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Una storia di DomenicoDeFerraro

Canzone Sul Precipizio

canto della banana storta

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2 minuti

Pubblicato il 15 maggio 2019 in Poesia

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Canzone Sul Precipizio


Fuggono attraverso i miei giorni queste brevi emozioni intrise di bellezze amorfe che si sollevano nel canto di maggio con chi s’arrangia , ancheggia, canta l’acqua è poca e la papera non galleggia. E la ragione si confonde con le idee elette a grandi imprese in sinistri giochi onirici che presumono che tutto scorre. Scorrono lentamente nell’organismo di questa fantasia, si fanno tutt’uno con se stessi , con l’ossesso del sesso consumato in fretta sotto ponti illuminati dalla luna, vicino al mare che s’ode in lontananza si dissolve nel grido del piacere che s’eleva nell’oscurità dei giorni passati .


Bellezza , brucia e uccide di notte lentamente al calare delle tenebre . Un universo capovolto dentro un bicchiere di vino , dentro tanti versi scritti in fretta senza convinzione senza accenti solinghi timidi pigri, versi scansafatiche. Versi illuminati da mille fiammelle che ardono nel cielo , danzano nel cuore della notte al ritmo di vecchie canzoni che entrano chete e allegre dalle finestre semi aperte portando con sé momenti passati , gioie , conclusioni asincrone che hanno le gambe storte . Ricordi di un vivere allegro canterino, cretino che sgambetta dentro un pentagramma come un imbecille oltre questo giardino , oltre questo ponte che unisce e divide.


Un breve viaggio che non giunge mai alla fine che accompagna ogni viaggiatore per angiporti e contrade lontano dalla morte , dall’ affetto dei propri cari ,

lontano dal bene dall’ amore che trafigge il cuore . Ed ogni comprendere se stesso ad un punto morto di questa storia infame ti conduce in conclusioni astratte , in costruzioni metafisiche che digrignano i denti

e sbranano l’incerto dire ed il povero essere .

Cosi si rimane in equilibrio sul filo d’ una preghiera sotto la pioggia intensa , in bilico su un precipizio di frase fatte di composizioni poetiche, rime ermafrodite dondolandosi nel vuoto del dubbio socratico , aggrappati ad una fragile esistenza platonica , mentre questo cuore palpita e ti cerca nell’oscurità , ti cerca nei giorni difficili. Cosciente della paura del vivere che non ha significato d’esistere se non oltre ogni incapacità d’amare . Ed il viaggio prosegue nel tempo fino ai confini di questo mondo con il desiderio di cambiare , con il proprio crudele destino , incontro all’ ambiguo amore cantando lodi ed inni per deserti lidi senza timore di morire con una fede in seno che fa scalare monti , grattacieli , ostilità , muri d’omertà , attraverso morti antiche e nuove vite che s’affacciano al nostro vivere che lascia indietro ogni errore ed ogni male , nella capacità di credere di volere ad ogni costo essere per non essere e non concludere nulla di buono tutti insieme in attesa sulla fermata dell’autobus aspettando che passi il tram della felicità in questo tempo mai stanchi fino alla fine di questo amore mio o tuo.



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