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Una storia di Piperilla

Questa storia è presente nel magazine 99 shades of...

Eleventh Shade

99 shades of... (Pt.1) - Romanzo a puntate

12 minuti

Pubblicato il 15 novembre 2020 in Storie d’amore

Tags: #Age-gap #amicizia #amore #Londra #Romanzoapuntate

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Per una volta la pioggia era talmente sottile da essere quasi impalpabile e gli studenti della St. Margaret ne approfittarono per avventurarsi fuori dalla scuola senza aprire gli ombrelli.


«Venerdì è stato divertente» decretò Lara, avanzando a lunghi passi oltre il cancello dell’istituto e lungo la strada, riferita alla serata che aveva passato al cinema insieme ad Agathe e altri compagni. «Questa settimana che facciamo?»


Thomas si strinse nelle spalle, indeciso. «Una pizza? Magari ce ne andiamo a Londra e, se volete, possiamo imbucarci in qualche locale alla moda».


Agathe e Lara si scambiarono un’occhiata.


«Non lo so, Tom» disse la prima. «Io e Lara siamo riuscite a entrare al Luxury, quasi due mesi fa, e…»


«E…?» la incalzò il ragazzo.


«Non lo so. Non è stato poi granché» ammise Agathe con una scrollata di spalle. «Voglio dire, è un bel locale e tutto, ma non è stato niente di speciale. E poi tra qualche giorno è Halloween e tuo padre sta organizzando la festa a casa vostra… no?» aggiunse, rivolta a Lara.


L’altra ragazza annuì. «È già praticamente tutto pronto» confermò.


«Per me possiamo anche restare a Hersham: giovedì è Halloween e credimi, Thomas, le feste dello zio Damon sono epiche… saremo morti per i successivi due giorni, quindi magari possiamo vederci ma senza scomodarci ad arrivare fino a Londra. Se va anche a voi, è ovvio» disse Agathe.


«Per me va bene» acconsentì il ragazzo.


«Anche per me» decretò Lara. «E visto che ne stiamo parlando, mi raccomando i costumi per la festa!»


«Lo sappiamo, mezza tedesca» rispose Agathe, alzando gli occhi al cielo.


Thomas corrugò la fronte. «È davvero così importante?»


Le due ragazze si immobilizzarono sul marciapiede e gli rivolsero un identico sguardo sbigottito, le bocche semiaperte.


Agathe fu la prima a riprendersi.


«Accidenti, pescetto, è vero: Tom non è mai stata a una delle feste dello zio!» esclamò.


«Non – chiamarmi – pescetto» ringhiò l'altra, inferocita: detestava quel soprannome che suo padre e la sua migliore amica le avevano affibbiato quando aveva undici anni, durante una vacanza al mare.


Agathe la ignorò. «Allora, Tom, per le feste di Halloween e Carnevale la regola è che i costumi non possono essere banali o alla meno peggio: devi mascherarti come si deve. Lo zio è davvero irremovibile su questo punto» lo informò. «Se vuoi posso darti una mano…»


«Magari» rispose Thomas, riconoscente.


«Will, mi presti gli appunti della lezione di oggi di Davenport?» chiese Lara.


«Sì, certo…». Agathe frugò per un po’ nella borsa prima di lasciarsi sfuggire un gemito di fastidio. «Non è possibile, andiamo!»


«Cosa?» chiesero Lara e Thomas, in coro.


«Ho dimenticato un libro a scuola!» spiegò stizzita la ragazza, porgendo un quaderno a Lara.


«Puoi sempre riprenderlo domani, non credo che qualcuno te lo ruberà» disse la sua migliore amica con una scrollata di spalle.


«Quel libro mi serve, devo finire una ricerca» brontolò l’altra. «Mi tocca andarci adesso, a riprendermelo, sperando che mi aprano!»


«Vuoi che veniamo con te?» chiese Thomas.


«No, non vi preoccupate, andate pure a casa» rispose Agathe. Si sistemò meglio la borsa sulla spalla e girò sui tacchi per tornare indietro. «Ci vediamo domani!»


