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Una storia di BrunoMagnolfi

Via, dicendo qualcosa.

Guardo la fila degli alberi

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4 minuti

Pubblicato il 15 agosto 2020 in Avventura

Tags: #disagio #raccontobreve

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Guardo la fila degli alberi dalla finestra, la strada polverosa che sparisce dopo la curva, le poche persone che transitano da queste parti, i pochi negozi che si aprono lungo il caseggiato, ed io sto fermo, con il naso sul vetro, e mi pare che tutto sia immobile, senza alcuna necessità di variazioni. Riconosco la mia vicina di casa mentre parla con una conoscente agitando le braccia, un’auto rallenta e si accosta subito al marciapiede, scende una persona, sorride, entra dentro un portone, per un attimo spariscono tutti, poi si intravede altra gente che arriva e poi si saluta, ma qualcuno va via, altri restano a perdere tempo, ognuno ha una maschera pubblica, sicuramente rimovibile in fretta al bisogno, senza problemi. Mi allontano con calma dalla finestra, ascolto l’eco dei discorsi di tutta la gente che in fretta si sono dispersi nell’aria, come fumo nel vento, e poi indosso la giacca, come fanno gli altri quando si preparano ad uscire, ma poi mi siedo, non ne ho alcuna voglia penso, resto qui, nessuno mi cerca, non ho niente da raccontare ai miei concittadini.

Poi giro per casa, mi accendo una sigaretta, predispongo qualcosa per la mia cena solitaria, scelgo tra i miei gusti quali siano quelli più adatti a questa giornata, e via dicendo, senza mai fermarmi a riflettere troppo, senza sviscerare troppo i dettagli, compiendo della azioni meccaniche, che non richiedono impegno, nessuna preoccupazione a cui dare spazio. Suonano alla porta, non ho alcuna voglia di aprire, potrei fingere di non essere in casa, potrei nascondermi con attenzione, senza provocare alcun rumore, potrei spiegare in seguito di non essere stato bene, e via dicendo, come se non avessi bisogno di niente, tantomeno essere disturbato da chissà chi. Insistono, perciò entro nel bagno, mi siedo sul bordo della mia piccola vasca, aspetto, chiunque sia sul pianerottolo si stancherà di reclamare la mia presenza alla porta, forse sarà soltanto un venditore ambulante che vuole proporre chissà quale articolo, o uno dei distributori di giornali della sinistra, a cui una volta feci un’offerta, per cui adesso non mi mollano più, mi braccano, e via dicendo, perché sanno che con qualche insistenza otterranno sempre qualcosa da me.

Silenzio, mi decido ad aprire per vedere se abbiano lasciato un opuscolo o qualcosa alla porta, ed invece è la mia vicina di casa che è rimasta lì tutto il tempo solo per aspettarmi: “ero in bagno”, le fo, e lei sorride, muove le braccia come fa sempre e dice che ci sarà una riunione di condominio fra qualche giorno, e c’è la necessità che io sia presente, che dia il mio parere, e via dicendo, per cui devo per forza farmi vivo, non come sempre, quando firmo la delega a qualcuno e mi disinteresso di tutto, perché c’è da prendere delle decisioni importanti, mi fa, e non si può certo tirarsi indietro in questo momento. Annuisco, cerco di dire che farò senz’altro ciò che mi chiede, non c’è proprio alcun dubbio, perché capisco anche io quali siano le cose importanti, e via dicendo indietreggio leggermente nel mio appartamento perché la mia vicina muove ancora le braccia, e in questo momento mi sento poco protetto da quei suoi modi di fare. Va via, mi dà un foglio con la richiesta ufficiale della riunione, con la data, il luogo e anche l’ora, ed io lo osservo un momento poi lo appoggio su un mobile, ed infine torno nel bagno per sedermi di nuovo sul bordo della vasca, come per riprendere i pensieri interrotti, e via dicendo reso un po’ lì senza che niente succeda.

Infine torno alla mia finestra, per incollare il naso sul vetro, tanto gli alberi sono ancora lungo la medesima fila, e le poche persone che girano su e giù per la strada polverosa si lanciano grandi sorrisi che io non riesco mai a lanciare nella loro stessa maniera, rimanendo sempre con la stessa espressione quando giro per strada, e via dicendo proseguo a fare le cose di sempre, senza farmi interrompere. Sbaglio, ne sono sicuro, però mi sento di essere in questa maniera, proprio così come sono, e via dicendo lascio che tutto prosegua nel compiere gli stessi identici percorsi, nonostante io pensi che un giorno di questi qualcosa di grosso sia destinato a cambiare.


Bruno Magnolfi


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