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Una storia di ClaudiaNeri

Questa storia è presente nel magazine Erotismo

Indomabili Schiavi, parte seconda

Una storia non d'amore

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12 minuti

Pubblicato il 13 marzo 2020 in Erotici

Tags: #sesso #erotico #amanti #amore #violenza

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Quando riaprii gli occhi mi eresi conto di dov'ero e un leggero sorriso salì sulle mie labbra.

Mi passai una mano sul dorso, sentendo sotto le dita i segni di lividi e graffi, lo stesso feci sulla parte bassa della mia schiena. Guardai alla mia destra il letto vuoto e mi chiesi lei dove fosse, se fosse in casa. Il rumore della ceneriera che si appoggiava sul tavolino di legno mi rivelò la sua presenza, sorrisi ancora.

Non sapevo bene perchè avevo deciso di non dirle che sarei arrivato. Penso che fosse perchè desideravo la sua reazione spontanea, la stessa che aveva avuto a Bologna, dove io avevo mascherato la mia sorpresa e il mio piacere mentre lei mi aveva fatto quel sorriso mozzafiato che mi ispirava una tranquillità unica.

Quello che era successo dopo me lo aspettavo.

Era una conseguenza naturale del nostro stesso guardarci. Ci penetravamo dentro solo fissandoci negli occhi e non era segreto per nessuno dei due.

Le linee del suo corpo erano leggermente cambiate da quando le avevo esplorate l'ultima volta, era dimagrita, ma le sue forme erano rimaste sode e carnose, potevo sentire le ossa dove dovevo sentirle e la carne dove l'andavo a cercare. Una volta rievocate in me tutte le sincerità del passato, non avevo potuto frenarmi dal dirle a cosa pensavo da quando l'avevo vista voltarsi fuori l'università, senza paura nè esitazione, l'audacia che il solo movimento del suo corpo mi iniettava nel cervello.

Mi alzai dal letto lentamente, mi accorsi che avevo dormito un paio d'ore, e camminai tra i vestiti sparsi sul pavimento fino ad arrivare alla porta che mi separava dal soggiorno, e la vidi: era seduta sul divano con le gambe sollevate e teneva in bocca una matita, mentre in grembo teneva un libro. Aveva legato i capelli rossi con un codino debole, e la finestra alle sue spalle li faceva sembrare ancora più chiari, rossissimi sulla sua pelle chiara, limpida come l'acqua fresca. Portava gli occhiali, gli stessi della mattina e quel complesso, con le sue gambe coperte solo dalle mutandine scure, mi eccitava terribilmente. Le sorrisi, e lei pure ricambiò, invitandomi a prendere qualcosa da bere se volevo. Le dissi che avrei bevuto il resto del suo tè che era rimasto sul tavolino con la tazza ancora fumante, e mi sedetti ai suoi piedi. Era bellissima, respiravo con la bocca socchiusa, mi sembrava così di assorbirla con gli occhi, con le mani sulle sue caviglie, con il suono delle sue parole ma soprattutto la assorbivo con il sapore e con l'odore di sesso che emanava, gelida, penetrante.

Respiro profondo.

- Cosa leggi? -

- Un vecchio saggio per un esame -

- Quando ce l'hai? - chiesi, voltandomi verso di lei.

- Tra tre settimane - rispose, e alzò le gambe per accomodarle sulle mie, portai le mani dai suoi piedi nudi alle ginocchia.

- E' tosto il tuo professore? - notai che masticava la matita con più veemenza da quando la fissavo.

- Non troppo, è suo questo libro. - disse indicando quello che aveva in grembo, e vidi che aveva aperto la bocca lasciando cadere la matita quando avevo cominciato a massaggiarle le cosce.

- Devo andare a prendere i bagagli in albergo prima di stasera. - le dissi, voltandomi in avanti

- Per portarli dove? - mi rispose.

La guardai perplesso poi vidi che sorrideva e capii che scherzava, allora sorrisi anche io e dissi:

- Mi accontento di dormire sul divano, davvero. - e mi sporsi verso di lei col busto ancora nudo.

- Davvero? - lasciò definitivamente la matita e spostò il libro per piegarsi un po'verso di me

- Giuro. - dissi, e afferrandole la vita piccola la trascinai un po' più in basso, si stense completamente, con lentezza.

- Io no. - rispose sollevando il braccio e permettendomi di poggiar la testa sul suo petto.

- Tu no, cosa? - sorrisi io.

- Non mi accontento se dormi sul divano. - mi strinse i capelli della nuca e fece ondeggiare un poco il suo corpo sistemandosi sotto di me e lasciandomi unire le mie forme alle sue: ero steso di profilo e davo le spalle allo schienale mentre lei era distesa a pancia in su.

Cominciai a baciarle il petto e portai la mia mano sinistra dall'alto del suo fianco fino al seno, da sopra la maglietta. Lei si protese verso di me fino a che arrivai a baciarle le labbra, calde, con il loro fiato leggero che copriva le mie. Cominciammo a baciarci, prima piano poi più forte, e per come e dove potessi toccarla in quel momento la cosa che mi eccitava di più era la sua lingua che giocava con la mia. Ero sopra di lei e i nostri movimenti erano frenetici quando riaprii gli occhi e la guardai: aveva i capelli sconvolti sparsi tra i cuscini e sul viso, alcuni più umidi di altri, le sue labbra erano più gonfie e più rosse e sui occhi più lucidi, fissava i miei, mi stuprava soltanto facendo questo.