******


Convincere il custode a lasciarla entrare era stato meno complicato del previsto: dopo aver brontolato per un paio di minuti – e per tutto il tempo in cui l’aveva scortata fino all’aula e poi di nuovo all’uscita – l’uomo le aveva permesso di recuperare il proprio libro e così, in poco più di dieci minuti, Agathe era di nuovo fuori dalla scuola, a godersi la pace e il silenzio insieme a un debolissimo raggio di sole che aveva temporaneamente sconfitto la pioggia.


Avrebbe dovuto immaginare che non sarebbe durato a lungo.


«Ciao, piccola» disse una voce strafottente.


Agathe si nascose il volto tra le mani, esasperata. Di tutte le persone che avrebbe potuto incontrare, perché proprio lui?


«Ciao, Noah» rispose secca; superò la Porsche da cui faceva capolino la testa del ragazzo e si allontanò a lunghe falcate, senza degnarlo di uno sguardo.


«Perché non sali?» disse ancora Noah, seguendola con l’auto.


«Perché non ti sopporto» fu la replica.


«Tanto lo sappiamo entrambi che prima o poi uscirai con me» canticchiò soddisfatto Noah.


«Ah sì?» disse fredda Agathe. «Meno male che mi hai avvertita, così potrò evitare di commettere una simile follia!»


«Lo so che non ti vedi con nessuno» proseguì il ragazzo, sempre tenendole dietro col motore al minimo. «Quello che non capisco è perché tu debba farla tanto lunga…»


«L’idea che tu possa non piacermi non ti ha mai sfiorato, vero?» esclamò sarcastica lei.


«È impossibile» decretò lui con sicurezza assoluta. «Adesso sali in macchina, ti porto fuori a pranzo e…»


Agathe non sentì la fine della frase: stufa di ascoltare Noah, nel momento in cui il ventenne si distrasse per controllare la strada di fronte a sé, decise di rifugiarsi nel primo posto disponibile e si tuffò nella striscia di prato incolto che separava due stradine parallele.


«Ma che...» farfugliò Noah, perplesso dall'improvvisa e inspiegabile sparizione della propria preda. Guardò a destra e a sinistra, ma di Agathe non c'era traccia. «Principessa, avanti, esci fuori! Tanto non ti lascio scappare così!»


Accovacciata tra la vegetazione, perfettamente immobile, la ragazza trattenne il fiato e un paio di imprecazioni: se Noah fosse stato appena un po' più furbo di quel che sembrava, da un momento all'altro gli sarebbe venuto in mente di controllare tra le erbacce. Agathe poteva solo sperare che la sua vanità gli impedisse di pensare che si era infilata in un intrico di rovi, pur di liberarsi di lui.


Per sua fortuna, Noah era davvero pieno di sé come lo riteneva: la Porsche aumentò lentamente la velocità, raggiunse la fine della strada e svoltò a sinistra.


Agathe tirò un sospiro di sollievo e si sistemò meglio la borsa prima di muoversi; per un po' si fece largo in mezzo ai cespugli, sempre stando china per non farsi vedere, mentre sentiva Noah sfrecciare con la sua macchina per tutto l’isolato alla sua ricerca.


Dopo una decina di minuti, quando il rombo del motore della Porsche divenne quasi impossibile da udire, la ragazza scorse un piccolo cancello aperto in un muro di cinta: saltò con un balzo l’ultimo cespuglio che la separava dalla strada, attraversò di corsa la sottile striscia d’asfalto e si tuffò oltre quel cancello, dove aveva scorto una figura dall’aspetto familiare.


Richiusasi il cancelletto alle spalle, Agathe si lasciò andare contro il muro del tutto incurante del proprio aspetto scarmigliato e si esibì in un rumoroso sospiro di sollievo.


«Miss Williams» salutò Richard Prescott, perplesso: aveva un grembiule da giardinaggio addosso, le mani infilate in un paio di spessi guanti e un piccolo paio di cesoie in pugno. Ai suoi piedi, un canestro di vimini era pieno per metà di fiori secchi. «A cosa devo il piacere?»


