunge nulla a quanto è ormai noto ai lettori di tutto il mondo sull’inquietante argomento dei campi di distruzione. Esso non è stato scritto allo scopo di formulare nuovi capi di accusa; potrà piuttosto fornire documenti per uno studio pacato di alcuni aspetti dell’animo umano. A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che “ogni straniero è nemico”. Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all’origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta il Lager. Esso è il prodotto di una concezione del mondo portata alle sue conseguenze con rigorosa coerenza: finché la concezione sussiste, le conseguenze ci minacciano. La storia dei campi di distruzione dovrebbe venire intesa da tutti come un sinistro segnale di pericolo.

Mi rendo conto e chiedo venia dei difetti strutturali del libro. Se non di fatto, come intenzione e come concezione esso è nato già fin dai giorni di Lager. Il bisogno di raccontare agli “altri”, di fare gli “altri” partecipi, aveva assunto fra noi, prima della liberazione e dopo, il carattere di un impulso immediato e violento, tanto da rivaleggiare con gli altri bisogni elementari: il libro è stato scritto per soddisfare a questo bisogno: in primo luogo quindi a scopo di liberazione interiore. Di qui il suo carattere frammentario: i capitoli sono stati scritti non in successione logica, ma per ordine di urgenza. Il lavoro di raccordo e di fusione è stato svolto su piano, ed è posteriore.

Mi pare superfluo aggiungere che nessuno dei fatti è inventato."


***​​​​​​​

Primo Levi è uno scrittore le cui virtù letterarie sono in gran parte inseparabili da quelle morali.

La sua capacità di guidarci attraverso l'inferno dei campi dipende dai suoi poteri di osservazione precisa e dal ricordo quasi fotografico degli 11 mesi nel campo di concentramento.

Questo libro è stato scritto subito dopo il ritorno dell'autore da Auschwitz, il suo volto era così gonfio a causa della malnutrizione che la sua famiglia non riusciva a riconoscerlo.


Per quanto riguarda la mia esperienza con questo libro, ho letto Se questo un uomo durante l’adolescenza, quel periodo della vita in cui ti senti più impegnato nei confronti della società. Erano gli anni del liceo, delle manifestazioni e dell’impegno giovanile. Gli anni in cui volevo provare a capire tante cose del mondo che non mi andavano giù.


Se questo è un uomo è un libro che mi ha segnato: una testimonianza dell’umiliazione, dell’offesa, della degradazione dell’uomo.

Un testo preciso e composto che racconta la dignità calpestata da quella tragedia.


Secondo me è un testo molto attuale, per questo è il momento di rileggerlo; per impegnarmi e impegnarci di nuovo, come quando eravamo giovani e ribelli.



* l'illustrazione in copertina è tratta da:

https://www.theatlantic.com/magazine/archive/2015/12/why-primo-levi-survives/413134/​​​​​​​


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