Ripresi a baciarla ma adesso cominciai ad insistere sul suo corpo cominciando a spogliarla mentre lei aveva già baciato più volte le mie spalle e il mio collo, toccato, leccato, afferrato. Le tolsi prima la felpa che portava aprendo la cerniera e poi le strappai la canottiera, facendola ridere e gemere mentre le graffiavo un poco il corpo. Baciai tutta la sua pelle nuda, lasciando ultimi i seni e mentre la guardavo nella luce scura del pomeriggio piovoso, la luce sul suo corpo metteva in contrasto l'umido lasciato dalla mia bocca sulla sua pelle chiara che andava su e giù sotto il respiro affannoso e i battiti del cuore accelerati.

Mentre pensavo a fissarla negli occhi scuri, voluttuosi, pieni di desiderio famelico, lei mi aveva tolto i boxer allora le tolsi le mutande, le sue labbra indugiavano su di me tra baci e morsi, la sfiorai con le dita e poi la penetrai con forza, lasciando che il suo corpo si contorcesse seguendo i movimenti della mia mano. Sentii improvvisamente i suoi denti penetrarmi nella carne sopra la spalla con più forza di prima. Non provai molto dolore ma quello mi fece eccitare, le presi di forza la faccia da sotto il mento e la obbligai a baciarmi così forte che la morsi e il suo labbro inferiore sanguinò facendomi sentire il sapore del sangue. Intanto l'altra mia mano le torturava il seno e tra i baci e i respiri sentivo i suoi gemiti tra piacere e dolore. Quando le lasciai la faccia questa ricadde sul cuscino lasciandola ansimante a bocca aperta, con una goccia di sangue fresco sul labbro umido. Se ne accorse, cacciò la lingua e la passò piano su tutto il contorno fissandomi negli occhi con una libidine infinita.

La penetrai allora con forza, non lasciandole il tempo di riprendere fiato mentre ancora le sue labbra si incurvavano in un sorriso di piacere sporco. Non riuscivo a contenermi, l'erotismo di ogni cellula del suo corpo mi conduceva al limite troppo presto, sempre prima di quanta voglia avessi cosicché con lei diventava una repressione e un'attesa costante.

Quando rallentai e uscii da lei col mio organo, chiuse d'istinto le gambe portandole piano al petto mentre teneva le braccia ricadute all'indietro. Potevo vedere bene la curva delle sue cosce chiuse che arrivava fino al sedere formoso, lasciando intravedere le labbra rosee. Capii la sua provocazione quando si passò le mani su tutte e due le natiche accarezzandosi piano da su a giù.

Le afferrai i fianchi e le strinsi forte il sedere, affondando le dita nei lividi e dei morsi di poche ore prima. La tirai con forza e lei presto si voltò piegandosi in avanti con tutti i capelli che le ricadevano sulla schiena e le braccia tese con le mani incrociate sul manico del divano.

Ricominciai da capo, schiaffeggiandola più volte e lasciando che si lasciasse dominare mentre la sua energia si spargeva dal suo corpo al mio, come una continua scarica di forza e di eccitazione pronta a soddisfarla.

Venimmo entrambi nello stesso momento, e lei si lasciò cadere a pancia in giù, lasciandomi stendere accanto a lei, del tutto nudo, restammo affiancati per un po', io dal lato interno del divano di profilo ma con gli occhi al soffitto, e lei con la mano che ciondolava dal divano e il volto rivolto di fronte a lei.

Passò circa un minuto prima che lei si girasse verso di me, e allora anche io la guardai, aveva il volto rilassato, come una bambina appena sveglia, senza un pensiero al mondo, non sorrise però, mi fissava negli occhi seria, come se cercasse qualcosa, poi li chiuse.

- A che pensi? - le chiesi

- Mmm... pensavo che stamattina non sapevo nemmeno che saresti arrivato, e adesso siamo nudi sullo stesso divano. - sorrise debolmente.

-Be', io sapevo solo che sarei venuto qui, per il resto, è nuovo anche per me.

- Perchè non me l'hai detto? -

- Mmm...volevo vedere come reagivi, se succedeva come a Bologna. - e sorrisi prendendola in giro.

- Ah Ah, divertente. Non ti vedevo da tanto, è normale. - ma capivo che scherzava un po' anche lei. Si voltò verso di me mettendosi di profilo.

- La mia ragazza avrebbe voluto ucciderti. -

- Anche io l'avrei desiderato se fossi stata in lei. -

- Mi sei saltata addosso, è normale. -

- Anche tu -

E io risi, ricordando la scena e il leggero imbarazzo dopo.

- A proposito - disse poi - cosa vorrebbe farmi se ci vedesse adesso? - non era seria o preoccupata, ma capii che voleva la verità come spiegazione.