«Oh…». Agathe si rese conto solo in quel momento di quanto la propria irruzione in quel giardino fosse scortese – no, non era scortese, era violazione di domicilio! – ma il desiderio di sfuggire a Noah aveva eclissato tutto il resto. «Io… ehm…»


«Con parole sue, miss» la canzonò Richard. «E sappia che il mio non è un rimprovero, solo una lecita curiosità» precisò: l’apparizione di Agathe, per quanto inaspettata, gli faceva piacere, e non voleva che la ragazza pensasse di non essere la benvenuta. Mentre parlava, la percorse con gli occhi: i capelli spettinati, la giacca fuori posto, il maglioncino mezzo alzato sullo stomaco e la gonna tutta storta, insieme a una calza scura di cotone che era scivolata giù e le si era arricciata intorno alla caviglia, lo confondevano. «Ha l’aria di una fuggitiva».


«Uhm, io… sì, in effetti stavo scappando» ammise la ragazza.


Richard, che si stava sfilando i guanti, s'immobilizzò per un istante mentre le sue sopracciglia si sollevavano fin quasi a essere inghiottite dai capelli. «Mi sto rendendo complice di un reato?»


Il modo in cui Agathe sbuffò e roteò gli occhi strappò una breve risata all’uomo. «Il reato stavo per compierlo davvero, stavolta» bofonchiò la diciassettenne. Richard le rivolse un’occhiata penetrante e incrociò le braccia. «Quell’idiota di Pearson mi stava seguendo» rivelò lei a malincuore, lasciando cadere le mani lungo i fianchi.


Un grumo viscido di rabbia si formò nella gola di Richard e l’uomo strinse forte i pugni prima di potersene rendere conto. Il primo pensiero che gli balzò alla mente fu quanto desiderasse prendere quel piccolo, fastidioso ragazzo e picchiarlo fino a togliergli Agathe dalla testa…


Qualcosa nella sua espressione dovette riflettere i suoi pensieri, perché la ragazza gli rivolse un'occhiata allarmata.


«Si senta libera di nascondersi nel mio giardino ogni volta che ne avrà bisogno, miss» disse, rivolgendole un mezzo sorriso. Agathe si rilassò un po’ nel vederlo abbastanza padrone di sé da riuscire a scherzare e Richard fece un ulteriore sforzo per controllarsi, nonostante il desiderio di prendere a pugni Noah Pearson si fosse tutt’altro che placato.


«Grazie» disse Agathe, sorridendo a sua volta; arrossì appena e abbassò lo sguardo. Altrettanto fece l’uomo, e notò qualcosa che gli era sfuggito; le si avvicinò mentre lei si sistemava i vestiti, finalmente conscia del proprio disordine.


«Di preciso, Miss Williams, dov’è passata durante la sua fuga? Sembra si sia rotolata in mezzo ai rovi» disse Richard. Le indicò la gamba destra, dove sulla pelle chiara spiccava un brutto graffio rosso vivo: non abbastanza profondo da sanguinare, ma esteso a sufficienza per essere notato facilmente.


«Be’… ero nella strada parallela a questa e mi sono infilata tra i cespugli per nascondermi» spiegò Agathe. Richard le si accovacciò davanti per osservare il danno; le sfiorò il graffio e lei tremò, ma non era certa che fosse per il bruciore della ferita.


L’uomo la guardò, in attesa; sfiorò di nuovo il graffio e non fece nulla per nascondere di aver notato il tremito della ragazza.


«Ahi?» tentò Agathe, sperando che lui ci credesse.


Qualcosa nello sguardo di Richard le disse che non era riuscita a ingannarlo, ma non sembrava neanche propenso a smascherare la sua maldestra bugia.


L'uomo indicò un angolo del giardino. «Si sieda lì; io torno subito» disse, prima di fare dietrofront e dirigersi verso casa.


Agathe sedette sulla panchina che le era stata indicata e si guardò intorno. Si trovava sotto un chiosco da giardino, uno di quelli circolari, delimitato da fioriere di pietra come il pavimento e le colonne, che sorreggevano una cupola di vetro e ferro battuto lavorato in tanti sottili, bellissimi ghirigori. Da lì si aveva un’ottima vista di buona parte dell’ampio giardino, ben tenuto e pieno di piante.


Richard ricomparve dopo un paio di minuti: si era liberato di grembiule e guanti e portava con sé una piccola cassetta del pronto soccorso. Si inginocchiò accanto a lei, le sopracciglia aggrottate.


