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Una storia di BrunoMagnolfi

Caratteristiche proprie.

Ma che vuoi da me

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4 minuti

Pubblicato il 27 agosto 2020 in Avventura

Tags: #raccontobreve #ragazzi

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“Ma che vuoi da me”, gli ho fatto, mentre stavamo sedute al bordo dei campi da tennis a vedere gli allenamenti dei soliti ragazzi. “Fatti un giro, che io non ho tempo per te”, ho aggiunto; ma lui ha sorriso, si è alzato e si è fatto subito un giro su se stesso, come per ridere di me, anche se poi si è spostato davvero, e alla fine si è messo a chiacchierare con un altro che stava poco più in là. Allora mi sono accesa una sigaretta, ho detto qualcosa alla mia amica, e tutt’e due ci siamo fatte una risata senza neppure troppo significato, tanto per darci un tono, insomma. Forse era il momento giusto per andarcene via, e ritornare a camminare lungo il vialetto della pineta, dove nei pomeriggi ci stanno regolarmente tutti i ragazzi a perdere tempo e ad ingollare le birre, ma siamo rimaste ancora, perché c’era fresco, si stava bene, e i rimbalzi delle palline da tennis sulla terra battuta pareva ci facessero proprio compagnia. La mia amica ha detto che quello è un tipo strano, lei non lo conosce, però ha sentito dire che sembra sia uno di quelli che parla difficile, e sa sempre che dire.

Poi l’ho incontrato di nuovo, quando con la mia amica abbiamo deciso di farci un giro per i negozi del centro, e mentre eravamo a guardare qualcosa dentro una vetrina, ecco che lui arriva, sorride, indica qualcosa sotto alle luci di quel negozio, e poi fa il gesto come a significare che è proprio un bell’articolo, il migliore che riesce a vedere là dentro. Io sono rimasta per un attimo imbambolata, perché non sapevo che ci fossero dei ragazzi capaci di valutare l’abbigliamento da donna, ma poi ho pensato che questo è proprio un tipo strano, così gli ho detto: “e perché non me lo compri?”, tanto per fargli capire che piaceva anche a me e che se voleva fare tanto il carino era quello il gesto migliore da tirar fuori. Ed è stato lì che lui, senza quasi pensarci, con quella sua espressione ironica rimasta immutata, e i suoi gesti un po’ misurati e mai eccessivi, è entrato subito dentro al negozio, e si è fatto incartare quell’articolo, pagandolo senza battere ciglio ed uscendo poi, rapidamente. Quando ho preso la confezione ero incredula, però sono riuscita soltanto a dire: “grazie”, perché se avessi dovuto continuare mi sarei messa a piangere, non so neanche perché.

Così la mia amica, che non è certo una scema, si è allontanata di qualche passo con una scusa, ed io sono rimasta sul marciapiede con lui, che mi ha detto subito come si chiama, anche se già lo sapevo, e mi ha chiamata per nome, mostrando perciò che anche lui si era informato. Io non ho saputo dire un bel niente, ma lui mi ha parlato di colori, di come certe tonalità hanno una presa maggiore sulle persone, rispetto a sfumature diverse. Ha detto che spesso l’industria della moda tiene conto di questi gusti e li propone come fossero inventati al momento, anche se invece c’è dietro tutto uno studio complesso e molte indagini sulle persone e sui loro modi. Ho fatto cenno di si con la testa, ma mi sentivo già completamente attratta dalle sue parole, forse perché diceva le cose in modo semplice, anche se erano argomenti che non mi erano mai interessati. Poi mi sono ripresa, l’ho guardato meglio un momento, e ho detto invitandolo che io e la mia amica adesso avremmo fatto un giro lungo la via pedonale; ma lui ha detto che aveva qualcos’altro da fare, e mi ha solo spiegato che mi avrebbe cercato il giorno seguente, da quelle parti.

Ho detto che per me andava bene, poi gli ho fatto: “ciao”, sottovoce, senza aggiungere altro, anche se avrei voluto subito dirgli che mi piacevano un sacco i suoi modi di fare e di parlare, e che sarei rimasta ad ascoltarlo per ore, se ci fosse stato per noi tutto questo tempo a disposizione. Quando ho ritrovato la mia amica le ho detto che quello era il ragazzo migliore del mondo, e lei si è messa subito a ridere, perciò io le ho detto: “sei soltanto una sciocca; valuti le cose soltanto per averle sentite dire da altri. Bisogna conoscere meglio quello di cui si parla, altrimenti tutto diviene soltanto una mescolanza insignificante, senza alcuna caratteristica”.


Bruno Magnolfi


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