- Niente, non stiamo più insieme da un po' -

- E da quando? Perchè non me l'hai detto? -

- Un paio di mesi, perchè se avessimo cominciato a parlare avresti avuto validi argomenti per consolarmi -

- Che argomenti? -

- Saresti stata un diavolo tentatore. -

Non indagò oltre, le era bastato sapere quella verità.

- Dovresti andare in albergo prima che si faccia troppo tardi. - disse invece e guardò l'orologio, erano le cinque e mezzo.

- Tra un po'. Sono nudo affianco ad una ragazza e tu mi chiedi di andare in albergo? -

- Mmm...hai ragione, goditi la bella ragazza.- disse e prese una coperta da sotto uno dei cuscini del divano per coprirci entrambi.

Restammo così, nudi, svegli, quasi immobili per più di un'altra ora. Nessuno dei due si alzò per andare a fare nient'altro, nessuno parlò troppo a lungo e nessuno strinse troppo forte l'altro, lasciandosi solo ogni tanto coccolare da qualche carezza.

Mi sentivo a tratti un idiota, poi guardandoci non trovavo alcuna ragione per fare qualcos'altro per nulla urgente, quando potevo essere sentirmi così senza fare alcuno sforzo.

Quando decidemmo di alzarci era arrivato il momento di tornare al mio albergo, mi faceva piacere che mi facesse compagnia, ed ero felice all'idea che quella sera avremmo mangiato una pizza insieme davanti un film bevendo birra come due ragazzini.

Lei si alzò per prima, si chiuse in bagno, fece una doccia. Mi trattenni dal raggiungerla e andai in camera da letto dove recuperai i miei vestiti. Lei uscì dal bagno già in completo intimo, grigio con un merletto bianco, molto delicato e andò a vestirsi. Mentre occupavo io il bagno la sentii preparare un caffè e quando uscii, già vestito, lei era vicino ai fornelli. Indossava un paio di calze scure con una gonna nera e stretta e sopra un maglioncino leggero rosso scuro che le lasciava scoperte le spalle.

- Sei pronta? - le chiesi.

- Devo truccarmi ancora. - rispose lei - finisci tu? Si deve solo mettere lo zucchero, io torno subito. -

- Certo. - e mi avvicinai alla cucina prendendo due tazzine, poco dopo lei uscì dal bagno truccata leggermente e prese il suo caffè.

- Stasera prendiamo una pizza. - mi disse, convinta.

- Va bene, poi cosa vuoi fare? -

- Mmm...non lo so, con questo tempo mi scoccia uscire, ma se vuoi stare in giro scendiamo, andiamo da qualche parte a bere qualcosa magari... - propose

- No, per me va bene se restiamo qui, possiamo uscire domani. -

- Ok, allora scegliamo un film. -

- D'accordo, proponi. -

- Mmm... non lo so ancora, ci penso per strada. - mi rispose, e posando la tazzina prese le sue sigarette e la borsa dal tavolino, mi fece strada verso la porta.

Ripercorremmo tutte le strade che avevamo fatto prima sotto la pioggia, a volte lei si fermava a salutare qualcuno, oppure qualcun'altro la chiamava per dirle qualcosa. A volte mi sentivo un po' a disagio, il più delle volte però provavo una gradevole sensazione di disappartenenza, nessuna responsabilità verso quelle persone era mia, solo lei dovevo guardare.

- Chissà chi pensano che tu sia. - disse appena dopo che ci eravamo allontanati da due ragazzi che le avevano chiesto consigli per una relazione di un esame che lei aveva già dato.

- Non lo so, tu cosa dici? - risposi curioso

- A loro proprio niente, sono solo colleghi dell'università, non li frequento. Agli amici dirò che sei un amico venuto da lontano su un cavallo bianco alla ricerca di fortuna. - lo disse così seria che all'inizio immaginai la scena, poi scoppiammo a ridere.

Mi disse che aveva parlato di me a qualche sua amica più stretta, agli altri mi avrebbe presentato, ed era sicura che li avrei fatti divertire.

- Perchè lo dici? -

- Be', a me fai ridere, vi piacerete sicuramente. -

Arrivati all'albergo, presi il bagaglio dalla stanza e le poche cose che avevo lasciato nel bagno e scesi di sotto con lei, usando l'ascensore, lasciai le chiavi, pagai il conto e uscimmo.

Erano le sette e mezzo e il cielo era buio, con le nuvole minacciose che coprivano luna e stelle, portammo la valigia a casa e lei mi fece dello spazio dove poter mettere le mie cose, sia in camera da letto sia in bagno.

Mentre sistemavo le mie cose la sentii dire:

- Non abbiamo più scelto il film! -

- E' vero! Vedi cosa fa in tv, magari trovi qualcosa. - le risposi mentre cercavo un posto per le mutande, alla fine decisi di tenerle nella valigia, non volevo davvero mischiarle alle sue, soprattutto ai tanga.

Tornato in soggiorno vidi che aveva preparato piatti, bicchieri, un paio di birre e dei tovaglioli, li aveva appoggiati sul tavolo, ma non messi in ordine, così lo feci io mentre lei chiamava due pizze a domicilio.


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