«Si è fatta un bel graffio, non c’è che dire» mormorò pensieroso; afferrò con delicatezza il ginocchio di Agathe e le spostò la gamba in modo da poter osservare meglio il taglio e assicurarsi che non ci fossero spine conficcate nella pelle. Quando fu soddisfatto della propria ispezione prese un batuffolo di cotone, del disinfettante e iniziò a pulire il graffio.


«Ufff!» si lasciò scappare Agathe. Strizzò le palpebre e una lacrima le rimase aggrappata alle ciglia. «Brucia» disse a mo’ di scusa quando Richard alzò gli occhi su di lei.


Lui scosse appena la testa e prese a soffiare piano sulla ferita, senza mai smettere di guardarla.


«Va meglio?» chiese qualche istante dopo.


Agathe annuì, incerta, e arrossì fino alla punta dei capelli mentre fissava le mani di Richard. Sebbene il tocco in sé fosse gentile e rispettoso, in tutta quella situazione percepiva una tensione sessuale che, seppure quasi impercettibile, la metteva piacevolmente in ansia: le sembrava di intravederla nel contegno di lui, nel suo sguardo, nella lieve pressione delle dita dell’uomo sulla propria pelle…


Richard le rivolse un sorrisetto malizioso: aveva intuito il corso dei suoi pensieri. Quando finì di disinfettare il graffio prese la calza e gliela tirò con delicatezza fin sopra il ginocchio, attardandosi qualche istante ad accarezzarle la gamba con la scusa di sistemare l’indumento, poi spazzolò via con le dita alcuni fili d'erba attaccati all'orlo della gonna di Agathe. Dovette trattenere un altro sorriso – stavolta di profonda soddisfazione – quando si accorse che il respiro della ragazza si era fatto irregolare.


L'uomo si raddrizzò, poi le porse la mano e l'aiutò ad alzarsi.


«Sarà meglio che vada» balbettò Agathe, senza osare guardarlo negli occhi.


Richard le fece strada fino al piccolo cancello e lo socchiuse.


«Torni quando vuole, miss» le sussurrò all’orecchio prima di lasciarla andare. Agathe incespicò per la fretta di uscire e si avviò quasi di corsa verso casa, fingendo di non sentire gli occhi dell’uomo saldamente appuntati sulla sua schiena: era troppo impegnata a cercare di mascherare l’imbarazzo che l’aveva colta alle parole apparentemente neutre di lui.


Richard, dal canto suo, richiuse il cancello e tornò in casa, canticchiando un motivetto a bocca chiusa, segretamente felice della piega che aveva preso la giornata. Passò per la cucina, prese un biscotto e lo sgranocchiò; per un attimo considerò l’idea di mettersi al lavoro, ma ci ripensò quasi subito.


Miss Williams continuava a essere una piacevole fonte di sorprese: quel giorno lei stessa gli aveva fornito su un piatto d'argento – e a domicilio, per di più! – l'opportunità di osservare ancora un altro aspetto del suo carattere, e doveva ammettere che il rossore che le aveva tinto le guance per l'imbarazzo era deliziosamente provocante.


Richard si passò una mano sul mento, pensoso, mentre osservava distratto il giardino al di là della finestra; checché ne dicesse Damon, Agathe Williams non era un'adolescente qualsiasi. C'erano troppi strati a comporla, troppi lati nascosti da scoprire e sfaccettature da ammirare; quella giovane donna si stava rivelando uno straordinario, intrigante puzzle... doveva soltanto trovare altri modi di osservarla in contesti diversi. Ma con cautela: se il suo migliore amico si fosse accorto che stava continuando a seguite con tanta attenzione quella che considerava una seconda figlia, chissà come avrebbe potuto reagire. Quello che gli serviva era un terreno comune d'incontro...


E poi l'idea giusta lo colpì. Un sorrisetto si allargò sul suo volto mentre prendeva il cellulare e chiamava il suo sarto di fiducia: Damon non l’avrebbe mai perdonato se, dopo anni in cui aveva disertato le sue feste di Halloween, avesse deciso di ripresentarsi senza un costume adeguato.


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